Questione Immigrazione: proposta per un manifesto

 Le molte sfaccettature dell’immigrazione 

L’immigrazione ha molte sfaccettature ed è necessario analizzarle se dobbiamo mettere mano ad una politica di accettazione, integrazione, sostegno o rimpatrio ed espulsione.

Posto che le migrazioni nella storia umana sono state una costante nello sviluppo della società, e sostenuti dalla convinzione pratica che non esistono razze pure, perché l’intermixing delle popolazioni è avvenuto sin dai primordi, dovremmo dichiarare che ogni essere umano ha diritto di stabilirsi ovunque in questo mondo, come diritto di nascita, poiché questo pianeta è la proprietà comune di tutti gli esseri umani.

Tuttavia dal punto di vista della struttura socio-economica di ogni paese, della ricchezza prodotta, della gestione dell’economia, degli investimenti, della struttura del lavoro, vi sono degli equilibri che è necessario rispettare nel considerare l’impatto della popolazione fluttuante, di immigrati[1], rifugiati[2] o profughi[3] su tutti gli aspetti dell’esistenza della popolazione locale.

E’ doverosa una suddivisione razionale degli immigrati in lavoratori fluttuanti (che non si integrano stabilmente con la comunità locale), profughi e rifugiati, migranti economici. Per ciò che riguarda i migranti economici si possiamo divide in due categorie: stabilizzati e fluttuanti.

  1. Gli stabilizzati o in via di stabilizzazione sono coloro che desiderano insediarsi, vivere in loco, crearsi una famiglia, creare o approfittare di opportunità di lavoro, integrarsi con la comunità locale.
  2. Nel secondo caso vi sono coloro che non ce la fanno ad integrarsi perché non riescono ad accettare usi e costumi del paese ospitante. In questo caso saranno costretti a lasciare il paese e ritornare nella regione di origine.

Quali sono le possibili ragioni di un minore o adeguato adattamento dei migranti alle condizioni del paese ospitante? Sarkar ne espone alcune:

“Il difetto psicologico [per l’adattamento] di una popolazione fluttuante è questo: le persone non riescono ad accettare la nuova località come casa propria, quindi non possono dimenticare la terra che hanno lasciato. Questo è il motivo per cui la velocità della loro integrazione e progresso socio-economico è più lenta di quella della popolazione locale”. (P.R. Sarkar)

La “Teoria del EST UMIDO”, di Sarkar potrebbe dare qualche altro spunto di riflessione del perché molti immigrati trovino difficoltà di adattamento: “… i rifugiati del Bengala orientale, zona secca, si sono adattati all’ambiente locale dell’EST India (umido), mentre i profughi del Bengala orientale, (zona umida) non si sono adattati al clima caldo secco di Dandyakaranya (Chattisgarh) nel Madhya Pradesh, [India Centrale]”. I rifugiati provenienti da zone secche sono lavoratori più forti dei lavoratori provenienti dalle zone umide…

E’ interessante osservare che le popolazioni stabilitesi nella parte orientale dell’India,Hanno liberato il terreno in certe zone, costruito villaggi e sviluppato mezzi di sussistenza stabili”. Molti di questi sono diventati parte integrante della popolazione locale.

 Immigrati stabilizzati o fluttuanti? 

Ci chiediamo, i lavoratori/trici immigrati/e che sono impegnati/e in agricoltura nelle aree del Sud Italia sono lavoratori/trici stabili che si vogliono fermare in loco e scelgono di integrarsi con la popolazione locale? Se così fosse le amministrazioni locali dovrebbero fornire loro i mezzi di sussistenza attraverso un lavoro, attrezzature e materiali per fabbricarsi una casa, facilitazioni per mandare i figli a scuola, etc.? Oppure è un lavoro mordi e fuggi, per poi ritornare al proprio paese con la remunerazione anche se misera? In questo secondo caso non dovrebbero essere accettate sul territorio italiano. Si spenderebbe molto meno aiutarli con solidi progetti nella loro regione di provenienza.

Questa domanda dobbiamo porcela se pensiamo che queste comunità possono portare dei nuovi geni (intellettuali e fisici) per mantenere il dinamismo sociale di una popolazioni in via di invecchiamento come la nostra, ma non solo, sarebbe un loro diritto potersi stabilire in altri paesi…

Dobbiamo sottolineare come nella maggior parte dei casi la popolazione migrante stabilizzatasi in Italia abbia coperto delle nicchie di lavori lasciate libere dalla popolazione italiana d’origine, in un momento di crisi epocale: i Bar sono stati presi d’assalto dai Cinesi, nella ristorazione sono occupati molti Sriilanchesi, i cinesi nel tessile, i tedeschi nella meccanica, etc. anche se in questi due ultimi casi potrebbe trattarsi di una forma di colonizzazione.

Quale può essere l’idea chiave, un principio fondamentale per gli insediamenti dei migranti nel nostro paese o per un loro eradicamento? La Germania ha scelto di accettare migranti altamente qualificati, soprattutto dalla Siria, ma vi son molti migranti di diversi altri paesi. La Germania ha accolto i migranti che avevano in qualche modo possibilità di trovare lavoro, a quali condizioni è tutto da vedere, ed espelle migrandi che non sono in grado di trovarsi lavoro.

Il principio generale riguardo la popolazione fluttuante o immigrata, secondo P.R. Sarkar, potrebbe essere proprio questo: “Una popolazione fluttuante dovrà unire i propri interessi socio-economici individuali con gli interessi socio-economici della regione [ospitante] o tornare nella propria regione”. (P.R. Sarkar – Pianificazione dello sviluppo). Ciò significa che se i nuovi arrivati contribuiscono come tutti allo sviluppo socio-economico della comunità in cui si sono innestati, allora possono essere considerati a tutti gli effetti “popolazione locale”. 

Ristrutturazione socio economica del nostro paese

La struttura socio-economica in Italia è in parte collassata a causa della mancata preparazione ad affrontare le rigide regole europee e della Globalizzazione Economica. Se volessimo rimediare allo sconquasso socio-economico in atto e quindi poter accomodare rifugiati, profughi o migranti integrati in modo tale che per loro e nostro diritto, siano una risorsa invece che un problema, dovremmo porre mano alla ristrutturazione socio economica del nostro paese.

P.R. Sarkar analizza la presente economia capitalista “Centralizzata”, che non è in grado di risolvere questi problemi e propone come soluzione, seduta stante, un’economia “Decentrata”.

Nel CapitoloDemocrazia EconomicaSarkar spiega come:nell’economia decentralizzata PROUT (Teoria della Utilizzazione PROgressiva), la produzione è in funzione del consumo e i requisiti minimi dell’esistenza saranno garantiti a tutti [alimenti, vestiario, abitazione, cure mediche, educazione, attraverso un lavoro o una rendita per chi non può lavorare]. Tutte le regioni avranno ampio spazio di sviluppare le proprie potenzialità economiche, quindi non sarà possibile avere i problemi di una popolazione fluttuante o del sovraffollamento dei centri urbani”.

