{"id":536,"date":"2014-10-16T18:01:12","date_gmt":"2014-10-16T18:01:12","guid":{"rendered":"http:\/\/irprout.it\/?p=536"},"modified":"2014-10-25T17:21:58","modified_gmt":"2014-10-25T17:21:58","slug":"effetti-delle-politiche-wto-sulla-risicoltura-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/irprout.it\/?p=536","title":{"rendered":"Effetti delle politiche WTO sulla risicoltura italiana"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0Tarcisio Bonotto<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-537 lazyload\" data-src=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso1.jpg\" alt=\"riso1\" width=\"333\" height=\"224\" data-srcset=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso1.jpg 333w, https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso1-300x201.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 333px) 100vw, 333px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 333px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 333\/224;\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><em><span style=\"color: #333333;\">L&#8217;Istituto di Ricerca Prout Italia ha realizzato una ricerca analizzando come difendersi dalle politiche del WTO riducendo drasticamente la tendenza all&#8217;esportazione e ridimensionando la produzione di riso in funzione del consumo locale, elementi che potrebbero essere necessari nei prossimi anni quando le politiche liberiste del WTO imporranno ampi tagli alla produzione di riso in Europa<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>Italia, paese forte esportatore di riso.<\/strong> Non si direbbe, ma dalle statistiche riportate nel rapporto annuale dell&#8217;Ente Nazionale Risi, si ricava che l&#8217;Italia, oltre che consumatore, \u00e8 un forte esportatore di riso. Il consumo interno arrotondato \u00e8 stato nel 1999 di 279.000 tonnellate contro le 362.000 vendute in Europa, a paesi produttori di riso e non produttori, ed altre 163.000 tonnellate in vari paesi del mondo, per un totale di circa 815 mila tonnellate di riso lavorato.<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>In pratica i due terzi del riso sono esportati ed 1 terzo consumati in Italia. In particolare l&#8217;esportazione \u00e8 di circa il 64% del totale.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Questo quadro sintetico dimostra una tendenza all&#8217;esportazione dell&#8217;Italia, comune a molti paesi del terzo mondo, creatasi per mantenere la bilancia dei pagamenti o per ottenere valuta pregiata. I paesi in via di sviluppo in genere esportano il 60% della loro produzione. A causa delle fluttuazioni inaspettate dei prezzi dei prodotti della borsa internazionale e a causa della concorrenza, molti di questi paesi hanno dismesso la produzione agricola interna che li rendeva autosufficienti, per indebitarsi con la produzione da esportazione (cash crops). Come risultato sono sottoposti ad un progressivo indebitamento, e si sono privati della possibilit\u00e0 di soddisfare i bisogni interni. Una situazione altamente instabile. L&#8217;Italia soffre, nel settore risicolo, degli stessi mali e incertezze dei paesi esportatori: incertezza sulle esportazioni (prezzi e quantit\u00e0) e sull&#8217;occupazione del settore.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-541 lazyload\" data-src=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso2.jpg\" alt=\"riso2\" width=\"400\" height=\"269\" data-srcset=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso2.jpg 400w, https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/riso2-300x201.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 400px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 400\/269;\" \/><\/a>E&#8217; solo da circa un anno, comunque, che si \u00e8 instaurato il tarlo di una motivata preoccupazione nel settore risicolo, per il decreto WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e delle politiche GATT, sottoscritte anche dall&#8217;Italia, che impongono all&#8217;Europa di importare riso da paesi terzi.