La nostra visione del Sistema Politico Italiano

 La nostra visione del Sistema Politico Italiano 


Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo non è in grado di risolvere i problemi umani” e quindi “il Capitalismo deve finire”.


Tarcisio Bonotto – 02/12/2016

Si dice che la politica del ‘NO’ non paga.

‘NO’ al nucleare, ‘NO’ alla privatizzazione dell’acqua, ‘NO’ alla Globalizzazione, ‘NO’ alla legge elettorale, ‘NO’ alla riforma Costituzionale … hanno creato forti movimenti ma prodotto poche soluzioni alternative allo status quo, che dovrebbe essere necessariamente migliorato.

La Globalizzazione ce la siamo vissuta tutta, l’acqua è per decreto un bene commerciale, il fotovoltaico, come piccola alternativa al nucleare è andato alla ribalta solo qualche anno fa…

Certo, dire ‘NO’ ad una certa visione politico-sociale ed economica può essere un primo passo importante, per arginare la deriva e lo sfruttamento della classe liberista. Dopo il ‘NO’ e l’eventuale protesta, la domanda che viene spontanea è: “quale alternativa possibile abbiamo se non vogliamo questa minestra?”

Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, ma è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo deve finire”.
 globalizzazione economica 

Per la globalizzazione economica avevamo proposto dopo il G8 di Genova e di Praga:

  • La formazione di Comunità Economiche tra paesi omogenei, in sviluppo e potenzialità economiche (come ASEAN, non come il NAFTA)
  • La formazione di zone-socio-economiche autosufficienti nelle quali la popolazione si riconosca per legami comuni
  • L’autosufficienza di ogni paese, di contro alla liberalizzazione selvaggia e il libero movimento di merci, persone, capitali e finanza tra paesi non omogenei.

In effetti è impossibile competere con la Cina dove il livello di retribuzione è circa 20 volte inferiore a quello italiano. Per questa ragione le Comunità Economiche vanno create tra paesi omogenei.

La Globalizzazione ci ha trovati impreparati, non strutturati a sufficienza e ciò ha peggiorato la nostra situazione economico-produttiva: quasi 4 milioni di disoccupati e 870.000 aziende chiuse.

Ma passiamo alla nostra proposta di Riforma Costituzionale e Legge Elettorale.

 proposta di modifica della Costituzione 

La nostra proposta per la modifica della Costituzione, un disegno a livello internazionale, si snoda in 13 punti chiave e una Magna Carta essenziale.

Tra i tredici punti leggibili nel nostro sito al link: Sistema Politico, troviamo interessanti i seguenti:

  1. Il Parlamento nel ruolo di assemblea costituente. Il Parlamento svolgerà il ruolo di assemblea costituente solo con una maggioranza di 7/8 dei suoi membri, in quanto la modifica della costituzione, a intervalli regolari riduce lo status della costituzione.
  2. Tutte le lingue vive di un paese devono avere pari dignità di fronte allo Stato o al governo.
  3. Parità di diritti. Tutti i cittadini devono avere pari diritti di fronte alla legge. Devono essere prese in considerazione in modo uguale per tutti i cittadini, le necessità materiali, in modo che tutti i cittadini possano ottenere equilibrio e bilanciamento nella vita collettiva.
  4. Comitato di Revisione. Per controllare il progresso economico e lo sviluppo delle diverse parti del paese, dovrebbe essere costituito, dal presidente, un comitato di revisione di alto livello. Se c’è una qualche diversità tra il governo e il Comitato, il presidente deve agire secondo i consigli del parlamento. E se non vi è alcuna differenza tra il parlamento e il Comitato, il presidente dovrebbe chiedere consiglio dalla corte suprema del paese e agire secondo il loro parere ufficiale, secondo le disposizioni della Costituzione.
  5. Causa contro il primo ministro o il presidente. Un caso giudiziario può essere depositato presso la Corte Suprema contro qualsiasi persona del paese inclusi il primo ministro e il presidente, perché ogni cittadino del paese è uguale davanti alla Costituzione.
  6. Diritto di autodeterminazione e di plebiscito. Il diritto di autodeterminazione di una parte del paese può essere riconosciuta solo sulla base di un referendum tenutosi in quella zona con il permesso del parlamento in assetto di assemblea costituente. Se il referendum si potrà tenere, dovrà essere tenuto sotto lo stretto controllo e la supervisione del governo centrale e del capo della Commissario Elettorale del paese.
  7. Deve essere garantita l’istruzione primaria per tutti e l’istruzione dovrebbe essere libera da ogni interferenza politica.
  8. La Legge e la Costituzione dovrebbero coincidere. La legge e la Costituzione dovrebbero essere le stesse per tutto il paese, come ogni individuo è uguale di fronte alla legge e davanti alla costituzione. Secondo la Costituzione, ogni parte del paese potrà godere dello stesso potere. Ad esempio, non dovrebbero essere consentiti diritti speciali o facilitazioni per il Kashmir. Oggi un Kashmiri può andare in Bengala ad acquistare dei terreni, una casa, ecc., ma un bengalese non può godere di tali privilegi in Kashmir. Questo tipo di discriminazione deve finire.

Possiamo aggiungere per l’Italia che non devono esistere Regioni a statuto speciale.

La formazione di un Governo Mondiale richiederà una Costituzione Mondiale. In tale costituzione dovrebbe essere inclusa una Carta dei Principi (o Bill of Rights) che comprenda almeno le seguenti quattro aree.

  1. Prima: dovrebbe essere garantita completa sicurezza a tutte le piante e gli animali del pianeta.
  2. Seconda: ogni paese deve garantire il potere d’acquisto a tutti i suoi cittadini.
  3. Terza: la Costituzione deve garantire quattro diritti fondamentali –
    1. Libertà di pratica spirituale
    2. Rispetto delle tradizioni culturali
    3. Istruzione
    4. Espressione delle lingue indigene.
  4. Quarta: se la pratica di uno qualsiasi di questi diritti confligge con i valori umani cardinali, allora tale pratica deve essere immediatamente fermata. Cioè, i valori umani cardinali devono avere la precedenza su tutti gli altri diritti.

Tutte le costituzioni del mondo soffrono di numerosi difetti. I punti di cui sopra possono essere adottati, dagli estensori delle diverse Costituzioni, per superare tali difetti.

 

 legge elettorale 

 Il Suffragio Universale, il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto il 18° anno di età, sebbene una conquista sociale di non poco conto, nasconde tuttavia dei problemi che possono inficiare e indebolire la Democrazia. Infatti se i/le votanti non hanno sviluppato una coscienza socio-economico-politica adeguata rischiano di dare il voto a persone incompetenti, e mosse da interessi individuali o di gruppo, che minano alla radice i principi stessi del vivere democratico. 

 

 il collegio elettorale 

Il collegio elettorale viene formato da tutti i cittadini che hanno sviluppato una COSCIENZA SOCIO-ECONOMICO-POLITICA adeguata per decidere la validità delle proposte di qualsiasi candidato. La Democrazia viene indebolita se a votare sono persone senza alcuna conoscenza dell’impianto sociale, economico, politico e culturale del paese.

Da questo punto di vista si propone che ogni elettore/trice debba essere sottoposto/a ad un esame adeguato per testare la propria conoscenza dei fattori civici di base, economici, e poter diventare un/a coscienzioso/a votante.

Il Suffragio Universale è stata una grande conquista della nostra società, ma per ciò che è emerso in questi ultimi anni (compravendita dei voti, spirito di appartenenza e interessi privati…), il sistema amministrativo si è sfaldato e la corruzione è diventata di casa, potrebbe essere modificato.

“Il diritto di voto deve essere conferito a persone istruite che hanno coscienza politica e consapevolezza dei problemi della gente. L’età non dovrebbe essere il criterio di diritto di voto. Se il diritto di voto è dato a persone analfabete, vi è la possibilità che siano eletti dei rappresentanti antisociali e incompetenti”. (P.R. Sarkar)

Per questo motivo dovremmo ripristinare l’Educazione Civica nelle scuole, e istituire come per il patentino del motorino o la patente automobilistica, un esame per chi desidera partecipare al collegio elettorale della propria area.

 

 sistema selecto-elettorale 

Si intende un sistema in cui vengono eletti dai collegi elettorali tutti i rappresentanti dal livello Comunale al livello Parlamentare, in un’unica elezione.

 facciamo un esempio per l’Italia 

Una premessa: tenendo conto che è necessario accorpare i comuni più piccoli fino a formare un’associazione di circa 5.000 persone, unità minima per la pianificazione economica, tuttavia per semplicità tralasciamo questa nota.

I collegi elettorali eleggono tutti i rappresentanti istituzionali dal livello comunale al livello parlamentare: in tutto ad es. 123.480 rappresentanti.

selecto-elettorale

  • 480 eletti selezioneranno il primo livello di Amministrazione: i Sindaci
  • L’insieme dei sindaci e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Provincie.
  • L’insieme dei rappresentanti delle Provincie e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Regioni.
  • I Rappresentanti delle Regioni e i Rimanenti selezioneranno i rappresentanti della Camera e del Senato.