Che cosa intende Sarkar per Democrazia Economica?Il terzo requisito per la democrazia economica è che il potere di prendere tutte le decisioni economiche deve essere affidato alla popolazione locale. La liberazione economica è il diritto di nascita di ogni individuo. Per raggiungerla, il potere economico deve essere conferito alla popolazione locale. Nella democrazia economica la popolazione locale avrà il potere di prendere tutte le decisioni economiche, di produrre merci sulla base delle necessità collettive e di distribuire tutti i beni agricoli e industriali”. Inoltre: Decentramento economico significa produzione per il consumo, non produzione per il profitto. Il decentramento economico non è possibile sotto il capitalismo, perché la produzione capitalista cerca sempre di massimizzare il profitto. I capitalisti producono invariabilmente ai costi più bassi e vendono ai profitti più alti. Preferiscono la produzione centralizzata, che porta a disparità economiche regionali e a squilibri nella distribuzione della popolazione”.  

Oltre a ciò dovremmo ristrutturare le nostre relazioni economiche interne, secondo il quarto requisito della democrazia economica: “agli estranei deve essere rigorosamente impedito di interferire nell’economia locale. Il deflusso di capitali locali deve essere fermato impedendo rigorosamente agli estranei o ad una popolazione fluttuante di partecipare a qualsiasi tipo di attività economica in loco”.

Per meglio dire: Nessun estraneo dovrebbe essere autorizzato a interferire negli affari economici locali o nel sistema di produzione e distribuzione, altrimenti si svilupperà una popolazione fluttuante, causando il deflusso di ricchezza economica dalla zona in questione. Se ciò si verifica, l’area diventerà vulnerabile allo sfruttamento economico esterno e l’economia decentralizzata sarà compromessa”.

 Chi è cittadino del nostro paese? 

Che cosa intende Sarkar per “estraneo”? Le persone locali sono coloro che hanno unito i propri interessi socio-economici individuali con gli interessi socio-economici dell’area in cui vivono. Chiaramente, questo concetto di popolazione locale non ha nulla a che fare con la carnagione, la razza, la casta, il credo, lingua o luogo di nascita. La questione fondamentale è se ogni persona o famiglia abbia identificato i propri interessi socio-economici o meno con gli interessi collettivi dell’unità socio-economica interessata. Coloro che non l’hanno fatto dovrebbero essere marchiati come estranei”. Secondo questo principio persone residenti in Italia ma che non fanno gli interessi della comunità locale potrebbero essere considerate alla stregua degli ‘estranei’

 Cooperazione in economia 

Come incentivare la massima occupazione locale? Un suggerimento tra le tante azioni possibili: “Se viene data preferenza per il lavoro alle persone locali, la popolazione fluttuante non troverà impiego, ma questo è possibile solo in un sistema decentrato, non centralizzato come quello capitalista”. I capitalisti preferiscono una struttura socio-economica centralizzata (sia nella produzione che nella gestione).

Inoltre: “Il problema di una popolazione fluttuante e del lavoro degli immigrati non si verificherà nel sistema cooperativo, poiché i membri della cooperativa dovranno essere persone locali. I lavoratori fluttuanti non dovrebbero avere il diritto di essere soci delle cooperative”.

“Tutti i tipi di attività industriali dalle industrie chiave alle industrie artigianali, dovrebbero essere organizzati con la collaborazione della popolazione locale. Bisogna fare anche in modo che le imprese private vengano create dalle persone locali. Alle persone locali deve essere data la preferenza nel mondo del lavoro, e tutte le persone del posto dovrebbero essere impiegate localmente. Se viene attuata questa politica, non ci sarà lavoro in eccesso o in deficit tra la popolazione locale, e se molte persone provengono da aree esterne, non troveranno posto nell’economia locale. Laddove una popolazione fluttuante esiste in una particolare regione, il deflusso di capitali rimane incontrollato e lo sviluppo economico dell’area viene compromesso”. (P.R. Sarkar, “Decentralizzazione Economica”)

Un altro aspetto della degenerazione socio-economica è la totale carenza di pianificazione pro-attiva del territorio e delle attività dell’area. E’ un nuovo concetto delineato da Sarkar:

“La pianificazione economica pro-attiva riorganizzerà la struttura della popolazione su base scientifica fin da subito. Una popolazione fluttuante dovrà unire i propri interessi socio-economici individuali con gli interessi della regione o tornare alla propria regione di origine. Coloro che condividono un retaggio culturale similare e un potenziale socioeconomico uniforme potranno quindi ben radicarsi in ogni regione. I problemi socio-economici di ogni regione possono essere risolti sfruttando al massimo e distribuendo razionalmente le risorse e le potenzialità della regione stessa”.

 Vantaggi della pianificazione a livello di blocco (comunale o per aree di circa 5.000 abitanti) 

La popolazione di ogni unità socio-economica dovrebbe essere organizzata su base scientifica. Il problema di una popolazione fluttuante dovrebbe essere affrontato a livello di blocco (comunale) stesso. Dove c’è una popolazione fluttuante, questa dovrebbe essere stabilmente insediata o riportata nella sua regione di origine.

Questi alcuni spunti di riflessione sulle problematiche, ragioni e soluzioni della questione immigrazione, tenendo in dovuta considerazione sia le necessità umane di coloro che si spostano per cause naturali, politiche, sociali, guerre, etc. che la necessità della popolazione locale, di aver garantite le necessità basilari per vivere.

 Riorganizzazione delle popolazioni e del loro territorio 

Sarkar aggiunge una nota interessante sull’interazione tra etnie, razze, lingue di paesi diversi e la loro ristrutturazione.

Sarkar ha proposto il concetto delle Zone Socio-Economiche Autosufficienti, come struttura per la riorganizzazione delle popolazioni, non più su base politica, di nascita o di sangue. Questa vecchia classificazione oggi non ha più appeal e ragione di essere. Una popolazione dovrebbe essere più unita possibile e ciò sulla base di diversi fattori come l’etnia, la lingua, retaggio culturale, tradizioni, sentimento comune di appartenenza. Il territorio è l’area economicamente sostenibile dove tale popolazione può sviluppare le proprie potenzialità.

Se da una canto gli Ebrei, un tempo cacciati dalla Palestina oggi vogliono riprendersela, non si capisce perché alla popolazione Curda venga negato un territorio in cui possa sviluppare in pace le proprie potenzialità. Gli attuali confini medio-orientali infatti sono stati disegnati col righello sulla carta geografica dai britannici, non considerando i legami delle popolazioni ivi residenti. Ciò non ha fatto giustizia alle necessità collettive e al sentimento comune di tali popolazioni. Quindi potrebbe ben presto emergere questo nuovo indirizzo per il raggruppamento dei popoli, in regioni adeguate tali da garantire il pieno sviluppo delle loro potenzialità. 

Crediamo che la soluzione ai problemi imposti dai flussi migratori incontrollati, allo sviluppo dei paesi di provenienza, allo sviluppo dei paesi ospitanti, possa essere meglio risolto tenendo in considerazione tutti questi fattori messi assieme. Si può iniziare a mettere mano ad alcune distorsioni nella gestione dei flussi migratori verso l’Italia e alle concezioni sentimentalistiche di “assoluta accoglienza” o di “assoluto rifiuto” dei profughi, rifugiati, e migranti stabilizzabili. Speriamo che questi spunti possano fornire una linea guida razionale per il successo della politica sociale sia per i paesi ospitanti sia per le popolazioni migranti stesse.

Tarcisio Bonotto


 Questi spunti sono stati tratti da articoli di P.R. Sarkar, dal titolo:  

   Economic Exploitation of Bengal
   Economic Democracy
   East Wet Theory
   Principles of Decentralized Economy
   Cooperatives
   Developmental Planning
   Benefits of Block-Level Planning

AM Publications.


