Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

di Apek Mulay, CEO, Mulay’s Consultancy Services
12/28/2016


Dr. Ravi Batra, professore di economia presso la Southern Methodist University di Dallas, è stato elogiato da molti organi di informazione per le sue inquietanti previsioni degli scenari socio-economici. Ha iniziato a far previsioni nel 1978, con un libro intitolato “La caduta del capitalismo e del comunismo”, nel quale ha predetto la caduta del comunismo sovietico entro la fine del secolo, e la fine del capitalismo monopolistico intorno al 2010.


Nessuno ha preso il libro sul serio fino a quando non è crollato il muro di Berlino, nel 1989, e l’Unione Sovietica si è disintegrata subito dopo. E’ stata così sorprendente e veloce la caduta dell’impero russo che l’Italia ha assegnato al Dr. Batra una medaglia del Senato italiano per la sue accurate previsioni. Ha aggiornato il suo libro nel 2006, con un’altra opera intitolata “The New Golden Age: The Coming Revolution in political corruption and economic caos.

Le previsioni descritte in questo libro sono mozzafiato, simili a quelle inserite nei suoi precedenti lavori. Anche in questo caso, prevedeva una serie di rivoluzioni a partire dal 2009 fino al 2019 e come per i suoi precedenti lavori, anche questo è un misto di storia e di economia.

Prof. Ravi Batra, Southern Methodist University, Dallas, Texas (USA)

Batra ha predetto una grande recessione a partire dal 2008, scaturita da un forte aumento della concentrazione di ricchezza e l’aumento del prezzo del petrolio, che ricorderete è arrivato a 147 dollari al barile. Ha anche previsto il crollo del prezzo del petrolio dopo il 2011. Per quanto riguarda la politica, ha previsto una rivoluzione nel 2009 e poi di nuovo nel 2016.

Dal momento che molte delle sue previsioni sono state accurate, ho raggiunto con il Dr. Batra poco prima di Natale e l’ho intervistato sulle sue previsioni, concentrandomi sul ruolo della tecnologia nel campo dell’economia e della storia. Egli è stato così gentile da passare qualche ora a dialogare con me e poi ha inviato risposte scritte alle mie domande, spiegando come e perché è riuscito a vedere ciò che nessun altro ha potuto intravvedere. Ecco un resoconto di quell’intervista.

Mulay: Grazie Dr. Batra per aver accettato di spiegare la natura del suo lavoro. La mia prima domanda riguarda il ruolo della tecnologia all’interno della sua analisi economica e storica. Ho sentito dire da molti economisti che una buona dose di disoccupazione americana deriva dall’uso di nuove tecnologie che rendono il lavoro ridondante. Cosa ne pensa?

Batra: Vorrei iniziare ringraziandola per l’offerta di mandare in onda le mie opinioni. Gli economisti moderni hanno una visione miope della tecnologia, perché non sono riusciti a guardare all’andamento della storia. Le nuove invenzioni non sono una novità; sono state realizzate fin dalla nascita della Repubblica americana. Prima c’erano le carrozze trainate dai cavalli, poi sono arrivate le ferrovie, poi le automobili, e ora aerei, computer, telefoni cellulari, robotica e così via. La lista delle nuove invenzioni è infinita. Tuttavia, per gran parte della storia degli Stati Uniti c’è stata piena occupazione. Quindi la nuova tecnologia non è causa della disoccupazione, almeno da un studio della storia.

Mulay: Ma dovrebbe concordare che l’uso del computer, ecc. ha nettamente aumentato la produttività del lavoro che in effetti ha portato ad una certa disoccupazione.

Batra: “Lasciate che vi dica perché la tecnologia non è qui la colpevole, ma è la politica del governo ad essere in difetto. Vedete, ci sono due tipi di tecnologie: sostitutrici di lavoro e creatrici di lavoro. I computer infatti hanno sostituito il lavoro, ma la produzione di questi computer ha creato nuovi posti di lavoro e più redditizi. In passato, abbiamo avuto il commercio con l’estero, ma non  l’outsourcing, l’esternalizzazione della produzione che gli economisti di oggi credono che operi allo stesso modo del commercio estero. Questo, tuttavia, è sbagliato e ha distrutto gli effetti positivi della nuova tecnologia.

Da un lato, le nuove invenzioni hanno reso il lavoro ridondante ma, dall’altra, generano nuovi prodotti. In passato, quando a causa delle innovazioni il lavoro è diventato ridondante, i lavoratori eccedenti hanno trovato posti di lavoro ben pagati nelle industrie che hanno fabbricato i nuovi prodotti. Oggi le nuove invenzioni si realizzano ancora nei laboratori delle università come il MIT, ma i nuovi prodotti sono prodotti all’estero a causa dell’esternalizzazione della produzione. Apple ha scoperto un prodotto meraviglioso come lo smartphone, ma la sua produzione avviene in Cina. Perciò al giorno d’oggi, le nuove tecnologie cancellano il lavoro in America e creano posti di lavoro in altri paesi. Così, la colpa non è della tecnologia, ma della politica del governo che permette l’esternalizzazione.

Mulay: Così abbiamo avuto piena occupazione per gran parte della nostra storia, mentre il nostro tenore di vita ha continuato a aumentare, perché i nuovi prodotti sono stati costruiti negli Stati Uniti, e hanno aumentato pure la nostra produttività.

Batra: Sì, ha capito bene.

Mulay: Ma l’esternalizzazione della produzione da sola non può generare tutta la disoccupazione che abbiamo ancora. Il nostro dipartimento del lavoro ci dice che se contiamo i lavoratori disoccupati e part-time a lungo termine che vogliono lavorare a tempo pieno, allora il tasso di disoccupazione va oltre il 9%. Inoltre oggi in America, vi è un’enorme povertà.

Batra: Anche in questo caso la mia risposta è la stessa. Gli economisti moderni semplicemente non conoscono l’economia. Infatti con l’aumento di 18 trilioni di dollari di debito federale dal 1981, potremmo pensare che sia la disoccupazione, sia la povertà fossero già scomparse completamente. Il 1972 è un anno importante nella storia americana, quando il salario reale ha raggiunto il picco massimo e da allora è stato via, via ridotto. Questo è anche l’anno in cui gli economisti hanno cominciato ad adottare il finanziamento in deficit per curare qualsiasi problema economico. Quando il prezzo del petrolio è salito alle stelle nel 1973, il governo ha aumentato il deficit di bilancio per combattere la disoccupazione in aumento, mentre la Federal Reserve (Fed) ha doverosamente stampato più soldi per finanziare un deficit in rapido aumento. Questo è il ‘finanziamento del disavanzo’. Nel 1979 l’inflazione è stata così pesante che è salita la disoccupazione; poi la Fed ha ridotto il flusso di denaro per portare l’inflazione sotto controllo. Questo passo  ha reso la disoccupazione ancora peggiore e nel 1981 abbiamo avuto una mega recessione, simile a quella del 2007. Il mio punto è che gli economisti non credono più nel libero mercato; così continuiamo a saltellare da una crisi all’altra e in questo processo la povertà continua d aumentare.

Mulay: Penso che lei sia sulla strada giusta. I recenti deficit di bilancio sono stati i più alti dal 2008 e la Fed ha continuato a stampare denaro. Ho sentito parlare di ‘Elicottero Ben’, poichè Ben Bernanke è stato il presidente della Fed quando ci ha colpito la grande recessione, e si dice che Bernanke abbia stampato moneta a volontà per combattere la disoccupazione.

Batra: Ho sentito parlare anche di questo, ma penso sia uno scherzo. Il settore privato è il principale creatore lavoro, e se questo settore continua a non funzionare correttamente, i soldi del governo diventano solo un cerotto e problemi aumentano.

Mulay: Allora qual’è la vera causa della povertà e della disoccupazione?

Batra: La vera causa è l’aumento del divario tra il salario reale e la produttività. Se la produttività aumenta più velocemente dei salari, sia la disoccupazione sia la povertà salgono; è solamente una questione di domanda e offerta. La produttività è la principale fonte di produzione o di offerta e i salari reali sono la principale fonte di domanda. Se la produttività aumenta più velocemente del salario reale, l’offerta aumenta più rapidamente della domanda, si verifica la sovrapproduzione, che a sua volta si traduce in licenziamenti e povertà. Abbiamo bisogno di vietare l’esportazione di nuova tecnologia, che aumentano la produttività, ma la loro esportazione attraverso l’esternalizzazione non crea posti di lavoro in America. Quindi questo è un doppio smacco. Mentre la produttività aumenta il salario reale può effettivamente scendere, come è avvenuto dal 1973.

Mulay: Cosa pensa di Mr. Trump, il presidente eletto e delle sue politiche. Sembra che sia contro l’esternalizzazione del lavoro che ha appena descritto.

Batra: Mr. Trump sta certamente facendo la cosa giusta in questa materia. Tuttavia, ha anche intenzione di aumentare bruscamente il deficit di bilancio, che farà male alla nazione allo stesso modo in cui ciò è stato deleterio fin dal 1973. A proposito nel libro “The New Golden Age” [La nuova età dell’Oro], a pagina 174, avevo previsto l’arrivo di una personalità come il signor Trump, per sconfiggere il dominio del denaro in politica, almeno nella politica presidenziale.

Mulay: Che cosa? Ho letto quel libro e so che ha predetto delle rivoluzioni in America per il 2009 e il 2016. Questo libro è stato scritto nel 2006; come si possono fare profezie, da far tremare la terra, dieci anni prima?

Batra: Obama è diventato presidente nel 2009 e Mr. Trump è stato eletto nel 2016. Avevo scelto questi anni come anni di rivoluzioni sociali. Dal momento che prevedevo l’inizio di una grande recessione nel 2007, è stato facile prevedere le sue conseguenze politiche, perché in ogni elezione una cattiva economia significa una perdita per l’inquilino della Casa Bianca. Obama non ha perso, ma hanno perso i suoi protetti.

Mulay: Ma i presidenti cambiano ogni quattro o otto anni, mentre le rivoluzioni si verificano una volta in un secolo. Come ha fatto a capire che i cambiamenti presidenziali in arrivo sarebbero stati delle rivoluzioni?

Batra: Beh, questa non è la prima volta in cui avevo previsto delle rivoluzioni. L’ho fatto nel mio lavoro del 1978, con la caduta dell’Unione Sovietica e nel 1980 con la sostituzione dello Scià di Persia con l’ayatollah. E ‘possibile prevedere rivoluzioni esaminando i cicli storici che ho descritto nei miei libri.

Mulay: Così ha anche previsto l’arrivo degli ayatollah in Iran. In ogni caso, ciò che il signor Trump ha fatto ci ha stupiti e sembra davvero una rivoluzione. Anche Obama ha fatto la stessa cosa?

Batra: Sì, certo. In primo luogo, entrambi avevano un messaggio anti-establishment che si è concentrato sulla classe media in decadenza. Poi Obama ha fatto quello che nessuno ha realizzato in 5000 anni di storia documentata. A mia conoscenza, è il primo uomo di colore a capo di una nazione che probabilmente era, e forse è, la più ricca e militarmente la più potente. Niente come questo è  mai successo in qualsiasi altro luogo sulla terra.

Mulay: Che cosa prevede ora?

Batra: Penso che la presidenza di Mr. Trump sia come quella del signor Reagan – due anni cattivi seguiti da diffusa prosperità. Il 2017 potrebbe aprirsi come un brutto sogno derivante da una cattiva gestione dell’economia sin dal 1981. Mentre il signor Trump ha una buona politica in materia di commercio internazionale, le sue altre idee ci ricordano il sistema di finanziamento in deficit, che per me può creare sia problemi interni che per il mondo intero.

Mulay: Qual è allora la cosa giusta da fare?

Batra: La nazione, anzi il mondo, ha bisogno delle riforme di libero mercato che ho descritto in dettaglio nel mio nuovo libro End Unemployment Now: How to Eliminate Joblessness, Debt and Poverty Despite Congress”. [Stop disoccupazione ora: come eliminare la disoccupazione, il debito e la povertà nonostante il Congresso- McMillan]

Mulay: Avete inviato questo libro al presidente Trump?