Il Primo Ministro viene eletto dal Parlamento e il Presidente del paese dalla popolazione.

Nel sistema politico proutista sono presenti le Province, se necessario o i distretti (area geografica con circa 100.000 abitanti), sempre se necessario.

 parlamento 

 le funzioni di Camera e Senato sono distinte 

La Camera ha funzioni Analitiche delle problematiche delle aree interessate dai Collegi Elettorali, mentre il Senato ha una funzione Sintetica: vale a dire valutando in ragione di priorità, necessità, urgenza, fattibilità e obiettivi di sviluppo socio-economico, deciderà quali leggi vadano approvate, come unico organo deputato alla loro emanazione.

 

 rapporto stato-regioni-comuni 

 le tre strutture statali 

(da ‘Il Governo Mondiale’ – Edizioni IRP-Istitutodi Ricerca Prout)

Il Governo Mondiale avrà tre rami – Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, con una divisione chiara di potere tra di essi. All’inizio il Governo Mondiale dovrebbe funzionare come un organismo legislativo, mentre l’amministrazione effettiva degli affari giornalieri sarà lasciata all’amministrazione dei governi nazionali e regionali.

L’Organismo Legislativo a livello mondiale e nazionale (federale)  dovrebbe essere di tipo bicamerale, con un Camera Alta e un Camera Bassa. Membri della Camera Bassa saranno eletti in proporzione alla popolazione e quelli della Camera Alta saranno un numero fisso di rappresentanti per ogni Paese. Di conseguenza, un Paese come Cina potrà avere più rappresentanti nella Camera Bassa, ma nella Camera Alta ciascun Paese avrà uguale rappresentanza.

A livello nazionale il PROUT propone una federazione di stati con una forma di repubblica presidenziale.

 divisione e distribuzione dei poteri 

Tutti i poteri di ciascun livello di governo saranno suddivisi e distribuiti dalla costituzione mondiale o da una delibera organica del Consiglio Mondiale. Il Governo Mondiale rimarrà responsabile della legislazione, delle relazioni internazionali, della salvaguardia dei diritti umani, della giustizia sociale ed economica, della valuta mondiale e del funzionamento della Banca Mondiale. Il Governo Mondiale dovrebbe avere a sua disposizione una milizia mondiale permanente senza alcun obbligo verso una qualsiasi nazione.

Possono rimanere sotto la responsabilità dei governi nazionali: difesa nazionale, affari esteri, valuta, ferrovie, poste e telegrafi, questioni di carattere internazionale come la rettifica dei confini, l’irrigazione e le grandi installazioni di generazione elettrica.

I governi regionali (o federali) rimarranno responsabili di agricoltura, industria, istruzione, infrastrutture, inclusa l’energia, strade, installazioni mediche, leggi e ordine pubblico ecc.

L’autogoverno locale sarà responsabile del welfare sociale, dell’approvvigionamento dell’acqua, dell’igiene, abitazioni, protezione ambientale, la protezione della flora e della fauna ecc.

L’allocazione del reddito e la politica della tassazione può essere decisa di conseguenza.

I diversi livelli di governo dovrebbero avere giurisdizioni chiare, demarcazioni di responsabilità e poteri, e un sistema adeguato di coordinamento.

E’ da notare che la divisione di poteri e funzioni in qualsiasi federazione non può essere qui elencata precisamente e potrebbe essere distribuita tra diversi livelli di governo. Per motivi di sicurezza nelle contingenze future, tutte le costituzioni della federazione dovrebbero assegnare poteri non elencati o residui al governo nazionale o al governo statale. Negli stati che hanno forti tendenze centrifughe come gli Stati Uniti, i poteri residui dovrebbero essere assegnati ai governi statali, mentre negli stati come il Canada e l’India, in cui le forze centripete sono più forti, tali poteri dovrebbero essere assegnati al governo centrale.

Su questioni funzionali, oltre alle funzioni nazionali e statali specifiche è generalmente prevista nella costituzione una lista di poteri che Governo Mondiale possono essere assegnati sia ai governi nazionali che statali, per esercitare la propria autorità legislativa su questioni specifiche, purché non violino le leggi federali.

 supremazia della Costituzione 

La costituzione è la fonte del potere e delle direttive funzionali per tutti i livelli di governo. Tutte le leggi approvate dai governi nazionali o statali non devono violare la costituzione mondiale. La costituzione dovrebbe essere chiara e rigida. Dovrebbero essere apportati emendamenti solo per affrontare le mutate circostanze, tenendo in considerazione il benessere generale e la razionalità delle relazioni fra gruppi e nazioni.

 

 

Post-terremoto: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”

 post-terremoto: “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese” 

friuli_ricos_pDopo il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, di 6,5 gradi della scala Richter, mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, dichiarò il 12 maggio: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”.

Oggi, dopo il terremoto di Amatrice e di Norcia, impressiona l’insistenza con cui i mezzi di comunicazione sottolineano la perdita del patrimonio culturale e artistico, delle case distrutte, trascurando i problemi primari dei produttori agricoli e artigiano-industriali.

Certo per l’Italia le opere d’arte, le chiese, i musei sono un vanto, una risorsa turistico-culturale di estremo valore per la civiltà, ma c’è da sottolineare come sia l’economia produttiva, in ultima analisi, che può dare vita e sostenere sia le comunità, sia la scuola, i servizi e le opere d’arte etc.

Nella zona del cratere del terremoto attorno a Norcia-Amatrice ci sono 40.000 occupati in attività produttive. Se questi non lavorano sono 40.000 cassa-integrati da pagare, ma senza un futuro per quelle aree. Non è quindi il primo dovere di uno stato di ripristinare il lavoro in modo che parte della popolazione possa essere autosufficiente?

Sembra che viviamo nella speranza che l’arte, la sola gastronomia, il turismo possano sostenere un paese intero, mentre il debito pubblico sta aumentando a vista d’occhio, il disavanzo commerciale è in rosso, le aziende continuano a chiudere, l’agricoltura è a pezzi e dall’altra il nostro paese è diventato terra di conquista di francesi, tedeschi, che acquistano aziende decotte ma potenzialmente preziose. Non di solo turismo ed edilizia vive un paese: è necessaria la manifattura. L’apertura indiscriminata dei mercati l’ha distrutta, ma perché non ci siamo opposti e abbiamo deciso di salvaguardare la produzione italiana? Nulla, i nostri politici hanno accettato anche questa deriva come ineluttabile.

Abbiamo buttato alle ortiche la speranza di riprendere una vita dignitosa, e non lottiamo per il diritto di ripristinare l’equilibrio economico. Come mai ripetiamo spesso: “E’ perché lo vuole l’Europa!”, “E’ colpa della Globalizzazione!”, “E’ colpa del commercio internazionale e dei poteri forti”. Ma abbiamo mai provato a far sentire la nostra voce, delle proposte, un progetto per la ripartenza? O per lo meno protestare?

Abbiamo subito supini tutto ciò che ci veniva a mala pena suggerito e bisbigliato dalla UE: abbiamo inserito il limite del 3%, rapporto tra Debito e PIL in Costituzione! Abbiamo privatizzato l’acqua perché l’Europa si diceva ce lo impone, ma l’aveva solo suggerito! Abbiamo accettato le “quote latte”, a seguito di un errore matematico clamoroso del Ministero delle Politiche Agricole, e non le abbiamo volute pagare dopo che abbiamo firmato!. Non abbiamo lottato e piantato i pugni in Europa per cambiare questo stato di cose e diventare autosufficienti nella produzione latto-casearia, per mantenere i posti di lavoro? No, abbiamo perso 270.000 aziende agricole dal 2001!

Siamo fatalisti o non abbiamo il coraggio di lottare per i diritti individuali e collettivi? Non passa giorno in cui non ci siano notizie di indagati per corruzione negli appalti. Indagati si, ma mai che restituiscano i soldi rubati e sperperati! Siamo condannati a questo fato? Non ci gira per la testa che sia ora di dire basta ed essere i primi a suonare le campane per un nuovo inizio con ideali, valori e principi improntati al benessere collettivo, nella convinzione che il benessere individuale sta nel benessere collettivo e viceversa?

Vista l’esperienza del passato nella ricostruzione gestita dallo stato, spesso non andata a buon fine, la proposta è di assegnare alle famiglie i fondi per la ricostruzione della propria azienda e/o abitazione, lasciando il patrimonio pubblico e artistico allo stato. Dove in Italia l’accordo per la ricostruzione (azienda o abitazione) era tra la famiglia e l’impresa edile, la realizzazione è stata efficace, meno sprechi e tempi certi.

Allo stato va la coordinazione e gestione dei  luoghi e misure per la ripartenza dei paesi e cittadine, e la salvaguardia del patrimonio artistico, culturale.

Quindi consci di quanto l’economia giochi un ruolo importante nell’approvvigionamento delle necessità basilari per tutti, senza attendere ulteriori promesse dei politici di turno, affermiamo convinti che il programma di ricostruzione debba tenere conto della scaletta suggerita da mons. Alfredo Battisti, “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. E l’esempio migliore della ricostruzione è il modello Friuli dove il potere dato ai sindaci è stato il motore e volano della rinascita locale.

