Sovranità alimentare e Autosufficienza economica
Un binomio imprescindibile per la sicurezza di ogni Paese
Di Tarcisio Bonotto – Istituto di Ricerca PROUT
Parliamo spesso di Sovranità Alimentare per un Paese. In sintesi, cos’è?
La SOVRANITÀ ALIMENTARE è il diritto dei popoli di definire le proprie politiche agricole e alimentari, scegliendo come produrre, distribuire e consumare il cibo, mettendo al centro bisogni umani e sostenibilità ambientale, anziché gli interessi di mercato e delle grandi imprese.
Quindi è un diritto ma non una politica economica in sé. Se il presupposto è logico, razionale e fondamentale per il buon andamento di un Paese, la domanda sorge spontanea: “Come mai questo diritto stenta a farsi strada nelle normative e leggi nazionali?”
Come dare potere ai produttori locali contrastando il potere delle multinazionali e dei grandi conglomerati economici? In pratica quali sono gli strumenti economici per realizzare tale diritto sul duro terreno della vita quotidiana di un Paese?
Il diritto di SOVRANITA ALIMENTARE potrebbe essere realizzata adottando l’idea di “AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA” per ogni Paese. Certo questo termine fa saltare sulla sedia i liberisti puri, agli antiprotezionisti e fa storcere il naso a quelli ancora un po’ di sinistra. Il perché è presto detto.
Nel primo caso la liberalizzazione dei mercati è il mantra preferito dai capitalisti che vedono, con l’Autosufficienza Economica, molte limitazioni alle loro scorribande in giro per il mondo alla ricerca del prezzo più basso dei prodotti e vendita al prezzo più alto ovunque. In secondo luogo l’idea stessa di autosufficienza fa tornare alla mente il sistema economico adottato nel periodo fascista in Italia: l’Autarchia. “L’Autosufficienza è associata ad una pratica del fascismo”, meglio di no.
Ma chiariamo i termini.
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA indica un obiettivo di ampio respiro in economia: potersi mantenere senza dipendere eccessivamente dall’esterno, anche senza escludere del tutto gli scambi, concentrandosi sulla capacità di provvedere alle proprie necessità materiali e spirituali. Quindi dovremmo adottare una tale politica di salvaguardia del Paese.
Mentre l’AUTARCHIA (Dal greco autarkhía, composto di auto- e del tema di árkhō ‘comando’ ) implica un isolamento più assoluto, una chiusura totale al commercio internazionale (economia chiusa), spesso perseguita politicamente.
Quindi in modo più dettagliato:
Autarchia (Economia)
- Definizione: Autosufficienza economica completa di un paese, che non effettua scambi commerciali o finanziari con altre nazioni (un’economia chiusa).
- Caratteristiche: Indipendenza totale, riduzione al minimo degli scambi, mirata spesso all’autosufficienza militare e industriale.
- Contesto: Storicamente associata a regimi totalitari o a periodi di crisi (es. l’autarchia fascista in Italia).
Autosufficienza Economica (Concetto)
- Definizione: Capacità di una persona, famiglia o comunità di provvedere alle proprie necessità materiali e spirituali, riducendo la dipendenza da fattori esterni.
- Caratteristiche: Può essere un obiettivo etico o pratico, non necessariamente implica l’isolamento totale, ma la capacità di far fronte alle proprie esigenze di base.
- Contesto: Più ampio, applicabile a livello individuale, familiare o comunitario; può essere un ideale filosofico o un principio di vita pratica.
Differenze chiave
- L’autarchia è una politica statale che mira all’isolamento totale per raggiungere l’autosufficienza economica, spesso con connotazioni politiche e storiche negative.
- L’autosufficienza economica è un concetto più generale, che può applicarsi a diversi livelli e non implica necessariamente l’isolamento, ma la capacità di bastare a sé stessi senza dipendere eccessivamente dagli altri.
La teoria economica PROUT rigetta il concetto di AUTARCHIA e appoggia la necessità di Autosufficienza Economica per ogni Paese. Ciò significa non dipendere da altri paesi per le necessità di base come “Alimenti, vestiario, abitazione, sanità, educazione” che devono essere prodotte in loco. Se non riusciamo a produrre banane, o altri beni e prodotti certo li importeremo, come pure beni ad alto investimento e alto contenuto tecnologico per migliorare le nostre produzioni.
