GIUSTIZIA

GIUSTIZIA_OLIO giustizia 

La pena di morte va contro il diritto fondamentale alla vita, e per quanto ignobili siano gli atti criminali commessi, non potrebbe essere accettata come la soluzione.

Inoltre il nuovo concetto di Sarkar dell’azione correttiva, al posto dell’azione penale, renderebbe la giustizia più umana, e l’esistenza indirizzata al progresso individuale e avanzamento sociale:

“ciascuno senza dubbio ha il diritto di correggere chiunque altro, ma nessuno ha il diritto di penalizzare chiunque altro”.

 Riforma della Giustizia 

Sarkar ha ampiamente scritto sulla Giustizia e trattiamo alcuni aspetti dal libro, “La Giustizia secondo P.R. Sarkar”, una compilazione di sue conferenze. 

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Scrive Sarkar:

“Lo spirito fondamentale del parola ‘giustizia’, (vica’ra[1]) è: ‘un particolare tipo di processo mentale per accertare la verità’. Anche se le azioni umane dipendono da principi relativi, si definisce giustizia, qualsiasi cosa possa apparire come ‘verità’, in questo mondo relativo e all’interno della società. Il maggior beneficio dell’applicazione corretta della giustizia è che l’intelletto umano, nella lotta tra forze progressiste e regressive, tra il buono e il cattivo, caratteristica costante della società, può avere sempre maggiori opportunità di scegliere il sentiero della rettitudine”.

A proposito di sistemi giuridici, scrivono Sandra Kowalska e Kyriaki Karypidou: “Un sistema processuale penalistico può avere come scopo principale quello della ricerca della verità, un altro può invece ritenere rilevante il “modo” di risoluzione della lite, mettendo in secondo piano l’aspirazione ad una ricostruzione veritiera dei fatti. Il processo italiano, per esempio, focalizza come essenziale per una decisione giusta l’accertamento della verità; il sistema di Common Law, al contrario, si dimostra più propenso ad assicurare un “Fair Trial”, ossia regole del gioco uguali per le parti e una procedura garante della naturale selezione delle forze[2].

 L’Amministrazione della Giustizia 

giustizia-s.Sarkar2Prosegue Sarkar: “Alcuni affermano, ‘Poiché gli esseri umani possiedono un’intelligenza limitata, come possono essere qualificati a sedere in tribunale a giudicare altre persone? Nessuno ha diritto di giudicare qualcun altro’. Non rifiuto a priori questa argomentazione, ma sollevo la seguente questione: “Non è un’ingiustizia se, in questo mondo relativo, le persone non usano l’intelletto di cui sono state dotate?”

I giudizi possono non essere sempre corretti, la determinazione del criterio di giudizio può non essere perfetto, o le facoltà mentali, il modo di pensare del giudice possono creare dubbi sul fatto che egli possa essere la persona ideale. Dovremmo per questo abbandonare in toto il sistema giudiziario? Certamente no! Non è mai è stato accettato come assoluto e mai lo sarà, un metro di misura particolare o uno standard del progresso intellettuale. Ciononostante, in ogni sfera della vita, ci dovrebbe essere uno sforzo costante di avanzamento dall’imperfezione verso la perfezione. Questa volontà o sforzo, anche se indirettamente, renderà il progresso sociale e il benessere globale più accessibile alla razza umana”.

 Il processo giuridico 

Il processo giuridico termina una volta che il verdetto è giunto ad una qualche conclusione; il processo giuridico perciò non è completo in sé stesso. Solamente una volta che il verdetto è stato implementato il processo può considerarsi completato. In altre parole, l’utilità della giustizia nella vita sociale è sentita solamente quando una misura penale, o meglio ancora, una misura correttiva è messa in pratica, come da verdetto, per l’individuo interessato o il gruppo. Ma se in qualche stadio del processo, il metro di misura giuridico non è identico alla verità, oltre ogni ombra di dubbio, nessuno può negare che, nel momento di formulare la sentenza in accordo con il verdetto emesso, ci dovrà essere una speciale attenzione.

 Azione penale o correttiva? 

book-giustizia-s.Sarkar_pSono personalmente dell’opinione che, poiché sempre e inevitabilmente rimarranno dei difetti, anche se il sistema giudiziario fosse il migliore, non vi è l’intenzione o non è nella natura dell’essere umano penalizzare un altro essere umano. Inoltre, un’analisi particolareggiata rivela che quando si vuole prendere una misura punitiva per penalizzare qualcuno, sorge nelle menti di quelli che amministrano la punizione, un sentimento di vendetta che a sua volta, crea una mentalità malevola. Penso perciò che il termine “sistema penale” dovrebbe essere cancellato dalla terminologia sociale. E se e quando qualcuno, un giudice o una persona ordinaria, dovesse  intraprendere un’azione contro un’altra persona, tale azione dovrebbe essere di natura correttiva, non punitiva.