Come diceva il grande artista italiano Ettore Petrolini: “Roma rinascerà, più bella e più superba che pria!”. Così possiamo “ricostruire l’Italia più grande e più bella che pria”. la teoria economica Prout può indicarne la strada.

Certo in questa battaglia dobbiamo dirci ‘devo essere il primo’, non c’è altra soluzione.

Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale

tarci_for_web Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale 

di Tarcisio Bonotto – 22 ottobre 2016

Volendo testare il terreno sugli orientamenti di voto per il referendum ho intervistato molte persone di diversa estrazione sociale ed età, chiedendo quali fossero il loro voto e i motivi del ‘SI’ o del ‘NO’.

E’ un po’ misto il mondo dei possibili votanti orientati non tanto per sola età o livello di preparazione scolastica, quanto per il loro vissuto e per una conoscenza  minimale o nulla della materia. Molte non hanno avuto possibilità di approfondire meglio e vengono inbeccate da altre su alcune motivazioni chiave che sottolineiamo:

L’idea di votare SI, perché con la riforma:

  1. le leggi vengono fatte più speditamente
  2. non ci sono alternative
  3. il governo di poche persone permette di arrivare più speditamente alle soluzioni

Nella convinzione, sembra, che le cosiddette ‘Riforme Strutturali’, qualsiasi esse siano, sono necessarissime e possano di per sé riavviare la ripresa anche economica.

Dalla parte del ‘NO’ vi sono molti giovani, persone dai 50 in su con esperienza di militanza politica, vi sono cittadini che hanno la sola avversione politica al Governo per l’asservimento di questo ai poteri economici forti, mancata equità sociale nelle riforme e nelle leggi o decreti prodotti.

Tra le motivazioni del ‘NO’ vi sono ragionati alcuni motivi:

  1. per cambiare la costituzione bastano i 3/5 dei rappresentanti della Camera
  2. con questa legge elettorale che dà un premio di maggioranza del 55%, al partito che raggiunge il 25-28%, bastano solo 42 voti in più, facili da trovare, per cambiare la Costituzione
  3. vi è una concentrazione pericolosa senza contrappesi del potere esecutivo

Ma quello che mi ha colpito di più, dalla parte del ‘SI’ è stata la domanda: “Quale alternativa ci sarebbe a queste riforme?”. Intendendo che senza queste riforme tutto rimarrebbe come prima. Non si cambierebbe… che cosa poi, in meglio o in peggio?

E’ vero non ci sono alternative anche se l’IRP (Istituto di Ricerca Prout) ha inviato ai partiti una proposta sia su una possibile struttura bicamerale modificata sia su una nuova legge elettorale. (Sistema Politico PROUT)

Qualcuno della maggioranza scrive che senza queste riforme si consegna il paese ai populismi, ai 5 Stelle… Sarà mica per questa ragione che nuovamente hanno congegnato una legge elettorale tendenziosa? Un altro porcellum?

Premesso che sono d’accordo sulla necessità di riformare il sistema socio-economico, per allinearlo ai valori, alle mutate condizioni sociali e globali, tuttavia è necessario farlo avendo come stella polare chiari principi e valori.

Gustavo Zagrebelsky, ex Presidente della Corte Costituzionale, ha fatto notare nell’intervista faccia, faccia con il Presidente Renzi, che anche altri paesi hanno la doppia Camera, e votano in fretta le leggi perché i partiti sono uniti e compatti, mentre in Italia non è così. Quindi non è la struttura bicamerale la causa prima delle lungaggini ma i componenti dei partiti.

Schizofrenia dell’intervento

C’è un fatto interessante e riguarda la schizofrenia dell’intervento nei confronti della attuale crisi che abbraccia ogni settore, per la quale si sono presentate le riforme principali: Costituzione e legge elettorale: “vi è una profonda crisi socio economica alla quale si dovrebbe rispondere con misure economiche in primis e sociali di conseguenza. Ma a questa crisi si risponde modificando l’assetto costituzionale e la concentrazione dei poteri. Strano.”

L’élite si è rassegnata alle conseguenze di trattati internazionali che hanno massacrato la nostra economia, definendoli ineluttabili, accettano regole, che si afferma non possiamo cambiare, etc… Ma non ci siamo accorti che questi regolamenti arrivano dai poteri forti ai quali non passa per la testa il benessere del popolo?

Non tentiamo di cambiare le regole economiche imposte responsabili della miseria in atto, ma cambiamo la nostra Costituzione, la Legge Elettorale per meglio adeguarsi alle conseguenze da questi generate. Ancora più strano.

Certo è vero che in un momento di crisi socio-economica ci sia bisogno dell’uomo forte, del decisore forte con pieni poteri e questo la storia ce lo ricorda. Ma è anche vero che ‘one man power’, ‘un solo uomo al potere’, oggi non porta a nessun vantaggio e tanto meno progresso, perché vi è un grosso limite sia decisionale che di conoscenza delle problematiche sulle quali si va a decidere. E ciò conduce inesorabilmente al baratro.

In effetti sarebbero 3 i fattori chiave per il realizzare il benessere socio-economico:

  • Un ideale costruttivo o teoria socio-economica e filosofia di vita innovativi
  • Forte leadeship
  • Strategia adeguata

Attualmente abbiamo qualcosa di alcuni di questi fattori, ma non tutti al 100%.

 

Ritorno del Protezionismo

 ritorno del protezionismo: la germania ha deciso di limitare l’acquisto di aziende tedesche da parte di stranieri 

ottobre 17, 2016 by Fabio Lugano

Come riportato da Reuters, che potete leggere QUI, la Germania starebbe studiando delle forme legislative atte a difendere la proprietà delle proprie aziende di punta, soprattutto nel settore delle tecnologie avanzate, da parte delle acquisizioni di gruppi stranieri, soprattutto extra europei.

La notizia giunge dopo che, durante questa settimana, l’azienda cinese di attrezzature per la casa Midea ha comprato la tedesca KuKa, e che l’azienda, sempre cinese, di microcircuiti Sanan ha acquistato la Osram.

aziende_tedesche

La volontà è di proteggere le aziende da acquisti finalizzati all’esportazioni di alta tecnologia o alla creazione di gruppi di dubbio controllo, soprattutto in un momento in cui il basso rendimento marginale dei capitali interni cinesi spinge le aziende dell’estremo oriente ad acquistare in occidente, dove I prezzi delle società  sono più  contenuti.  Inoltre si teme che questo processo possa coinvolgere fondi di provenienza illecita. Del resto, come mostra la successiva immagine, la penetrazione cinese in Europa è fortissima.

Mentre quindi la Germania pone dei limiti alla proprietà estera delle proprie aziende strategiche, l’Italia invece da un lato sembra impaziente di regalare le proprie aziende strategiche nel settore energia e difesa, dall’altro saluta come un successo ogni caso di shopping foresto nel nostro paese….

http://scenarieconomici.it/ritorno-del-protezionismo-la-germania-ha-deciso-di-limitare-lacquisto-di-stranieri-di-aziende-tedesche/?ref=digest

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

di P.R.Sarkar

sarkar2La società è un’entità collettiva e non appartiene ad un unico individuo. L’obiettivo della società è di promuovere continuamente il benessere collettivo. Quando gli individui si rendono conto della necessità imperativa di sacrificarsi per l’interesse collettivo, allora e solo allora è possibile realizzare una società forte e sana.

Ora la domanda è: quale dovrebbe essere il rapporto tra gli individui e la società? Ogni individuo possiede due potenzialità preziose e straordinarie: una psichica, l’altra spirituale. Il corpo collettivo [sociale] non può dettare legge in merito a queste due potenzialità – la sua competenza è limitata alla sola ricchezza fisica. Nella sfera fisica se gli individui non vìolano gli interessi del corpo collettivo, sia la società sia l’individuo eviteranno difficoltà e godranno di uno stato di benessere. Per questo motivo il diritto individuale di andare contro gli interessi della collettività è stato messo sotto controllo [dalla legislazione]. Ma nelle sfere psichica e spirituale, ogni individuo ha completa libertà di avanzare e progredire.

marxDa questo punto di vista il marxismo è irrazionale, innaturale e non scientifico. Anche se la ricchezza mondana dell’universo fosse distribuita correttamente, le persone non saranno soddisfatte. Un voce risuonerà dal profondo del loro cuore, “voglio di più, voglio di più”. Questo perché i desideri della mente umana sono infiniti. Questi desideri illimitati possono essere soddisfatti solamente nella sfera dell’infinito. Non è possibile soddisfare le infinite aspirazioni nella sfera fisica, perché anche se la quantità di ricchezza fisica è molto vasta, non è infinita. Ecco perché le persone sagge canalizzano i propri infiniti desideri insoddisfatti verso le sfere psichica e spirituale.