[1]  Migrante: Chi decide di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e condizioni di vita migliori. A differenza del rifugiato, un migrante non è un perseguitato nel proprio paese e può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

[2]  Rifugiato (o, più diffusamente, rifugiato politico) è un termine giuridico che indica chi è fuggito o è stato espulso dal suo paese originario a causa di discriminazioni politichereligioserazziali, di nazionalità, o perché appartenente ad una categoria sociale di persone perseguitate, o a causa di una guerra presente nel suo Paese, e trova ospitalità in un Paese straniero che riconosce legalmente il suo status.

[3]  Profugo/profugo interno: Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Un profugo interno non oltrepassa il confine nazionale, restando all’interno del proprio paese.

 

Siccità e Soluzioni: Il Progetto di Conservazione dell’Acqua di Ananda Nagar

 ananda nagar: progetto di conservazione

dell’acqua 

Il problema dell’acqua, oggi è un pressante problema per la sopravvivenza degli esseri viventi.


Dagli annali statistici, il 2017 sembra essere stato l’anno horribilis per la siccità, e non solo: uragani, alluvioni, riduzione delle banchise polari e dei ghiacciai, moria di barriere coralline, presenza pervasiva delle plastiche nei mari, degrado di ambienti naturali, perdita continua di specie viventi, incendi.


Abbiamo voluto concentrarci sulle possibili soluzioni al problema siccità, evento che ha colpito pesantemente l’Italia nel 2017, convinti che si potesse modificare l’ambiente stesso per giungere all’equlibrio ambientale pre-crisi climatica o per lo meno avvicinarvisi, e non fosse sufficiente, a fronte di centinaia di pagine di analisi, semplicemente far ricorso al principio di adattamento e mitigazione degli effetti estremi del clima.

L’acqua è elemento chiave per la sopravvivenza del mondo biologico. Siamo stati in India e abbiamo trovato nella remota regione di Ananda Nagar, Distretto di Purulia, delle soluzioni semplici ed efficaci, pianificate dalla Ananda Nagar Development Society, per risolvere la carenza cronica di acqua e riportare l’equilibrio ecologico, anche in una zona semidesertica.

Il complesso di Ananda Nagar centrale, (città della beatitudine) di circa 4Kmq con le sue estensioni, è situato all’interno dell’ampia area denominata Rarh (letteralmente ‘terra rossa’), a nord-ovest della capitale Calcutta.

Area molto povera, arida, dal clima torrido d’estate, dove si possono sperimentare facilmente i 50 gradi all’ombra.

Soggetta per 3 mesi all’anno, alla furia dei monsoni e ad elevate precipitazioni, si può contare circa 1mt d’acqua piovana, mentre per altri 9 mesi la pioggia non si fa più vedere. Come conseguenza i fiumi sono in secca e ne risente sia la popolazione locale sia la flora che è nell’area del RARH, molto rada.

Durante il periodo dei monsoni i fiumi sono in piena e si verificano delle alluvioni in alcune zone. In particolare si tratta del fiume GWAI, nome onomatopeico, in effetti porta molti guai…

Ebbene l’associazione internazionale Ananda Marga, attraverso il suo fondatore, Shrii Prabhat Ranjana Sarkar, ha dato vita ad un progetto di ‘città modello’, partendo proprio dal nulla: niente acqua potabile, pioggia, vegetazione all’osso, povertà assoluta tra i circa 65 villaggi tribali dislocati nell’intera area di AN, di circa 400kmq.

Il progetto di AN messo nero su bianco da Sarkar è imponente: prevede come prima azione per il ripopolamento umano la riforestazione con circa 1.000.000 di alberi, e progetti per la conservazione dell’acqua ‘piovana’. In secondo luogo la creazione di scuole, di tutti i livelli fino all’università, orfanatrofi, circa 70 aziende artigianali per la produzione dei beni primari, scuole per insegnanti, progetti per l’energia, agricoltura locale per l’autosufficienza, istituti di ricerca, e pianificazione dello sviluppo. Vi sono progetti di conservazione della flora e della fauna.

Ananda Nagar è un progetto integrato dove l’acqua gioca un ruolo primario per la vita degli animali e degli esseri umani. Sarkar infatti ha asserito chiaramente: «per combattere la desertificazione è necessario riforestare, ma per mantenere e sviluppare le piante serve l’acqua». E se le piante sopravvivono e crescono vi è ogni possibilità di aumentare la piovosità: un circolo virtuoso che porta in conclusione all’equilibrio ecologico, per la regione interessata.

Nella zona di Ananda Nagar confluiscono 7 fiumiciattoli, una volta, centinaia di anni fa imponenti corsi d’acqua navigabili, ma a causa della intensa deforestazione anche il flusso d’acqua si è ridotto.

Sarkar ha previsto la costruzione, sul corso di questi 7 fiumi, ben 43 sbarramenti e dighe. Ci siamo chiesti il perché, avendo a disposizione solo un fiotto d’acqua nel periodo siccitoso e un flusso torrentizio pauroso nel periodo dei monsoni.

Queste dighe, o sbarramenti, sono disposti a circa 400-600 mt gli uni dagli altri, a seconda della zona. La ragione secondo Sarkar è che la costruzione di due dighe sul letto del fiume a questa breve distanza crea, tra le due un bacino d’acqua di cospicue dimensioni, si parla di circa 10.000 mc, e l’acqua penetrando gradualmente nel terreno va ad alimentare la falda acquifera che si alza progressivamente. Infatti asserisce Sarkar, “se la falda acquifera scende sotto i 16 metri, vi è desertificazione”, in quando le radici delle piante non sono in grado di pescare l’acqua scesa troppo in basso e muoiono.

Il risultato di questo semplice progetto è stata una esplosione del verde, sulle rive dei fiumi e nella zona interna, lo sviluppo dell’agricoltura anche se in forma ridotta, grazie alla possibilità di utilizzare l’acqua dei bacini per l’irrigazione, alla creazione di pozzi per l’acqua potabile.

La falda in alcuni punti si è alzata talmente tanto che se si scava un pozzo si trova acqua pulita a 5 metri di profondità.

Il progetto di Ananda Nagar, nel suo complesso e solo per ciò che riguarda la ‘conservazione dell’acqua’ e l’uso scientifico delle piante, prevede:

  1. la piantumazione di 1.000.000 di alberi
  2. la creazione di 1.000 laghetti e stagni sparsi su tutto territorio di AN, che si estende per circa 400kmq
  3. la piantumazione di 5 file di alberi a crescita rapida e lenta sulle rive di questi stagni e laghetti
  4. la piantumazione di piante da fiore per rendere questi luoghi dei “beauty spots”, luoghi esteticamente belli
  5. la creazione di laghi di medie e grandi dimensioni
  6. tutti collegati tra di loro per raccogliere e distribuire l’acqua piovana che in queste zone, che nel periodo dei monsoni raggiunge anche il livello di 1 metro. 

Sarkar afferma che la presenza degli alberi favorisce la piovosità, assorbe la CO2, diminuisce le temperature locali. La combinazione acqua e alberi, riporta quell’equilibrio ecologico che con i cambiamenti climatici odierni sta scomparendo.

Per qualsiasi informazione sul progetto di AN, su come aiutare il suo sviluppo e contribuire eventualmente con il proprio lavoro, contattate la redazione.


Scarica la presentazione della visita ad Ananda Nagar (22Mb).