Batra: L’ho spedito alla responsabile della sua campagna elettorale.

Mulay: Qual è stata la sua risposta?

Batra: Per ora nulla.

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Traduzione: Tarcisio Bonotto
Dal sito: http://www.ebnonline.com/author.asp?section_id=3315&doc_id=282269&

Ritorno del Protezionismo

 ritorno del protezionismo: la germania ha deciso di limitare l’acquisto di aziende tedesche da parte di stranieri 

ottobre 17, 2016 by Fabio Lugano

Come riportato da Reuters, che potete leggere QUI, la Germania starebbe studiando delle forme legislative atte a difendere la proprietà delle proprie aziende di punta, soprattutto nel settore delle tecnologie avanzate, da parte delle acquisizioni di gruppi stranieri, soprattutto extra europei.

La notizia giunge dopo che, durante questa settimana, l’azienda cinese di attrezzature per la casa Midea ha comprato la tedesca KuKa, e che l’azienda, sempre cinese, di microcircuiti Sanan ha acquistato la Osram.

aziende_tedesche

La volontà è di proteggere le aziende da acquisti finalizzati all’esportazioni di alta tecnologia o alla creazione di gruppi di dubbio controllo, soprattutto in un momento in cui il basso rendimento marginale dei capitali interni cinesi spinge le aziende dell’estremo oriente ad acquistare in occidente, dove I prezzi delle società  sono più  contenuti.  Inoltre si teme che questo processo possa coinvolgere fondi di provenienza illecita. Del resto, come mostra la successiva immagine, la penetrazione cinese in Europa è fortissima.

Mentre quindi la Germania pone dei limiti alla proprietà estera delle proprie aziende strategiche, l’Italia invece da un lato sembra impaziente di regalare le proprie aziende strategiche nel settore energia e difesa, dall’altro saluta come un successo ogni caso di shopping foresto nel nostro paese….

http://scenarieconomici.it/ritorno-del-protezionismo-la-germania-ha-deciso-di-limitare-lacquisto-di-stranieri-di-aziende-tedesche/?ref=digest

L’impresa agricola aggregata: una risposta ai problemi dell’agricoltura italiana

l’impresa aggregata: una risposta ai problemi dell’agricoltura italiana

Una risposta ai problemi strutturali dell’agricoltura arriva dall’aggregazione delle imprese… contenuta nel decreto legislativo n. 99 del 2004, che ha introdotto una nuova forma societaria, la società agricola,… In base alle nuove norme la società agricola può esercitare attività che vanno dalla trasformazione alla commercializzazione fino alla fornitura di servizi. 

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 In Italia ed Europa il 95% delle aziende agricole è molto frazionato e occupano un’area da 1 ettaro a 10 ettari complessivi. Troppo poco per essere remunerative, sostenibili e produttive secondo le necessità dei nostri giorni. Per la loro dimensione ridotta infatti non riescono a meccanizzarsi e sono fagocitate da poteri economici forti che spesso nulla hanno a che fare con l’agricoltura. (IRP)


 Alcune note introduttive 

Il sistema agroalimentare italiano presenta alcune peculiarità riconducibili da un lato alla sua complessità, dall’altro alla sua forte eterogeneità. La complessità, che si ritrova anche nelle altre realtà europee, deriva dal forte processo di integrazione fra le diverse componenti del sistema, dall’agricoltura all’industria di trasformazione, alla grande distribuzione, fino ai rapporti con il consumo finale e la sicurezza alimentare, ma anche dall’affermarsi di collegamenti sempre più stretti con gli altri paesi, in particolare europei, con un notevole incremento degli scambi di beni agricoli e alimentari, che hanno reso la realtà italiana sempre più aperta verso l’esterno.

La forte eterogeneità deriva dalle profonde differenziazioni struttali e territoriali, esistenti nella realtà italiana, che si riflettono in misura rilevante sulle interrelazioni prima accennate. Le differenziazioni riguardano le strutture, i livelli di trasformazione incorporati nei beni alimentari che comportano organizzazioni differenti, le diverse modalità con cui le imprese e territori si rapportano alla distribuzione e ai rilevanti mutamenti della domanda alimentare. Eterogeneità e complessità possono rappresentare un punto di forza o un punto di debolezza nella ricerca di nuove competitività del sistema agroalimentare italiano nel nuovo scenario dell’Unione Europea allargata, ma dipendono in misura sostanziale dalle politiche adottate ai differenti livelli, nazionale, regionale e locale.

Un aspetto critico dell’agricoltura italiana è senz’altro quello relativo al mancato ammodernamento delle strutture aziendali nel corso degli ultimi decenni. Il numero delle imprese agricole è assai più limitato rispetto all’universo aziendale censito, ma permane comunque una loro limitata dimensione fisica ed economica e ciò può avere importanti riflessi nella ricerca di nuove opportunità competitive per l’agricoltura italiana. Soltanto le imprese di più grandi dimensioni hanno e avranno infatti la capacità di adottare innovazioni tecnologiche, di inserirsi nelle filiere agroalimentari e di attuare efficienti strategie produttive, con una progressiva diminuzione dei costi di transazione interni, nonché di fronteggiare efficacemente le ripercussioni delle politiche comunitarie.
Le cause del mancato ammodernamento strutturale sono molteplici: dalle norme relative alla successione ereditaria che non tengono conto della specificità dell’azienda/impresa agricola, alle quotazioni elevate dei terreni nel mercato fondiario, che impediscono l’ampliamento delle superfici attraverso l’affitto o l’acquisto. Ma il mancato ammodernamento va anche ricercato nel forte impatto delle politiche comunitarie protezionistiche, che spesso hanno piuttosto prodotto la ricerca di flessibilità nell’utilizzazione del capitale umano (pluriattività) e nella organizzazione dei processi produttivi (contoterzismo).

Non esistono analisi approfondite delle tipologie aziendali esistenti nell’agricoltura italiana in base ai dati censuari del 2000, a parte i lavori di Russo, Sabbatini (2005) e di Sotte (2006), in Agriregionieuropa n.5 [link], rispetto al dettaglio raggiunto nei decenni precedenti (Fabiani, Gorgoni, 1973; Fabiani, Scarano, 1995, Fanfani, 1986, Montresor, 2000).

Ciò rappresenta una grave lacuna, in quanto poco sappiamo delle loro nuove peculiarità e vulnerabilità, degli effetti derivanti dalla diminuzione delle politiche di protezione e dall’andamento dei mercati, con ripercussioni sui loro redditi e in alcuni casi sulla loro persistenza. Dalle indagini condotte sulla presenza di giovani conduttori (Sotte, Carbone, Corsi in Agriregionieuropa, n.2, 2005 [link]) risulta che l’impresa agricola italiana, di dimensioni fisiche ed economiche limitate e con scarsa propensione agli investimenti, è in larga prevalenza “anziana”. Più che in altri paesi europei questa situazione è frutto della mancanza di prospettive occupazionali e di reddito per i giovani, ma poco sappiamo sul potenziale ricambio generazionale nelle famiglie agricole a livello territoriale. Già negli anni Novanta il quadro della famiglia agricola metteva in evidenza la forte riduzione della sua numerosità, con adeguamento alle tendenze demografiche più generali del paese.

 Le forme di aggregazione delle imprese agricole 

Una risposta ai problemi strutturali dell’agricoltura arriva dall’aggregazione delle imprese, cioè dai nuovi strumenti di sviluppo messi a disposizione delle aziende agricole per lo sviluppo di nuove strategie orientate alla competitività.
Le fonti di queste nuove forme di aggregazione si trovano nelle importanti novità contenute nel decreto legislativo n. 99 del 2004, che ha introdotto una nuova forma societaria, la società agricola, ma anche nella riforma del diritto societario, entrata in vigore dal 2004, e nelle semplificazioni introdotte con il decreto legislativo n. 102 del 2005 per le Organizzazioni di produttori (1).

In base alle nuove norme la società agricola può esercitare non solo le attività previste dall’art. 2135 del Codice civile per l’imprenditore agricolo, ma anche, in base al decreto legislativo 228/2001, tutta una serie di attività connesse, che vanno dalla trasformazione alla commercializzazione fino alla fornitura di servizi. Nell’esercizio di queste attività l’impresa aggregata può usufruire delle agevolazioni fiscali (2), delle procedure burocratiche semplificate, degli specifici interventi di sostegno previsti per i coltivatori diretti.

Le società agricole possono infatti assumere la qualifica di imprenditore agricolo professionale, con i relativi benefici, purché, se società di persone, almeno un socio e, se società di capitali, un amministratore siano imprenditori agricoli professionali (cioè dedichino almeno il 50% del loro tempo all’azienda e ricavino almeno il 50% del suo reddito da tale attività). Le società possono essere di persone (semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice); di capitali (per azioni, a responsabilità limitata, accomandita per azioni), cooperative (a mutualità prevalente o meno) (3), consorzi (con attività esterna e interna).

L’aggregazione delle imprese può avvenire attraverso due modalità. La prima è quella che prevede forme di collaborazione, senza la perdita di identità, da parte delle singole imprese che decidono di adottare strategie comuni per l’utilizzo dei fattori produttivi o per singole fasi produttive o per l’accesso al mercato o, infine, per la condivisione di alcune idee imprenditoriali. La seconda modalità è quella che si concretizza nella nascita di un nuovo soggetto, senza ripercussioni sugli aspetti di carattere patrimoniale; si tratta di un’impresa di maggiori dimensioni che consente una migliore efficienza nell’utilizzo dei fattori produttivi e una maggiore redditività rispetto alle singole imprese aggregate.

Una recente indagine, condotta a livello nazionale, dalla società Agri2000 (4) ha messo in luce le principali peculiarità delle imprese aggregate presenti nella realtà italiana. Si tratta di imprese diffuse in larga parte nelle regioni settentrionali, che operano prevalentemente nella commercializzazione diretta dei prodotti (35% delle unità rilevate), seguita dalla gestione di terreni e di allevamenti (25%) e dalla trasformazione (15%); altre attività sono la gestione dei servizi, della manodopera, l’acquisto e la gestione comune dei mezzi tecnici, nonché la valorizzazione dei prodotti.

Sotto un profilo settoriale, i comparti più coinvolti sono quello zootecnico, seguito da quello ortofrutticolo. Le modalità di aggregazione sono le più diversificate, anche se la maggior parte delle aggregazioni predilige la forma cooperativa (40% dei casi), soprattutto nella forma di piccola società cooperativa, e la società semplice (20%). Minore diffusione hanno invece le società di capitali e le associazioni, in genere per la valorizzazione dei prodotti, le società di persone e gli accordi scritti.

 Le opportunità ed i limiti dei nuovi strumenti di aggregazione 

agricoltura33Le opportunità offerte da questi nuovi strumenti di aggregazione delle strutture agricole sono numerosi; essi consentono infatti:

  • il raggiungimento di maggiori economie di scala, superando i limiti della singola azienda, con conseguente diminuzione dei costi di produzione;
  • una maggiore possibilità di accesso al credito, facilitando gli investimenti aziendali e le innovazioni tecnologiche, aspetti cruciali nell’attuale fase dello sviluppo;
  • un incremento della specializzazione in determinate produzioni e in determinati processi produttivi per le singole unità e, al tempo stesso, un aumento della diversificazione delle produzioni e dei servizi (prodotti di qualità, agriturismo, il che comporta una maggiore flessibilità produttiva dell’impresa aggregata, fondamentale importanza per fronteggiare la concorrenza in un mercato sempre più aperto;
  • l’incremento della redditività agricola, soprattutto nel caso della vendita diretta, in quanto il maggiore valore aggiunto viene trattenuto dalla componente agricola, a scapito degli operatori a valle della filiera.