Nel ‘Gandhismo’ troviamo due difetti: quello psicologico e quello materiale. Anche se il gandhismo non è capitalismo puro, esso senza dubbio protegge il capitalismo. I capitalisti trovano completa protezione in questo sistema. Il Gandhismo sostiene che i capitalisti sono i fiduciari del popolo, ma come è possibile? Possono coloro che prosperano sul sangue umano essere i protettori della gente? Come possono le masse sfruttate credere che i loro sfruttatori saranno i propri salvatori? Possiamo quindi vedere come il gandhismo contraddica direttamente la psicologia umana.

gandhiIn secondo luogo, il gandhismo cerca sempre di evitare il confronto e ogni tipo di lotta, tra cui la lotta di classe. Secondo il marxismo, ci sono due classi principali: gli sfruttatori e gli sfruttati. Il Gandhismo non riconosce questo tipo di divisione. Il fatto è che delle quattro classi della società – i Lavoratori [Sudra], i Guerrieri [Kśattriyas], gli Intellettuali [Vipra] e gli Affaristi [Vaeshyas] – la classe dominante o dominatrice sfrutta le altre classi al meglio delle sue capacità. Anche se il periodo di sfruttamento può essere breve o lungo, a seconda della forza intrinseca o la vitalità della classe dirigente, l’ordine di avanzamento [e di cambio di classe dominante] mondano segue questo schema. Secondo il gandhismo, è possibile trasformare gli sfruttatori attraverso la persuasione. Teoricamente questo punto di vista può essere accettabile, ma non è né naturale né pratico. Se una capra cerca di convincere una tigre, la tigre non si mangierà la capra? La lotta è naturale e indispensabile. Il Tantra [1] supporta anche l’idea che il progresso si ottiene attraverso la lotta. La negazione della lotta è un difetto che serve gli interessi capitalistici [cioè materiali].

Secondo PROUT (Teoria della utilizzazione PROgressiva), se la persuasione fallisce è indispensabile applicare la forza. In ultima analisi possiamo dire che la regola d’oro è: “proteggere i virtuosi e punire i malvagi”. La società umana può svilupparsi solo se si segue questo principio.

Solo a coloro che aspirano a realizzare la perfezione Suprema e sono esenti da egoismo può essere affidata la tutela della società. Solo coloro che sono stabiliti nei principi cardinali della moralità umana e che hanno accettato l’Entità Suprema come obiettivo della propria vita, sono in grado di salvaguardare gli interessi del genere umano. Solo queste persone sono Sadvipra [buoni intellettuali] e solo loro possono rappresentare l’umanità – da soli possono servire altruisticamente tutta la creazione. I Sadvipra saranno identificati grazie alla loro condotta, l’impegno al servizio, il loro senso del dovere e la forza di carattere. Solo loro potranno saldamente annunciare, “Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa razza! Tutti hanno uguali diritti! Tutti sono membri della stessa famiglia umana”.

Solo questi Sadvipra possono ammonire gli sfruttatori, con voce possente:” No allo sfruttamento di una persona sull’altra! No allo sfruttamento nel nome della religione!”.

Tali ‘sadvipra’ diventeranno i guardiani della società. I ‘sadvipra’ non potranno mai fermare la lotta di classe in corso, che si manifesta in base alle leggi del ciclo sociale (Legge del Ciclo Sociale di P.R. Sarkar). Essi garantiranno solo che i governanti non sfruttino la società; in tal modo potranno controllare chi governa.

Colui che ha proposto il ‘gandhismo’ era un uomo di umile temperamento che non amava i conflitti, ma questo atteggiamento è innaturale e poco pratico. Un principio può essere accettato solo se è pratico. La praticità non proviene in effetti dal mero idealismo.

P.R Sarkar

Settembre 1960, Ranchi, India – Prout in Sintesi 1

[1] Tantra: Insieme di teoria e pratiche per la liberazione umana

Humans may speak a universal language, say scientists 

 humans may speak a universal language,
say scientists 

Sarah Knapton,
TELEGRAPH science editor
12 SEPTEMBER 2016 • 8:00PM


Humans across the globe may be actually speaking the same language after scientists found that the sounds used to make the words of common objects and ideas are strikingly similar.


The discovery challenges the fundamental principles of linguistics, which state that languages grow up independently of each other, with no intrinsic meaning in the noises which form words.

But research which looked into several thousand languages showed that for basic concepts, such as body parts, family relationships or aspects of the natural world, there are common sounds – as if concepts that are important to the human experience somehow trigger universal verbalisations.

“These sound symbolic patterns show up again and again across the world, independent of the geographical dispersal of humans and independent of language lineage,” said Dr Morten Christiansen, professor of psychology and director of Cornell’s Cognitive Neuroscience Lab in the US where the study was carried out.

“There does seem to be something about the human condition that leads to these patterns. We don’t know what it is, but we know it’s there.”

The study found, that in most languages, the word for ‘nose’ is likely to include the sounds ‘neh’ or the ‘oo’ sound, as in ‘ooze.’ Similarly, the word for ‘leaf’ is likely to include the sounds ‘l,’ ‘p’ or ‘b’ while ‘sand’ will probably use the sound ‘s’. The words for ‘red’ and ‘round’ are likely to include the ‘r’ sound.

“It doesn’t mean all words have these sounds, but the relationship is much stronger than we’d expect by chance,” added Dr Christiansen. Other words found to contain similar sounds across thousands of languages include ‘bite’, ‘dog’, ‘fish’, ‘skin’, ‘star’ and ‘water’. The associations were particularly strong for words that described body parts, like ‘knee’, ‘bone’ and ‘breasts.’

The team also found certain words are likely to avoid certain sounds. This was especially true for pronouns. For example, words for ‘I’ are unlikely to include sounds involving u, p, b, t, s, r and l. ‘You’ is unlikely to include sounds involving u, o, p, t, d, q, s, r and l.

The team, which included of physicists, linguists and computer scientists from the US, Argentina, Germany, the Netherlands and Switzerland analysed 40-100 basic vocabulary words in around 3,700 languages – approximately 62 per cent of the world’s current languages.

The researchers don’t know why humans tend to use the same sounds across languages to describe basic objects and ideas. But Dr Christian said the concepts were important in all languages, and children are likely to learn these words early in life.

“Perhaps these signals help nudge kids into acquiring language,” he added: “Maybe it has something to do with the human mind or brain, our ways of interacting, or signals we use when we learn or process language. That’s a key question for future research.”

Figura 1: Spiky objects tend to have 'kiki' sounds - Credit: Christmasstockimages

Figura 1: Spiky objects tend to have ‘kiki’ sounds – Credit: Christmasstockimages

One of the most basic concepts in linguistics is that the relationship between a sound of a word and its meaning is arbitrary. However recent studies have suggested that some words may share common sounds, for example, researchers have shown that words for small spiky objects in a variety of languages are likely to contain high-pitched sounds, while rounder shapes contain ‘ooo’ sounds, which is known as the ‘bouba/kiki’ effect.
Dr Lynne Cahill, a lecturer in English Language and Linguistics at the University of Sussex said it was possible that some words were similar across languages because they are the first noises children make. So the ‘ma, ma, ma’ and ‘da, da, da’ sounds made be babies became mama and daddy.

But she said it was too early to say there was a universal root for other words.

“You could argue that the words chosen here are very old and therefore most likely to have a common ancestor language in the past, from which they all derived,” she said.

“I think this is an interesting study which has looked at so many languages but I don’t think it quite justifies their claim that it debunks the idea that language is arbitrary and I think they looked at too few words to make any firm conclusions.”

The research was published in the Proceedings of the National Academy of Sciences journal.

 

 Nose, Nase, Nez: Shared Sounds and Meaning Link World Languages 

By Nathaniel Scharping | September 13, 2016 4:59 pm
(Credit: Petr Vaclavek/Shutterstock)

(Credit: Petr Vaclavek/Shutterstock)

In English we say “nose”, the French say “nez” and Germans pronounce it “nase.” The words that different cultures use to describe the same objects or concepts might be more similar than we realize.

That’s the conclusion of a statistical analysis of thousands of languages, which concluded that some of the most basic words in our vocabularies share important characteristics, no matter the language being spoken.

The findings contradict a basic assumption in linguistics: that the origin of our words is largely arbitrary. There are exceptions to this rule of course, but by and large, it is commonly held that the meaning of a word has no bearing on the sounds which form it.

By proving otherwise, the researchers raise intriguing questions about the ontological roots of language, and suggest that some shared features of our brains had a hand in shaping the development of language.

 words upon words 

In their paper, published Tuesday in the Proceedings of the National Academy of Sciences, researchers from Germany and Switzerland examined two-thirds of the more than 6,000 languages we know about today. They compiled 6,452 lists of the most basic words that languages share, words like pronouns, motion verbs, and nouns for natural phenomena and body parts. They then broke the words down into symbols representing specific sounds, which they were able to feed into an algorithm to tease out the commonalities between them.

