Una riforma Agraria per l’Italia?

cooperare per salvare l’agricoltura italiana

Definizione degli Appezzamenti Agricoli Sostenibili.

ALBERO

 

Da un po’ di tempo ormai l’Europa sta giocando al ribasso su tutte le norme sociali, economiche, alimentari, ambientali etc. che hanno regolato una collettività sufficientemente civilizzata.

Sappiamo pure che per i forti interessi economici in gioco, i poteri forti stanno facendo quadrato per ricavare sempre più linfa vitale dalla società, hanno sparso ai quattro angoli della terra i loro tentacoli velenosi, per ottenere la supremazia socio-economica.

L’Europa ha accettato e ogni paese ha firmato i Trattati WTO (TRIM, TRIP, GAT), sviluppati in 27.000 pagine, redatti da circa 400 multinazionali, spesso senza conoscere a fondo il loro contenuto. Infatti per l’Italia ha firmato Piero Fassino il quale, alla domanda perché avesse firmato per noi senza leggere nemmeno una riga, rispose: “Era un atto dovuto”. Di solito chi firma dal notaio legge bene il testo prima di accettare qualsiasi clausola.

Sta di fatto che tutti i cambiamenti visti finora: privatizzazioni Acqua, Poste, ENI etc., eliminazione dell’articolo 18, importazioni selvagge anche dalla Cina di prodotti alimentari, delocalizzazioni, sono il frutto di questi trattati che stanno letteralmente mettendo in ginocchio il tessuto produttivo italiano e la sua popolazione.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il WTO lavorano in tandem: per entrare nel WTO ogni paese deve accettare le 160 regole del FMI, definite SAP (Programma di Adeguamento Strutturale). Se un paese vuole avere dei prestiti dalla Banca Mondiale, deve sottoscrivere le 160 regole del FMI. Questi organismi sono rappresentati della grosse banche mondiali, in particolari americane.

Gli strumenti adottati dal FMI e gli eventuali risultati sono ben evidenziati dal FMI stesso e li vediamo in queste due diapositive.

SAP1

 

SAP2

Il problema che si pone perciò è come sopravvivere alla destrutturazione sociale ed economica del nostro paese e degli altri paesi. Qualche cosa la Lega della Terra ha messo in campo: il De.CO, vale a dire la denominazione Comunale di ogni prodotto. Questo credo a significare che vi è la necessità impellente di proteggere le nostre risorse locali dalla speculazione e la necessità di favorire uno sviluppo che parta da vicino per rimettere la barra dell’economia a dritta.

Nella teoria economica PROUT, si insiste sullo sviluppo locale con una strategia adeguata a fronteggiare le multinazionali: la creazione di “Zone Socio-Economiche Autosufficienti”. Delle aree definite in base ad alcuni parametri essenziali: “la produttività della terra, risorse presenti, clima, topografia, sentimento di appartenenza  sociale, livello di sviluppo economico”, che diventino autosufficienti nella produzione delle necessità basilari all’esistenza, che soddisfino i bisogni primari, senza dipendere da terzi. Certamente una autosufficienza aperta alle esportazioni del surplus, ma non all’importazione di beni e servizi che possono essere prodotti o essere presenti in loco. Questa è la stortura presente nell’attuale meccanismo del WTO.

Queste aree dovrebbero fare sistema e includere:

  • “Appezzamenti Agricoli Sostenibili”, somma di più proprietà agricole piccole, che lavoreranno col sistema di cooperazione–coordinata e dove si possa realizzare l’agricoltura integrata, vale a dire: colture estensive, orticoltura, frutticoltura, floricoltura, apicoltura, sericoltura, piscicoltura, erbe medicinali, allevamento, prodotti caseari, anticrittogamici, industrie artigianali di trasformazione e macchinari, produzione di energia, legna, centri di ricerca e progetti per la conservazione dell’acqua.
  • Scuole di ogni grado e ordine
  • Attività per la salute, attività culturali …

agric-integrata

L’agricoltura integrata, favorita dalla cooperazione di molti addetti ai lavori, renderebbe il settore altamente meccanizzabile, competitivo, efficiente,  autosufficiente e sostenibile dal punto di vista economico. In effetti se un’annata per uno dei su menzionati settori andasse male, il sistema sosterrebbe comunque i lavoratori/trici componenti il progetto, attraverso la rendita degli altri settori.

Inoltre si acquisterebbero ad es. 1 solo trattore invece di 10, 1 sola macchina operatrice invece di alcune etc. Si avrebbe più peso nella contrattazione sui fertilizzanti, e maggiori ricavi nelle vendite ai consumatori locali. Infatti è la grande distribuzione a strozzare i piccoli produttori

Nella UE in effetti il 95% circa delle aziende agricole, possiedono da 1 a 10 ettari di terreno agricolo coltivabile. Troppo piccole per avere una buona meccanizzazione e una sostenibilità economica. Il loro destino è di essere fagocitate dai grossi capitali o multinazionali. In India in circa 10 anni, vi sono stati 250.000 suicidi di agricoltori a causa sia degli OGM, sia dell’insostenibilità economica della propria attività. Gran parte delle loro attività sono state vendute.

Questa è una proposta strutturale e pratica per unire le forze, in modo tale che i piccoli e produttivi appezzamenti agricoli non vadano nelle mani di grossi gruppi industriali, il che potrebbe dare il colpo di grazia al settore primario da sempre colonna portante dello sviluppo socio-economico italiano.

Tarcisio Bonotto
29/06/2015

 

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