Sovranità alimentare: Autosufficienza economica vs Autarchia

Quali misure economiche, per rendere questo diritto una realtà in ogni Paese
di Tarcisio Bonotto – Istituto di Ricerca PROUT – 05/01/2026

Abbiamo il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Mentre è chiaro il significato di Agricoltura e Foreste i termini di Sovranità Alimentare devono essere spiegati.
La SOVRANITÀ ALIMENTARE è il diritto dei popoli di definire le proprie politiche agricole e alimentari, scegliendo come produrre, distribuire e consumare il cibo, mettendo al centro bisogni umani e sostenibilità ambientale, anziché gli interessi di mercato e delle grandi imprese. 
Quindi è un diritto, ma si sa ogni diritto abbisogna di strutture e politiche economiche che lo rendano applicabile.

Come applicare un diritto in Economia

Come dare potere ai produttori locali contrastando il potere delle multinazionali e dei grandi conglomerati economici? In pratica quali sono gli strumenti economici per realizzare tale diritto sul duro terreno della vita quotidiana di un Paese?

L’obiettivo di “AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA”, per ogni Paese, potrebbe esserne la via maestra. Infatti si possono proteggere le produzioni locali dal dumping, da scarsità artificiale, dalla dipendenza economica e possibili ricatti di altri paesi, si può realizzare la piena occupazione, prevenire la migrazione giovanile, etc. In effetti quando il livello di vita è molto diverso da paese a paese, ad esempio un salario di 1200€ in Italia e 600€ in Brasile, il costo del lavoro è basso, i prodotti brasiliani fanno una concorrenza sleale ai prodotti italiani. Da qui la necessità dei Dazi. Ma il trattato MERCOSUR ha eliminato questa protezione. 

Il concetto di Autosufficienza Economica fa saltare sulla sedia i liberisti puri, agli antiprotezionisti e fanno storcere il naso a quelli ancora un po’ di sinistra. Il perché è presto detto.

Nel primo caso la liberalizzazione dei mercati è il mantra preferito dai capitalisti che vedono, con l’Autosufficienza Economica, molte limitazioni alle loro scorribande in giro per il mondo alla ricerca del prezzo più basso dei prodotti e vendita al prezzo più alto ovunque.

In secondo luogo l’idea stessa di autosufficienza fa tornare alla mente il sistema economico adottato nel periodo fascista in Italia: l’Autarchia.

Chiariamo i termini.

AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA indica un obiettivo di ampio respiro in economia: potersi mantenere senza dipendere eccessivamente dall’esterno, anche senza escludere del tutto gli scambi, concentrandosi sulla capacità di provvedere alle proprie necessità materiali e spirituali. 

Ciò presuppone la presenza di misure quali la difesa dei prodotti interni rispetto alle importazioni, ad esempio con la politica di “Consumiamo prima il prodotto locale e poi importiamo”

L’AUTARCHIA (Dal greco autarkhía, composto di auto- e del tema di árkhō ‘comando’) implica un isolamento più assoluto, una chiusura totale al commercio internazionale (economia chiusa), spesso perseguita politicamente.

Autarchia 

  • Definizione: Autosufficienza economica completa di un paese, che non effettua scambi commerciali o finanziari con altre nazioni (un’economia chiusa).
  • Caratteristiche: Indipendenza totale, riduzione al minimo degli scambi, mirata spesso all’autosufficienza militare e industriale.
  • Contesto: Storicamente associata a regimi totalitari o a periodi di crisi (es. l’autarchia fascista in Italia). 

Autosufficienza Economica 

  • Definizione: Capacità di una persona, famiglia o comunità di provvedere alle proprie necessità materiali e spirituali, riducendo la dipendenza da fattori esterni.
  • Caratteristiche: Può essere un obiettivo etico o pratico, non necessariamente implica l’isolamento totale, ma la capacità di far fronte alle proprie esigenze di base.
  • Contesto: Più ampio, applicabile a livello individuale, familiare o comunitario; può essere un ideale filosofico o un principio di vita pratica. 

Differenze chiave

  • L’autarchia è una politica statale che mira all’isolamento totale per raggiungere l’autosufficienza economica, spesso con connotazioni politiche e storiche negative.
  • L’autosufficienza economica è un concetto più generale, che può applicarsi a diversi livelli e non implica necessariamente l’isolamento, ma la capacità di bastare a sé stessi senza dipendere eccessivamente dagli altri. 

