La Democrazia alla prova del tempo

La Democrazia alla prova del tempo
Dai grandi sistemi dipende la nostra esistenza e il nostro futuro.

Il sistema Democratico

In tutti i paesi in cui la democrazia è oggi in voga, le persone sono state ingannate nel credere che non esiste un sistema migliore della democrazia politica. La democrazia politica ha senza dubbio concesso il diritto di voto, ma ha strappato via il diritto alla parità economica. Di conseguenza, esiste una grande disparità economica tra ricchi e poveri, un’enorme disparità nella capacità di acquisto delle persone, disoccupazione, carenza cronica di cibo, povertà e insicurezza sociale.

In quasi tutti i paesi del mondo oggi è presente una qualche sorta di struttura democratica. La democrazia liberale è stata realizzata in paesi quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Canada, mentre nella ex Unione Sovietica, Cina, Vietnam ed Europa Orientale il sistema dominante era ed é la democrazia socialista. La difficile situazione della gente nei paesi democratici (cosiddetti democratici) non è così miserabile come nei paesi comunisti, perché nei paesi comunisti il ​​sistema politico ed economico è imposto alla società dai funzionari di partito, causando indicibili sofferenze umane e grave sfruttamento psico-economico. Sia la democrazia liberale sia la democrazia socialista possono essere considerate forme di democrazia politica perché questi sistemi sono basati sulla centralizzazione economica e politica[1].

Per Democrazia si intende il sistema di DEMOCRAZIA POLITICA con il quale viene gestito un paese. Il termine include implicitamente anche tutte le cosiddette libertà democratiche conquistate in molte battaglie storiche per i diritti sociali: libertà di pensiero, di parola, di assemblea, di movimento etc.

La DEMOCRAZIA Politica oggi, è vero, è un sistema di amministrazione della società, comunque migliore del Totalitarismo e della Monarchia.

[1] P.R. Sarkar, Democrazia Economica, June 1986, Calcutta, AM Publications.

Altre forme di Governo

Il regime Totalitario, con un uomo solo al comando, ha le mani libere per approvare riforme e dare risposta alle aspettative immeditate della popolazione. Ma sarà costretto dopo un periodo di regime florido e dinamico a far ricorso alla forza, alla soppressione del dissenso, perché non conoscendo la Psicologia Umana, le necessità a media e lunga scadenza della popolazione, non avendo un ben congegnato sistema socio economico a disposizione, non sarà in grado di dare voce a tutte le grandi aspirazioni sociali ed economico-culturali. Nel periodo di degenerazione del sistema vi è corruzione rampante, sfruttamento, violenza etc. Cose già viste. Non sono più sufficienti la buona volontà, la forza fisica e la disciplina, tipiche di un sistema guerriero, per governare una nazione. C’è dell’altro nell’aria.

Nel buio momento della crisi economica e dei valori, da qualche parte si invoca la Monarchia, il ritorno del Re e della Regina. Certo sotto un regime monarchico il capitalismo sfrenato o liberismo non ha mai potuto attecchire, perché le redini dello sviluppo in genere sono strettamente in mano alla casa reale. Ma l’amministrazione di carattere personale, e sappiamo pregi e difetti dell’animo umano, se non è bilanciata da pesi e contrappesi, da un forte parlamento, può portare a decisioni influenzate più dalle voglie del Re, che dall’idea di benessere collettivo. Il che potrebbe non essere positivo per una vasta popolazione.

Per il successo della Democrazia Politica

La Democrazia Politica, essendo di antica introduzione porta con sé necessariamente dei difetti, che è necessario correggere: in effetti è il migliore terreno in cui può prosperare il capitalismo rampante, il liberismo sfrenato, sia perché uno dei suoi principi è la libertà illimitata di accumulazione, sia perché gli imprenditori si possono comprare facilmente i politici. Aristotele afferma che la Democrazia è possibile solo in una società di DEI, vale a dire di persone mature.