 

 I limiti sono essenzialmente di due ordini 

Il primo è intrinseco agli strumenti adottati. L’aggregazione può infatti non assumere caratteri di stabilità nel tempo, in quanto si basa sulla fiducia e sulla costruzione del consenso da parte dei singoli imprenditori, che possono venire meno in un arco temporale di medio o lungo periodo. Le strategie adottate possono essere così, per alcuni aspetti, riduttive rispetto alle potenzialità, ma ciò dipende anche dalla scelta della forma societaria prescelta.
Il secondo limite è di carattere più generale. Questo nuovo quadro normativo si rivolge alle imprese che presentano aspetti potenziali di vitalità. Queste potenzialità si trovano nelle aziende con giovani conduttori o in cui vi sia un ricambio generazionale e le strategie imprenditoriali siano rivolte alla permanenza nel settore agricolo. In base alle considerazioni svolte in precedenza, poco sappiamo delle realtà presenti nei differenti contesti territoriali e ciò può ostacolare l’adozione delle opportune misure di supporto a livello locale e regionale.
Non solo nella fase della sua creazione, ma anche nella gestione, l’impresa aggregata necessita di un’azione incisiva da parte delle istituzioni locali per servizi sia di carattere generale (ad esempio la formazione del capitale umano), sia più specifici (supporto tecnico). La scelta di operare insieme implica una dettagliata indagine delle caratteristiche strutturali delle aziende coinvolte ed una verifica puntuale delle potenzialità delle strategie adottate, nonché un’attenzione particolare alla modalità di aggregazione prescelte. L’aggregazione delle imprese rischia dunque di non essere utilizzata nelle aree più deboli del paese, con minore densità istituzionale, in cui un’ampia quota di territorio deve raggiungere adeguate condizioni di vita economica, sociale e ambientale.

Nonostante questi limiti, l’impresa aggregata può rappresentare una risposta ai problemi dell’agricoltura italiana.

Non a caso questo strumento è stato posto al centro dell’attenzione nei Piani di Sviluppo Rurale (ne sono esempi Emilia-Romagna e Veneto), gli interventi dovranno essere i più flessibili, in modo da adattarsi al mosaico delle situazioni presenti. Questo percorso rinvia alla necessità in precedenza accennata: gli economisti agrari debbono riprendere le indagini sulle differenti tipologie esistenti, per comprenderne le differenti capacità di risposta alle molte funzioni che la società rivolge al settore primario.

Note

(1) Questo provvedimento ha ridotto a 5 il numero minimo di produttori e il volume di produzione dei soci che può essere commercializzato direttamente, pari a 3 milioni di Euro.
(2) Le attività connesse sono soggette a tassazione come redditi agrari, non più come redditi di impresa. Per i servizi svolti in altre aziende con mezzi provenienti dall’impresa agricola è previsto un regime forfetario di tassazione.
(3) Le cooperative sono a mutualità prevalente quando o le attività svolte (vendita di beni e di servizi) o le prestazioni di lavoro dei soci o gli apporti di beni e di servi sono prevalenti. Nel caso della cooperativa agricola la prevalenza fa riferimento anche alla quantità dei beni conferiti, anziché al valore degli stessi.
(4) Agri2000 e’ una società di servizi, ricerca e sperimentazione per il settore agroalimentare e per l’ambiente: http://www.agri2000.it/

Riferimenti bibliografici

  • Corsi A., Carbone A., Sotte F., “Giovani e impresa in agricoltura”, Agriregionieuropa, n. 2., 2005 [link]
  • Fabiani G., Gorgoni M., “Un’analisi delle strutture dell’agricoltura italiana”, Rivista di Economia Agraria, n. 6, 1973
  • Fabiani G., Scarano G., “Una stratificazione socio-economica delle aziende agricole: pluralismo funzionale e sviluppo territoriale”,La Questione Agraria, n. 59, 1995
  • Fanfani R., “Le aziende agrarie negli ultimi cinquanta anni”, in La Questione Agraria, n. 23, 1986
  • Montresor E., “L’articolazione territoriale nell’agricoltura italiana”, in Fanfani R., Montresor E. (eds), La struttura sociale dell’agricoltura italiana verso il 2000, Franco Angeli, Milano, 2000
  • Russo C., Sabbatini M., “Analisi esplorativa delle differenziazioni strategiche nelle aziende agricole”, Rivista di Economia Agraria, n. 4, 2005
  • Sotte F., “Quante sono le imprese agricole in Italia”, Agriregionieuropa, n. 5, 2006 [link]
Università di Verona, Dipartimento di Economie, Società e Istituzioni

Costituzione Italiana: qualche ritocco per un’esistenza dignitosa

di Tarcisio Bonotto, Franco Bressanin

Art.36-costituzioPrendo l’occasione del bell’articolo di Luigi Pecchioli su www.scenarieconomici.it, ‘La Costituzione Economica’ per integrarne alcuni aspetti e prospettare un possibile scenario di sviluppo.

Anche se la Costituzione Italiana è una tra le più copiate al mondo, certamente dopo molti anni dalla sua nascita, può necessitare di qualche ritocco per adattarsi ai tempi.

In particolare l’articolo 36, che attesta:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, dovrebbe spiegare due assunti:

  • la proporzione della retribuzione rispetto alla qualità del lavoro, quindi il metodo per determinare un diverso livello retributivo per le varie professioni e lavori, e
  • quali elementi possano assicurare una vita dignitosa e libera.

Oggi c’è infatti la necessità di specificare tali concetti stabilendo “che cosa debba essere garantito dalla retribuzione” e di conseguenza “quale dovrebbe essere il livello retributivo”, meglio ancora “quale dovrebbe essere il livello di potere di acquisto”, per permettere che ciò avvenga. Non possiamo lasciare alla trattativa privata o sindacale e governativa, con parametri aleatori, la decisione del livello salariale o al puro calcolo matematico senza avere precisi obiettivi sociali e umanistici.

Nel periodo in cui la retribuzione dei lavoratori era regolata dalla Scala Mobile[1], che legava il salario all’indice dei prezzi al consumo, il livello di vita medio, in un periodo di boom economico, era migliorato.

Se dovessimo determinare ciò che serve per una vita libera dalla povertà e dall’indigenza, e perciò dignitosa, scopriamo che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, Art. 25 e 26, e la teoria economica PROUT, elencano in maniera puntuale, le cosiddette Minime Necessità (i bisogni primari): alimenti, vestiario, abitazione, cure mediche e istruzione. Queste dovrebbero essere garantite, dal Governo in carica.

La teoria PROUT, del 1967, in effetti avvalla la proposta della Dichiarazione del 1948, ma oltre a elencare le Necessità Basilari, come diritti fondamentali per la sopravvivenza e il proprio sviluppo, propone un metodo per la loro attuazione: un Sistema Economico Collettivo (non statale), non privatistico, né statale ma a gestione collettiva. In effetti la dichiarazione è rimasta tale in un’ambiente capitalistico che non potrà mai realizzarla perché fondato sul profitto e sul concetto di arricchimento personale attraverso lo sfruttamento degli altri.

Sarkar, autore del Prout, afferma che tali minime necessità dovrebbero essere inserite nella Costituzione e potranno così obbligare il Governo a garantirle ai propri cittadini attraverso un lavoro o per coloro che non possono lavorare, attraverso una rendita o altri strumenti, pena la sua decadenza. Per avere garantiti tali diritti, dovrebbe essere disponibile un lavoro, ciò che la Costituzione attuale afferma essere il fondamento della Repubblica.

Per avere la massima occupazione l’economia dovrà essere necessariamente AUTOSUFFICIENTE, per lo meno nella produzione e distribuzione delle Minime Necessità. Un’autosufficienza aperta al commercio internazionale, ma non distrutta dalle regole internazionali.

Autosufficienza significa che si dovrà produrre in loco tutto ciò di cui si necessita e si può produrre, al massimo grado. Antitetica alla Globalizzazione. Oggi importiamo di tutto e le nostre produzioni vengono distrutte. Non è vero che i prodotti importati costano meno, è un mito che è necessario sfatare. Nei prodotti importati infatti non mai incluso il prezzo della disoccupazione locale che quesi creano, dei conflitti sociali che generano, dei morti per indigenza.

Un’economia Autosufficiente dovrà svilupparsi in maniera equilibrata nei suoi vari settori, agricoltura, agro e agrico industrie, industrie non agricole, commercio e servizi. Oggi i servizi occupano il 62% della popolazione, industria il 29% e l’agricoltura solo il 3,8%, troppo poco per avere i conti in regola. Secondo il PROUT dall’agricoltura dovrebbe dipendere circa il 30-40% della popolazione, agro e agrico-industria il 20-30%, industria non agricola 20%, commercio 10% e servizi 10%

Un secondo aspetto importate è il rapporto salari/produttività. Per eliminare la disoccupazione, la povertà e le bolle speculative l’economista Ravi Batra, afferma:

  • i salari devono seguire di pari passo la produttività aziendale
  • salari elevati mantengono i posti di lavoro e possono perciò garantire le necessità basilari. (http://irprout.it/?p=2450).

Il sistema di lavoro, per essere maggiormente efficiente, dovrebbe essere improntato alla COOPERAZIONE COORDINATA, non SUBORDINATA come nel presente sistema economico, per attivare tutte le energie della popolazione lavoratrice e non tarparle in un rapporto tra imprenditori, lavoratori, sindacati e governo di natura conflittuale e antitetico.

Dove questa cooperazione coordinata e condivisa è presente vi è più elevata produttività, solidarietà, coesione sociale, e migliore distribuzione della ricchezza.

In conclusione, dovremmo poter inserire nell’Art. 36 della Costituzione italiana, una specifica:

  • “E’ necessario garantire a tutti le minime necessità per l’esistenza in particolare: alimenti, vestiario, abitazione, cure mediche, istruzione, come diritto di nascita. Inclusi, in una società avanzata, trasporti e comunicazioni.
  • Il potere di acquisto è il metro di misura del benessere della popolazione e deve essere tale da garantire le minime necessità.
  • I livelli salariali devono andare di pari passo con la produttività, per mantenere occupazione, eliminare la povertà e assicurare la garanzia delle necessità basilari. Il Gap-Salariale dovrebbe essere tale da mantenere l’equilibrio tra Domanda-Offerta.”

 “La nostra conclusione principale è che l’aumento del differenziale salario-produttività, a causa delle politiche del governo, è la causa primaria, se non l’unica, delle recessioni, della disoccupazione, degli enormi profitti e, di conseguenza, dell’eccessiva concentrazione della ricchezza”. Ravi Batra

Vedi Riforme Costituzionali: http://irprout.it/?page_id=333

Gap-Salariale – Una Rivoluzione in Macroeconomia: http://irprout.it/?p=2450

[1] La scala mobile è uno strumento economico di politica dei salari volto ad indicizzare automaticamente i salari in funzione degli aumenti dei prezzi, al fine di contrastare la diminuzione del potere d’acquisto dovuto all’aumento del costo della vita, secondo quanto valutato con un apposito indice dei prezzi al consumo (wikipedia)

Il fallimento delle teorie economiche attuali e la nascita di un progetto socio-economico alternativo

Quale visione per un sistema socio-economico globale

di Franco Bressanin

Il crollo dell’economia, iniziato nel 2007, è ora conosciuto come la Grande Recessione. Alcune persone, come il Premio Nobel Paul Krugman,  lo chiamano depressione. Indipendentemente da come la si chiami, è chiaro per la maggior parte che, dopo otto anni passati  a stampare  denaro e produrre, con l’austerità, enormi deficit di bilancio, l’economia globale è ancora stagnante, non solo, ma si sta dirigendo verso un futuro non certo brillante: disparita’ economiche eccessive (in Italia il 10% della popolazione detiene oltre il 50% della ricchezza), la crescita incontrollata di una pseudo-finanza (solo i derivati nel mondo oggi ammontano a 20 volte il PIL mondiale), il saccheggio dell’ambiente e delle risorse del pianeta e chi più ne ha più ne aggiunga.

Seguendo i consigli provenienti dal mondo accademico si sono attuate politiche economiche e sociali che avrebbero dovuto risolvere la crisi e riportare l’economia a crescere. Questo non è successo e, malgrado l’esultazione di politici e amministratori di fronte a modesti incrementi del PIL e leggeri decrementi della disoccupazione, le misure attuate finora sembrano essere inutili, se non peggiorative.

Ci si chiede perché, quali sono le vere cause della disoccupazione e del fallimento delle misure fin qui adottate? E soprattutto: quali sono le soluzioni ai problemi socio-economici di oggi, quale strategia usare?

