Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale

tarci_for_web Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale 

di Tarcisio Bonotto – 22 ottobre 2016

Volendo testare il terreno sugli orientamenti di voto per il referendum ho intervistato molte persone di diversa estrazione sociale ed età, chiedendo quali fossero il loro voto e i motivi del ‘SI’ o del ‘NO’.

E’ un po’ misto il mondo dei possibili votanti orientati non tanto per sola età o livello di preparazione scolastica, quanto per il loro vissuto e per una conoscenza  minimale o nulla della materia. Molte non hanno avuto possibilità di approfondire meglio e vengono inbeccate da altre su alcune motivazioni chiave che sottolineiamo:

L’idea di votare SI, perché con la riforma:

  1. le leggi vengono fatte più speditamente
  2. non ci sono alternative
  3. il governo di poche persone permette di arrivare più speditamente alle soluzioni

Nella convinzione, sembra, che le cosiddette ‘Riforme Strutturali’, qualsiasi esse siano, sono necessarissime e possano di per sé riavviare la ripresa anche economica.

Dalla parte del ‘NO’ vi sono molti giovani, persone dai 50 in su con esperienza di militanza politica, vi sono cittadini che hanno la sola avversione politica al Governo per l’asservimento di questo ai poteri economici forti, mancata equità sociale nelle riforme e nelle leggi o decreti prodotti.

Tra le motivazioni del ‘NO’ vi sono ragionati alcuni motivi:

  1. per cambiare la costituzione bastano i 3/5 dei rappresentanti della Camera
  2. con questa legge elettorale che dà un premio di maggioranza del 55%, al partito che raggiunge il 25-28%, bastano solo 42 voti in più, facili da trovare, per cambiare la Costituzione
  3. vi è una concentrazione pericolosa senza contrappesi del potere esecutivo

Ma quello che mi ha colpito di più, dalla parte del ‘SI’ è stata la domanda: “Quale alternativa ci sarebbe a queste riforme?”. Intendendo che senza queste riforme tutto rimarrebbe come prima. Non si cambierebbe… che cosa poi, in meglio o in peggio?

E’ vero non ci sono alternative anche se l’IRP (Istituto di Ricerca Prout) ha inviato ai partiti una proposta sia su una possibile struttura bicamerale modificata sia su una nuova legge elettorale. (Sistema Politico PROUT)

Qualcuno della maggioranza scrive che senza queste riforme si consegna il paese ai populismi, ai 5 Stelle… Sarà mica per questa ragione che nuovamente hanno congegnato una legge elettorale tendenziosa? Un altro porcellum?

Premesso che sono d’accordo sulla necessità di riformare il sistema socio-economico, per allinearlo ai valori, alle mutate condizioni sociali e globali, tuttavia è necessario farlo avendo come stella polare chiari principi e valori.

Gustavo Zagrebelsky, ex Presidente della Corte Costituzionale, ha fatto notare nell’intervista faccia, faccia con il Presidente Renzi, che anche altri paesi hanno la doppia Camera, e votano in fretta le leggi perché i partiti sono uniti e compatti, mentre in Italia non è così. Quindi non è la struttura bicamerale la causa prima delle lungaggini ma i componenti dei partiti.

Schizofrenia dell’intervento

C’è un fatto interessante e riguarda la schizofrenia dell’intervento nei confronti della attuale crisi che abbraccia ogni settore, per la quale si sono presentate le riforme principali: Costituzione e legge elettorale: “vi è una profonda crisi socio economica alla quale si dovrebbe rispondere con misure economiche in primis e sociali di conseguenza. Ma a questa crisi si risponde modificando l’assetto costituzionale e la concentrazione dei poteri. Strano.”

L’élite si è rassegnata alle conseguenze di trattati internazionali che hanno massacrato la nostra economia, definendoli ineluttabili, accettano regole, che si afferma non possiamo cambiare, etc… Ma non ci siamo accorti che questi regolamenti arrivano dai poteri forti ai quali non passa per la testa il benessere del popolo?

Non tentiamo di cambiare le regole economiche imposte responsabili della miseria in atto, ma cambiamo la nostra Costituzione, la Legge Elettorale per meglio adeguarsi alle conseguenze da questi generate. Ancora più strano.

Certo è vero che in un momento di crisi socio-economica ci sia bisogno dell’uomo forte, del decisore forte con pieni poteri e questo la storia ce lo ricorda. Ma è anche vero che ‘one man power’, ‘un solo uomo al potere’, oggi non porta a nessun vantaggio e tanto meno progresso, perché vi è un grosso limite sia decisionale che di conoscenza delle problematiche sulle quali si va a decidere. E ciò conduce inesorabilmente al baratro.

In effetti sarebbero 3 i fattori chiave per il realizzare il benessere socio-economico:

  • Un ideale costruttivo o teoria socio-economica e filosofia di vita innovativi
  • Forte leadeship
  • Strategia adeguata

Attualmente abbiamo qualcosa di alcuni di questi fattori, ma non tutti al 100%.

 

Fine articolo

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