The researchers were looking for sounds that showed up in words describing the same things. If there were truly no connection between vocalizations and meaning, the sounds should be evenly distributed. That wasn’t the case though — they found 74 words that showed a correlation between the sounds they used and what they meant. This held even if the languages came from completely different lineages, meaning that they never borrowed from each other.

These correlations were both positive and negative, meaning that some words shared sounds, while others all seemed to shy away from certain sounds. Some words turned out to have both. Take “tongue” for example: Across all the languages, the sounds for “e” and “l” show up more often, while “u” and “k” appear less frequently than would be expected.

Both “red” and “round” show an affinity for “r”, while “name” rarely possesses “o” and “p”.

An image from the study showing words that have either positive or negative associations with specific sounds.(Credit: Damián E. Blasi et. al)

 does it make sense? 

On the surface, it makes sense that some of our words sound the same. After all, we’re all human, and wherever our languages came from, they spring from brains that work largely alike.

On the other hand, these findings may seem to be partly counterintuitive — after all, there are plenty of words that sound the same but mean very different things across languages. In addition, some of the researchers conclusions don’t seem to jive with our own language — take for example, their finding that the word for “you” doesn’t often possess “o” or “u” sounds.

It’s important to remember, however, that the researchers found correlations on a very broad scale. On the scale of thousands of languages, English is just a drop in the bucket. The researchers don’t lay out hard and fast rules for languages — instead, they find that a good number of sounds show up in a way that shouldn’t happen randomly.

 but why? 

They don’t know exactly why this happens. The roots of language far exceed any written documents, and archaeological finds don’t often provide good insights into speech patterns. One theory is that all of our languages today come from ancient proto-languages — after all, most languages should share an etymological root if you go back far enough. Like the broad similarities between species that diverged millions of years ago, this could explain some of the parallels.

Another theory is that we formed words based on similarities between how they sound and the action or thing they describe. Previous studies have found that high-pitched sounds are often used to describe small things and low-pitched sounds describe large objects. It is also thought that sounds with particular “shapes” describe some objects better. Smoothly rolling “r” sounds might show up often in words for “round,” because the sounds mimics the shape.

The researchers say that this is the first time anyone has taken a big data approach to the issue by compiling information on a wide number of languages. They hope that future work will be move beyond establishing a correlation, and actually shed light on why we might prefer certain sounds for particular words.

The answer will likely involve much more than linguistics — this is a question that relies on the fundamentals of how our brains process information about the world.

WTO e Vantaggio Comparato

di Tarcisio Bonotto


Il principio del Vantaggio Comparato dell’economista David Ricardo, di 200 anni fa, è alla base delle politiche economiche del WTO. Il WTO inneggia a tale principio per la massima liberalizzazione del commercio internazionale, (TTIP e TPP compresi) attraverso il quale sono collassate molte economie di paesi in via di sviluppo e ricche. In effetti i vantaggi sembrano essere solo a favore delle multinazionali e banche internazionali. Il TTIP-CETA-TPP sembrano infatti l’estensione della trama del WTO imbastita per l’economia mondiale.


Ho cercato di addentrarmi nei meandri dei ‘principi e dei valori’ che hanno spinto il WTO a redigere 27.000 pagine di trattati e regolamenti sul commercio internazionale, dando inizio alla cosiddetta globalizzazione economica.

Per la semplice ragione di poter comprendere i motivi per i quali sia aumentata la forbice tra ricchi e poveri a livello mondiale, perché sia aumentata la disoccupazione locale e perché le promesse di un abbassamento dei prezzi, di moltissimi prodotti e un innalzamento del tenore di vita per tutti, paesi poveri compresi, non siano state mantenute.

Sono molti i paesi ad aver firmato le regole WTO nei suoi tre trattati principali TRIM, TRIP, GATT, nella maggior parte dei casi senza averle lette in toto, o averne compreso appieno l’impatto sociale ed economico per i singoli paesi. Accettate come ‘atto dovuto’ affermava l’On. Fassino, firmatario per l’Italia. Accettate senza dibattito, solo perché redatte da autorità USA e da un numero spropositato di multinazionali, o firmate da importanti paesi industrializzati, o perché ormai era già stato avviato il processo di globalizzazione e non si poteva rimanerne fuori?

Perché il libero commercio suggerito dal WTO? Uno dei ‘principi’ basilari del WTO, che trovate nelle pagine web del sito www.wto.org, è descritto come ‘vantaggio assoluto e vantaggio comparato’ per i paesi che decidono di scambiarsi le rispettive merci. In generale, secondo il WTO, il libero mercato dovrebbe portare automaticamente ad un arricchimento di tutti i paesi. Ma vediamone i contorni.

In particolare, il WTO propone la teoria di David Ricardo sul Vantaggio assoluto e comparato.

“Supponiamo che il paese A produce automobili meglio del paese B e che il paese B produca pane meglio del paese A. E’ ovvio (gli accademici direbbero ‘elementare’) che entrambi ne beneficerebbero se il paese A, specializzato in automobili e il paese B, specializzato in pane, si scambiassero i rispettivi prodotti. Questo è il caso del vantaggio assoluto.

Ma se un paese non è in grado di produrre bene nulla? Il commercio cancellerà tutti i produttori locali? La risposta secondo Ricardo è no e la ragione è nel principio del vantaggio comparato.

E dice che sia il paese A che B, possono ancora beneficiare entrambi anche se il paese A è migliore di B nel produrre tutto. Se il paese A è migliore nel produrre automobili e leggermente migliore nel produrre pane del paese B, il paese A deve continuare ad investire nella sua specialità, automobili, ed esportare nel paese B, il paese B deve investire nella sua specialità, pane, ed esportare nel paese A anche se non è così efficiente come A. Entrambi beneficeranno da questo scambio commerciale. Un paese non deve essere per forza il migliore nelle diverse produzioni per guadagnare dal commercio. Questo è definito come vantaggio comparato. (Allegato B)

Questa teoria è dell’economista classico David Ricardo. Una delle più comprese dagli economisti. Una delle meno comprese dalla gente comune perché questo concetto è scambiato con il ‘vantaggio assoluto’.

Si dice che qualche paese (paesi poveri – ndt.), ad esempio, non possa avere alcun vantaggio comparato in alcun settore. Questo è virtualmente impossibile”. (Affermano al WTO).

Considerazioni

Non è sempre vero che il vantaggio assoluto sia effettivo per entrambi i paesi. Nel caso in cui ciascun paese non produca i relativi prodotti, tutto torna. Un esempio il Mango o il Licci non si riesce a produrli in Italia e li importiamo. Esportiamo Alta Moda italiana, perché altri paesi non riescono, per ora, a crearla.

La tendenza naturale, comunque, è di produrre in loco tutto ciò di cui si abbisogna e che si può produrre. Esempio: Il riso Carnaroli di Verona, oggi non si esporta più in Giappone perché lì viene coltivato localmente. Così pure il Vialone Nano, coltivato in California.

Oltre a ciò i prodotti attualmente scambiati sono di nicchia e non risolvono in toto i problemi economici di un paese.

Molta della veridicità della proposizione di Ricardo, dipende dal livello di sviluppo del singolo paese. Dove è necessaria una produzione ad alta intensità di manodopera è di beneficio per l’economia locale produrre anche ciò che si produce in modo meno efficiente di altri paesi, per garantire una capacità di acquisto adeguata, l’utilizzazione massima delle risorse locali e il lavoro. Un esempio: il Burkina Faso. Si fabbricano aratri di legno per le coltivazioni locali. Sarebbe più efficente l’uso di un trattore, ma in quale contesto si troverebbe tale trattore? Rifornimento, riparazioni, educazione all’uso sono tali da richiederne la presenza? La produzione locale di attrezzi agricoli crea un indotto virtuoso, un utilizzo comprensibile, una maggiore fiducia nella bontà ed equilibrio del sistema.

Per il vantaggio comparato, l’affermazione è ancora più dissonante.

Supponiamo che nel paese B, produttore di pane, vi sia un minimo livello di produzione agricola. Se questo paese è meno efficiente nella produzione di automobili o trattori o attrezzature, dovrebbe smettere tali produzioni? Diremo di no, per il semplice motivo che il paese rimarrebbe agricolo e non potrebbe mai industrializzarsi. Il valore aggiunto di un’automobile del paese A è molto più alto rispetto al valore aggiunto del pane scambiato dal paese B? Ma sta di fatto che i prodotti agricoli dei paesi poveri non possono essere scambiati con i paesi ricchi e che i prezzi sono fissati dai paesi ricchi (proposta NAMA).

Certamente l’Italia è tra i migliori paesi nella produzione di moda, mentre la Germania è specializzata nella produzione di prodotti tecnologici. L’import/export, limitatamente a questi prodotti specialistici, è avvenuto anche prima dell’avvento dei trattati di libero scambio del WTO. La stessa cosa vale per le Ferrari italiane, che esportiamo. Questo esempio di vantaggio assoluto, ci dice: ciò che non è possibile o non si è in grado di produrre in loco può essere importato e fin qui nulla di male.

