ZONE SOCIO-ECONOMICHE AUTOSUFFICIENTI

Il mancato sviluppo di ogni singola area del nostro paese e di ogni altro territorio globale, ha indotto P.R. Sarkar a istituire le ZONE SOCIO-ECONOMICHE AUTOSUFFICIENTI, divisioni socio-territoriali, non generate su basi politiche, amministrative, ma su caratteristiche socio-economiche.

Una critica recente in merito al conflitto tra Sunniti, Shiiti, Curdi in Iraq, ha messo in evidenza che la tracciatura dei confini territoriali, fatta con il righello, dividendo popolazioni con profondi legami sociali-culturali, etnici e sentimentali o sulla base di interessi politici, non ha fatto giustizia alle medesime popolazioni e non ha portato allo sviluppo economico necessario per il dovuto sostentamento delle stesse.

Come risultato abbiamo avuto l’acuirsi di conflitti sociali, etnici, religiosi.

Ci si chiede: qual’è perciò il criterio di suddivisione territoriale o sociale delle popolazioni locali, per favorire lo sviluppo?. Le attuali divisioni nazionali rispondono alle necessità di sviluppo socio-economico delle popolazioni o devono essere riviste? Sarkar è di questa idea.

Anche in Italia abbiamo un potenziale conflitto tra popolazioni di origine diversa in Tirolo, tra la popolazione di origine germanica e italiana, tenute insieme da diversi fattori tra i quali l’indipendenza amministrativa e sovvenzioni economiche. Tali problematiche sussistono tra la popolazione isolana siciliana e gli italiani continentali, tra i sardi isolani e gli italiani continentali.

La convivenza tra i popoli è segno di profonda saggezza umana, ma in casi particolari possono esplodere profondi motivi di rivalità.

La Jugoslavia si è disintegrata nelle popolazioni e territori che la componevano, Slovenia, Croazia, Bosnia & Erzegovina, Serbia, Macedonia e Montenegro, che il Generale Josip Broz Tito dall’alto della sua autorità, aveva mantenute unite. Il sentimento popolare è molto forte.


sarkar2zone socio-economiche o Unità autosufficienti in tutto il mondo

P.R. Sarkar ha elaborato una strategia innovativa ed efficace, non una divisione politica, ma socio-economica, che potrebbe ovviare alla eccessiva frammentazione degli stati a causa di visioni indipendentiste. Scrive P.R. Sarkar:

Secondo il PROUT dovrebbero essere istituite zone socio-economiche o unità autosufficienti in tutto il mondo. Queste unità devono essere create sulla base dei seguenti fattori:

  • medesimi problemi economici,
  • potenzialità economiche uniformi,
  • somiglianza etnica,
  • medesima eredità culturale e sentimentale,
  • caratteristiche geografiche simili.

Sulla base di questi fattori, tutta l’India e il mondo intero possono essere riorganizzati in unità socio-economiche ……. ” Giugno del 1979, Kolkata, (Pianificazione socio-economica, PROUT in a Nut Shell, parte-15)


Esempio di Aree Socio-Economiche Autosufficienti in India

Esempio di Aree Socio-Economiche Autosufficienti in India

Il sistema PROUT di grouppificazione socio-economica è un approccio globale ai problemi socio-economici che incombono sulla società. Se le persone adottano un approccio di questo tipo, la società si muoverà lungo la via del progresso con aumentata velocità, superando tutte le difficoltà e gli ostacoli. La società umana potrà godere di un futuro luminoso e glorioso … “. Ottobre 1979, Calcutta (capitolo- Gruppificazione socio-economica, PNS, Part- 13)


Le Unità socio-economicche daranno espressione ai sentimenti popolari e lotteranno contro ogni forma di sfruttamento per soddisfare le esigenze e le aspirazioni delle popolazioni locali. Dovranno essere lanciati in tutto il mondo questi movimenti, per realizzare unità socio-economiche autosufficienti basate sulla massima, “Conosci l’area, prepara il piano e servi la popolazione”. Per popolazione locale si intende: tutti coloro che hanno unito i propri singoli interessi socio-economici con gli interessi socio-economici del gruppo socio-economico in cui vivono …. “. Ottobre 1979, Calcutta (capitolo – Gruppificazione socio-economica, PNS, Part- 13) 