Ma ci chiediamo, perché importiamo il pomodoro dalla Cina (ed esportiamo capitali verso la Cina), quando eravamo i maggiori produttori in Europa? I Capitalisti oggi lo importano al minor prezzo e spesso ci va di messo la qualità del prodotto. Perché abbiamo dismesso la produzione di barbabietola da zucchero, chiuso 32 zuccherifici, licenziato centinaia di persone e ora importiamo lo zucchero da Germania e Francia? Perché abbiamo chiuso in 25 anni 150.000 stalle di mucche da latte e ora spendiamo 1 miliardo di euro all’anno per importare latte e derivati? Che cosa può succedere in queste circostanze di dipendenza economica da altri paesi? Siamo potenzialmente ricattabili dai Paesi fornitori, aumenta la disoccupazione, aumentano i conflitti sociali, la spesa sanitaria, l’esportazione di valuta (che potrebbe essere investita in loco), etc.
Due esempi di mancata autosufficienza:
- Con la Pandemia da Covid ci siamo trovati senza i presidi medici, mascherine ed altri apparati medicali, che importavamo dalla Cina. Queste arrivavano ad Amburgo e venivano bloccate dalle amministrazioni tedesche per le proprie necessità. Il Ministro della Sanità, Roberto Speranza, ha importato 50 macchinari per la produzione di mascherine e siamo diventati autosufficienti.
- Allo scoppio della guerra Russia-Ucraina, è venuto meno l’approvvigionamento di Frumento e di Olio di Girasole, quando in Sardegna vi erano 39.000 ettari non produttivi, prima piantumati a frumento. Si sta pensando di ripristinare la produzione locale di cereali. In Italia in effetti vi sono ancora 3,5 milioni di ettari incolti (da più di 3 anni) su circa 12 milioni.
Questo per sottolineare come il tentativo di autosufficienza peri beni primari sia importantissimo per la sicurezza della popolazione.
L’effetto positivo maggiore della AUTOSUFFICIENZA?
La piena occupazione della popolazione locale e lo dicono gli economisti. Non importando pomodoro, barbabietole da zucchero, olio di oliva, frutta, agrumi, etc., ma producendole localmente diamo lavoro alla popolazione locale. Oggi vi è un grosso problema sia di occupazione e occupazione sostenibile, povertà al lavoro.
I maggiori ostacoli della AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA?
I falsi dogmi. Altro aspetto importante e ostacolo alla MASSIMA AUTOSUFFICIENZA LOCALE è il mantra “L’Europa ci detta le regole e non possiamo farci nulla”. Niente di più falso.
Non solo, prevede delle deroghe e clausole di salvaguardia per le importazioni che prevedono sia dazi sia la non importazione di prodotti agricoli, se queste danneggiano il sistema economico del Paese in questione. Ma queste non sono state mai utilizzate dai nostri politici, per ignoranza, poco impegno nello studio dei regolamenti europei, e incapacità di analisi. https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/content/obblighi-di-salvaguardia
Inoltre:
Il Regolamento UE 1169/2011, all’articolo 39, stabilisce chiaramente:
«Gli Stati membri possono adottare disposizioni che richiedono indicazioni obbligatorie supplementari per tipi o categorie specifiche di alimenti, purché giustificate da uno o più dei seguenti motivi: la tutela della salute pubblica; la protezione dei consumatori; la prevenzione delle frodi; la protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, delle indicazioni di provenienza e delle denominazioni di origine registrate; la repressione della concorrenza sleale. Tali disposizioni sono ammesse quando sussista un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e la sua origine o provenienza.»
In pratica, l’Europa concede agli Stati la libertà di proteggere consumatori e filiere agricole, di difendere la qualità e trasparenza dei prodotti. L’Italia avrebbe potuto agire almeno sulla trasparenza in etichetta e tracciabilità, ma ha scelto di girarsi dall’altra parte per favorire l’industria. (Arcangela Cirasola di Altragricoltura)

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