Se venisse adottato un sistema di misure correttive, i criminali, siano essi pienamente coinvolti nel crimine o non coinvolti, non avranno alcuna ragione di lamentarsi con chiunque in particolare. Anche nel caso ci fossero dei difetti nel sistema di giudizio, ciò non li danneggerà in alcun modo. Una persona che in definitiva è colpevole trarrà profitto da un sistema di misure correttive e anche una persona che non è colpevole trarrà profitto da tale sistema.

Così è mia opinione che nessuna persona innocente dovrebbe avere l’opportunità di pensare o dire: “Anche se innocente, sono stato punito perché non potevo permettermi un buon avvocato” a causa dei difetti del sistema giudiziario. Senza dubbio vi saranno conseguenze nefaste per la società se un criminale non è arrestato dalla polizia a causa della loro incompetenza, ma sarà maggiore il danno se una persona innocente è condannata a causa dei difetti del sistema giudiziario.

 Intervento diretto del Giudice 

Anche se non sostengo pienamente il metodo con cui fu amministrata la giustizia dai ka’ziis [giudici mussulmani] nel Medio Evo, sarebbe molto utile che i giudici di oggi emulassero la loro dedizione. I ka’ziis sentivano una responsabilità personale nel caso e rischiavano molto quando si travestivano per cercare la verità sulla scena del delitto o tentavano di estrarre una confessione dall’accusato o dal querelante usando un qualche intelligente artificio. Tali esempi darebbero una maggiore responsabilità ai giudici e sarebbe necessario perciò aumentare sia il loro numero sia il loro stipendio. Oltre a questo, potrebbe essere anche necessario aumentare la loro autorità, in modo tale da permettere loro di consegnare giudizi sulla base delle proprie investigazioni ed esperienze.

 Il sistema della Giuria 

I giudici, in ogni caso, non hanno bisogno, di addossarsi tutta la responsabilità di questo lavoro; parte di esso può essere eseguito da una giuria. Ciò darà luogo ad un aumento dell’importanza del sistema della giuria. L’unico criterio per selezionare i membri della giuria dovrebbe essere l’onestà. Non dovrebbero essere prese in considerazione qualifiche professionali e posizione sociale.

È preferibile che la responsabilità del giudizio finale sia del giudice, non della giuria. Quindi i giudici dovrebbero essere selezionati attentamente fra quelli la cui forza di carattere è irrefutabile. Generalmente il numero di giudici è più basso del numero dei poliziotti o degli investigatori ed i loro salari più alti; non sarà impossibile perciò, ad un paese, con uno sforzo adeguato, procurarsi i giudici competenti dei quali avesse bisogno. Dovrebbe essere data la responsabilità di selezionare i membri della giuria ad organismi autonomi e locali; affaristi, mediatori, leader politici o membri di partito, non dovrebbero essere eleggibili come membri della giuria.

 Misure correttive e non misure punitive 

Dal punto di vista morale è anche ovvio che, se si desidera preservare la purezza sociale, si ha il solo diritto di prendere misure correttive e non misure punitive. La legge che controlla ogni pulsazione dell’esistenza umana ha, da sola, l’autorità di penalizzare le persone, e nessuno altro. Ancora, se le persone avessero potuto dimostrare che i loro giudizi erano assolutamente scevri da difetti o potevano asserire che il loro sistema di punizione era legittimo, ci sarebbe stato da discutere. Ma gli esseri umani sono incapaci di fare questo. Quindi per la conservazione della società, se delle persone volessero prendere delle misure contro altri, quelle misure dovranno essere di natura correttiva, non punitiva. Se si prendono delle misure correttive, anche se il sistema giudiziario avesse dei difetti, non ci sarà la possibilità di danneggiare alcuno

 Codice penale e codice morale 

Nell’eventualità di un conflitto tra il codice penale ed il codice morale, il codice morale deve avere la precedenza.

 L’obiettivo fondamentale del processo penale 

Un giudice, in un processo, non dovrebbe essere prevenuto contro l’accusato, dovrebbe invece considerare se egli o ella abbia commesso il crimine o non l’abbia commesso, in quali circostanze e se il crimine fu commesso volontariamente o istigato da altri. Questo è il punto principale da considerare in un processo. La persona, alla quale la società ha dato il solenne incarico di giudice, deve avere perciò uno standard personale più elevato delle persone ordinarie.

 L’imputato ha commesso o no il crimine?

 Primo obiettivo del processo 

Giudicare se un imputato abbia commesso o no un crimine, è il primo elemento che il giudice deve considerare. Allo scopo di analizzare i tipi di crimini commessi, e se le azioni siano state commesse volontariamente o istigate da altri, i criminali possono essere classificati nelle seguente cinque categorie:

  1. Criminali per natura
  2. Criminali per abitudine
  3. Criminali a causa dell’ambiente
  4. Criminali a causa della povertà
  5. Criminali per momentanea debolezza

 Lasciamo la spiegazione dei tipi di criminali e degli altri concetti espressi, al libro in via di pubblicazione. 

[1] Vica’ra: termine sanscrito per il concetto di giustizia

[2] (Ruolo del giudice, processo di parti e prova: Italia e United States of America a confronto – A cura di Sandra Kowalska, Kyriaki Karypidou – Università degli studi di Roma “La Sapienza”).