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Analisi dell’occupazione in Italia: miti e limiti

 analisi dell’occupazione in Italia: miti e limiti 

Tarcisio Bonotto – 02/03/2018

 Come si può definire l’occupazione? A che cosa dovrebbe mirare l’occupazione in generale? 

Oggi è considerato occupato chi fa un lavoro a “chiamata”, poche ore e variabili al giorno, un lavoro fisso di 2 ore al giorno, un lavoro a tempo pieno con uno stipendio al di sotto della linea di povertà. In questa visione c’è qualcosa che non va.

Partiamo da un semplice principio, delineato da P.R. Sarkar nella sua teoria economica PROUT (Teoria della Utilizzazione PROgressiva – www.irprout.it): ogni essere vivente ha diritto alla garanzia delle Minime Necessità per l’esistenza, alla soddisfazione dei cosiddetti Bisogni Primari che sono: Alimenti, Vestiario, Abitazione, Cure Mediche ed Educazione. Ciò è previsto anche dalla Dichiarazione universale dei Diritti Umani, del 1948. Le Minime Necessità devono essere garantite attraverso un lavoro o una rendita per chi non può lavorare. Ne discende che il reddito da lavoro, o la rendita, devono avere un potere di acquisto tale da potere garantire i Bisogni Primari a tutti.

La natura non ha assegnato ad alcuno, né stato né società, la proprietà delle risorse visibili e invisibili del pianeta, ma sembra siano a disposizione di tutti i suoi abitanti per l’esistenza e lo sviluppo. E’ il nostro sistema economico, il sistema di distribuzione della ricchezza attuale che è fallimentare. Il 10% della popolazione mondiale detiene l’89% della ricchezza mondiale…

Quindi punto fondamentale di un programma economico, in Italia, è un reddito adeguato ad ogni cittadino, tale da poter acquistare i beni e servizi per l’esistenza. Un’obiezione mi è stata fatta da un economista universitario: “se dovessimo calcolare il reddito per ottenere tutto quello che lei dice, ci vorrebbero 3 stipendi normali!”.

Consci del fatto che il livello di reddito dipende anche dallo stato economico del paese, tuttavia mettere in programma un tale obiettivo chiave, porterebbe prima o poi a dei buoni risultati. Le persone che oggi non hanno un reddito o potere di acquisto quasi sufficiente o per nulla sufficiente vedrebbero, nei prossimi anni, l’aumento progressivo del potere di acquisto, per avvicinarsi grado, grado alla soddisfazione piena dei bisogni primari.

Oggi invece tassazioni e premi vengo stabiliti a caso, scegliendo una retribuzione media quasi casuale. Di fatto il reddito medio è di circa 25.000€ anno. Ma vi sono famiglie che sopravvivono con 8.500€ /anno!

Anche se non immediatamente raggiungibile per ragioni contabili ed organizzative dei settori produttivi, tuttavia dovremmo ammettere che l’obiettivo della garanzia delle Minime Necessità per tutti debba essere l’obiettivo primario di ogni Governo di ciascun paese. Infatti ogni Governo afferma Sarkar è responsabile della povertà e della ricchezza dei propri cittadini. Non vi è altra entità che lo possa fare, nessun abitante proveniente da Giove o da Marte che possa risolvere questo problema.

 Occupazione sostenibile che possa garantire i bisogni primari 

L’occupazione lavorativa vera e propria dovremmo vederla in questi termini, nella sua facoltà di assicurare una adeguata capacità di acquisto tale da garantire le Minime Necessità esistenziali. Le occupazioni precarie non dovrebbero essere considerate vera occupazione.

Dove l’occupazione non rispecchia gli orari canonici (le 8 ore per il privato e 7,16 ore per il pubblico) c’è il rischio che la persona che lavora rimanga povera, vale a dire non riesca a coprire le spese per la sua vita quotidiana: affitto, bollette, alimenti, vestiario, cure mediche ed educazione, come minimo. Non parliamo di vacanze o distrazioni legittime.

Questa non può essere considerata ‘occupazione’ nella vulgata normale, ma semi-occupazione, che le statistiche devono tenere in debita considerazione. Non vorremo che la statistica di Trilussa sul pollo che ogni italiano si mangia all’anno, potesse trovarci discordi sulla sua distribuzione.

Abbiamo molti tipi di occupazione. Quella odierna in Italia, secondo i criteri attuali di occupazione, considera anche chi nell’ultima settimana ha lavorato solo 1 ora, si attesta all’11,1%!

Vi è stata recentemente una riformulazione da parte della UE. Infatti oltre agli occupati e ai disoccupati si sono aggiunte ai disoccupati anche le persone part time sottoccupate (prima tra gli occupati) e i disoccupati scoraggiati, in precedenza classificati tra la popolazione inattiva. Sono state aggiunte in conclusione al numero dei disoccupati ordinari i lavoratori part time sottoccupati, le persone inattive che hanno cercato lavoro anche se non sono immediatamente disponibili a cominciare l’attività e le persone prive di lavoro disponibili ad accettare un’occupazione ma che non hanno svolto attività di ricerca di un’occupazione.

http://www.economiaepolitica.it/lavoro-e-diritti/lavoro-e-sindacato/quanti-disoccupati-ci-sono-in-italia/

Ebbene la disoccupazione in UE si attesta al 18% circa e in Italia, si desume dal grafico, al 23% circa.

sito di economica e politica

Occupazione sostenibile, occupazione precaria, occupazione sotto la soglia di povertà, dove gli introiti sono minori delle eventuali uscite e queste si coprono con l’aiuto di familiari o non si pagano le bollette e l’affitto.

 

Sarebbe ancora meglio una più dettagliata classificazione, più vicina al vero:

  • Occupati a tempo pieno
  • Occupati part time
  • Occupati a progetto
  • Occupati a chiamata

Con particolare riferimento al fatto se queste ultime 3 categorie siano in grado o meno di fare fronte alle necessità primarie, come descritto. Allora si dovrebbe stilare una classifica di questo tipo, (un esempio):

Fig. 1: Per gli occupati a tempo pieno: alcuni vivono nell’abbondanza mentre altri rasentano la soglia di povertà, per cui dovremmo essere in grado di creare una ulteriore classificazione. Altrimenti si potrebbe pensare seriamente che le attuali statistiche abbiano copiato in toto da La Statistica, del ‘pollo’ di Trilussa.

Fig. 2:  I livelli di sostenibilità potrebbero essere molti, una scala con 50 livelli come suggerito da un esperto di Statistica veronese, che fissi al 30mo posto l’avvenuta garanzia delle Necessità Minime o reddito sostenibile. Sotto il 30mo posto ‘reddito non sostenibile’ e carenza delle MN, sopra la 30ma posizione distribuzione delle cosiddette “Amenità”, beni e servizi che vanno a migliorare la qualità della vita: oggi qualcuno non riesce a fare le vacanze, non viaggia, non può andar a mangiarsi una pizza con gli/le amici/che, etc.

L’impegno del Governo perciò sarà di portare tutti, attraverso un piano economico di 5-10 anni, al livello minimo di sostenibilità, al livello minimo di approvvigionamento delle Minime Necessità. E programmare per un continuo aumento della capacità di acquisto e di distribuzione di beni voluttuari e servizi utili ma non essenziali, definiti sa Sarkar ‘amenità’, che vanno oltre le Necessità Minime.