Una considerazione preliminare si può fare subito senza essere professoroni della Bocconi o di altre prestigiose università: il sistema attuale ha fallito perché non ha saputo risolvere i problemi della gente nonostante gli sforzi più o meno onesti per metterci delle toppe. Da piu’ voci si sente dire che esso va sostituito con un altro.

Con cosa sostituire ciò che non funziona? E qui si incontra la prima carenza:  manca un progetto di società nel suo insieme: persone, ambiente, economia, valori. Partiti politici, istituzioni, movimenti si presentano con azioni limitate a risolvere uno o piu’ problemi contingenti, senza avere una visione d’insieme, un progetto, come obiettivo finale. Nel proporre la sua toppa al sistema nessuno si chiede: ”e dopo?” , dopo aver  risolto un problema, cosa facciamo? E’ un navigare a vista senza una meta finale, e il navigare senza una rotta da seguire può portare al naufragio.

Come dovrebbe essere un progetto di societa’ nuova? Che tipo di valori, di economia, di legami e relazioni sociali? E soprattutto, quale sara’ l’obiettivo finale verso cui dirigerci?

Un’idea ci viene dal sistema socio-economico sviluppato nel 1965 dal pensatore indiano P.R.Sarkar, da lui chiamata “PROUT” (Acronimo di Progressive Utilization Theory = teoria della utilizzazione progressiva).

Per studiare l’attuazione del sistema Prout e’ stato fondato l’IRP – Istituto di Ricerca Prout, con sede per l’Italia a Salsomaggiore, presente anche in altre 120 paesi.

Per comprendere la specialita’ del sistema Prout  rispetto ad altri sistemi socio-economici, abbiamo interpellato Tarcisio Bonotto, Presidente dell’IRP e  Franco Bressanin, direttore della Sede nazionale.

L’idea chiave di Prout per creare una nuova societa’ e’ partire dalla caratteristica base dell’essere umano, che e’ sia fisico, sia mentale, sia spirituale(creativo, intuizionale,emozionale, ecc).

Una società sana avrà  il compito di provvedere alle minime necessità (cibo, alloggio, vestiario, cure mediche ed educazione, e trasporti, comunicazioni in una società avanzata) di tutti per mantenere la struttura fisica delle persone in ottime condizioni. Una volta garantite quindi le minime necessità, la societa’ si sforzerà di dare a tutti la possibilità di espandere la propria conoscenza, di studiare, informarsi, evolversi utilizzando le proprie potenzialita’ fisiche, mentali e spirituali. Nella nuova societa’ nessuno deve rimanere indietro, tutti hanno garantite le minime necessità, con il lavoro o altri mezzi.  Ognuno poi sarà libero di scegliersi l’attività che desidera, compatibilmente con le proprie aspirazioni e capacità.

Ciò non è possibile in un sistema capitalistico, fondato sul profitto, o socialista statale, ma in un sistema  economico ‘collettivo’, a responsabilità collettiva, cioè di tutti coloro che lavorano e non solo delle élite imprenditoriali, controllato dallo stato con le aziende chiave.

Ancora secondo Prout una società sana è come una grande famiglia, i cui membri si aiutano  reciprocamente, c’è coesione sociale e solidarietà; tutti partecipano attivamente alla gestione della cosa pubblica secondo le possibilità e le potenzialità individuali, non vengono accettate le diseguaglianze tra i vari mebri, vengono però riconosciute le diversità, dato che la diversità è legge di natura.

E questo è il progetto Prout:  certamente è una visione a lungo termine, ma logica, razionale e comprensibile e condivisibile da tutti.

Come si potrà realizzare tutto questo? La prima mossa da fare secondo Sarkar sarà uscire dal grave squilibrio economico , sociale, ambientale e morale in cui ci troviamo.

Per questa ragione è necessario un cambiamento culturale tale da eliminare i dogmi di qualsiasi natura e razionalizzare la nostra esistenza.

Dal punto di vista della politica economica l’AUTOSUFFCIENZA ECONOMICA per ciò che riguarda i bisogni primari, è il ‘sine qua non’  per garantire la massima occupazione. Per instaurare un circolo virtuoso di Produzione, Lavoro, Reddito, Consumi, Tasse, interrotto dalla Globalizzazione Economica.

Produzione in ‘cooperazione coordinata’ e non subordinata.

Per questo sara’ necessaria un’azione di pianificazione delle risorse. Purtroppo finora nessuna forza politica o istituzionale  qui in Italia ha saputo veramente pianificare.

Pianificare nel sistema Prout comprende piu’ azioni:

  1. dividere il territorio in zone che possano essere autosufficienti nella produzione dei beni e servizi essenziali per i residenti nel territorio stesso: quindi,
  2. raccogliere i dati sulle potenzialita’ e caratteristiche geologiche, agricole, produttive del territorio, clima, risorse idriche, ecc. del territorio
  3. raccogliere i dati sulla popolazione residente: esigenze, conoscenze, capacita’, esperienze, usi e costumi, cultura, modo di vivere, abitudini alimentari,distribuzione per eta’, livello di istruzione, ecc.
  4. far incontrare  le risorse produttive del territorio e le necessita’ primarie dei residenti, utilizzando popolazione locale e risorse locali.
  5. quando tutti avranno garantite attraverso il lavoro o altri mezzi le prime necessita’, innalzare lo standard di vita della poplazione attraverso la tecnologia e la ricerca, sempre rispettando l’ambiente e chi ci abita, compresi animali e piante.Potra’ essere che un giorno si possa lavorare poche ore alla settimana grazie al progresso tecnologico, i cui vantaggi beneficeranno tutti, non solo una piccola parte della popolazione.

Questo richiedera’ un certo tempo. Il FMI ha calcolato che per l’Italia, per ritornare al benessere ante-crisi serviranno 20 anni. Secondo Prout il progresso potrebbe essere molto piu’ rapido, anche solo una decina di anni, ma solo dal momento in cui si accetti veramente un obiettivo chiaro (il progetto) e una strategia con cui attuarlo. Senza tali requisiti non si andra’ da nessuna parte.

Come sara’ la produzione, l’industria e l’economia in un  sistema Prout? Sarkar parla di un sistema economico diviso in 4 settori:

  1. economia di base, per provvedere le minime necessita’ a tutti a livello locale, in cui l’agricoltura avra’ un ruolo predominante
  2. economia generale, di cui oggi si conosce qualcosa, nonostante i modelli economici carenti.
  3. economia commerciale, per lo scambio di beni e servizi all’interno e tra le unita’ economiche autosufficienti
  4. psico-economia, cioe’ quella parte dell’economia che cerchera’ di sviluppare la parte psichica dell’essere umano.

La produzione secondo Prout e’ basata su 3 tipologie  di industria:

  1. piccole industrie, a conduzione famigliare
  2. attivita’ medio-grandi, gestite con metodi e sistemi di cooperazione coordinata e non subordinata, dove i soci sono lavoratori e amministratori dell’azienda
  3. industrie di base, gestite direttamente o indirettamente dallo stato: attivita’ estrattive, produzione di materie prime con cui  rifornire le industrie di cui sopra, trasporti, strade, risorse idriche ecc.

Ovviamente tutto questo potrà partire solo se è accettata un’etica universale, una prospettiva morale, il senso di cittadinanza attiva e responsabile e all’uso critico e costruttivo dell’intelletto.

Un sistema quale è Prout  garantisce la piena occupazione della popolazione, la gestione e utilizzo razionale delle risorse, benessere per tutti nessuno escluso. Tali idee, che sembrano utopistiche nel contesto attuale, sono state in parte espresse non solo da Sarkar con Prout, ma anche da eminenti economisti, come Amartya Sen, David Graeber (occupy wallstreet), Serge Latouche(“decressance”),  e da innumerevoli movimenti ed associazioni che tutte insieme stanno cercando proprio l’alternativa al difettoso sistema attuale.

Ci auguriamo che tutte queste iniziative possano essere portate sotto un unico progetto per costruire una società a misura di essere umano.

 un’analisi dei mutamenti del clima e delle stagioni
a cura di Tarcisio Bonotto
dal sito www.emergenzaacqua.net

Vorrei farvi partecipi di una discussione in corso su eventi che hanno mutato non solo la vita sociale, culturale ed economica della società umana ma anche la geografica dei suoi territori e la qualità della vita sul pianeta. Sembra infatti che non siano in corso attualmente solo grandi mutamenti nell’assetto strutturale della società come tale, ma anche nell’assetto strutturale della Terra stessa.
I cambiamenti climatici in corso, le anomalie stagionali, e le inversioni di tendenza del clima, per molti, sono da mettere in relazione ad un fenomeno poco conosciuto ma che sembra essere avvenuto diverse volte nel passato: ‘Lo spostamento dei poli terrestri’, geografici e quindi anche magnetici.

cambiamenti-climaGli scienziati hanno predetto lo spostamento dei poli fin da 1911 e quando Albert Einstein venne a sapere di questa ipotesi disse: “Questa idea mi elettrizza. E’ di estrema importanza per tutto ciò che è in relazione alla storia della superficie terrestre”.
In particolare il 31 maggio del 1986, P.R. Sarkar nel suo discorso inaugurale dell’associazione internazionale ‘Rinascita Universale’, ha parlato sul tema:
“I poli cambiano le loro rispettive posizioni”. Con molta intuizione e acume intellettuale ha indicato che profondi cambiamenti, dalle vaste conseguenze, sono iniziati dallo spostamento dei poli terrestri. Questi cambiamenti avranno conseguenze profonde su tutte le forme di vita, sull’elettromagnetismo terrestre, sulla mente umana e sullo sviluppo di qualità spirituali. Il problema è che, associate a tale spostamento dei poli, sono previste catastrofi geologiche di vasta portata in tutto il mondo e l’inizio di una nuova era glaciale. Questo è successo nel passato, ricordiamo i mammut congelati in Siberia con della vegetazione tropicale ancora nello stomaco, segni di ghiacciai sulle Ande del Centro America …
Tutto si muove – dice Sarkar – e anche i poli. “Nell’emisfero orientale il polo nord si muove da nord a sud, mentre nell’emisfero occidentale il polo sud si muove da sud a nord e non si può essere certi che la loro distanza relativa non cambi”.

poli_terrestriVi sono evidenze scientifiche riportate dalle analisi effettuate dal Dott. Richard Gautier (Ac. Ratnesh), dal gennaio 1984 al luglio del 1987, 31 mesi, in collaborazione con l’Istituto dell’Ora di Parigi, per determinare lo spostamento relativo dei poli terrestri rispetto all’asse di rotazione. Vi è infatti un movimento sia lineare sia rotatorio (Chandler wobble), di spostamento dell’asse, che determina due coni con base al polo sud e polo nord. Questo movimento di scostamento (16 mt dall’asse ideale), dell’asse geografico di rotazione della Terra, aumentò significativamente nel 1990, raddoppiando la sua velocità di spostamento e le dimensioni dello spostamento stesso.
Vi sono diversi autori (tra cui Michael Towsey) i quali sostengono che lo spostamento dei poli terrestri è stato una componente normale della storia della Terra, della evoluzione umana e biologica. In molte discussioni si è affrontato il tema dell’idea catastrofica ed uniformistica dell’evoluzione. In questo caso si potrebbe affermare che la storia viaggia tra questi due momenti, una grossa metamorfosi, evento catastrofico iniziale a cui segue un lungo periodo di uniformismo ed espressione della nuova situazione evoluzionistica. Un bel grattacapo ancora per i nostri scienziati.
(A cura di Tarcisio Bonotto – Proutist Universal Italia – www.prout.it).



 è iniziato lo spostamento dei poli geografici 

Mutamenti del clima e delle stagioni: una sola grande regia?

Stiamo vivendo un momento epocale: cambiamenti del clima, della geologia, la siccità, le gelate, lo scioglimento dei ghiacciai, lo sconvolgimento delle stagioni. Quale regia dietro i mutevoli eventi climatici e geologici dei giorni nostri?