Quello che fanno discendere invece, dal concetto di ‘vantaggio comparato’, al WTO, è che si può importare di tutto, quindi commercio libero senza restrizioni, per ottenere comunque dei vantaggi per tutti i paesi. Una forzatura che ha in sé il germe della dipendenza economica per moltissimi paesi, compreso il nostro, ma soprattutto per quelli in via di sviluppo.

Oggi lo scambio di prodotti viene sospinto più dall’enorme differenza nei costi di produzione, molto bassi nei paesi in via di sviluppo, che da questione di efficienza produttiva ai medesimi costi.

Ricardo non faceva menzione dei prezzi dei prodotti commerciati, comunque si potrebbe stimare che parlasse di vantaggi tra due paesi a prezzi di scambio simili. Ma il liberismo economico ci dice che tutto può essere importato, non ci si limita ai prodotti specialistici, e quello che conta sono i minori costi di produzione, come ‘vantaggio comparativo’. Ma tale vantaggio diventa solo ‘virtuale’ per l’acquirente finale e molto importante per le multinazionali che vendono.

Questo aspetto fiabesco, raccontato ad hoc dai poteri economici internazionali, ricorda un detto dell’India: “i capitalisti vogliono mungere la mucca senza darle nulla da mangiare…”

I pomodori prodotti in Italia sono migliori di quelli prodotti in Cina, perché la produzione è controllata da leggi molto severe rispetto a quelle cinesi, perché non esportiamo inostri pomodori in Cina mentre sono quelli cinesi che invadono il mercato italiano? Quale vantaggio comparato abbiamo da questo scambio? I produttori di pomodoro italiani non producono più, aumenta la disoccupazione del settore, le industrie non lavorano più i pomodori. Lo svantaggio evidente è lo smantellamento di un settore dell’agro-economia che in Italia produceva reddito e occupazione. Quali vantaggi comparati? Chi importa pomodoro dalla Cina, si arricchisce enormemente. I prezzi di vendita al pubblico non sono molto diversi dai prezzi dei prodotti locali. Si sono rimossi centinaia di posti di lavoro e si è aumentato l’arricchimento di poche persone.

In questo mercato aperto vi è qualche cosa che ci sfugge. Quale vantaggio comparato possiamo avere dall’importazione di frutta e verdura dalla Cina? Fino ad ora si sono viste solo preoccupazioni: la CIA (Confederazione Italiana Agricoltura) afferma: Un milione di aziende agricole a rischio, per le importazioni dall’estero”. Settore tessile: 80.000 posti di lavoro a rischio. Settore metalmeccanico: 30.000 posti di lavoro in bilico…

Se questo è il risultato del vantaggio comparato, o il WTO non ha preso in considerazione tutti i parametri necessari perché vi siano vantaggi comparati per tutti, o eleggono Ricardo a loro baluardo, portavoce di un concetto vecchio, forse applicabile nel suo tempo, per proprie finalità: il libero mercato favorisce l’apertura di nuovi mercati per i poteri economici e finanziari forti. Nulla a che fare, sembra, con una politica di sviluppo equilibrato sia dei paesi poveri che industrializzati, e soprattutto di garanzia delle necessità basilari per tutti.
Il concetto del ‘libero scambio’ senza restrizioni avanzato dal WTO non dovrebbe discendere dal concetto del vantaggio comparativo di Ricardo, non si riesce in effetti, con questo, a giustificarlo.

Inoltre: questa semplice teoria del vantaggio comparativo, delineata più sopra, richiede diverse importanti assunzioni, per diventare vantaggiosa per i paesi in questione:

  • Che non ci sia alcun costo di trasportoInvece c’è e incide sia sull’ambiente che sui prezzi
  • I Costi sono continui e non ci sono economie di scala
    Ci sono non solo economie di scala ma soprattutto costi di produzione molto diversi
  • Ci sono solamente due economie che producono due beni Non siamo in questa situazione teorica
  • La teoria presume che i prodotti negoziati siano omogenei (cioè identici)Non è questo in caso
  • Si presume che i fattori di produzione siano perfettamente mobili
    Terra, (fertilità, piovosità etc) – lavoratori (capacità, qualità etc) non sono perfettamente mobili
  • Non ci sono tariffe o le altre barriere doganaliSono state tolte dal WTO, perciò coincide
  • C’è conoscenza perfetta, cosicchè tutti gli acquirenti e venditori sanno dove trovare i beni più convenienti a livello internazionaleNon sempre è vero, anzi non è normale ricercare sempre a livello mondiale il prezzo più conveniente, ci sono problemi di approvvigionamento, conflitti sociali, tempi di fornitura etc che ne impediscono il corretto espletamento (da http://iang.org/free_banking/david.html “La teoria del vantaggio comparativo”)

 

Detto questo possiamo prevedere che il rilancio del capitalismo mondiale attraverso i trattati di globalizzazione, non sia altro che questo: vantaggi solo per i poteri economici forti, multinazionali e grosse aziende nazionali, distruzione della struttura economico-finanziario-produttiva dei singoli paesi, aumento della disoccupazione locale.

Quindi globalizzazione dei vantaggi? No. Krtashivananda definisce questo evento globale una cospirazione delle multinazionali. Una cospirazione dei gestori della dissacrante alleanza WTO-FMI-BM.

Una cospirazione contro l’umanità, contro la gente che muore di fame nei paesi in via di sviluppo attanagliata dal debito e dalle calamità naturali. Con questo non affermiamo che la globalizzazione non sia un evento necessario, ma in una globalizzazione per tutti, le sue regole e le sue metodologie, dovrebbero essere totalmente in contraddizione con quelle attuali del WTO. Per semplificare, ora, le definiamo in due punti: Aree Socio-Economiche Autosufficienti, e applicazione della Democrazia Economica.

Se guardiamo all’allegato C – David Ricardo e Vantaggio Comparativo – potremmo ricavare dall’analisi delle assunzioni o requisiti per la veridicità della teoria, che le condizioni espresse non esistono sul campo. Si può dedurre che la teoria del vantaggio comparativo fatta propria dal WTO, non porta vantaggi a nessun paese se non a quello che ha la possibilità di esportare di più. Fatto riconosciuto che i fatturati di molte multinazionali superano di gran lunga i budget nazionale di molti paesi e poiché le multinazionali dettano le regole del commercio internazionale, non si può parlare di benefici evidenti per i singoli paesi interessati.

Cambieremmo così volentieri, i principi del commercio internazionale, del libero scambio, con alcuni fondamenti tratti dalla teoria economica PROUT, tra i quali elenchiamo:

  • Ristrutturazione dei paesi in aree socio-economiche che abbiano omogeneità interna.
    Spieghiamo: Gli inglesi hanno creato l’IRAQ, che comprende 3 etnie: Shiiti, Sunniti e Curdi. Questo causa all’nterno del paese profondi conflitti. La proposta è di includere gli shiiti in un proprio territorio, con l’Iran ad esempio, creare dei paesi in cui vi sia omogeneità etnica… L’Alto Adige è stato annesso all’italia, prima apparteneva all’Austria. La creazione di zone socio-economiche omogenee è il primo passo per la creazione di unità sociale e amministrabilità politica.
  • Creazione di Comunità Economiche omogenee: formate da paesi con simili livello di sviluppo, di potenzialità economiche, come la UE (a 15) ASEAN, etc.
  • Ogni area socio-economica deve tendere alla autosufficienza economica
  • Libero scambio tra zone-socio-economiche omogenee che si sono associate a formare una ZSE più vasta.

Verona – 2006

Un’Europa di Zone Socio-Economiche Autosufficienti?

 un’Europa di zone-socio-economiche autosufficienti 


L’Europa come unione di Zone-Socio-Economiche Autosufficienti e sviluppate allo stesso livello? Che sia necessario per questo una Ital-EXIT, per ripartire con il piede giusto?

Se l’unione fa la forza è anche vero che se non vi è un obiettivo comune condiviso, e soprattutto una Costituzione, Codice Penale e Codice Civile, e procedimenti Amministrativi comuni, come afferma P.R. Sarkar nella sua teoria economica PROUT, il castello di sabbia così sviluppato per l’Unione di Paesi, non reggerà alle tempeste e mareggiate del tempo. Oggi “i grandi animali e i piccoli stati non possono più sopravvivere”, afferma ancora Sarkar, per cui sarebbe necessario attrezzarsi in diverso modo.

L’idea di Europa è buona, diceva un britannico intervistato prima del voto, ma ciò che non va bene è Bruxelles, cioè la sua amministrazione.

In questa idea è condensato il problema di un’organizzazione tra gli stati, che all’apparenza e secondo i manager di Bruxelles ‘sono tutti uguali’, ‘tutti sullo stesso piano per capacità economica e forza strutturale’. Ma non è vero. La scure delle regole europee, il 3% rapporto deficit-PIL, Libera circolazione delle merci… , si è abbattuta su paesi preparati, meno forti o debolissimi, allo stesso modo. Se questa idea, premessa di tutta l’azione e progettualità europea fosse sbagliata, e lo vediamo, immaginiamoci le conseguenze nefaste per i cittadini europei.