<\/strong><\/p>\n<p>Secondo gli accordi <strong>GATT<\/strong> (General Agreement on Tariffs and trade &#8211; Accodi generali sulle tariffe e il commercio) l&#8217;Europa \u00e8 chiamata ad importare circa 600.000 tonnellate di riso (1\/3 della sua produzione totale di 1.800.000 tonnellate) a dazio zero, a prezzi stracciati e ci\u00f2 comporta una diminuzione, entro un anno, della produzione europea e in parte quella italiana, di un&#8217;eguale quantit\u00e0. L&#8217;Italia con le sue 5500 aziende produttrici di riso ed una stima di circa 50.000 addetti, se cos\u00ec fosse, dovr\u00e0 ridimensionare drasticamente la propria produzione.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 un altro fattore associato ancora pi\u00f9 preoccupante: il riso italiano DOC, viene gi\u00e0 prodotto in alcuni dei paesi di abituale esportazione: in Giappone si produce il riso Arborio ed in California il Carnarolo.<\/p>\n<p>Questo fatto anche se sporadico per ora, dimostra chiaramente, secondo i principi della psico-economia, che la tendenza generale \u00e8 di produrre in loco ci\u00f2 che magari fino ad ora \u00e8 stato\u00a0importato. E&#8217; una tendenza ineluttabile e potremmo essere sicuri che questa tendenza non retroceder\u00e0.<\/p>\n<p><strong>IGP e Marchi di Qualit\u00e0 la soluzione?<\/strong> Al convegno in Fiera a Verona del 5\/03\/2002, su &#8220;WTO e risicoltura italiana&#8221;, si \u00e8 data molta enfasi all&#8217;introduzione delle IGP e dei marchi di qualit\u00e0 per essere competitivi sul mercato europeo e mondiale.<\/p>\n<p>Certamente l&#8217;istituzione dei marchi di qualit\u00e0, delle IGP ecc. sono un buon biglietto da visita per i produttori, ma non potranno invertire sostanzialmente la tendenza al taglio della produzione e quindi mantenere lo stesso tasso di esportazione. Non pu\u00f2 essere questa la soluzione finale al problema dei tagli alla produzione e della concorrenza nel settore, anche se potranno momentaneamente mantenere alta la qualit\u00e0 e stimolare le vendite.<\/p>\n<p>Dovremmo monitorare, per i prossimi anni, le progressive tendenze di recettivit\u00e0 del mercato comunitario e mondiale per poter correre ai ripari ed evitare grossi traumi all&#8217;occupazione italiana.<\/p>\n<p><strong>Ruolo dell&#8217;agricoltura nell&#8217;economia nazionale. <\/strong>I prodotti agricoli hanno in genere un basso valore aggiunto. Per dei sicuri profitti \u00e8 meglio esportare beni strumentali ad alta tecnologia e ad alto valore aggiunto. La libera esportazione dei prodotti agricoli, quindi, non \u00e8 il migliore strumento per la produzione di reddito per i lavoratori italiani. Lo potr\u00e0 essere in un certo momento storico ma la progressiva tendenza a produrre in loco tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile, la rende estremamente vulnerabile.<\/p>\n<p>Possiamo qui sottolineare che il compito dell&#8217;agricoltura \u00e8 di soddisfare innanzitutto le necessit\u00e0 alimentari locali e di creare l&#8217;indotto, delle aziende di trasformazione e del settore macchine agricole e associate, i cui prodotti possono essere facilmente esportati.<\/p>\n<p><strong>Opposizione alle politiche WTO e salvaguardia delle produzioni locali.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/WTO1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-543 lazyload\" data-src=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/WTO1.jpg\" alt=\"WTO1\" width=\"250\" height=\"164\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 250px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 250\/164;\" \/><\/a>Non dovremmo permettere che le politiche del WTO distruggano l&#8217;equilibrio e il tessuto produttivo rurale\/agricolo locale, sviluppatosi in decine o centinaia di anni, con delle ingiunzioni studiate ad hoc attraverso il meccanismo del liberismo economico estremo.<\/p>\n<p>Nello stesso giorno in cui si teneva il convegno in Fiera, in una atmosfera di scontata accettazione della bont\u00e0 delle politiche del WTO, giunse la notizia che il presidente Bush annunci\u00f2 il rialzo dei dazi di importazione dell&#8217;acciaio Europeo da 8% al 30%, per 3 anni, fino all&#8217;entrata in vigore definitiva dei trattati WTO. Questo per salvaguardare le industrie USA, produttrici di acciaio, che avevano protestato.