P.R. Sarkar, filosofo e umanista indiano, nel suo articolo del 1986 intitolato, “The poles shift their respective positions”, “I poli cambiano le loro rispettive posizioni”, indicava che, come è avvenuto altre volte nella storia, i poli terrestri hanno iniziato il processo di spostamento delle loro rispettive posizioni geografiche e come il drastico cambiamento delle stagioni e del clima sia da imputare, per una grossa percentuale, a questo iniziato spostamento delle loro rispettive posizioni. Questo evento porterà il polo nord e il polo sud forse nella zona equatoriale.

Dal laboratorio International Earth Rotation Service si evidenzia uno spostamento annuale del polo geografico, di 10 cm verso l’emisfero ovest, tutt’ora in atto. Nel 1990 il raggio di spostamento (wobble) dell’asse e la sua velocità di spostamento è raddoppiata.

Nella descrizione di P.R. Sarkar, dall’articolo: ‘The Poles Shift their respective position’
Nel passato lo spostamento dei poli geografici, è avvenuto molte volte – negli annali di questo pianeta e nella storia di molti altri pianeti. Come risultato di questo spostamento, le persone dicono che alcune masse [satelliti] si sono staccate o si sono unite alla terra quando la sua crosta o litosfera non era solida come lo è ora. Qualcuno è anche dell’opinione che dal distacco di queste masse, ‘satellitari’ dalla litosfera terrestre, si generò l’oceano pacifico.
Secondo l’antica astronomia e astrologia, Marte è stato generato dalla litosfera terrestre, ma non ha orbitato attorno alla terra come un suo satellite. E per questo il nome di Marte in lingua sanscrita è Kuja. Ku significa ‘terra’ e Kuja significa ‘nato dalla terra’. Perciò questi mutamenti sono avvenuti nel passato e avverranno anche nel futuro.

I poli cambiano le loro rispettive posizioni. Come risultato di questi spostamenti di posizione dei poli, il tempo necessario per una rotazione attorno al proprio asse è variato e il tempo di rivoluzione attorno al sole, vale a dire l’anno solare, è cambiato. Il giorno e la notte assieme non erano di 24 ore e l’anno solare non era di 365/366 giorni.

La relazione della terra col pianeta Marte.

Come risultato del cambiamento della posizione dei poli, le stagioni cambiarono e cambiò anche la relazione della terra con Marte. Il sistema del calendario dovette cambiare diverse volte nel passato.
Se i poli cambiano la propria posizione, il tempo di rotazione della terra attorno al proprio asse potrà diminuire od aumentare e allo stesso modo il tempo di rivoluzione attorno al sole potrà diminuire o aumentare.

Cambiamenti stagionali
Quando osserviamo che l’ordine stagionale non è in grado di mantenere il parallelismo con i mesi, ciò dimostra che il momento dell’effettivo cambiamento della posizione dei poli terrestri si sta avvicinando rapidamente.

Cambiamenti nelle strutture biologiche
Come risultato di questo cambiamento non solo verrà disturbato il parallelismo tra le stagioni e i mesi, ma sarà distrutto anche l’equilibrio ambientale ed ecologico della Terra. Come risultato di questo impatto avverranno dei cambiamenti nella struttura fisica di tutti i corpi viventi, degli esseri viventi, incluse le piante.
Le piante del Terziario non sono state trovate nel Cretaceo. Le piante e gli animali del Cretaceo non furono trovati nelle ere più recenti, nel Pliocene e Miocene, Oligocene, Mesozoico e Cenozoico, perché la loro esistenza, la loro nascita e morte dipende dall’equilibrio ecologico.

Come avverrà lo spostamento dei Poli?
Come risultato dello spostamento della posizione dei poli terrestri, qualcuno asserisce che il Polo Nord si muoverà da nord a sud nell’emisfero orientale e che nell’emisfero occidentale il Polo Sud si muove da sud a nord, ma non è detto che la loro distanza relativa rimanga la stessa.

Perciò dovremmo essere preparati per il futuro, dovremmo essere preparati ad affrontare gli effetti di questi cambiamenti di posizione dei poli, dell’ordine ambientale e della struttura ecologica.

Gli effetti dei cambiamenti magnetici sugli esseri umani.
Come risultato di questo cambiamento la struttura magnetica di questa Terra muterà, e di conseguenza anche gli altri pianeti e satelliti del sistema solare andranno incontro a profonde metamorfosi.
Se l’equilibrio elettromagnetico andrà perduto, allora avverranno alcuni mutamenti rimarchevoli nella struttura del campo elettromagnetico della terra e dell’intero sistema solare. Come risultato del cambiamento del campo elettromagnetico, verrà influenzato anche il pensiero umano (la mente / il cervello lavorano con onde elettromagnetiche – n.d.t.)

Il nostro progresso nel campo della scienza dipende molto dalle nostre conoscenze nel campo dell’elettromagnetismo e delle emanazioni elettromagnetiche. Il nostro progresso e la scienza ne risentiranno molto a causa di questi cambiamenti. Dovremmo essere preparati a tali cambiamenti che potrebbero avvenire in tempi molto brevi.

Da “L’avvento dell’Era Glaciale ” di P.R. Sarkar
Da “L’avvento della nuova Era Glaciale”. Sappiamo che sta giungendo sulla terra un’altra ‘Era Glaciale’. Porterà dei cambiamenti globali strutturali alla terra stessa. Prima dell’avvento dell’Era Glaciale ci sarà un grande cambiamento biologico negli esseri umani e negli animali – in ogni entità animata e inanimata. Troverete cambiamenti nell’andamento delle stagioni, nella sfera psichica, nella sfera sociale, culturale ed economica e nelle strutture biologiche. Ogni cosa è in metamorfosi. I poli terrestri stanno cambiando le loro rispettive posizioni. Siete preparati?

Dopo l’avvento dell’Era Glaciale, ci saranno cambiamenti nelle regioni tropicali e grandiosi cambiamenti nelle strutture biologiche – si creerà un nuovo speciale ordine naturale. Sentite che l’equilibrio stagionale è mutato e che è stato disturbato?. Il Polo Nord si sta muovendo più vicino alla regione tropicale e il Polo Sud si sta muovendo da sud verso nord – quale ne sarà l’impatto sulla idrosfera terrestre? I ghiacci polari si scioglieranno e il livello degli oceani si alzerà. Avrà il suo impatto sulle maree in tutto il globo. L’oceano Pacifico diventerà più freddo e ghiaccerà. Molti degli attuali porti chiuderanno. Le caratteristiche stagionali cambieranno. Le piogge e le variazioni climatiche avranno un impatto sulla flora e sulla fauna. Tutti questi elementi messi assieme avranno un impatto sul processo di pensiero (degli esseri viventi). Il numero dei giorni in un anno sono già cambiati da 365 a 366, ma l’anno lunare non è cambiato, è rimasto di 354/355 giorni.

Dovremmo essere pronti ad affrontare questi cambiamenti giganteschi. Il momento degli acquazzoni e tempeste a Calcutta era dalle 18.00 alle 21.00 ora sono le 16.15 e sta infuriando la tempesta. La stagione sta cambiando, sono in corso grossi cambiamenti climatici…

Che cosa prevede P.R. Sarkar per far fronte a questi eventi?

I problemi maggiori da affrontare: Crisi globale dell’acqua e siccità.
Nel prossimo futuro vi sarà una seria crisi d’acqua in molte parti del mondo. Molti grandi fiumi come il Gange, il Jamuna e il Tamigi sono già inquinati. La gente non può bere quest’acqua e se ci si lava le mani rischia di prendersi un’infezione.

L’unica soluzione è di far conto sull’acqua di superficie (piovana)
Dovremmo raccogliere l’acqua piovana, sviluppare la scienza della pioggia artificiale attraverso l’uso dell’elio o attraverso qualsiasi altro processo e portare le nuvole che scaricano la pioggia negli oceani, sulla terra ferma.

Anzi dovremmo raccogliere la pioggia nelle zone dove essa cade.
Dovremmo immediatamente costruire molti stagni, canali, dighe, laghi e serbatoi per raccogliere l’acqua piovana e immagazzinarla come acqua potabile. Questa è la sola via d’uscita alla crisi che dovrà affrontare l’umanità nel prossimo futuro.

Le 3 cause fondamentali della siccità
Quali sono le maggiori cause della siccità? Ci sono tre fattori principali che causano siccità.
· La prima è l’enorme distruzione delle piante o deforestazione
· La seconda è il sistema di bassa pressione atmosferica che si genera sugli oceani (Osservazioni)
· La terza è il cambiamento del movimento angolare del sole e di altri corpi celesti come le comete, le nebulose, le galassie ecc.

a. Deforestazione
La deforestazione causa siccità perché impedisce alle piante di continuare a nutrire la terra: le radici fibrose delle piante assorbono e trattengono considerevoli quantità d’acqua che viene rilasciata lentamente nel terreno. Nei campi di riso del Bengala, per esempio, durante la stagione secca, l’acqua scende nei canali che costeggiano i campi. Da dove proviene quest’acqua? E’ rilasciata dalle radici delle colture ancora in atto. Quando il riso e le colture associate vengono raccolte, la sorgente d’acqua si prosciuga. La deforestazione è causata dagli esseri umani ed è in loro potere, con il proprio impegno, risolvere il problema.
>> In uno studio della Comunità Europea si è evidenziato come un ettaro coltivato a piante da bosco sia in grado di assorbire in un anno 92 tonnellate di CO2. Ora se il problema del riscaldamento del pianeta è anche la CO2, allora dovremmo piantare più alberi…

b. Bassa pressione e Movimento angolare
La seconda e la terza causa sono al presente al di là del controllo umano. Nel futuro, con lo sviluppo della meteorologia e delle scienze marine, gli esseri umani saranno in grado di influenzare e controllare parzialmente la seconda causa, ma non del tutto.

c. Per la terza causa… bisogna affidarsi alla provvidenza.

Siccità a causa del cambiamento del movimento di rotazione di corpi celesti
Perché il cambiamento subitaneo del movimento angolare dei corpi celesti causa siccità? Secondo Sarkar: “Il percorso astronomico di alcune comete è predeterminato e gli astronomi possono prevederne il loro arrivo, i possibili effetti sulla terra, ma ci sono altre comete che appaiono senza preavviso. Quando vi è la subitanea comparsa di un potente corpo celeste o un cambiamento subitaneo nella sua velocità angolare, la sua attrazione magnetica disturba le stagioni e l’ordine naturale della creazione”.
Ad esempio a causa della forte attrazione gravitazionale di imponenti corpi celesti come le comete o le meteore, non si formano le nubi.

Cause delle calamità naturali
Le calamità naturali sono causate anche dalla distruzione dell’ambiente e l’indiscriminato sfruttamento delle risorse sotterranee quali il carbone, il petrolio e l’acqua. Una delle maggiori cause della distruzione dell’ambiente è la deforestazione. Un esempio: ‘A causa della deforestazione, le nuvole cariche di pioggia provenienti dalla Baia del Bengala attraversano tutta l’India e scaricano la pioggia nel Golfo Arabico’.

Un’altra causa di distruzione dell’ambiente è lo sfruttamento delle risorse sotterranee. Come conseguenza delle estrazioni di risorse sotterranee si sono formate, nel terreno, profonde cavità che dovrebbero essere adeguatamente riempite.

Lo sfruttamento delle riserve d’acqua di falda contribuiscono ad aumentare la desertificazione in molte parti del mondo e quando il livello della falda si abbassa, il terreno nell’area si prosciuga e le piante muoiono. Questo si è verificato già in molte parti del Rajastan. La riforestazione è la sola soluzione.

Proposta di Sarkar:
Programma decentralizzato di conservazione dell’acqua di superficie

Anche nel passato gli esseri umani hanno sofferto la siccità e questo problema continuerà fino a quando non si porrà una cura adeguata alla sua soluzione. Se la deforestazione e l’indiscriminato sfruttamento delle riserve d’acque sotterranea continua, può essere che in molte parti del mondo dal 1993 al 2000 si sperimenti una forte scarsità d’acqua. La sola via d’uscita a questa catastrofe è di realizzare immediata un piano decentrato per la conservazione dell’acqua.

