{"id":2946,"date":"2015-04-16T16:51:22","date_gmt":"2015-04-16T15:51:22","guid":{"rendered":"http:\/\/irprout.it\/?p=2946"},"modified":"2015-04-16T17:10:43","modified_gmt":"2015-04-16T16:10:43","slug":"unctad-cambiare-paradigma-della-globalizzazione-aumentare-i-salari-dei-poveri-per-dopare-la-crescita-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/irprout.it\/?p=2946","title":{"rendered":"Unctad: cambiare paradigma della globalizzazione, aumentare i salari dei poveri per \u201cdopare\u201d la crescita mondiale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/notes\/io-non-sono-uno-struzzo-e-non-metto-la-testa-sotto-la-sabbia\/unctad-cambiare-paradigma-della-globalizzazione-aumentare-i-salari-dei-poveri-pe\/170891506255542\">26 ottobre 2010 alle ore 13.45<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt; color: #000000; background-color: #99cc00;\">E&#8217; &#8220;stranamente&#8221; passato quasi sotto silenzio in Occidente il rapporto dell&#8217;<strong>United Nation Conference on Trade and Development (Unctad)<\/strong> pubblicato il 19 ottobre 2010. Mette in discussione l&#8217;attuale paradigma economico della globalizzazione che basa la competitivit\u00e0 di un Paese sulle esportazioni e la produttivit\u00e0 (che si traducono in bassi salari). <strong>Infatti secondo l&#8217;Unctad &#8220;L&#8217;aumento dei salari sarebbe in grado di dinamicizzare la crescita mondiale&#8221;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Il rapporto Unctad 2010 sul commercio e lo sviluppo sottolinea che \u00abQuest&#8217;aumento passa per\u00f2 per un riorientamento delle politiche macroeconomiche ed un rafforzamento delle istituzioni che permetteranno di far aumentare i redditi\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2949 alignleft lazyload\" data-src=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Africa.jpg\" alt=\"Africa\" width=\"500\" height=\"300\" data-srcset=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Africa.jpg 500w, https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Africa-300x180.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 500px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 500\/300;\" \/>Secondo il documento al centro del nuovo paradigma deve esserci la creazione di nuovi posti di lavoro: \u00abE questo \u00e8 ancora pi\u00f9 importante perch\u00e9, in numerosi Paesi, la crisi finanziaria ed economica ha provocato un aumento della disoccupazione che raggiunge livelli ineguali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma gli economisti che l&#8217;Unctad ha chiamato a stilare il documento sfatano un&#8217;altro tab\u00f9 economico che sentiamo ripetere come un mantra anche dagli imprenditori e dai politici italiani:<\/strong>\u00a0\u00abLe prospettive di una crescita trainata dalle esportazioni diminuiscono, perch\u00e9 gli Stati Uniti non saranno pi\u00f9 il principale mercato di esportazioni e ci sono poche possibilit\u00e0 che le altre potenze economiche prendano rapidamente il loro posto\u00bb. Ma il coltello nella piaga della politica economica tradizionale (sia capitalista che del socialismo reale) il rapporto dell&#8217;Unctad lo mette quando dice:\u00a0<strong>\u00abNelle strategie di sviluppo che hanno dominato gli ultimi 30 anni limitare la pressione salariale \u00e8 stato il principale modo di procurare un vantaggio concorrenziale nei differenti settori dell&#8217;esportazione sui mercati internazionali. Questo approccio dimentica il ruolo macroeconomico del rialzo dei salari che possono stimolare la domanda interna e dinamizzare il lavoro\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Come se ne esce da questo gatto che si morde la coda (ci vogliono pi\u00f9 consumi ma la base dei consumatori guadagna poco per sostenere il mercato o sono disoccupati)? Lo spiega nell&#8217;introduzione del rapporto il segretario generale dell&#8217;Unctad, Supachai Panitchpakdi:<strong>\u00abUna strategia promettente per creare rapidamente dei posti di lavoro potrebbe consistere nel privilegiare maggiormente