<\/p>\n<p>Questo fatto, se da una parte dimostra l&#8217;ipocrisia dell&#8217;amministrazione USA, nell&#8217;imporre solo agli altri paesi la necessit\u00e0 di liberalizzare l&#8217;economia, dall&#8217;altra dimostra come \u00e8 necessario salvaguardare il tessuto economico locale da fattori di disturbo esterni, per mantenere un certo equilibrio economico. (Da sottolineare che il momento di maggiore sviluppo dell&#8217;economia americana \u00e8 stato durante il periodo del protezionismo). Salvaguardare le produzioni locali: come Bush anche l&#8217;Europa potrebbe salvaguardare le proprie produzioni, per lo meno per tre anni fino al 2005, data di entrata in vigore degli accordi. Il WTO \u00e8 un organismo nato da corporazioni americane, europee e asiatiche, ma prevalentemente USA, in collaborazione con il governo americano, che suggerisce e impone la liberalizzazione dei mercati a tutti i paesi firmatari. Lo impone in maniera sottile attraverso i suoi trattati TRIM, TRIPS, GATS, GATT ecc., si dice per favorire le grosse aziende multinazionali internazionali e il mercato USA.<\/p>\n<p>Il mercato libero di cui parlano WTO, FMI e Banca Mondiale, non \u00e8 in realt\u00e0 libero, \u00e8 controllato dai grossi detentori del potere economico. Per cui dovremmo optare per un mercato controllato, ma in un&#8217;economia pi\u00f9 democratica.<\/p>\n<p><strong>Alcuni miti da sfatare.<\/strong> Da una parte si afferma che l&#8217;importazione di riso dai paesi poveri aiuter\u00e0 il loro sviluppo.<\/p>\n<p>In questa concezione vi \u00e8 un mito da sfatare: chi beneficia delle esportazioni dai paesi cosiddetti poveri? In genere non \u00e8 la popolazione ma pochi esportatori o commercianti, o forse le stesse multinazionali che hanno acquistato le risaie. La popolazione \u00e8 spesso sfruttata e questo avviene in tutti i paesi in via di sviluppo. Non \u00e8 certamente aprendo i nostri mercati per favorire alcuni esportatori, che potremmo aiutare lo sviluppo dei paesi poveri. Si crea un doppio circolo vizioso: da una parte si arricchiscono di pi\u00f9 i commercianti e dall&#8217;altra in Europa si mettono solo in pericolo migliaia di posti di lavoro.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/NAFTA1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-545 lazyload\" data-src=\"https:\/\/irprout.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/NAFTA1.jpg\" alt=\"NAFTA1\" width=\"220\" height=\"180\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 220px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 220\/180;\" \/><\/a>Comunit\u00e0 economiche tra paesi a viluppo omogeneo<\/strong>.<br \/>\nIn questo contesto \u00e8, inoltre, da sottolineare che la liberalizzazione dei mercati realizzata tra paesi con livelli di sviluppo non omogenei, come nel caso dei alcuni paesi aderenti al NAFTA (North Atlantic Free Trade Agreement), USA e Messico, provoca immensi danni per i paesi pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>Per questa ragione dovrebbero essere realizzate delle comunit\u00e0 economiche i cui paesi abbiano potenzialit\u00e0 e sviluppo economici similari, come ad esempio tra i paesi della ex Unione Sovietica, tra i paesi del Sud-Est asiatico, la ASEAN, SAARC etc. All&#8217;interno di queste comunit\u00e0 economiche il libero mercato non porter\u00e0 danni per alcun paese.<\/p>\n<p><strong>WTO: Quote di produzione per il riso?<\/strong>. <strong><span style=\"color: #993300;\">Le politiche del WTO, FMI, e WB stanno distruggendo il tessuto produttivo locale cresciuto in decine se non centinaia di anni di lavoro e tradizioni.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Le politiche economiche della specializzazione produttiva nazionale, ispirate all&#8217;idea dell&#8217;economista Ricardo, hanno portato a delle situazioni paradossali. La Germania e la Francia hanno delle forti eccedenze di latte e derivati per la loro configurazione geografica ed altri fattori. All&#8217;Italia, produttrice meno forte di latte e derivati, vengono assegnate delle quote di produzione locale del latte e il resto deve essere importato dalla Germania e Francia. Allo stesso modo sono state assegnate delle quote di produzione per grano duro che importiamo dalla Francia, per gli agrumi della Spagna, l&#8217;olio di oliva della Grecia ed \u00e8 possibile che ci troveremo prima o poi anche le quote di produzione di riso a causa dell&#8217;importazione da paesi terzi.