Tarcisio Bonotto – Istituto di Ricerca PROUT

Siccità e Soluzioni: Rimboschimento delle Rive di Laghi e Fiumi

 rimboschimento delle rive di laghi e fiumi 

P.R. Sarkar – 1988


Alcune centinaia di anni fa, molte delle regioni desertiche che vediamo oggi in diverse parti del mondo, erano ricche di alberi e fauna selvatica. A causa dell’abbattimento degli alberi da parte della popolazione locale, di interessi commerciali e dell’esaurimento dell’acqua sotterranea, si sono diffusi i deserti.


Con la scomparsa degli alberi si verificano molti problemi.

In primo luogo, aumenta il contenuto di anidride carbonica nell’aria poiché ci sono meno piante ad assorbire l’anidride carbonica stessa costantemente introdotta nell’atmosfera. Ciò provoca cambiamenti nell’atmosfera e nell’ambiente, causando un riscaldamento climatico. Se c’è un aumento di pochi ‘piedi’ nel livello degli oceani, molte grandi città del mondo, tra cui Calcutta, potrebbero essere inondate. Inoltre, poiché si sono distrutte le aree delle risorgive, i fiumi riducono la loro portata di acqua o si seccano e l’area intorno ai fiumi si trasforma in deserto, come nel caso del Nilo e del Gange.

Infine, si bloccano nel terreno i processi organici. I microrganismi muoiono, e così fanno i vermi, mentre la materia organica si disintegra e cessa di ritenere l’acqua. Quindi viene interrotto il processo di produzione di suolo.

Tremila anni fa l’area centrale della zona del Ra’r’h (India) era ricchissima di flora, fauna selvatica e grandi fiumi. Fino a trent’anni fa esistevano, nella regione, molti alberi e dense foreste. Adesso non ci sono quasi più alberi, pochi animali selvatici, e i fiumi sono quasi prosciugati. Per otto mesi dell’anno, la regione è asciutta. Il terreno è duro e sterile, contiene pochi vermi o microrganismi e poco materiale organico che agirebbe da spugna per trattenere l’acqua piovana. Le piogge annuali lavano via gran parte del terriccio che ancora esiste. Perciò il terreno rimanente è diventato ghiaioso e sabbioso. Il risultato? Tutta la regione è sottoposta a inondazioni e forte erosione del suolo.

Per trasformare questo ambiente impoverito e sottonutrito, è necessario lanciare un massiccio programma scientifico di Riforestazione. Un tale programma dovrebbe avere un approccio a due fasi:

A. Prima fase: dovrebbero essere piantati alberi a crescita rapida che arrivano alla loro massima altezza nell’arco di sei mesi – due anni per fornire una preziosa copertura verde. Possono essere utilizzati dieci tipi di alberi:

  1. casuarina[1]
  2. sisir (albezzia lebbeck)
  3. sisoo (dalbergia)
  4. bakphul (Sesbania grandiflora)
  5. grande Screwpine (Pandanus andamanensium[2]) (Pandano IT)
  6. bacchetta (Moringa oleifera)
  7. legno di sandalo rosso (Album di Santalum)
  8. agave (sisal, Agave americana)
  9. diospyros discolor e
  10. cha’mal (Eterocarpus chaplasa, Roxb.), una varietà selvaggia di Jackfruit trovata nell’India nordorientale.

B. Seconda fase, piantare alberi a crescita lenta come il teak, che forniscono anche coperture verdi e possono essere raccolti dopo 30 anni o giù di lì. Gli alberi che crescono rapidamente possono essere tagliati dopo tre anni, fornendo una fonte di reddito ulteriore per la popolazione locale. Se viene seguito questo approccio, sarà ripristinato molto rapidamente l’equilibrio ecologico dell’area.

Oltre a questo approccio, nelle regioni desertiche devono essere coltivate alcune piante selezionate per controllare il processo di desertificazione. Ad esempio, in aree secche e sabbiose possiamo crescere la jojoba, i suoi semi producono olio combustibile sostituibile al diesel. Si possono anche coltivare diversi cactus, Acacia catechu o Acacia arabica. Il Rimboschimento è l’unica soluzione contro la desertificazione.

 

 Stagni e laghi artificiali 

Perché i programmi di Riforestazione abbiano successo, deve essere conservata l’acqua di superficie. Ciò può essere meglio realizzato aumentando il volume utile dei sistemi di stoccaggio di acqua esistenti e costruendo nuovi sistemi. Il metodo più economico e più semplice per la creazione di nuovi sistemi di stoccaggio dell’acqua è la costruzione di stagni e laghi su piccola scala.

Dove devono essere situati gli stagni e i laghi artificiali? Nella stagione delle piogge è necessario osservare dove scorrono le acque superficiali – le correnti e le direzioni – e dove i ruscelli creati dall’acqua finiscono per convergono assieme, il punto di convergenza è la posizione ideale per la costruzione di un lago. Più grande è il bacino di raccolta, tanto più grande è il numero di rivoli, tanto più è più grande dovrebbe essere lo stagno o il lago.

Come dovrebbe essere costruito un lago artificiale? Se non esistono macchinari moderni, occorre selezionare un’area rettangolare al centro del sito si scava il terreno proposto linea dopo linea. Il terreno raccolto dovrebbe essere depositato intorno al perimetro del bacino per formare i pendii e le sporgenze dello sbancamento. Il lago dovrebbe essere di soli 1,5 metri di profondità per evitare incidenti e annegamenti. Dovrebbe essere costruito intorno al bacino un recinto composto da paletti di ferro collegati con il filo di ferro, per tenere fuori gli animali. Lungo il muro, possono essere coltivate piante rampicanti, e all’interno delle pareti possono essere piantate delle palme. Nelle zone piatte si possono coltivare piante di superficie. Il lago può essere qualsiasi forma. I canali o condotte sotterranee possono anche essere costruiti in modo tale che l’acqua della campagna circostante possa scorrere verso e nel lago. Dovrebbero essere presenti anche targhette per ciascun lago che specificano: gli orari di apertura, la profondità e tutti gli altri dettagli prescritti. La gente dovrebbe essere autorizzata a nuotare e pescare in alcuni specifici laghi, mentre la nautica dovrebbe essere consentita nei laghi più grandi.

Per evitare che l’acqua si disperda immediatamente dopo la costruzione del lago, si può spargere sul fondo del bacino, terriccio proveniente dal fondo di altri laghi. In alternativa, la terra presente in fondo al lago può essere miscelata con del calcio, anche se questo può danneggiare le piante acquatiche e i pesci. Se la impermeabilizzazione del lago non è urgente, la natura adempirà a questo compito. Dopo che il lago è riuscito a mantenere l’acqua per un po’ di tempo, si forma naturalmente un sottile strato di argilla sul letto del lago, sigillando il fondo e impedendo all’acqua di uscire.

Nel Ra’r’h centrale, la maggior parte delle acque piovane si perde, poiché nel terreno c’è molto poco materiale organico per poterle conservare. Per conservare l’acqua, dovrebbero essere costruiti molti piccoli stagni e laghi. Se si fa questo, l’acqua superficiale può essere conservata e utilizzata per alimentazione ed irrigazione. In breve tempo l’ambiente sarà completamente trasformato e sarà ripristinato l’equilibrio ecologico.