Riforestazione:
· Le rive dei fiumi devono essere coperte da denso bosco. Le ragioni scientifiche sono che le radici delle piante trattengono l’acqua. Quando il livello della falda diminuisce le radici lentamente restituiscono l’acqua. Cosicché uno stagno attorniato da piante non diventerà mai secco.
· Le foglie degli alberi minimizzano l’evaporazione
· I pori delle foglie di particolari alberi o arbusti hanno la facoltà di attrarre le nubi, gli alberi aiutano la piovosità

Programma scientifico di riforestazione in due fasi, per ristabilire velocemente un equilibrio ecologico della area in questione.
– Nella prima fase piantare alberi che
· Hanno una rapida crescita, dai 6 mesi ai 2 anni
· Che abbiano una densa chioma verde.
Nella seconda fase: piantare alberi che crescono meno in fretta ma dalla chioma densa e verde.

Riforestazione intensiva ed estensiva
· Per benefici immediati e a lungo termine devono essere piantati alberi a crescita veloce e lenta.
· Taglio controllato del legname per usi economici

Creazione di Bacini idrici sparsi sul territorio
Non è appropriato costruire dighe e bacini enormi perché sarebbe oltremodo difficile il trasporto dell’acqua dove serve specie in terreni montuosi.
Sarkar propone la decentralizzazione dei bacini idrici su tutto il territorio. Piccoli bacini, alla stregua di stagni, serbatoi, laghetti, ampi canali eventualmente collegati da canalizzazioni, per servire i bisogni di acqua potabile e di irrigazione locali.

Un progetto di conservazione dell’acqua, realizzato in India.
(Realizzabile anche in Italia con piante locali)

La riforestazione dove?
· Effettuata sulle rive dei canali, fiumi, stagni, serbatoi, laghi.
· Con quali piante? Acasya Babul o Acasia Catechu (kheyer)
· Nel mezzo di questi alberi si pianta Sesbania Grandiflora (bhukpul)
· All’interno di questi Indian Rosehood

Le ragioni di una struttura di questo tipo:
· S. Grandiflora cresce velocemente mentre l’Acacia Babui cresce lentamente, Indian Rosehood cresce ancora più lentamente ma vive più a lungo.
· S. Grandiflora cresce velocemente e attrae la pioggia che aiuta lo sviluppo delle altre piante.
· S. Grandiflora dopo 5-7 anni può essere tagliata e rimane un bosco di alberi di Indian Rosehood

Questi alberi portano anche altri benefici (un esempio utilizzazione della materia prima):
· Le foglie della S. Grandiflora sono utili per aumentare la produzione di latte delle mucche
· Dalle sue foglie e dalle gemme si può ricavare il nylon
· I fiori sono un grande serbatoio di miele
· La linfa può essere usata nell’industria degli incensi
· I semi sono commestibili, hanno un valore medicinale e commerciale per l’esportazione dei prodotti derivati
· Il legno può essere usato nell’industria della sericoltura per la produzione della seta ‘tasar’
· Tra gli alberi di Indian Rosehood può essere piantato anche il Pterocarpus Marsupium

Gli alberi da frutta ritengono molta acqua nelle radici.
· Devono essere piantati lungo gli argini dei fiumi e vicino ai campi coltivati.
· L’Orticoltura deve essere sviluppata attorno alle rive dei fiumi e bacini

Strategia per la conservazione dell’acqua di superficie:
· Raddoppiamento immediato della quantità di acqua di superficie raccolta.
· Aumentare a 10 volte la quantità di acqua a disposizione attraverso l’ampliamento dei bacini nella loro profondità e in secondo luogo nella loro superficie utile.
· Aumentare le piante attorno a laghi, fiumi, pozze, stagni rivoli etc.
· Aumentare il numero di filari di piante di 5 volte e diminuire la distanza tra le piante di metà
· Creare altri laghi, stagni, piccole dighe, serbatoi sparsi sul territorio collegati da canalizzazioni, in modo da favorire la creazione di un microclima locale equilibrato.


 Conclusioni 

Conseguenze immediate del mutamento dei poli terrestri in atto:
· Come prima conseguenza del mutamento geologico ed elettromagnetico della terra la produzione agricola e di prodotti animali ne risentiranno profondamente.
· Le stagioni non sono più in parallelo con i mesi
· Le temperature e il clima diventano estremi
· La siccità colpisce molti paesi del mondo in modo cronico
· E’ stato prospettato che la pianura Padana con altre 5 estati torride, potrebbe diventare desertica.

Riguardo i mutamenti climatici e in particolare per la siccità si evidenziano 3 cause:
· L’intensa deforestazione che impedisce la piovosità
· La bassa pressione atmosferica sopra gli oceani, che ha lo stesso effetto.
· Il rapido cambiamento della direzione di rotazione di corpi celesti di un certo peso, che previene la formazione delle nubi.

Soluzioni per la prima causa:
· Ampia riforestazione con utilizzo di piante le cui foglie hanno la proprietà di attirare le nuvole della famiglia delle Ferulae, le Felci, …
· Creazione di canali, laghi, stagni, piccoli bacini, dighe per conservare l’acqua di superficie e piovana decentrati sul territorio e collegati da canalizzazioni.
· Piantumazione in vicinanza di questi bacini idrografici.
· La rete idrografica così decentrata potrebbe essere una valvola di sfogo per le piene dei fiumi durante la stagione primaverile-invernale.
· Queste attività potrebbero diventare un programma di Grandi Opere in Italia.

Per la seconda causa si può tentare di generare pioggia artificiale con l’uso dell’elio o altri metodi
Per la terza causa si diceva… bisogna affidarsi alla provvidenza

p.i. Tarcisio Bonotto
Proutist Universal Italia


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krtashivananda

Riprendiamo un articolo di Ac. Krtashivananda, anche se un po’ datato, ma estremamente attuale per la situazione che stiamo vivendo.

Il giudizio viene dall’ acarya (monaco) indiano Kritashivananda che dirige a Mannheim, in Germania, l’ufficio europeo del Prout (Progressive utilization theory, Teoria dell’utilizzazione progressiva) – Venuto per la prima volta a Verona nel 1977, vi fa ritorno per tenere conferenze e seminari su yoga e tantra. A Verona dal West Bengala, in India, via Mannheim, città della Germania dove risiede abitualmente da 25 anni ed in cui dirige l’ufficio europeo del Prout (acronimo di Progressive utilization theory, cioè Teoria dell’utlizzazione progressiva). Kritashivananda, acarya (monaco, in sanscrito) da circa quarant’anni ed avadhuta (sorta di “grado” nella particolare “gerarchia” religioso-spirituale) è tornato nella città scaligera per tenere un seminario su “Yoga: la scienza del vivere bene” in un ritrovo alternativo in stradone S. Fermo. L’acarya Kritashivananda, autore di varie pubblicazioni, è stato iniziato alle pratiche yoga e tantra dall’ideatore del Prout (www.prout.org), l’indiano Prabhat Rainjana Sarkar.

La “trasferta” in riva all’Adige non è una novità per il dada (termine confidenziale con cui i seguaci chiamano gli acarya): la sua prima permanenza risale addirittura al 1977. Allora come nei giorni scorsi indossava la caratteristica veste monacale ed il turbante indiano, rigorosamente arancione. “Il colore arancione – spiegò nel corso d’una sua visita a Verona nel 1988 – racchiude due significati: la rinuncia a qualsiasi identità per adottarne una universale ed il dinamismo al servizio e nella disponibilità verso il prossimo. L’arancione, inoltre, provoca un particolare effetto positivo sulla mente.”

Profondo conoscitore delle realtà sociali ed economiche internazionali avendole “viste da vicino”, Kritashivananda, stimolato dalle domande dei presenti al seminario, ha voluto soffermarsi sull’attuale, teso rapporto tra Islam ed Occidente. «L’integralismo islamico? E’ un fenomeno interessante, da studiare. – ha affermato l’acarya – La religione islamica non ha nulla a che fare con la spiritualità, viaggia nella direzione del controllo politico (sociale e religioso), non vuole intrusioni nei suoi confini.» «Ora, gli islamici si sentono invasi. E non sono solo i poco istruiti, i fanatici ma anche gli intellettuali a sentire una sorta di perdita di autonomia, di spazi vitali. I Paesi occidentali stanno mettendo a rischio la loro politica (in Afghanistan ed in Iraq) e la loro cultura. Un errore dell’Europa è stato d’avere con l’Islam un approccio unicamente intellettuale mentre la controparte agisce su una base emotiva. Un’azione di una parte di tipo intellettuale (quella occidentale) contro un’altra di genere emotivo, istintivo (l’islamica).» «L’Occidente deve adeguarsi adottando un comportamento simile. – ha suggerito Kritashivananda – Lo stesso metodo di ricerca dei colpevoli degli attentati dell’11 settembre 2001 non ha contemplato l’immedesimazione nella mentalità, nell’ideologia, nel retroterra dei terroristi. Loro, i terroristi, credono caparbiamente che il mondo intero diventerà islamico e che dopo morti andranno in un paradiso nonostante l’enormità del male fatto.»

Claudio Beccalossi
Domenica, 16 Aprile 2006

http://www.venetidelmondo.com/marcopolo/viewarticle.php?ID=466

Cooperazione Coordinata – Il PROUT spiegato in poche parole

 cooperazione coordinata 

di P.R. Sarkar

LAVORO_OLIO“Operare” significa realizzare qualcosa con qualsiasi mezzo o supporto”. Supponiamo che si operi su una macchina utensile. Se questo tipo di operazione viene eseguita con un impegno collettivo, allora è chiamata “cooperazione”. Si parla di cooperazione, se qualcosa è fatto con parità di diritti, pari prestigio umano e parità nella legittimazione ad agire. In ogni campo della vita collettiva ci dovrebbe essere cooperazione tra i membri della società.

Dove questa cooperazione è tra esseri umani liberi, ognuno con pari diritti e rispetto reciproco e dove ognuno lavora per il benessere degli altri, si parla di “cooperazione coordinata”. Dove le persone fanno qualcosa individualmente o collettivamente, ma si pongono sotto il controllo di altri individui, allora si parla di “cooperazione subordinata“. In ogni strato della vita umana, dobbiamo fare tutto in cooperazione coordinata ed evitare sempre la cooperazione subordinata.

Oggi nel mondo sono ancora diversi i sistemi socio-economici in voga, ma nessuno di questi sistemi è basato sulla cooperazione coordinata. Anzi, in questi sistemi i rapporti sociali si basano principalmente sulla cooperazione subordinata, con la conseguente degenerazione del tessuto morale della società.

Ad esempio, in alcuni paesi vi è una palese mancanza di parità razziale e non vi è cooperazione coordinata tra i diversi gruppi etnici. Questa mancanza di adeguato equilibrio e peso, nella vita sociale, sta causando lo sgretolamento dell’intera struttura sociale.

Anche nei paesi che seguono il sistema della Comune vi è mancanza di cooperazione coordinata. Nel sistema della Comune la società si riduce ad un semplice strumento di produzione-distribuzione in un sistema di controllo irreggimentato. Invece di aumentare la produzione, il sistema della Comune forza la diminuzione della produzione. Le conseguenze possono essere viste in quasi tutti i paesi comunisti: carenza di cibo. I paesi capitalisti come l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti vendono le loro granaglie all’Unione Sovietica [1988] e alla Cina. Inoltre, i lavoratori in una Comune non si sentono parte integrante del proprio lavoro, né hanno la libertà di esprimere tutte le loro potenzialità. Tale sistema, soffocante e meccanico, favorisce una visione materialistica e produce una leadership atea.

Nel sistema della Comune non c’è proprietà personale. Senza un sentimento di proprietà personale le persone non lavorano duramente o non si curano affatto di alcuna proprietà. Se gli agricoltori sentono di avere il diritto di usufrutto permanente della terra daranno dei risultati produttivi migliori. Tale sentimento è soppresso nel sistema della Comune, con conseguente minore produzione e oppressione psichica.