 Considerare tutti gli stati sullo stesso piano è un primo problema irrisolto della UE 

Vi è in Europa una grande varietà di organizzazioni statali, di Codici Civili, Penali, Costituzioni, livelli di sviluppo economico, capacità di acquisto, livelli di vita e retributivi. Facciamo un esempio, Estonia, Lettonia e Lituania al momento dell’ingresso in UE avevano un salario medio di 250 euro pro-capite, in Italia circa 1.000 euro. Questa differenza potrebbe non significare nulla agli occhi dei funzionari UE, ma dal punto di vista pratico ha tutte le ragioni per creare scompensi rovinosi nell’equilibrio anche precario interno.

europa-differenteSe un lavoratore estone viene in Italia, lavora nell’edilizia e costa leggermente meno di un italiano. Incassa emolumenti mensili circa 4 volte superiori al suo salario medio e l’italiano resta senza lavoro, a causa dell’offerta a più buon mercato. L’estone porta all’estero valuta italiana e se l’operazione si moltiplica per le decine di migliaia di operatori esteri, la cifra dell’esportazione di valuta verso l’estero sale di molto e gli investimenti interni calano. Doppia fregatura.

Abbiamo paesi deboli per lo scarso sviluppo industriale, agricolo, del servizi, del settore educativo, altri più o meno avanzati e altri forti in alcuni settori.

Un esempio la Grecia dove non è sviluppata l’agricoltura in modo integrato e le industrie mancano del tutto ad eccezione della cantieristica e poche altre. Il sistema di tassazione non è sviluppato e il paese, così debole e non strutturato, una volta sottoposto alle regole europee è praticamente collassato.

La Germania è forte dal punto di vista agricolo e industriale, ma soprattutto sa fare i propri affari, cogliendo con una certa caparbietà le migliori occasioni sia nel campo agricolo che industriale.

L’Italia era pronta per entrare nella UE? Il Meccanismo Europeo di Stabilità MES, una specie di tritacarne che mette a nudo debolezze strutturali di ogni paese, è stato un banco di prova temporaneo. L’Italia nel periodo di adesione al MES, ha visto la propria produzione industriale calare ai minimi storici. Una volta uscita dal MES si è ripresa ai valori standard.

MES-Ungheria

A questo proposito la produzione industriale dell’Ungheria, una volta entrata nel MES UE, ha cominciato a calare fino a diventare negativa. Nel momento in cui si è svincolata dal Meccanismo ES, la sua produzione è salita in un anno del 5-7%.

 Povertà ed EURO 

L’Italia, dall’entrata in vigore dell’Euro nel 2001, della globalizzazione nel 2004 e con l’avvento della crisi del 2008, che l’ha trovata indebolita, ha perso 600.000 aziende produttive e commerciali e 270.000 aziende agricole. Il cambio Lira/Euro, accettato da Prodi, è stato tragico, quasi due mila lire per 1 Euro, mentre il Marco è stato cambiato 1 a 1. Abbiamo perso da subito quasi il 50% del potere di acquisto. Oggi ci troviamo a non potere più far fronte alle spese familiari correnti, molti non arrivano a fine mese, i poveri sono aumentati alla cifra di 14 milioni.

 Produzione Industriale e agricoltura 

La nostra struttura produttiva industriale e agricola è stata quasi del tutto demolita, per la concorrenza SLEALE di molti paesi a seguito della globalizzazione. Molte aziende ancora chiudono, il prezzo delle materie prime crolla, la grande distribuzione si prende anche l’80% del prezzo finale dei prodotti. Il lavoro latita.

Ci si chiede a che cosa serve aderire a questo sistema europeo, se questa UE non è stata in grado di risolvere i problemi dei singoli stati e delle singole popolazioni, ma passando sopra alle più disparate necessità, come uno schiacciasassi, non è riuscita a risolvere i problemi di quasi nessun paese. In effetti il paese più forte mangia ancora il più debole e l’abbiamo visto nel singolar tenzone tra Germania e Grecia.

Questa Europa così, non s’ha da fare…

 

 La nostra idea di Europa 

 Europa, unione di paesi sviluppati e forti allo stesso livello di sviluppo socio-economico 

Solo a queste condizioni, essendo tutti forti, nessuno sfrutta o sopprime più l’altro. Un’Europa di PARI. Se questa fosse la vocazione dello statuto e delle azioni della UE allora li sposeremo in pieno. Monti invece ha voluto “ammazzare la domanda interna, in attesa delle locomotiva tedesca”. Non possiamo accettare una tale dipendenza, nonostante la legge di Ricardo del “vantaggio competitivo” teoricamente lo affermi, ma praticamente abbia fallito in ogni dove.

Obiettivo primario del sistema economico di un paese, dovrebbe essere la “garanzia delle necessità basilari all’esistenza” per ogni cittadino.

Economia, scienza, educazione, etc. sono al servizio dello sviluppo umano, non al servizio di interessi di pochi. L’Autosufficienza economica è il presupposto per la piena occupazione necessaria per ottenere un potere di acquisto sufficiente. Qui le Multinazionali e i lobbisti di Bruxelles avrebbero poco spazio. In Italia in particolare la manifattura, una rivoluzione industriale e una riforma agricola potrebbero essere necessarie per favorire una ripresa sostanziale. Dobbiamo scegliere.

 Ma come fare per far sviluppare ogni paese allo stesso livello, prima di aderire ad una unione di paesi? 

Lo spirito del nazionalismo, afferma P.R. Sarkar, sta gradualmente scomparendo dall’orizzonte mentale e le popolazioni di tutto il mondo si sentono unite in una unica grande famiglia umana.

Restano comunque problemi di sviluppo locali che abbisognano di un approccio locale, a fronte di un ideale pur universale.

Un progetto di sviluppo richiede una popolazione unita, con obiettivi comuni. L’unità della popolazione si può realizzare attraverso un sentimento comune, che di solito si sviluppo da diversi fattori: medesime potenzialità economiche, medesimo sistema di sviluppo, medesima lingua, religione, etnia, storia, letteratura, territorio,…

Solo una popolazione unita può realizzare un progetto di sviluppo comune, forze centrifughe invece possono impedire la realizzazione di tale progetto.

La divisione politica degli stati e delle nazioni oggi non ha più senso.

Sarkar propone invece la costituzione di Zone Socio-Economiche Autosufficienti che tengano conto di questi fattori. Facciamo un esempio. L’Italia potrebbe diventare una zona socio-economica autosufficiente ad eccezione di Sicilia e Sardegna che sarebbero a loro volta altre ZSEA confederate all’Italia. Se zone socio economiche autosufficienti non verrebbero più sfruttate dal “Nord”… e potrebbero crescere con le proprie gambe, … in un coordinamento solidale tra le aree federate.

Così ogni paese europeo, potrebbe strutturarsi come Zona Socio-Economica Autosufficiente. Quando ogni paese si sarà sviluppato allo stesso livello di performances socio-economiche allora si potrà unire agli altri senza avere i problemi presenti nella UE di oggi, dove il pesce più grosso mangia ancora il pesce più piccolo. Serve un piano di intervento di sviluppo progressivo ed equilibrato tra industria, agricoltura, educazione, ricerca, infrastrutture, etc.

 L’Italia potrebbe diventare una PROVINCIA dell’Europa 

Ci si domanda pure: che siano in parte i fondamenti culturali di ogni paese a modellare il loro sviluppo e a creare barriere tra i popoli? Quale valenza hanno i principi religiosi in questa trasformazione? La Germania è Calvinista dove un povero è tale perché ha peccato. Il Regno Unito è a maggioranza Calvinista, il che significa che se una persona ha successo economico è perché è benvoluta da Dio. L’Italia è Cattolica e se ricevi un ceffone su una guancia dovresti rivolgere anche l’altra.

Beh! Allora se questi sono i fatti, per avere un sistema economico realmente comune dovremmo avere anche una visione della vita e un ideale costruttivo comuni. Che ne dite?

Tarcisio Bonotto
IRP-Istituto di Ricerca PROUT
Verona

Broccoli e mozzarella dall’estero, ecco i cibi più tossici

Coldiretti: “Broccoli cinesi e prezzemolo del Vietnam, ecco la lista nera”

Riportiamo dal sito de La Repubblica:

 

La lista nera di Coldiretti che scende in piazza per chiedere l’etichetta trasparente sulle materie prime. Dal prezzemolo vietnamita al basilico indiano sulle nostre tavole un concentrato di residui chimici.

di Cristina Nadotti
20 Aprile 2016

NAPOLI – Sono scesi in piazza in oltre diecimila per dire basta alla mozzarella che si chiama “Capri”, ma è prodotta negli Stati Uniti, e all’olio d’oliva “Vesuvio” che viene dai frantoi del Sudafrica. Oggi a Napoli la Coldiretti ha organizzato una manifestazione in difesa dei prodotti alimentari italiani e della dieta mediterranea, per denunciare che molti degli alimenti che finiscono sia sulle nostre tavole, sia su quelle estere, non sono soltanto contraffatti, ma spesso nocivi.