Esistono cinque categorie di laghi di piccole dimensioni:

1) laghetti di categoria A che contengono oltre 31.000 galloni di acqua, circa 120mc

2) laghetti di categoria B, che contengono dai 25.000 a 31.000 galloni d’acqua, dai 100 ai 120mc

3) laghetti di categoria C, che contengono dai 20.000 25.000 galloni d’acqua, dagli 80 ai 100mc

4) laghetti di categoria D, che contengono dai 10.000 a 20.000 galloni d’acqua, dai 40 agli 80mc

5) laghetti di categoria E, che contengono meno di 10.000 galloni d’acqua, meno di 40mc

 

 Piantumazioni attorno ai laghi 

Per la riforestazione attorno ai laghi dovrebbero essere utilizzate cinque tipi di piante (da rimboschire le rive):

  1. piante da pendii,
  2. piante di confine,
  3. piante rampicanti,
  4. piante acquatiche e
  5. piante superficiali.

Questi tipi possono essere descritti sinteticamente come segue:

1) Piante da pendio  – comprendono ananas, asparagi, aloe vera, melanzane e peperoncino. Tutte queste piante conservano acqua e controllano l’erosione del suolo, possono anche fornire un reddito per la popolazione locale. Le piante da pendio dovrebbero sempre essere piantate in linee orizzontali simmetriche e mai in linee verticali, in quanto ciò consentirebbe all’acqua di scorrere via e favorirebbe l’erosione del suolo. Insieme agli ananas, devono essere piantate secondo l’ordine stagionale, gli asparagi e aloe vera, melanzane e peperoncino. Ad esempio, nella stagione estiva si possono piantare verdure estive a foglia verde, zucca amara e melanzana rotonda estiva della varietà macada. Nella stagione delle piogge si possono piantare caladio, peperoncino e melanzane della stagione delle piogge, che non sono esattamente rotonde. Nella stagione invernale dovrebbero essere piantati peperoncino rosso invernale. Questa varietà di peperoncino può essere seccata, confezionata in sacchi e venduta quando il prezzo di mercato è alto. Viene utilizzata come spezia da cucina. Può anche essere piantata la grande melanzana bianca autunnale.

Devono essere terrazzati i pendii accanto ai laghi? Le terrazze impediscono la dispersione dell’acqua superficiale e l’erosione del suolo. Come regola generale, tutte le terre in pendio dovrebbero essere, per quanto possibile, terrazzate. Anche se non sempre sarà possibile terrazzare piccoli pendii, dovrebbero sempre essere terrazzati le grandi colline e i terreni agricoli in pendio. I cumuli e i solchi sulla terra inclinata devono essere scavati perpendicolarmente, non paralleli, al pendio. Dove termina un pendio dolce e inizia una ripida pendenza, entrambi i pendii dovrebbero essere terrazzati, ma il terrazzamento sul pendio ripido dovrebbe essere costruito in alto sulla pendenza, in modo da controllare l’erosione del suolo e il rapido deflusso d’acqua. Le strade che attraversano un terreno inclinato dovrebbero essere costruite in modo che l’acqua scenda in modo regolare senza danneggiare la terra.

Dove la linea di confine di un pendio tocca un fiume, appena sopra l’estrema parte più bassa della pendenza, dovrebbe essere piantata alternativamente una fila di alberi di banano e palme da datteri (Palmyra). Dove inizia la pendenza, devono essere piantate mele cotogne, guava ecc. Tra due alberi di mele cotogne e uno di guava, dovrebbe essere piantata sulla stessa riga, l’agave, non in righe diverse.

Questo sistema aiuterà a impedire l’erosione del suolo intorno alla base di un pendio ripido e proteggere anche le rive del fiume.

Una fila di Ananas Orientali o Ananas Occidentali può anche essere piantata sulla linea di confine di qualsiasi pendio tra sha’l e oliva indiana, tra shaid e cannella, o tra sha’l e himalayana devadaru. Inoltre, una fila di ananas può essere piantata sulla linea di confine di un pendio dove tocca un campo sul piano. Gli ananas possono o potrebbero non portare frutti se ci sono scarse precipitazioni, ma verrà sicuramente controllata l’erosione del suolo. La varietà di Ananas delle Indie Occidentali richiede meno pioggia rispetto alla varietà Indie Orientali.

2) Piante di confine  – comprendono gli alberi di palma e i rampicanti fiorite, verdure e frutti. Le palme dovrebbero essere piantate intorno ai laghi in base al loro volume di acqua. Per esempio, gli alberi di cocco dovrebbero essere piantati intorno ad un laghetto di categoria A, palmyra intorno ai laghi di categoria B, palme di betel intorno ai laghi di categoria C, palme da datteri intorno ai laghi di categoria D ed alti alberi di banana intorno ai laghi di categoria A.

Inoltre le piante rampicanti devono essere coltivate ​​insieme agli alberi. Gli alberi di noce di cocco devono essere combinati con i rampicanti di pepe nero; palmyra con gelsomino rampicante; noci di betel con lavanda; e pianta da datteri con i seguenti rampicanti medicinali:

  1. malehmal – diirgha lata,
  2. harjora,
  3. ananta mula,
  4. ishanmula,
  5. shveta makal,
  6. gulainca lata,
  7. jayanti lata,
  8. shveta kuce,
  9. rakta kuce,
  10. rakta kambel,
  11. choi
  12. pepe nero.

Un solo un tipo di rampicante dovrebbe essere piantato, per ogni lago.

3) Piante rampicanti  (a filo)- un muro di mattoni dovrebbe essere costruito intorno a ciascun lago e sormontato da ferri da incasso e filo. La recinzione manterrà lontani i grandi animali e impedirà alle persone di avere incidenti. Lungo i fili di ferro dovrebbero essere coltivate le seguenti piante: rampicanti come i fagioli, zucca (bottle gourd), zucchine e la melanzana; fiori come aparajita, morning glory e moonflowers;  frutti come il melone, il frutto della passione, l’uva, ecc

4) Piante acquatiche  – sono di due tipi: spinose e non-spinose. Le piante acquatiche spinose includono il loto, la makhana e la regina Victoria. Il Loto produce verdure e fornisce sostanza organica all’acqua. I semi di Makhana sono molto nutrienti e possono essere venduti ad un buon prezzo. La regina Victoria può essere coltivata nelle ‘aree decorative’. Tutte queste piante sono note per la loro bellezza. Le piante acquatiche non spinose includono il giglio d’acqua e il nocciolo d’acqua. Il giglio d’acqua ha semi commestibili e nettare floreale, e il nocciolo d’acqua fornisce radici commestibili, possono essere utilizzate come verdura o frutta che fanno bene per lo stomaco. Le piante acquatiche possono generare reddito per la popolazione locale. Le piante acquatiche non spinose e spinose non dovrebbero essere coltivate assieme.

5) Piante di superficie   – dovrebbero essere coltivate sulle pianure che circondano il lago. Può esserci di tutto secondo le preferenze locali e le condizioni del suolo. Banyan (Ficus benghalenses), albero di bo (Ficus religiosa), Acacia catechu, Acacia arabica e piante spinose per il clima secco possono essere coltivate in zone rocciose. Il loto, la makhana, il giglio d’acqua, il nocciolo d’acqua, l’ananas e la palma di datteri amari crescono molto bene dentro o accanto a stagni e laghi. Se queste piante vengono coltivate correttamente, saranno molto produttive.

Tutti i laghi dovrebbero essere trattati come ‘punti di bellezza’. Ananas, asparagi e aloe vera dovrebbero essere piantati sulle pendici, insieme a diversi tipi di melanzane e peperoncino. Diverse varietà di piante da pendio e piante acquatiche dovrebbero anche essere piantate dentro e intorno ai laghi in modo che ogni laghetto abbia il proprio fascino e bellezza particolare in base alla sua dimensione e ubicazione.