Per superare questa tirannia e sfruttamento, i movimenti dovranno essere lanciati per tutte le persone soppresse in modo tale che possano andare avanti con coraggio, lottare contro ogni forma di sfruttamento e raggiungere l’indipendenza economica. Nessuno può negare la necessità di un tale approccio, di tali movimenti, in quanto esso è veramente umanistico. Se un tale approccio non fosse adottato, si tratterebbe di qualcosa di innaturale e anti-umano. Infatti, opporsi a tali movimenti equivarrebbe a lavorare come agenti che tutelano gli interessi delle forze di sfruttamento e reazionarie …. “. 31 dic 1984 (capitolo – Sviluppo socio-economico, PNS parte 13)


“PROUT sostiene la formazione di unità socio-economiche autosufficienti in tutto il mondo. Esse lavoreranno per migliorare il benessere a 360 gradi della popolazione nei rispettivi settori e unire l’umanità su una base ideologica comune. Gli interessi di tutta la popolazione locale saranno garantiti ed essa otterrà il giusto riconoscimento …. “. Ottobre 1979 Calcutta (capitolo – Gruppificazione socio-economica, PNS, Part- 13)


Le Unità socio-economiche sono destinate a guadagnare grande popolarità in tutto il mondo entro un breve periodo di tempo ….”. Ottobre 1979 Calcutta (capitolo – Gruppificazione socio-economica, PNS, Part- 13)


 Queste unità socio-economiche (o samaj) possiedono le seguenti caratteristiche: 

  1. Ogni samaj è libera di formulare la propria pianificazione mirante allo sviluppo dell’economia popolare, di seguito dell’economia commerciale e infine della psico-economia (vedi Economia Quadrodimensionale).
  2. Ogni samaj deve puntare all’autosufficienza, per lo meno per ciò che riguarda le minime necessità dell’esistenza. Il commercio dovrebbe essere l’ultima spiaggia. Autosufficienza significa che ogni Samaj dovrà sviluppare il proprio sistema di irrigazione, centrali elettriche, macchinari industriali, agricoltura ecc. Gran parte di questi progetti saranno su piccola scala e richiederanno minori capitali e bassi investimenti, dei progetti faraonici intentati dalle agenzie internazionali e da molti governi locali. Anche se il commercio sarà l’ultima risorsa, certamente sarà presente, non può essere eliminato d’un tratto nemmeno ad inizio pianificazione. Fino a quando è possibile le materie prime non dovrebbero essere esportate, ma utilizzate in aziende locali per produrre lavoro e prodotti finiti da esportare.
  3. In ogni samaj l’occupazione della popolazione locale dovrebbe avere la priorità sulla popolazione lavoratrice non-locale. Il principio dell’autosufficienza già citato, è molto importante per giungere alla piena occupazione. E’ vero, con l’autosufficienza i consumatori non avranno a disposizione i beni ai prezzi più bassi e nemmeno la migliore qualità, ma una cosa è certa, avranno occupazione, produrranno e consumeranno localmente. Nel Terzo Mondo, dove la disoccupazione tocca picchi altissimi, la priorità è l’occupazione locale e dei salari in grado di provvedere alle necessità basilari.
  4. Per giungere alla massima occupazione, si dovrebbero creare agro- e agrico-industrie[1] ad alta intensità di manodopera, che utilizzano le risorse locali. Si può ottenere la moderna tecnologia da altri paesi, ma non le materie prime. Per quanto possibile le materie prime dovrebbero essere prodotte localmente e, al seguito, le relative industrie utilizzatrici. Le industrie saranno cooperative o private. Le agrico-industrie sono quelle che producono macchinari ed altro, per l’agricoltura, necessari per il periodo pre-raccolto, mentre le agro-industrie producono macchinari e servizi per la fase post-raccolto. L’industria dei fertilizzanti è una agrico-industria, mentre l’industria dei filati è una agro-industria.
  5. In ogni samaj la pianificazione, che mira alla autosufficienza e alla massima occupazione dei lavoratori locali, deve comunque prendere in considerazione cinque fattori essenziali: la produttività, costi di produzione, potere di acquisto, bisogni collettivi e sviluppo bilanciato.

[1] Agrico-industria: industria che produce macchinari per le lavorazioni agricole pre-raccolto. Agro-industria: industria che produce macchinari per le lavorazioni agricole post-raccolto o trasforma i prodotti agricoli.

Da: “PROUT, una soluzione alla povertà e alle disuguaglianze” Ravi Batra, Ed. IRP 2014

 Ulteriori approfondimenti 

  • Zone Socio-Economiche – sito prout.it
  • Elenco delle suddivisioni socio-economiche globali
  • Mappa delle Unità Autosufficienti dell’India