I prerequisiti per il successo della democrazia sono la moralità, l’educazione e la coscienza socio-economico-politica. I leader, in particolare, devono essere persone di alto carattere morale, altrimenti sarà messo a repentaglio il benessere della società. Ma oggi nella maggior parte delle democrazie, sono elette al potere persone di carattere dubbio e quelle con interessi privati. Anche i banditi e gli assassini si candidano alle elezioni e formano il governo. In quasi tutti i paesi del mondo, le masse mancano di coscienza politica[1]”.

Su questo tema il pensatore e filosofo indiano P.R. Sarkar, descrive quattro fattori che possono rafforzare l’attuale sistema democratico:

  1. Il primo è la presenza di una coscienza socio-economica-politica nei cittadini. Perché? Se i cittadini conoscono le basi dell’economia e della sociologia, riescono a comprendere le proposte dei politici, accettarle o buttarle alle ortiche. Mentre oggi il cittadino risponde più per sentimento che razionalità alle proposte di natura socio-economica.
  2. Il secondo fattore è la presenza di almeno il 50%+1 di persone moraliste. In effetti i politici scelti o selezionati, provengono dalla società e se la maggioranza non segue dei principi morali base, non c’è verso che la politica possa essere a favore del benessere dei cittadini.
  3. Il terzo fattore è la garanzia delle Minime Necessità per vivere per tutti, ovvero la disponibilità dei beni di prima necessità per tutti i cittadini. Se non sono disponibili, i cittadini sceglieranno che gliele offre, senza guardare alle altre necessarie qualità dei candidati.
  4. Il quarto fattore è l’Educazione, nel senso di conoscere i diritti e doveri del buon cittadino.

[1] P.R. Sarkar, Democrazia Economica, June 1986, Calcutta, AM Publications.

Democrazia Politica: centralizzazione del potere politico ed economico in mano a poche persone

C’è un altro aspetto non meno importante che va considerato, afferma Sarkar: la presenza nella Democrazia Politica di centralizzazione del potere politico ed economico in mano a poche persone. E in questo banchetto a due, la società è tagliata fuori da qualsiasi decisione, anche se ad ogni nuova elezione veniamo invitati a VOTARE per ‘DECIDERE’ il nostro futuro. Con il voto non decidiamo proprio nulla, scegliamo solo a chi dare il mandato, salvo non avere nessun controllo sul loro operato.

Dopo 5 anni, alle successive elezioni veniamo nuovamente incoraggiati dai politici a votare per il nostro futuro, dimenticando a pié pari ciò che non hanno fatto o hanno disfatto. Con il voto non decidiamo il nostro futuro, ma il nuovo assetto del banchetto a cui sono invitati politici e poteri economici. Ci sono degli amministratori di eccellenza che fanno eccezione, ma da soli non riescono ad incidere sulla macchina amministrativa statale o locale.

La causa della elevata CORRUZIONE POLITICA sta proprio in questo connubio tra politica e poteri economici. Sono molti i casi che lo dimostrano e tra questi: il mancato pagamento di 90 miliardi di tasse da 10 aziende di slot-machine, le concessioni autostradali con contratto capestro a sfavore dello Stato, in molti casi secretato, etc.

Ebbene dovremmo morire di DEMOCRAZIA POLITICA? Sarkar afferma di NO e anche qui ci viene in soccorso proponendo una soluzione semplice ma forte: la realizzazione della cosiddetta DEMOCRAZIA ECONOMICA.

Meglio la Democrazia Economica

In questo sistema di DEMOCRAZIA ECONOMICA il potere politico è centralizzato nelle mani degli amministratori, prima selezionati per capacità e competenza, poi eletti. Ma il potere economico è decentralizzato, distribuito nelle mani delle persone che lavorano, in un sistema economico a trazione prevalentemente cooperativa. Per maggiore efficienza, sicurezza sociale, sinergia le attività di produzione e distribuzione dovrebbero essere di natura cooperativa. Ma sarà necessario cambiare lo statuto delle cooperative italiane, del 1948, ormai obsoleto.