la dinamica degli investimenti e fare in modo che i guadagni di produttivit\u00e0 cos\u00ec ottenuti vengano ripartiti tra il lavoro e il capitale in maniera da &#8220;dopare&#8221; la domanda interna, Tutte questi misure applicate insieme, offrirebbero grandi possibilit\u00e0 di gestire la domanda facendo in modo di combattere la disoccupazione, gestendo intanto l&#8217;inflazione e riducendo la dipendenza di fronte alle esportazioni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Sembrerebbe che il turbo-capitalismo globalizzato abbia bisogno di una specie di droga socialdemocratica che per alcuni versi somiglia al riassestamento che sta mettendo in atto il Partito comunista cinese in Cina con il nuovo piano quinquennale. Ma sembra una ricetta per i Paesi emergenti e in via di sviluppo pi\u00f9 che per il satollo Occidente dove sembra problematico garantire l&#8217;espansione regolare della domanda interna.\u00a0<strong>Sembra invece destinata anche a noi un&#8217;altra delle raccomandazioni: \u00abRafforzare il potere d&#8217;acquisto collettivo, stimolando gli investimenti in capitale fisso e nell&#8217;innovazione tecnologica\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Infatti il rapporto fa il bilancio di 30 anni di globalizzazione e sviluppo partendo dal vero teatro nel quale si \u00e8 svolta la battaglia economica e sociale planetaria:: i mercati del lavorio dei Paesi in via di sviluppo e le loro risorse. Paesi che non sono in grado di assorbire un eccesso di manodopera eppure sempre pi\u00f9 dipendenti dalle esportazioni verso i Paesi sviluppati. \u00abMa tutto questo non pu\u00f2 proseguire allo stesso tempo con le strategie di sviluppo e riuscire &#8211; dice l&#8217;Unctad &#8211;<strong>\u00a0Bisogna quindi concentrarsi maggiormente sulle forze interne che sono la crescita e la creazione di posti di lavoro\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2947 lazyload\" data-src=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/UNCTAD.jpg\" alt=\"UNCTAD\" width=\"120\" height=\"148\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 120px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 120\/148;\" \/>Infatti,\u00a0<strong>se il rapporto Unctad \u00e8 stato praticamente ignorato in Europa (per non parlare dell&#8217;Italia), sta invece facendo molto discutere in Africa,<\/strong>\u00a0c visto che \u00e8 in quel continente che ci sono i pi\u00f9 poveri dei Paesi in via di sviluppo e dove i programmi pubblici per il lavoro sarebbero pi\u00f9 utili per lottare contro disoccupazione e miseria.\u00a0<strong>Programmi che secondo il rapporto \u00abNon solo hanno un effetto diretto sulla riduzione della disooccupazione, ma creano potere di acquisto che avr\u00e0 degli effetti indiretti sui posti di lavoro in tutta l&#8217;economia e fissano una soglia di remunerazione e condizioni di lavoro minime\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo una contrazione di circa il 2% nel 2009 (la prima dalla seconda guerra mondiale) il Pil mondiale dovrebbe crescere del 3,5% nel 2010, ma nello stesso tempo il valore del commercio mondiale \u00e8 precipitato del 23% nel primo trimestre del 2009, iniziando a riprendersi d solo alla fine dell&#8217;anno.\u00a0<strong>Ma mentre i prezzi dei prodotti di base aumentano velocemente rispetto al primo trimestre del 2009 non fanno altrettanto le entrate fiscali degli Stati, in parte a causa della forte domanda dei Paesi emergenti in rapida industrializzazione, ma anche per il riapparire della speculazione finanziaria nelle sue forme peggiori.