Analisi dell’occupazione in Italia: miti e limiti

 analisi dell’occupazione in Italia: miti e limiti 

Tarcisio Bonotto – 02/03/2018

 Come si può definire l’occupazione? A che cosa dovrebbe mirare l’occupazione in generale? 

Oggi è considerato occupato chi fa un lavoro a “chiamata”, poche ore e variabili al giorno, un lavoro fisso di 2 ore al giorno, un lavoro a tempo pieno con uno stipendio al di sotto della linea di povertà. In questa visione c’è qualcosa che non va.

Partiamo da un semplice principio, delineato da P.R. Sarkar nella sua teoria economica PROUT (Teoria della Utilizzazione PROgressiva – www.irprout.it): ogni essere vivente ha diritto alla garanzia delle Minime Necessità per l’esistenza, alla soddisfazione dei cosiddetti Bisogni Primari che sono: Alimenti, Vestiario, Abitazione, Cure Mediche ed Educazione. Ciò è previsto anche dalla Dichiarazione universale dei Diritti Umani, del 1948. Le Minime Necessità devono essere garantite attraverso un lavoro o una rendita per chi non può lavorare. Ne discende che il reddito da lavoro, o la rendita, devono avere un potere di acquisto tale da potere garantire i Bisogni Primari a tutti.

La natura non ha assegnato ad alcuno, né stato né società, la proprietà delle risorse visibili e invisibili del pianeta, ma sembra siano a disposizione di tutti i suoi abitanti per l’esistenza e lo sviluppo. E’ il nostro sistema economico, il sistema di distribuzione della ricchezza attuale che è fallimentare. Il 10% della popolazione mondiale detiene l’89% della ricchezza mondiale…

Quindi punto fondamentale di un programma economico, in Italia, è un reddito adeguato ad ogni cittadino, tale da poter acquistare i beni e servizi per l’esistenza. Un’obiezione mi è stata fatta da un economista universitario: “se dovessimo calcolare il reddito per ottenere tutto quello che lei dice, ci vorrebbero 3 stipendi normali!”.

Consci del fatto che il livello di reddito dipende anche dallo stato economico del paese, tuttavia mettere in programma un tale obiettivo chiave, porterebbe prima o poi a dei buoni risultati. Le persone che oggi non hanno un reddito o potere di acquisto quasi sufficiente o per nulla sufficiente vedrebbero, nei prossimi anni, l’aumento progressivo del potere di acquisto, per avvicinarsi grado, grado alla soddisfazione piena dei bisogni primari.

Oggi invece tassazioni e premi vengo stabiliti a caso, scegliendo una retribuzione media quasi casuale. Di fatto il reddito medio è di circa 25.000€ anno. Ma vi sono famiglie che sopravvivono con 8.500€ /anno!

Anche se non immediatamente raggiungibile per ragioni contabili ed organizzative dei settori produttivi, tuttavia dovremmo ammettere che l’obiettivo della garanzia delle Minime Necessità per tutti debba essere l’obiettivo primario di ogni Governo di ciascun paese. Infatti ogni Governo afferma Sarkar è responsabile della povertà e della ricchezza dei propri cittadini. Non vi è altra entità che lo possa fare, nessun abitante proveniente da Giove o da Marte che possa risolvere questo problema.

 Occupazione sostenibile che possa garantire i bisogni primari 

L’occupazione lavorativa vera e propria dovremmo vederla in questi termini, nella sua facoltà di assicurare una adeguata capacità di acquisto tale da garantire le Minime Necessità esistenziali. Le occupazioni precarie non dovrebbero essere considerate vera occupazione.

Dove l’occupazione non rispecchia gli orari canonici (le 8 ore per il privato e 7,16 ore per il pubblico) c’è il rischio che la persona che lavora rimanga povera, vale a dire non riesca a coprire le spese per la sua vita quotidiana: affitto, bollette, alimenti, vestiario, cure mediche ed educazione, come minimo. Non parliamo di vacanze o distrazioni legittime.

Questa non può essere considerata ‘occupazione’ nella vulgata normale, ma semi-occupazione, che le statistiche devono tenere in debita considerazione. Non vorremo che la statistica di Trilussa sul pollo che ogni italiano si mangia all’anno, potesse trovarci discordi sulla sua distribuzione.

Abbiamo molti tipi di occupazione. Quella odierna in Italia, secondo i criteri attuali di occupazione, considera anche chi nell’ultima settimana ha lavorato solo 1 ora, si attesta all’11,1%!

Vi è stata recentemente una riformulazione da parte della UE. Infatti oltre agli occupati e ai disoccupati si sono aggiunte ai disoccupati anche le persone part time sottoccupate (prima tra gli occupati) e i disoccupati scoraggiati, in precedenza classificati tra la popolazione inattiva. Sono state aggiunte in conclusione al numero dei disoccupati ordinari i lavoratori part time sottoccupati, le persone inattive che hanno cercato lavoro anche se non sono immediatamente disponibili a cominciare l’attività e le persone prive di lavoro disponibili ad accettare un’occupazione ma che non hanno svolto attività di ricerca di un’occupazione.

http://www.economiaepolitica.it/lavoro-e-diritti/lavoro-e-sindacato/quanti-disoccupati-ci-sono-in-italia/

Ebbene la disoccupazione in UE si attesta al 18% circa e in Italia, si desume dal grafico, al 23% circa.

sito di economica e politica

Occupazione sostenibile, occupazione precaria, occupazione sotto la soglia di povertà, dove gli introiti sono minori delle eventuali uscite e queste si coprono con l’aiuto di familiari o non si pagano le bollette e l’affitto.

 

Sarebbe ancora meglio una più dettagliata classificazione, più vicina al vero:

  • Occupati a tempo pieno
  • Occupati part time
  • Occupati a progetto
  • Occupati a chiamata

Con particolare riferimento al fatto se queste ultime 3 categorie siano in grado o meno di fare fronte alle necessità primarie, come descritto. Allora si dovrebbe stilare una classifica di questo tipo, (un esempio):

Fig. 1: Per gli occupati a tempo pieno: alcuni vivono nell’abbondanza mentre altri rasentano la soglia di povertà, per cui dovremmo essere in grado di creare una ulteriore classificazione. Altrimenti si potrebbe pensare seriamente che le attuali statistiche abbiano copiato in toto da La Statistica, del ‘pollo’ di Trilussa.

Fig. 2:  I livelli di sostenibilità potrebbero essere molti, una scala con 50 livelli come suggerito da un esperto di Statistica veronese, che fissi al 30mo posto l’avvenuta garanzia delle Necessità Minime o reddito sostenibile. Sotto il 30mo posto ‘reddito non sostenibile’ e carenza delle MN, sopra la 30ma posizione distribuzione delle cosiddette “Amenità”, beni e servizi che vanno a migliorare la qualità della vita: oggi qualcuno non riesce a fare le vacanze, non viaggia, non può andar a mangiarsi una pizza con gli/le amici/che, etc.

L’impegno del Governo perciò sarà di portare tutti, attraverso un piano economico di 5-10 anni, al livello minimo di sostenibilità, al livello minimo di approvvigionamento delle Minime Necessità. E programmare per un continuo aumento della capacità di acquisto e di distribuzione di beni voluttuari e servizi utili ma non essenziali, definiti sa Sarkar ‘amenità’, che vanno oltre le Necessità Minime.

Tarcisio Bonotto – Istituto di Ricerca PROUT

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