PROUT e l’Ambiente

 

 prout e l’ambiente 

di Ravi Batra

Vediamo ora cosa abbia da aggiungere, al dibattito ambientalista ancora in corso, la teoria socio-economica Prout, un dibattito destinato a crescere in futuro. Il nostro ambiente, in tutto il mondo, è così profondamente contaminato, che ogni teoria relativa al benessere sociale, dovrà affrontare questa crisi.

Il Prout condivide molte idee emerse nel dibattito ambientalista, ma si differenzia per le varie soluzioni. Il concetto di progresso  di Sarkar identifica con certezza la cause basilari del degrado ambientale. Quattro anni fa Commoner identificava nell’avanzamento tecnologico la maggior causa di inquinamento. Sarkar sostiene la necessità di un equilibrato utilizzo delle risorse materiali e non materiali. La sua idea di progresso porta con sé le segueti implicazioni per un cambiamento scientifico e tecnologico.

  1. Nella visione di Sarkar, ogni scoperta scientifica o avanzamento tecnologico, che sembra rendere la vita più facile, deve per forza provocare dannose emissioni e rendere la vita più difficoltosa, nella stessa misura. I cambiamenti tecnologici sono stati classificati dagli economisti in tre categorie: a intensità di capitale, intensità di manodopera e una via di mezzo tra le due. Normalmente è la tecnologia, a intensità di capitale, che sembra rendere la vita più facile, poiché il lavoro tedioso, manuale e ripetitivo può essere ora meccanizzato. Ma la macchine usano energia e la produzione di energia inquina l’ambiente. Perciò l’uso delle macchine, porta ad un aumento dell’inquinamento. Nel caso in cui il rapporto macchina-lavoro rimanesse stabile o scendesse, i cambiamenti nella tecnologia non aumenterebbero i danni all’ambiente. Questo tipo di avanzamento tecnologico generalmente non è associato a scoperte scientifiche. E’ in genere il risultato di un miglioramento gestionale, o un aumento della divisione del lavoro, ma non dipende da nuove invenzioni o nuove strumentazioni. Possiamo perciò concludere che solo i cambiamenti tecnologici ad alta intensità di capitale danneggiano l’ambiente. Le tecnologie ad alta intensità di manodopera o neutrali non lo danneggiano.

Per qualunque tipo di industrializzazione si sia realizzata negli ultimi 200 anni, i cambiamenti tecnologici sono sempre stati ad alta intensità di capitale, e non ci si dovrebbe perciò meravigliare se gli effetti accumulatisi, dall’utilizzo delle passate invenzioni, abbiano causato un inquinamento senza precedenti.

  1. La definizione del concetto di progresso di Sarkar, è precisa e chiara. Essa implica che qualsiasi scoperta scientifica, incluse anche quelle per il controllo dell’inquinamento, creerà deleteri effetti collaterali, ciò che Mishan chiama disamenità. Le tecnologie per il controllo dell’inquinamento generano emissioni nocive esse stesse. Qui sta la gravità dei problemi ambientali. Non dovrebbero essere presi alla leggera, specialmente nei paesi dove hanno già iniziato a danneggiare la salute e l’efficienza produttiva. Negli Stati Uniti, su pressione governativa, sono stati installati in molte aziende dei filtri anti-inquinamento. Queste attrezzature, nulla da dire, eliminano il 99,8% del particolato che verrebbe rilasciato nell’aria. Ma oggi gli scienziati ci dicono che questi stessi filtri generano inquinamento. Rilasciano particelle minutissime, invisibili, elettricamente cariche che possono influenzate la piovosità.

Chi afferma che il degrado ambientale, nei paesi industrializzati, può essere risolto dalla tassazione penalizzante che influenzerà il meccanismo del mercato, sbaglia di grosso. Ci vorrà un monumentale investimento nazionale, se non internazionale, per correggere effetti dannosi accumulatesi in decine di anni di incontrollato uso, in tutto il mondo, di tecnologie ad alta intensità di capitale.

  1. Poiché ogni tecnologia ad alta intensità di capitale, provoca emissioni dannose, non può essere lasciata nelle mani dei produttori privati, perché essi si preoccupano solo del benefici effetti dei propri profitti, scartando gli insalubri effetti collaterali sul resto della società. La ricerca scientifica perciò dovrà essere gestita dal settore pubblico. I privati possono essere implicati nella ricerca, ma nessuna invenzione potrà essere tradotta in tecnologia industriale senza l’approvazione del governo che dovrà determinare quali potranno essere, a lunga scadenza, i possibili effetti collaterali.
  2. Il quarto principio del Prout sostiene la necessità di un equilibrio nell’utilizzo delle risorse dell’universo in modo tale da minimizzare l’inquinamento.