La manifestazione. Gli agricoltori si sono dati appuntamento al Palabarbuto e mentre all’interno si alternavano le dichiarazioni, fuori c’erano i pizzaioli acrobatici e i casari che preparavano la mozzarella, mentre i banchi esponevano i prodotti più contraffatti. La Campania è infatti  la regione i cui alimenti di qualità sono più spesso copiati e immessi sui mercati nazionali ed esteri da produttori che nulla hanno a che vedere con la Regione o con i protocolli di Dop e Igp. I manifestanti chiedono infatti  l’etichetta di origine, la salvaguardia di prodotti come il pomodoro San Marzano e, appunto, la mozzarella, in assoluto due tra i cibi più copiati e contaminati.

mercato

I cibi più tossici. A preoccupare gli agricoltori non è soltanto la concorrenza sleale, ma anche il danno che viene alla nostra salute, perché molti dei cibi contraffatti non perdono soltanto in sapore e valori nutrizionali, ma poiché prodotti in condizioni non controllate possono essere dannosi per la salute.

Che c’è di più salutare dei broccoli, pensiamo nel metterli nel carrello della spesa, da tempo indicati come protettori contro il cancro, e non sappiamo che in realtà mangeremo un concentrato di residui chimici, visto che la verdura proviene non dalle nostre campagne ma dalla Cina. Proprio i broccoli sono in testa alla black list di Coldiretti per irregolarità riscontrate, seguiti dal prezzemolo vietnamita, il basilico indiano, le melegrane egiziane, il peperoncino thailandese. Inquieta davvero vedere come i prodotti incriminati siano di largo consumo sulle nostre tavole. E mentre i fruttivendoli sono obbligati a indicare la provenienza delle merci, questo non accade per i prodotti lavorati, per cui se si acquista un vasetto di basilico l’etichetta non è tenuta a precisare da dove proviene l’ingrediente principale.

Il dossier. Con la quasi totalità (92%) dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici, come detto sono i broccoli provenienti dalla Cina il prodotto alimentare meno sicuro, ma a preoccupare è anche il prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e il basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10. La “Black list dei cibi più contaminati” presentata dalla Coldiretti è stata stilata sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel “Rapporto 2015” sui Residui dei Fitosanitari in Europa. Il primato negativo della Cina non è una novità, anche nel 2015 da lì proveniva il maggior numero di prodotti irregolari, contaminati da micotossine, additivi e coloranti fuori legge.

broccoli

INFOGRAFICA

Alimenti contaminati. Se nella maggioranza dei broccoli cinesi è stata trovata la presenza in eccesso di Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben, nel prezzemolo vietnamita – sottolinea la Coldiretti – i problemi derivano da Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide mentre il basilico indiano contiene Carbendazim, che è vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno.Nella classifica dei prodotti più contaminati elaborata alla Coldiretti ci sono però anche le melagrane dall’Egitto che superano i limiti in un caso su tre (33%), ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance, che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni all’importazione concesse dall’Unione Europea. Con una presenza di residui chimici irregolari del 21% i pericoli – continua la Coldiretti – vengono anche dal peperoncino della Thailandia e dai piselli del Kenia contaminati in un caso su dieci (10%). I problemi riguardano anche la frutta dal Sud America, come i meloni e i cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana che sono fuori norma nel 14% dei casi per l’impiego di Spinosad e Cypermethrin e il 15% della menta del Marocco.

prezzemolo

L’eccellenza italiana. “L’agricoltura italiana- sostiene la Coldiretti – è la più green d’Europa con 281 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%)”. Un’eccellenza che viene spesso messa in difficoltà dalla concorrenza sleale di produttori non altrettanto trasparenti: “Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “bisogna liberare le imprese italiane dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale, ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini”.

Pizze taroccate. Dalla mozzarella lituana al concentrato di pomodoro cinese, passando per l’olio tunisino e il grano canadese, quasi due pizze su tre servite in Italia sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza, senza alcuna indicazione per i consumatori. Nel 2015 – emerge dal dossier – sono infatti aumentate del 379% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente, ma a crescere del 279% sono state anche le importazioni di olio di oliva dalla Tunisia mentre c’è stato un incremento del 17% dei prodotti caseari destinati alla trasformazione industriale e, tra queste, soprattutto le cagliate provenienti dalla Lituania e destinate a produrre mozzarelle senza alcuna indicazione sulla reale origine in etichetta.

E i primi dati del gennaio 2016 non sono incoraggianti neanche sul fronte delle importazioni di grano tenero, con l’aumento di mille tonnellate delle importazioni dall’estero.

La pizza sviluppa un fatturato di 10 miliardi di euro in Italia, dove ogni giorno si sfornano circa 5 milioni di pizze per un totale di 1,8 miliardi all’anno.

In termini di ingredienti significa – stima la Coldiretti – 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. Che molto spesso non sono italiani, con buona pace del nostro prodotto simbolo.

http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2016/04/20/news/cibo_dieta_mediterranea_coldiretti_black_list-138030189/

La prima casa non si tocca

 

 la prima casa non si tocca 

La casa fa parte delle Minime Necessità o Bisogni Primari che un Governo, in carica, dovrebbe garantire attraverso un lavoro o una rendita, per coloro che non possono lavorare. E’ proprio sul lavoro che il Governo dovrebbe puntare. Il Governo è responsabile della povertà o del benessere dei propri cittadini. Nessuno viene da Marte o dalla Luna per risoverci questi problemi. Il Governo, che gestisce il paese, e ha la possibilità di legiferare e di prendere qualsiasi decisione in merito.

di Tarcisio Bonotto

casaQuando parliamo di Società come organizzazione degli individui, con un suo dinamismo, caratteristiche culturali e il livello di civiltà, vien da chiedersi se la nostra sia una Società nel vero senso del termine.

Il motivo è presto detto. La mancanza di lavoro, il tentativo di pignorare la casa in caso di mancato pagamento del mutuo, la perdita di potere di acquisto del 35%, il cambio Lira-Euro ad un terzo in più del suo valore nominale, etc. descrive una situazione in cui il Governo sembra ‘costretto da forze estranee’ a decidere e che le colpe, per la condizione in cui versiamo, siano da imputare esclusivamente alle regole imposte a livello internazionale e ai cittadini stessi. 

Nella teoria economica PROUT (Teoria della Utilizzazione PROgressiva, del 1967) di P.R. Sarkar e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, del 1948 sono descritti dei principi fondamentali per l’esistenza degli individui e della società stessa.

Nel Prout: “Ad ogni individuo devono essere garantire le Minime Necessità: Alimenti, Vestiario, Abitazione, Cure Mediche e Istruzione”, come diritto di nascita, attraverso un lavoro o una rendita per chi non è in grado di lavorare.

Nella Dichiarazione Universale troviamo agli articoli economici 25 e 26: “A tutti dovrebbero essere garantiti: Alimenti, Vestiario, Abitazione, Cure mediche e Istruzione, oltre a Trasporti e Comunicazioni, in una società avanzata”.

La nostra Costituzione afferma all’ART. 36 che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, ma non specifica gli elementi chiave di tale esistenza libera e dignitosa. L’ISTAT ha creato un paniere che non riflette pienamente tali bisogni primari.

Ebbene la casa costituisce uno dei cardini di un’esistenza umana dignitosa.Tali Minime Necessità, che soddisfano i Bisogni Primari, devono essere inserite nella Costituzione in aggiunta al presente Art. 36, in modo che i cittadini possono citare in giudizio il Governo in carica, se tale principio non fosse rispettato.

Il motivo è che, per P.R. Sarkar, il Governo è il solo e ultimo RESPONSABILE della povertà o del benessere dei propri cittadini e nessun altro. Nessuno viene da Marte o dalla Luna a risolvere questi problemi, essi sono in capo al Governo che ha la piena facoltà di legiferare e operare in tale direzione.

C’è l’impressione invece che la mancanza di lavoro e quindi l’impossibilità di far fronte alle spese per le necessità primarie, sia solamente dei cittadini.

Siamo qui a stabilire invece che il GOVERNO è il RESPONSABILE ULTIMO della garanzia di tali Minime Necessità attraverso un LAVORO o una RENDITA e il relativo POTERE DI ACQUISTO, necessario a procurarsi le Minime Necessità.

La situazione è drammatica: abbiamo firmato molti trattati (WTO, UE…) che hanno portato alla chiusura di 600.000 aziende e 270.000 attività agricole, ma potevamo non farlo. Potevamo non inserire in Costituzione il 3% rapporto deficit/PIL, potevano non firmare per le quote latte, potevamo non firmare per l’eliminazione della produzione di zucchero a favore della Germania, etc. Queste decisioni non sono state responsabilità dei cittadini, ma degli stessi Governi.

La casa è un diritto primario. Il Governo dovrebbe creare le condizioni perché ogni cittadino possa avere la possibilità, attraverso un lavoro significativo e dignitoso, di procurarsi le Minime Necessità e soddisfare i bisogni primari. Solo allora potremmo definire la nostra una vera società umana.