<\/p>\n<p>Conseguenze possibbili: molte terre specializzate nella produzione di agrumi, olive etc, per la loro ubicazione, per il clima, rimarranno incolte o dovranno essere convertite ad altre colture, sempre se possibile. Si crea una forte instabilit\u00e0 economica e di conseguenza sociale.<\/p>\n<p><strong>Domanda:<\/strong> i lavoratori di questi settori &#8216;quotati&#8217; che non producono pi\u00f9 secondo il fabbisogno, sono stati assorbiti in altre attivit\u00e0 produttive? Sembra proprio di no. Hanno dovuto trovarsi altre occupazioni.<\/p>\n<p><strong>Domanda:<\/strong> in caso di calamit\u00e0 naturali, guerre etc, se la Germania e Francia non fossero pi\u00f9 in grado di fornirci questi prodotti, quanto tempo ci vorrebbe per produrli nuovamente in loco? Per il latte per lo meno 3 anni.<\/p>\n<p><strong>Altri fattori:<\/strong> Siamo sensibili al problema dell&#8217;inquinamento. Vale la pena sottolineare che le politiche della specializzazione hanno aumentato a dismisura lo scambio di merci, il traffico e l&#8217;inquinamento ambientale per la necessit\u00e0 di trasportare arance dalla Spagna, olio dalla Grecia ecc.<\/p>\n<p><strong>Proposte di soluzione a medio termine:<\/strong> <span style=\"color: #993300;\"><strong>Autosufficienza nelle produzioni agricole, limitazione della tendenza all&#8217;esportazione, aumento della domanda interna.<\/strong><\/span> Quello che proponiamo e ci\u00f2 sembra essere pi\u00f9 sicuro per l&#8217;occupazione, pi\u00f9 efficace per la garanzia delle necessit\u00e0 basilari per tutti, \u00e8 una produzione locale autosufficiente in sintonia con le esigenze locali, siano esse umane, occupazionali e ambientali. Il surplus eventuale della produzione di riso certamente va collocato in un mercato europeo e mondiale che lo richiede. In un periodo in cui si \u00e8 incrinato il fronte dell\u2019esportazione sarebbe meglio riequilibrare l&#8217;impegno produttivo verso le esportazioni. Non possiamo neppure accettare i tagli della produzione interna, previsti dalla politica attuale del WTO a causa delle importazioni obbligate di riso.<\/p>\n<p>Quindi se gi\u00e0 vi sono sentori di crisi per la risicultura italiana potrebbe essere necessario correre ai ripari prima che la bolla scoppi e pensare di orientare progressivamente la produzione italiana del comparto riso verso un incremento della domanda interna:<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #800000;\">Creare le condizioni perch\u00e9 aumenti la domanda interna, il riso ha ancora molte possibilit\u00e0. Ridimensionare progressivamente la tendenza all&#8217;esportazione riconvertendo le produzioni del riso verso altre produzioni<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #800000;\">Risulta essere molto insicura l&#8217;esposizione alle incertezze (prezzi\/domanda) del mercato estero, e puntarvi tutte le speranze della risicultura italiana potrebbe non portare ai risultati programmati.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Gioved\u00ec, 21 Agosto 2003<\/p>\n<p><strong>Tarcisio Bonotto<br \/>\n<\/strong>Istituto di Ricerca Prout Italia<br \/>\nwww.prout.it &amp; www.proutworld.org<\/p>\n<p><strong>Referenze:<br \/>\n<\/strong><em>Rapporto Annuale sul Riso in Italia 2000-2001 &#8211; Ente Risi &#8211; Milano<\/em><br \/>\n<em>Krtashivananda, Prout-il Neo-Socialismo del 21\u00b0 secolo &#8211; Edizioni Proutist Universal<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Tarcisio Bonotto L&#8217;Istituto di Ricerca Prout Italia ha realizzato una ricerca analizzando come difendersi dalle politiche del WTO riducendo drasticamente la tendenza all&#8217;esportazione e ridimensionando la produzione di riso in funzione del consumo locale, elementi che potrebbero essere necessari nei prossimi anni quando le politiche liberiste del WTO imporranno ampi <span class=\"excerpt-dots\">&hellip;<\/span> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/irprout.it\/?p=536\"><span class=\"more-msg\">Continua a leggere<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":213,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[27,19],"tags":[],"class_list":["post-536","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-ricerca_economica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.6 - 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