Le persone intelligenti sono costrette a fare un lavoro che non è adatto per loro e sono pagate con lo stesso salario dei lavoratori comuni. Non esiste un sistema di incentivazione e non è incoraggiata l’iniziativa individuale di persone meritevoli; per questo, naturalmente, la gente non lavora sodo. Un tale sistema non potrà mai risolvere i problemi economici della società, sia in agricoltura sia nell’industria. Piuttosto, potrà solo aggravare i problemi esistenti e creare problemi sociali nuovi.

I sistemi di produzione e di distribuzione del sistema della Comune sono fondamentalmente difettosi, sfruttano e sono anti-umani. Il sistema della Comune si basa sulla cooperazione subordinata – i rapporti sono quelli di supervisore e supervisionato o padrone e servo. Tali rapporti sono dannosi per il progresso umano e ritardano ogni possibilità di movimento progressista. Sono contrari alle necessità della mente umana.

Il Prout [Teoria dell’Utilizzazione Progressiva] sostiene la realizzazione del sistema cooperativo, perché il suo spirito innato è quello di cooperazione coordinata. Solo il sistema cooperativo può garantire un salutare progresso integrato dell’umanità, può realizzare la completa ed eterna unità tra la razza umana.

Le persone dovrebbero godere dei frutti più dolci dal loro lavoro, realizzando il sistema cooperativo.

 Il Prout lancia gli slogan: 
 “Vogliamo le Cooperative, non le Comuni” e, “Non siamo schiavi delle Comuni”. 

18 FEBBRAIO 1988, Calcutta
Prout in a Nutshell, n. 14

Insegnanti e Studenti

 insegnanti e studenti 

Di P.R. Sarkar

sarkar2Qual è il dovere degli insegnanti? Qual è il dovere degli studenti?
Nel linguaggio vedico “shiksa” significa “far comprendere agli altri”. Sai qualcosa, ma potresti essere o non essere in grado di far capire agli altri ciò che sai. L’interpretazione psicologica è di assimilare l’oggettività con la soggettivizzazione interna. Ora, supponiamo che ci sia un dialogo tra un insegnante e uno studente.

Studente: “Signore, qual è il significato della cittadinanza?”

Insegnante: Nat significa ‘un insieme all’interno di una zona geografica, in un determinato territorio’. Questa collezione in latino è definita “nata“. Qual è il risultato di nata quando si aggiunge il suffisso “ion“? Diventa “nazione“. Nazione viene erroneamente pronunciata come “nashon” in inglese. In francese si pronuncia “nasìon“.

Ora, la forma astratta di nazione è nazionalismo. Il nazionalismo non è qualcosa di materiale. Potete vedere il paese, ma non l’entità sentimentale nota come nazionalismo.

Sapete qual’è la differenza tra un sostantivo materiale e un sostantivo astratto? Quando l’entità rientra nella giurisdizione del campo sensoriale e degli organi motori è “materiale” o “adeguata” o “nome comune”. Quando non rientra nell’intervallo del campo sensoriale o degli organi motori, ma è un fatto mentale, si definisce “sostantivo astratto“. Così la presenza fisica è un elemento comune, ma l’idea è astratta. ”

Studente: “…Signore, un’altra domanda. Qual è il significato di misticismo?”

Insegnante: …”Ci sono così tante entità e oggetti insignificanti in questo mondo. Questo è un cuscino, si tratta di un cuscino. Essi sono limitati. Sono entità unitarie. Funzionano entro certi limiti. Sono finiti. Vedete, l’entità universale è lì, il vasto cosmo è lì, seguite?”

Studente: “Sì, signore.”

Insegnante: “Prova a trovare un legame tra ‘questo finito’ e ‘quell’infinito’. Tale tuo sforzo è conosciuto come “Misticismo”.

Studente: “Signore, c’è un’altra domanda. Qual è la corretta pronuncia del termine “Educazione”, in lingua inglese? “Ejucation” o “ajukation“?

Maestro: “Sai, ragazzo mio, l’inglese è una miscela di latino e scandinavo – termini anglosassoni e lingua Normanna. La lingua Normanna segue le intonazione latine e le lingue scandinave seguono lo stile nordico o anglosassone. Secondo l’ intonazione scandinava, la pronuncia è “ejucation“. La pronuncia latina è “adukation“. La pronuncia francese per educazione è “éducatìon“. La “T”, in francese, si pronuncia “s”.

Ora, educazione significa assimilazione, la conversione o la trasmutazione di fisicità esterne. La conoscenza relativa a questa collezione [di fisicità esterne] nel tuo regno mentale si è trasformata. Questa trasformazione di oggettività esterne in soggettività interne è l’educazione. Così l’educazione è la trasformazione di oggettività esterna in soggettività interna“.

Qual è il dovere di uno studente? Il principale ‘tapasya’ (servizio) di uno studente è quello di studiare. Il dovere di uno studente è quello di studiare, di addentrarsi nello scibile, di assimilare la conoscenza impartita.

Qual è il dovere di un insegnante? Il programma di un insegnante è, diciamo, di cinque ore al giorno, ma gli insegnanti hanno anche altri compiti. Non si va anche al mercato? Non c’è bisogno di fare le pulizie? Quando si fa la spesa non stai facendo il lavoro di un insegnante. Ma non possiamo trascurare gli altri compiti. La società è in una situazione catastrofica. E’ il caso di limitare le proprie funzioni all’insegnamento, o si dovrebbe anche aiutare la società?

Quando una società, o nazione o l’intero mondo umano è in una situazione catastrofica di calamità, dovete fare il vostro dovere verso tutto l’universo umano.

A volte questo compito diventa il dovere principale. A volte capita che le persone facciano il proprio dovere principale, ma trascurano il proprio dovere sociale. Se trascurano il proprio dovere principale, quando la società è in una situazione di calamità, non stanno forse commettendo un crimine sociale? No, perché a volte i doveri minori diventano i principali compiti e sostituiscono i doveri principali solo momentaneamente.

Un livello di conoscenza adeguato, da parte degli insegnanti, sarà di grande aiuto nella rimozione dei dogmi dall’ordine umano, afflitto da questi. L’ordine sociale ha dei difetti ed è in uno stato asimmetrico. E’ di primaria importanza rimetterlo nuovamente in carreggiata. Tutto il resto dovrebbe venire di conseguenza.

P.R. Sarkar
3 gennaio 1989, Anandanagar (India)

Le cause della disoccupazione – Ravi Batra


Qual è la maggior fonte di offerta? La produttività. Qual è la principale fonte di domanda? I salari. Se, attraverso l’educazione o l’uso di migliori tecnologie, diventate più efficienti, produrrete o offrirete più beni. Se il vostro salario aumenta, allora voi consumerete o chiederete più beni. Perché l’economia sia in salute e sia libera da disoccupazione, l’offerta deve uguagliare la domanda:

OFFERTA = DOMANDA
questa è una semplice equazione, che però ci aiuterà a capire le ragioni per cui si ha la disoccupazione. Se l’offerta e la domanda non sono uguali, allora, come un aeroplano con ali molto diverse, l’economia a un certo momento si schianterà.


 

Una nuova teoria in Macroeconomia

cosa causa veramente la disoccupazione?

ravi-batraIl Prof. Ravi Batra parla così della crisi economica americana:

Secondo le statistiche nel 2013 la povertà americana e’ stata la peggiore in 50 anni. Come può succedere questo, quando i profitti delle multinazionali e la borsa stavano fiorendo e il l governo stava  facendo il meglio dall’inizio della recessione per sradicare la povertà? Sia l’amministrazione che la Federal Reserve hanno speso trilioni di dollari per trattare la malattia, ma con poco successo.

Come entrammo nel 2014, i rapporti sulla povertà divennero ancora più tristi, dato che il record dei passati cinquant’anni viene battuto. Questo è ciò che accade quando la disoccupazione persiste nonostante si dichiari che la recessione è passata. Per eliminare la povertà, dobbiamo eliminare la disoccupazione, e questo ci porta ad esaminarne la causa. Questo ci porta anche a pensare alle ragioni per cui si ha una recessione.

Molti pensano che solamente le industrie creino posti di lavoro, ma ciò è vero solo in parte. In realtà, la creazione di posti di lavoro avviene per effetto dell’azione combinata di industrie e di consumatori. Le industrie da sole provvedono ai mezzi per fare dei prodotti e assumono lavoratori, ma se i loro prodotti rimangono invenduti e perdono denaro, licenziano i lavoratori. Per iniziare un’attività sono necessari sia il lavoro che il capitale. Inoltre, grossa parte della domanda, per beni e servizi, viene dai lavoratori. Ciò significa che le industrie offrono dei beni e i lavoratori ne acquistano la maggior parte. Sono sicuro che tutti avete sentito parlare della legge della domanda e dell’offerta, anche se non avete mai studiato economia. L’offerta e la domanda sono come le due ali di un aeroplano: devono essere ugualmente forti e pesanti, altrimenti l’aereo si schianterà. Allo stesso modo, offerta e domanda devono essere in equilibrio per conservare i posti di lavoro.

Qual è la maggior fonte di offerta? La produttività. Qual è la principale fonte di domanda? I salari.

Se, attraverso l’educazione o l’uso di migliori tecnologie, diventate più efficienti, produrrete o offrirete più beni. Se il vostro salario aumenta, allora voi consumerete o chiederete più beni. Perché l’economia sia in salute e sia libera da disoccupazione, l’offerta deve uguagliare la domanda:

OFFERTA = DOMANDA

questa è una semplice equazione, che però ci aiuterà a capire le ragioni per cui si ha la disoccupazione. Se l’offerta e la domanda non sono uguali, allora, come un aeroplano con ali molto diverse, l’economia a un certo momento si schianterà.

Per chiarire i termini:

offerta significa il valore di tutti i beni prodotti in una economia,

domanda significa tutto ciò che viene speso dai consumatori e investitori su beni prodotti in una certa nazione.

Accade poi che, a causa di investimenti e nuove tecnologie, la produttività e quindi l’offerta cresca di anno in anno. Questo significa che i salari, e quindi la domanda, devono anche crescere di anno in anno, e nella stessa proporzione. Altrimenti lo squilibrio che ne risulta creerà problemi inaspettati. Se i salari reali restano indietro rispetto alla crescita di produttività, l’offerta supererà la domanda, provocando una sovrapproduzione. Le industrie non potranno vendere tutto quello che producono nelle loro fabbriche e si avranno licenziamenti. Perciò la sola causa di disoccupazione, in una economia sviluppata, è l’aumento del divario tra quello che voi producete e quello che il vostro datore di lavoro vi paga. Nelle economie in via di sviluppo, la mancanza di lavoro si ha a causa di una offerta insufficiente; in poche parole non ci sono abbastanza fabbriche per dare lavoro a chi lo cerca.

Invece, in una economia sviluppata ci sono molte fabbriche, ma alcune di esse rimangono inattive a causa di una domanda inadeguata che è conseguenza di salari bloccati.

La domanda che ci poniamo ora è: chi sbaglia quando in una economia si ha disoccupazione? Alcuni luminari, credeteci o no, pensano che la disoccupazione sia volontaria. In passato questi vennero chiamati gli economisti classici. Oggi sono conosciuti come economisti neo-classici. Dal loro punto di vista nessuno viene licenziato, i lavoratori semplicemente lasciano il lavoro per godersi il far nulla. Questo non è solo assurdo è palesemente illogico e  falso. La disoccupazione c’e’ solo se il vostro capo non vi paga abbastanza da equilibrare la vostra produttività dovuta a duro lavoro, educazione e abilità, così a livello nazionale la domanda è minore dell’offerta. Quando la produzione totale dei lavoratori eccede la spesa totale di quei lavoratori a causa di bassi salari, allora ci sarà sovrapproduzione e quindi licenziamenti nell’economia.

Se voi siete lavoratori onesti e diligenti e nonostante questo venite licenziati, allora questo è un errore del datore di lavoro non il vostro. Se state facendo il vostro lavoro di essere produttivi da un lato e dall’altro create domanda con il vostro salario, allora non c’è ragione perché voi siate licenziati. Se le vostre spese diminuiscono oppure non crescono abbastanza, è perché il vostro capo non vi ha dato un aumento o addirittura ha tagliato il vostro salario.