Il degrado ambientale può essere definito squilibrio nell’uti-lizzo delle risorse materiali per l’uso, di ciò che Commoner definisce, tecnologia non ecologica. Non c’è dubbio che un tale squilibrio oggi esista nel mondo. Perciò il Prout incita ad uno sforzo internazionale per la pulizia dell’ambiente. Come potrà essere realizzata? La pulizia ambientale non è un compito semplice. Qui il Prout è d’accordo con Commoner sulla necessità di nuove tecnologie. E’ vero che le nuove invenzioni generano emissioni dannose, e allora le nuove tecnologie dovranno essere progettate per eliminare sia l’inquinamento precedente sia quello nuovo. Tali tecnologie sono nelle nostre possibilità. Diamante taglia diamante. Che tecnologia tagli tecnologia.

  1. Coloro che invocano limiti allo sviluppo e alla crescita della popolazione hanno pure torto. Nell’ottica Prout, la crescita della popolazione è solo un problema marginale che nasce principalmente dalla disparità della distribuzione dei redditi tra i diversi paesi. La popolazione non è non è mai stata un problema di largo impatto. Il problema, è invece, un inadeguato utilizzo delle risorse. Maltus non potè prevedere gli sviluppi tecnologici che si sono verificati dal tempo della sua profezia della fine del mondo. Oggi gli stessi sostenitori della fine del mondo non sono in grado di vedere oltre i limiti di questo pianeta. Il loro concetto di risorse è limitato al nostro pianeta e lo storico viaggio sulla luna di alcuni americani possono dimostrarne la miopia.

Secondo il Prout i limiti ultimi delle risorse materiali sono tracciati dall’universo, non solo dalla nostra piccola Terra. Possibilmente se la terra non sarà più un pianeta ospitale per i suoi abitanti, gli esseri umani potranno migrare su altri pianeti e creare nuove civiltà. L’america era sconosciuta a gran parte del mondo fino al 1492. Ma questo non significò che sarebbe stata rimasta sconosciuta per sempre. Oggi sembra non ci sia vita su altri pianeti o siano inaccessibili, ma questa è la sfida che gli esseri umani, hanno sempre incontrato, anche in passato, nel loro incedere. L’intelletto umano ha creato le crisi ambientali, l’intelletto umano le eliminerà. Non avrà nessuna importanza se la popolazione crescerà ad un tasso elevato o meno.

In realtà è impossibile controllare la popolazione su scala mondiale. Una nazione o più nazioni possono controllare la propria popolazione, ma non tutti i paesi. Questo avviene grazie alla legge dell’evoluzione dove la materia deve trovare espressione nella vita. La popolazione continuerà a crescere. Sarà decimata momentaneamente dalle guerre, carestie e altre catastrofi e anche dalla pianificazione familiare. Ma non può rimanere sotto controllo per sempre. Tutti gli sforzi perciò di controllare la popolazione saranno destinati a fallire e questo è più evidente oggi di ieri. La crescita della popolazione è in qualche modo una benedizione. Senza una grossa popolazione le nuove tecnologie non avrebbero mai potuto essere operative. Nessuno può incolpare la scienza, per quanti errori essa abbia fatto, per l’aumentata capacità di approvvigionamento nel campo alimentare, nel passato insicura e dipendente dalle condizioni naturali. Allo stesso tempo con problemi di approvvigionamento di una vasta popolazione, non si sarebbero allargati gli orizzonti mentali come lo sono oggi. Nel passato la minore popolazione era organizzata in villaggi. Con il suo aumento si sono create le città stato, le province e infine le nazioni. Perciò l’aumento della popolazione ha espanso i contatti umani dalla città alle nazioni. La mente umana e le istituzioni, qualunque siano le loro contraddizioni, sono diventate lentamente più lungimiranti e ampie. La crescita della popolazione, in altre parole, non è necessariamente sempre deleteria. In India la gente tende a scaricare tutti i loro problemi sull’eccessiva crescita della popolazione. Ciò serve solamente a nascondere il vero problema della povertà del paese. Il Giappone ha una popolazione maggiore e minori risorse per chilometro quadrato dell’india. Ciononostante il Giappone negli ultimi quarant’anni ha creato un miracolo economico. L’Europa, anch’essa densamente popolata, è comunque più ricca dell’India. La popolazione è raramente causa della povertà. La corruzione e le deficitarie politiche economiche creano più fame e sfollati, del numero di abitanti che insistono sul territorio. In ogni caso la povertà stessa è la causa di un alto tasso di crescita della popolazione, che diminuirà se il paese prospera attraverso delle politiche economiche adeguate.

Per concludere la nostra discussione, il Prout incoraggia le scoperte scientifiche, ma devono essere tali da poter controllare i propri effetti dannosi. Innanzitutto, dovrà essere riconosciuto, che ogni avanzamento scientifico porta con sé degli effetti collaterali dannosi. I numeri dell’attuale popolazione mondiale sono solo un inconveniente marginale. Il problema maggiore nasce dall’uso inefficiente delle risorse mondiali. Si potrebbe obiettare sulla bontà della crescita economica continua di alcune economie sviluppate, non perché ci siano limiti alla crescita ma perché ciò ha generato materialismo, egoismo e criminalità. Riguardo ai paesi in via di sviluppo, è necessario un alto tasso di crescita per risolvere il problema della sopravvivenza della popolazione. Questo è il tema di discussione della proposta economica della teoria Prout.

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