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa ripresa \u00e8 fragile ed ineguale &#8211; avverte l&#8217;Unctad &#8211; I Paesi africani, meno direttamente toccati dalla tormenta finanziaria perch\u00e9 sono molto meno integrati di altre regioni in via di sviluppo nei mercati finanziari internazionali, dovrebbero conoscere una crescita del 5% nel 2010. In Africa sub sahariana (non compreso il Sudafrica) la crescita sar\u00e0 pi\u00f9 vicina al 6%. Ma la creazione di posti di lavoro e particolarmente di impieghi ad alta produttivit\u00e0 e ben remunerati resta difficile\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt; background-color: #99cc00;\">Le decantate riforme politiche liberiste applicate per pi\u00f9 di 20 anni hanno prodotto risultati limitati: \u00abMolti Paesi africani negli anni &#8217;80 e &#8217;90 hanno registrato una contrazione del Pil per abitante e delle attivit\u00e0 manifatturiere &#8211; spiega l&#8217;Unctad &#8211; Alla fine degli anni &#8217;90, la struttura produttiva ricordava quella del periodo coloniale, con un posto preponderante dell&#8217;agricoltura e delle attivit\u00e0 estrattive\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>Questo ha prodotto l&#8217;ampliamento del debito, l&#8217;aumento del costo del cibo e una serie di conflitti interni, solo la fine di queste turbolenze a permesso il recupero del trend della crescita e l&#8217;aumento delle entrate a partire dal 2003, crescita che \u00e8 proseguita negli anni successivi nonostante la crisi mondiale. \u00abMa niente indica fino ad ora che la struttura del lavoro sia realmente evoluta &#8211; sostiene il rapporto &#8211; Il tasso di impiego ufficiale resta elevato nell&#8217;Africa subsahariana, il che conferma che il problema in termini assoluti non riguarda una penuria di posti di lavoro, ma l&#8217;assenza di posti di lavoro accettabili e produttivi\u00bb.<\/p>\n<p>Il lavoro agricolo, essenzialmente informale, \u00e8 diminuito con il progredire dell&#8217;urbanizzazione, ma in Africa rappresenta ancora il 60% del totale. Intanto aumenta il lavoro nero e informale nei servizi urbani e nel piccolo commercio. Nell&#8217;Africa sub sahariana, se si esclude il Sudafrica i salariati in settori &#8220;strutturati&#8221; sono solo il 13% dei lavoratori e il 60% della forza lavoro sono &#8220;lavoratori poveri&#8221;, cio\u00e8 che b non riescono con il loro salario a soddisfare i bisogni primari di sussistenza delle loro famiglie. L&#8217;Unctad conclude: \u00abPerch\u00e9 la situazione del lavoro possa migliorare grazie ad una crescita pi\u00f9 rapida del Pil, bisogna quindi che l&#8217;aumento dei redditi nelle industrie dell&#8217;esportazione abbia delle ricadute benefiche per iol resto dell&#8217;economia. Ma questo poi dipender\u00e0 dalla domanda produttiva delle imprese, dalla crescita dei consumi di beni e prodotti nel Paese e dall&#8217;aumento delle spese pubbliche grazie alle tasse pi\u00f9 elevate pagate dagli esportatori\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Peccato che fino ad ora la globalizzazione imprenditoriale guidata dalle multinazionali si sia basata proprio sul sogno di trovare sempre un Paese dove si pagano meno gli operai e non si pagano tasse.<\/strong>\u00a0Forse siamo arrivati alla fine della corsa e tutte le caselle della scacchiera sono state percorse e occupate e bisogner\u00e0 pensare alla redistribuzione e del benessere globale. E per l&#8217;occidente saranno dolori.<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"font-size: 12pt; background-color: #d1d1d1;\">\u00a0Questo articolo:\u00a0<a style=\"background-color: #d1d1d1;\" href=\"http:\/\/www.greenreport.it\/_new\/index.php?page=default&amp;id=7279\">http:\/\/www.greenreport.it\/_new\/index.php?page=default&amp;id=7279<\/a>\u00a0<\/span><\/p>\n<div><span style=\"font-size: 12pt; background-color: #d1d1d1;\"><span style=\"font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;\"><strong>\u00a0UNCTAD Report 2010, pag IX-X:<\/strong>\u00a0<\/span><a style=\"background-color: #d1d1d1;\" href=\"http:\/\/unctad.org\/en\/Docs\/tdr2010_en.pdf\" target=\"_blank\">http:\/\/unctad.org\/en\/Docs\/<wbr \/>tdr2010_en.pdf\u00a0<\/a><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 ottobre 2010 alle ore 13.45 E&#8217; &#8220;stranamente&#8221; passato quasi sotto silenzio in Occidente il rapporto dell&#8217;United Nation Conference on Trade and Development (Unctad) pubblicato il 19 ottobre 2010. 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