Dovrebbe essere sviluppata negli stagni e nei laghi anche la piscicoltura. Il pesce aiuta a mantenere l’acqua pulita e il livello costante perché dal loro processo di respirazione si crea acqua e anidride carbonica. Il pesce inala l’ossigeno insieme al vapore acqueo dall’atmosfera, nonché l’ossigeno disciolto dall’acqua. sintetizzano l’acqua che viene emessa nel lago. Questo aiuta a mantenere ad un livello costante l’acqua nel lago. Se molti pesci vivono in un lago, centinaia e anche migliaia di galloni d’acqua saranno aggiunti alle dimensioni del lago nel corso del tempo. Ogni lago dovrebbe anche avere, collegato, un santuario per gli uccelli, perché il pesce fornisce cibo per gli uccelli.

La profondità consigliata per i laghi artificiali di piccole dimensioni è di cinque piedi. Se il lago si trova in un clima caldo secco con alti livelli di evaporazione, la profondità dovrebbe essere aumentata a dieci piedi.

I pesci senza branchie, come gamberi, gamberetti e tartarughe possono sopravvivere con piante acquatiche spinose, ma altri pesci non possono, quindi le piante acquatiche spinose e non spinose dovrebbero essere coltivate separatamente. I pesci ottimali per la piscicoltura includono piccoli pesci, granchi e gamberetti, come chara mach, koira (carpa), guri e rai mach.

 

 Riforestazione sulle rive dei fiumi 

La riforestazione sulle rive dei fiumi sono importanti per prevenire le inondazioni, conservare l’acqua, regolare il flusso di acqua nei fiumi e mantenere il suolo umido e fertile. Alcuni esempi di piante utili lungo il fiume includono banyan, palma da dattero, neem o margosa, tamaiind, simul, imli e alberi da frutto.

Se l’orticoltura si sviluppa lungo le rive dei fiumi, i fiumi non si seccheranno mai.

La maggior parte degli alberi con i sistemi a radice unica non allevia l’erosione lungo il fiume, ma l’eucalipto è un’eccezione. Gli alberi con radice unica attirano l’acqua dal profondo sottosuolo. Molti alberi a radice unica coltivati in una zona possono abbassare la falda acquifera e privare le altre piante dell’acqua necessaria, e questo può essere un fattore aggiuntivo nella creazione delle condizioni di desertificazione. Ad esempio, gli alberi di eucalipto hanno contribuito al diradamento delle piante e alle condizioni di aridità in Australia. Gli alberi di eucalipto sono idonei ad essere piantati in zone paludose per asciugarle e utili per prevenire incendi erbosi, ma non sono raccomandati in un programma di riforestazione. Poiché l’eucalipto aiuta a controllare l’erosione lungo gli argini dei fiumi, può essere utile anche piantarlo sugli argini del fiume stesso, ma sempre in associazione con altri alberi. Un esempio di piantagione fluviale è neem, tamarindo, simul ed eucalipto. Tra ognuno di questi alberi, dovrebbero essere piantate alternativamente la palmyra e la palma da dattero. Un secondo esempio è imli, neem e simul in una delle due configurazioni – imli, neem, imli, ecc. oppure imli, simul, imli, ecc. Imli è una buona pianta fluviale perché conserva acqua e controlla l’erosione del suolo. Ha un sistema radicale estremamente fibroso.

Le radici fibrose raccolgono acqua vicino alla superficie e ne beneficiano le piante e gli alberi vicini. Per questo motivo molti alberi di banano sono stati piantati lungo i sette fiumi di A’nanda Nagar. In precedenza, ad A’nanda Nagar, solo un fiume aveva acqua tutto l’anno, ma ora tutti e sette fiumi hanno un flusso d’acqua quasi tutto l’anno, fino alla metà di marzo. La stagione secca inizia ad ottobre e si estende fino a giugno. Le piantagioni sul fiume hanno mostrato enormi effetti positivi dopo un solo anno, nella zona di A’nanda Nagar.

I fiumi di A’nanda Nagar sono:

  1. Dakina (a sud)
  2. Uttara, (a nord)
  3. Kuntz (madre dei fratelli Pandava) precedentemente chiamato Kopia, che significa ‘arrabbiato’, a causa delle inondazioni improvvise.
  4. Alkananda, che significa fiume proveniente dal paradiso e precedentemente chiamato Alkusi (causa molti guai a causa di improvvise inondazioni e di danni successivi causati dall’inondazioni).
  5. Guaki, a forma di anello, in realtà è la confluenza della Daksina e dell’Uttara.
  6. Paragati e

L’India era chiamata la terra dei sette fiumi, e ora è A’nanda Nagar la terra dei sette fiumi.

Lungo le rive dei fiumi di A’nanda Nagar dovrebbero essere piantati neem indigeni + bakayan neem o gudra neem, eucalipto, tamarindo e simul. Possono essere creati anche i “giardini del tè” lungo le rive del fiume. Il Patal può essere coltivato sulle rive dei torrenti del distretto di Purulia.

I giacinti di terra e d’acqua provengono dal Brasile. Il signor Lee, Commissario del Distretto di Dhaka, e sua moglie hanno visitato il Brasile. La signora Lee amava i giacinti d’acqua e li portò all’ufficio dei Commissari del Distretto di Dhaka. Da lì si diffusero nel Durhi Ganga. In circa dieci anni si diffusero nel Bengala, e negli anni successivi in Uttar Pradesh. Ora sono diffusi in tutta l’India. In Béngali sono chiamati ‘kachuri patra’ e in Hindi ‘jalakumbhi’. I giacinti d’acqua sono ottimi per la produzione di bio-gas. Gli stagni con i gigli d’acqua dovrebbero essere costruiti lontano dai fiumi.

Quindi, la riforestazione sulle rive di laghi e fiumi blocca l’erosione del suolo, alimenta il terreno superficiale e contribuisce a fornire un costante flusso d’acqua durante tutto l’anno. Questo sistema di riforestazione dovrebbe essere adottato.

P.R. Sarkar
Da “Ideal Farming”, pag. 119-126
16 marzo 1988.


[1] Cassuarina equisetifolia: È un albero dal fusto eretto, che può raggiungere l’altezza di 35 metri, con chioma di forma piramidale, di colore verde scuro. La corteccia è di colore bruno chiaro, liscia negli esemplari giovani, rugosa e più o meno sfibrata longitudinalmente in quelli più vetusti.

[2] Il Pandanus: Foglie, frutti, fiori e radici forniscono ingredienti utili alla medicina popolare che li usa per curare i sintomi più disparati, dal mal di testa alla varicella, dalle ferite alle malattie veneree; mentre le fibre che da essi si ricavano vengono utilizzati da molte popolazioni come materia prima per produrre artigianalmente corde, stuoie, cappelli, cestini, reti… Ma l’utilizzo del pandanus si allarga anche alla gastronomia.

Agricoltura: Autosufficienza Produttiva e Unico Sindacato Agricolo

Agricoltura: Autosufficienza produttiva e un unico sindacato agricolo

dibattito in TV: di Tarcisio Bonotto


Il ‘peccato originale’ della crisi dell’agricoltura italiana è la “libera circolazione delle merci” imposta dalla globalizzazione economica e sancita dalla UE. Con la sola qualità dei prodotti non riusciremo a far ripartire l’economia italiana. E’ necessaria la AUTOSUFFICIENZA produttiva. Se ogni paese diventasse autosufficiente avremmo come risultato la massima occupazione. Se lo dicono gli economisti, perché non provarci?