A livello macro economico una spesa insufficiente significa che dei lavoratori come voi hanno prodotto così tanto per le loro aziende che l’offerta eccede la domanda, così alcune persone devono essere lasciate a casa per eccesso di produzione. Dov’è in tutto questo lo sbaglio del lavoratore? È l’ingordigia dei datori di lavoro, e niente altro, che genera disoccupazione.


robert_lucasGli economisti neoclassici danno la colpa della disoccupazione ai lavoratori, che secondo loro lasciano il lavoro quando i salari si abbassano, o scelgono di divertirsi e spassarsela piuttosto che lavorare in condizioni disagiate. Uno dei maggiori oppositori di questa idea è un  premio Nobel, professor Robert Lukas. Nonostante questa idea possa sembrare assurda, gli esperti neoclassici l’hanno difesa per più di 200 anni.

Invece, come abbiamo detto prima, è l’ingordigia del  datore di lavoro che genera estesa disoccupazione. Questa teoria deriva semplicemente dai concetti di domanda e offerta, e anche i non addetti ai lavori possono capire che una sovrapproduzione deve condurre a licenziamenti.

La disoccupazione crea problemi non solo a chi è senza lavoro ma anche agli amministratori che sono stati eletti, perché chi è disoccupato ha pur sempre il diritto di votare. I politici cercano di essere rieletti rendendo felici i loro elettori. Ad essi non piace la disoccupazione meno di quanto piaccia a me, il che significa che devono trovare metodi creativi per innalzare la spesa nazionale o la domanda al livello dell’offerta. In questo hanno due scelte: o scelgono di alzare i salari reali finché sono proporzionati al livello della produttività – cosa etica e giusta – oppure possono scegliere di adottare misure per indurre la gente a fare più debiti, in modo che i consumatori spendano di più, non attraverso un aumento salariale, ma un aumento dei prestiti. In questo modo le politiche ufficiali alzano la domanda al livello dell’offerta generando una spesa artificiale.


Indurre il pubblico a indebitarsi per essere rieletti, è pura corruzione, io penso. Questa corruzione c’è perché i politici, che cercano sempre finanziatori per la  loro campagna elettorale, non vogliono toccare gli interessi degli industriali che amano i bassi salari.


Con gli stipendi che rimangono indietro rispetto alla produttività dal 1981, alcuni esperti incaricati dagli amministratori eletti hanno applicato quella che si chiama politica monetaria, che induce la gente a fare debiti sempre più grandi. Ciò elimina la disoccupazione dato che la spesa aumenta al livello dell’offerta, perché ora:

OFFERTA = DOMANDA + DEBITI DEI CONSUMATORI

con questa politica monetaria, la Federal Reserve stampa più moneta per abbassare gli interessi, cosa che poi spinge le persone a chiedere più prestiti, generando nuovo debito. L’interesse è il costo del denaro, e quando l’offerta di qualcosa cresce il suo prezzo cala. Perciò quando la Federal Reserve aumenta l’offerta di denaro, il costo del credito diminuisce. Però la distanza salario-produttività è cresciuta così rapidamente che il governo ha dovuto aumentare le sue spese e il suo debito costantemente, in modo che la spesa totale bilanci l’offerta di beni. In questo caso:

OFFERTA = DOMANDA + DEBITI DEI CONSUMATORI + DEFICIT DEL  GOVERNO

questo fatto di aumentare il debito del governo in modo da posporre il problema della disoccupazione si chiama politica fiscale espansionista.


Adesso capite perché la nostra nazione è annegata nel debito. Molti governi con le loro leggi hanno frequentemente usato la creazione di debito per essere rieletti, cercando però di dare l’impressione che stavano facendo qualcosa a favore dei lavoratori, preservando loro i posti di lavoro. In realtà questi politici stavano preservando i loro posti di lavoro e, in questo modo, arricchendo ulteriormente chi era già ricco, come vedremo nella successiva analisi.


Finora ho dato  una semplice idea della ragione per cui vengono persi posti di lavoro. Ora vedremo qualche esempio numerico che illustrerà i punti di cui sopra. Anche se questi dati si riferiscono all’economia statunitense, il loro andamento è pur sempre simile in ogni nazione, secondo la teoria che stiamo illustrando.

Ci sono due teorie popolari riguardo alla disoccupazione–quella classica e quella Keynesiana. Ambedue si sono dimostrate inadeguate, altrimenti i loro proponenti  avrebbero fermato la disoccupazione da molto tempo.

  • keynesLa teoria classica dice che la perdita di posti di lavoro avviene se i salari reali sono troppo alti, cosicché,  se il livello dei salari si abbassa, il problema verrà risolto.
  • Per contrasto l’economia keynesiana attribuisce il problema alla domanda che è minore dell’offerta, e ciò ha senso ma John Maynard Keynes, il fondatore di questa scuola di pensiero, non ci disse qual è la ragione che tiene la domanda bassa per molto tempo.

Facciamo ora un esempio: supponiamo che la Fiat costruisca 20 automobili e le metta in vendita. Se ne vende solo 15, allora la Fiat rimane con cinque macchine invendute, e quindi dovrà licenziare degli operai. In altre parole, se un’industria non può vendere tutto il suo prodotto, deve licenziare dei lavoratori e produrre solo fino al livello della domanda relativa al suo prodotto.

Estendiamo ora questo esempio alla macro economia. Come detto prima, se l’offerta eccede la domanda, ne conseguono dei licenziamenti.

Offerta macro significa il valore dei beni e dei servizi prodotti da una nazione nel suo complesso, e macro domanda significa il livello di spesa dei consumatori e investitori in quei prodotti. Ambedue questi fattori sono misurati in una valuta, dollari o euro o altro. Per ora ignoriamo il ruolo del governo nel generare della domanda attraverso la spesa e la tassazione. Abbiamo visto che:

OFFERTA = DOMANDA

dove l’offerta è semplicemente il Pil, cioè il valore del prodotto di una nazione in un anno, mentre la domanda ha due componenti. Una è il denaro speso dai consumatori, che proviene dalle loro entrate, l’altra è l’investimento, cioè il denaro speso dalle compagnie e dalle persone per ciò che si conosce come beni di investimento, macchinari e immobili.

Perciò

domanda = spesa dei consumatori + investimenti

supponiamo che per ora non ci sia nessun prestito di alcun genere. Supponiamo che l’offerta ai prezzi correnti sia € 1000, la domanda dei consumatori sia € 800 e gli investimenti € 200. Allora:

domanda = € 800 più € 200 = € 1000 = offerta

 

qui abbiamo un’economia in equilibrio, in cui l’offerta è uguale alla domanda, così non ci sono licenziamenti. Supponiamo ora che i salari diminuiscano secondo le prescrizioni della teoria classica. Allora la spesa dei consumatori scenderà, perché il vostro salario è la maggior componente della vostra spesa. Supponiamo che la spesa diminuisca di € 200, così adesso:

domanda = € 600+ € 200= € 800 < Offerta = € 1000

poiché l’offerta eccede la domanda, allora ci saranno licenziamenti; così vedete che la teoria classica è totalmente falsa. Invece di risolvere i problemi, questo approccio li peggiora. In realtà poi, pure l’investimento diminuirà a causa di una diminuzione della spesa dei consumatori e si avranno ulteriori licenziamenti.

Cosa dire ora sul punto di vista Keyensiano? Esso è certamente valido, ma non  dice perché la domanda può rimanere scarsa per lungo tempo, come  durante la grande depressione e ancora oggi dal 2007.

Definiamo ora il concetto di gap (divario) salario-produttività, o più semplicemente gap salariale:

gap salariale = produttività / salario reale

in questa formula il salario reale è il potere di acquisto del salario di un lavoratore, e la produttività è quanto produce il lavoratore. Se questa produttività aumenta più in fretta del salario reale, il gap salariale aumenta. Abbiamo esplorato il caso classico, nel quale il salario reale diminuisce e aumenta questo gap salariale. Esaminiamo ora l’altro caso dove solo la produttività aumenta, per esempio del 10%, l’offerta allora aumenterà del 10% ai prezzi correnti. Ora l’offerta è € 1100. Se i salari restano costanti, anche la spesa dei consumatori e la domanda rimarrà costante. Ricordiamo che inizialmente l’economia era in equilibrio, con la domanda di € 1000. Dopo l’aumento di produttività, si avrà:

offerta = € 1100 > domanda = € 1000

di nuovo avremo licenziamenti a causa di sovrapproduzione. Ora diventa chiara la vera causa della disoccupazione: Ogni qual volta il divario salariale aumenta, diventano inevitabili i licenziamenti. Ciò perché la produttività è la maggior fonte di offerta e i salari sono la maggior fonte di domanda, e se i salari restano indietro rispetto alla produttività, allora la domanda rimane indietro rispetto all’offerta, e alcuni lavoratori vanno in sovrannumero.

Questa teoria non dipende da ciò che succede ai prezzi, che in qualche modo diminuiscono mentre l’offerta cresce e il valore dei beni prodotti cresce di meno del 10%. Qualcuno può obiettare che la diminuzione dei prezzi dovrebbe alzare la domanda al livello dell’offerta. Però, con i salari fermi, l’offerta continuerà ad eccedere la domanda, culminando in licenziamenti. Se i prezzi dovessero cadere in maniera sostanziale, allora ci sarebbe disoccupazione su larga scala, come avvenne durante la grande depressione, per la ragione che una caduta dei prezzi decima i profitti e causa una diffusa perdita di posti di lavoro.

– Possiamo ancora osservare che i prezzi possono anche non cadere per niente se il pubblico e il privato, con i prestiti, alzano la domanda al livello della maggior offerta -.

L’idea appena espressa spiega la ragione per cui la domanda può essere insufficiente rispetto all’offerta per lungo tempo. Se la produttività continua ad aumentare e i salari rimangono stagnanti per lungo tempo, com’è stato nel 2007, allora l’offerta rimarrà più alta della domanda, cosicché ci sarà o il persistere dei licenziamenti o pochi nuovi posti di lavoro. Finché il gap salariale non si chiude, finché non si ritorna ai livelli precedenti la recessione, la disoccupazione non se ne andrà.

La teoria del gap salariale presentata qui spiega molti dei fenomeni osservati nell’economia americana (ma anche di altre nazioni) dal 1980. Come spiegato sopra, l’aumento del gap salariale fa anche salire il deficit corrente, specialmente in una democrazia dove ogni due o quattro anni vi sono elezioni. Nessun politico desidera confrontarsi con un elettorato travolto da una disoccupazione galoppante. Così mentre il gap salariale cresce e cominciano i licenziamenti, i politici devono fare una scelta dolorosa: o seguono una politica che aumenta il salari e quindi diminuisce il divario salariale, o scontentano i loro elettori e perdono le loro poltrone.

Possiamo anche calcolare quale livello di deficit di bilancio serve per evitare i licenziamenti. Se l’offerta = € 1100 e la domanda è di € 1000, allora ci sono beni invenduti per € 100. Se nessun consumatore prende a prestito il denaro, allora il deficit di bilancio deve essere uguale al valore dei beni invenduti, cioè € 100, per ridurre il divario tra domanda e offerta. D’altra parte, se il deficit di bilancio non può aumentare fino a quel livello, allora sono necessari anche i prestiti ai consumatori in modo da preservare l’equilibrio economico. Cioè ora:

valore dei beni invenduti = deficit di budget + prestiti ai consumatori

a questo punto dobbiamo riformulare la nostra teoria:

quando il divario salariale aumenta, o si hanno licenziamenti oppure il debito deve aumentare o dalla parte dei consumatori e/o da quella  del governo per conservare i posti di lavoro.

Se la produttività continua ad aumentare e il salari rimangono fermi per molti anni, allora il debito dei consumatori e del governo deve aumentare di anno in anno per conservare i posti di lavoro. Questo è successo nel 1980 negli Stati Uniti, quando le politiche del governo hanno stimolato la produttività da una parte e condotto a salari bassi dall’altra.


 

Altri temi dell’articolo, li trovate nell’articolo completo che potete scaricare più sotto:

Concentrazione della ricchezza

Bolle speculative e Gap-Salariale


Articolo completo: 

Le cause della disoccupazione