In effetti per Sarkar il sistema economico dovrebbe essere autosufficiente per quanto possibile, perché ciò garantisce la massima occupazione (disoccupazione odierna 9,5% e giovanile al 27%, ma 800.000 mila giovani sono emigrati all’estero…) e gestito dl sistema tripolare (Aziende Statali, Cooperative, Aziende Private) di cui le cooperative costituiscono una struttura diffusa, un sistema di controllo e gestione sociale dell’economia. Guardate alle centinaia di aziende italiane acquisite dalle multinazionali (oggi ne abbiamo circa 300 in crisi) che chiudono per essere trasferite all’estero, o falliscono regalando alle aziende estere il know-how e i marchi. Il nostro paese è spolpato della sua ricchezza produttiva.

Tra il 2009 e il 2016 sono fallite oltre 100.000 imprese. Una perdita di capitale, professionale e umano, impressionante. Ma negli ultimi 30 anni sono state oltre 370 le imprese salvate dai lavoratori. Storie di successo, rese possibili dalla legge Marcora che permette ai dipendenti di recuperare le aziende in fallimento[1]”. Lo Stato per le attuali 300 aziende a rischio chiusura, potrebbe acquistarle per 1 euro darle in mano ai lavoratori organizzati in cooperativa. Con un’adeguata formazione del personale, con l’aiuto dello Stato per i primi tre anni, le aziende oggi in crisi possono essere gestite dai lavoratori/trici. In effetti tutto il personale per il buon funzionamento dell’azienda è già presente, necessita solo di un incoraggiamento e formazione. E in questo i sindacati non aiutano molto.

[1] https://it.businessinsider.com/quando-i-dipendenti-si-comprano-la-fabbrica-370-imprese-salvate-grazie-alla-legge-marcora/

Il successo delle Cooperative Mondragon dei paesi Baschi

Stavo studiando il caso delle Cooperative Mondragon dei paesi Baschi, nate nel 1954 dall’ispirazione di un prete, José María Arizmendarrieta. Sono circa 250 coop, dalla robotica alle scuole, supermercati, banche e università, 15 centri tecnologici e occupano circa 80.000 soci. Da tale data non hanno mai licenziato nessuno, se non 27 capireparto non soci, e vi sono 40 studi che affermano come tali aziende cooperative siano più efficienti delle corrispondenti aziende private, che lavorano negli stessi settori.

Un esempio di eccellenza: la catena di Supermercati EROSKI, con 600 soci lavoratori e 300.000 soci clienti, avendo avuto dei ricavi superiori al budget previsto, in un certo anno, ha utilizzato una fetta dei ricavi per abbassare il prezzo dei prodotti per l’anno successivo! Quando mai è successo in Italia?

Ebbene un quarto d’ora dopo sfogliando un giornale online, ho trovato la notizia che il Patron di Esselunga, in 10 anni, ha distribuito a 16 parenti e soci circa 80 milioni di euro, (non ai suoi 22.000 dipendenti o clienti) e 75 milioni di euro alla sua segretaria! Questo fa la differenza tra attività cooperativa a favore della popolazione e centralizzazione economica a favore di poche persone.

Dovremmo scegliere tra DEMOCRAZIA POLITICA e DEMOCRAZIA ECONOMICA

Quindi per realizzare la DEMOCRAZIA ECONOMICA, è necessario che ci prendiamo sulle spalle la responsabilità del nostro destino economico e produttivo in modo collettivo. Non una gestione statale, come alcuni propongono.

Il tempo della DEMOCRAZIA POLITICA tende al termine, dovremmo avere davanti a noi nuove prospettive per lo sviluppo progressivo sociale ed economico e la DEMOCRAZIA ECONOMICA ci offre questa opportunità.

Dovremmo prima o poi scegliere tra DEMOCRAZIA POLITICA e DEMOCRAZIA ECONOMICA. Meglio prima possibile, dal 2001 in Italia sono già state chiuse 900.000 aziende produttive e 290.000 aziende agricole!

[1] https://it.businessinsider.com/quando-i-dipendenti-si-comprano-la-fabbrica-370-imprese-salvate-grazie-alla-legge-marcora/

18/12/2019
Tarcisio Bonotto

Fine articolo

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