La teoria Economica PROUT

La teoria economica PROUT appoggia la necessità di AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA per ogni Paese. Ciò significa non dipendere da altri paesi per le necessità di base come “Alimenti, vestiario, abitazione, sanità, educazione” che devono essere prodotte in loco. Se non riusciamo a produrre banane, o altri beni e prodotti certo li importeremo. Possiamo importare beni ad alto investimento e alto contenuto tecnologico per migliorare le nostre produzioni.

Alcuni perché?

Oggi ci chiediamo, perché importiamo il pomodoro dalla Cina (ed esportiamo capitali verso la Cina), quando eravamo i maggiori produttori in Europa, aumentando la dipendenza da paesi in cui il costo del lavoro è molto basso e i criteri di produzione non sono così stringenti come in Italia? I Capitalisti lo importano al minor prezzo e spesso ci va di messo la qualità del prodotto.

Perché abbiamo dismesso la produzione di barbabietola da zucchero, chiuso 32 zuccherifici, licenziato centinaia di persone e ora importiamo lo zucchero da Germania e Francia?

Perché abbiamo chiuso in 25 anni 150.000 stalle di mucche da latte e ora spendiamo 1 miliardo di euro all’anno per importare latte e derivati? Che cosa può succedere in queste circostanze di dipendenza economica da altri paesi? Siamo potenzialmente ricattabili dai Paesi fornitori, aumenta la disoccupazione, aumentano i conflitti sociali, la spesa sanitaria, l’esportazione di valuta, etc.

Due esempi di mancata autosufficienza:

  1. Con la Pandemia da Covid ci siamo trovati senza i presidi medici, mascherine ed altri apparati medicali, che importavamo dalla Cina. Queste arrivavano ad Amburgo e venivano bloccate dalle amministrazioni tedesche per le proprie necessità. Il Ministro della Sanità, Roberto Speranza, ha importato 50 macchinari per la produzione di mascherine e siamo diventati autosufficienti per questi prodotti.
  2. Allo scoppio della guerra Russia-Ucraina, è venuto meno l’approvvigionamento di Frumento e di Olio di Girasole. Per il frumento, in Sardegna vi sono tutt’ora 39.000 ettari non produttivi, prima seminati a frumento. Si sta pensando di ripristinare la produzione locale di cereali. In Italia in effetti vi sono ancora 3,5 milioni di ettari incolti (da più di 3 anni) su circa 12 milioni.

Questo per sottolineare come l’impegno per la massima autosufficienza economica, per i beni primari, sia importantissimo per la sicurezza della popolazione.

I maggiori effetti positivi della AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA?

  1. La piena occupazione della popolazione locale (lo dicono gli economisti). Non importando pomodoro, barbabietole da zucchero, olio di oliva, frutta, agrumi, etc., ma producendole localmente diamo lavoro alla popolazione locale. Oggi vi è un grosso problema sia di occupazione sia di occupazione sostenibile, povertà al lavoro.
  2. Sicurezza di approvvigionamento dei beni primari

I maggiori ostacoli alla AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA?

  1. Politiche europee liberiste.
  2. I falsi dogmi. Altro aspetto importante e ostacolo alla MASSIMA AUTOSUFFICIENZA LOCALE è il mantra “L’Europa ci detta le regole e non possiamo farci nulla”. Niente di più falso.

Non solo, prevede delle deroghe e clausole di salvaguardia per le importazioni che prevedono sia dazi sia la non importazione di prodotti agricoli, se queste danneggiano il sistema economico del Paese in questione. Ma queste non sono state mai utilizzate dai nostri politici, per ignoranza, poco impegno nello studio dei regolamenti europei e incapacità di analisi.
https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/content/obblighi-di-salvaguardia

Inoltre:

Il Regolamento UE 1169/2011, all’articolo 39, stabilisce chiaramente:

«Gli Stati membri possono adottare disposizioni che richiedono indicazioni obbligatorie supplementari per tipi o categorie specifiche di alimenti, purché giustificate da uno o più dei seguenti motivi: la tutela della salute pubblica; la protezione dei consumatori; la prevenzione delle frodi; la protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, delle indicazioni di provenienza e delle denominazioni di origine registrate; la repressione della concorrenza sleale. Tali disposizioni sono ammesse quando sussista un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e la sua origine o provenienza.»