Il conduttore di Notizie Oggi, canala Italia 53, Vito Monaco

L’invito era di Canale Italia 53, TV di Rubano in provincia di Padova, specializzata in dibattiti sui temi di attualità e televendite. E più attuale al momento sembra essere proprio l’agricoltura, perché da essa dipende la nostra alimentazione ed esistenza fisica…

Presenti come relatori due agricoltori, un nutrizionista, un agronomo, un sindacalista presidente del CopAgri, l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan e come pubblico una trentina di agricoltori e cultori della materia.

Il dibattito si è incentrato sui problemi che affronta oggi l’Agricoltura, da anni ormai sempre gli stessi, bassi prezzi delle materie prime alla produzione, prezzi dei prodotti alla distribuzione esorbitanti, aziende che chiudono per la concorrenza iniqua di paesi con più bassi livelli di retribuzione. Per fare un esempio importiamo dalla Cina dove la differenza salariale con l’Italia si attesta a 1 a 36.

Si è proseguito con l’elenco dei paesi da cui importiamo merci: Tunisia, l’olio a basso prezzo, ma non troppo controllato per la qualità, agrumi dal Marocco e oggi anche riso dalla Cambogia e dal Vietnam, dice la UE per aiutare quei paesi.

Vanni Stoppato, Agricoltore

Il nocciolo del problema per Vanni Stoppato, agricoltore di Nogara, è l’obbligo in Italia di produrre soia non OGM, mentre i sindacati agricoli nulla dicono sulla soia OGM importata, con la quale si alimentano gli animali. Non solo molta di quella soia transgenica è presente anche nei nostri alimenti.

Giorgio Bissoli, contoterzista agricolo, e presidente dell’Ass. Azione Rurale, ha sottolineato il fatto che nelle borse merci locali i prezzi sono ‘costruiti’ dai sindacati agricoli e non sono sempre favorevoli agli agricoltori.

Giorgio Bissoli, Agricoltore

In pratica è emersa una situazione dell’organizzazione agro-industriale a dir poco selvaggia, ci sono delle regole, anche non scritte, ma vengono regolarmente stravolte. Un esempio: gli agricoltori piantano i pomodori, materia prima per diverse aziende italiane, ma queste impongono il prezzo solo dopo qualche settimana dalla piantumazione, gli agricoltori non possono tornare indietro e devono accettare il prezzo al ribasso. Quest’anno il prezzo del pomodoro è sceso del 25% rispetto all’anno scorso.

L’Assessore all’Agricoltura Pan, ha ribadito la necessità di attuare la politica della qualità dei prodotti per essere competitivi sul mercato, anche internazionale. Ha affermato che stanno recuperando la produzione della barbabietola. Al che si è scatenata la protesta di Vanni Stoppato affermando “avete venduto le quote delle barbabietole da zucchero a Germania e Francia e adesso volete recuperarle, perché non avete fermato la vendita?”“Non sono stato io a venderle”, risponde l’assessore.

Giuseppe Pan, Assessore Agricoltura Regione Veneto

In effetti sarebbe stato opportuno, da parte della Regione Veneto, per lo meno protestare per la decisione dei sindacati agricoli di vendere le quote ed eliminare definitivamente la produzione della barbabietola da Emilia Romagna e Veneto, obbligare alla chiusura 3 zuccherifici, visto che una buona parte della produzione proveniva dal Veneto, causando perdite secche per investimenti sui macchinari e mancati guadagni.

Il sindacalista della CopAgri, Franco Verracina, ha elencato alcuni dati sulla chiusura di attività agricole, diminuzione della produzione, aumento della disoccupazione, ma ha puntato pure sulla qualità e sui controlli per salvaguardare il made in Italy.

Alcune delle soluzioni più quotate per la salvaguardia dell’agricoltura e dell’occupazione, da quanto è emerso, sarebbero la qualità, i controlli e la capacità di scelta del consumatore. Mi sono venuti parecchi dubbi su queste possibili soluzioni perché se ne parla da molti anni ma non si è vista ancora una inversione di tendenza. In questa crisi le persone pensano a sfamarsi e meno alla qualità…

Non vedendo spiragli per delle appropriate soluzioni, sono intervenuto affermando che dovremmo smetterla di pensare alla qualità dei prodotti e alle capacità di scelta del consumatore quando il ‘peccato originale’, la causa della crisi produttiva è un’altra. La Globalizzazione Economica con i suoi 3 trattati (GATT, TRIM, TRIP) stesi su 27.000 pagine introdotta in Europa dal 2001, con l’entrata dell’euro, ha aperto le frontiere ad ogni merce senza restrizioni alcuna, per il principio della ‘libera circolazione delle merci’. Ma con le merci provenienti da paesi con differenze salariali da 1-10 a 1-36 rispetto all’Italia, è impossibile competere e le nostre produzioni e aziende devono chiudere. Dal 2001 ad oggi sono sparite 270.000 imprese agricole, 114.000 solo nel 2013.

Tarcisio Bonotto, IRP

A questo punto dobbiamo delineare una via di uscita possibile e come Istituto di Ricerca PROUT la vediamo nella AUTOSUFFICIENZA produttiva italiana. Vale a dire “produrre localmente tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che possiamo produrre per garantire a tutti le necessità basilari“.

Ciò significa che “non importiamo merci e prodotti che possiamo produrre in loco” pena aumento della disoccupazione. Se produciamo pomodori per il 100% del fabbisogno italiano, non importeremo pomodori, etc.

Ma aggiungiamo che abbiamo il diritto di nascita di “boicottare o buttare fuori dal mercato le merci e prodotti che non sono prodotti in Italia”, per la nostra sopravvivenza e per favorire l’occupazione locale. Non vediamo altre strade.

Il dibattito è proseguito con la proposta di Vanni Stoppato: “Chiudiamo gli occhi per un momento e pensiamo di avere in Italia un solo sindacato agricolo, i cui dirigenti siano eletti dagli agricoltori”, invece del dividi et impera delle 3 e più Sindacati Agricoli oggi presenti che sembra non lottino più a favore degli agricoltori. Infatti il loro budget proviene per il 10% dal tesseramento degli agricoltori e per il 90% da contributi istituzionali. Troppo comodo lavorare in questo modo.

In effetti l’attenzione dovrebbe essere spostata dalla divisione e lotta di natura politica dei Sindacati ai soli problemi economici delle categorie rappresentate.

Voi sapete che se le proposte sono razionali e incontrano il sentimento collettivo, la loro realizzazione è solo questione di tempo. Il Mazzini della Giovane Italia ha piantato i semi per l’Unità Italia, ma non ha visto la sua opera realizzata.

Può darsi che non la vedremo nemmeno noi un’agricoltura autosufficiente e una sola Federazione Agricola italiana, ma per lo meno proviamo a “piantarne i semi!”

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

di Apek Mulay, CEO, Mulay’s Consultancy Services
12/28/2016


Dr. Ravi Batra, professore di economia presso la Southern Methodist University di Dallas, è stato elogiato da molti organi di informazione per le sue inquietanti previsioni degli scenari socio-economici. Ha iniziato a far previsioni nel 1978, con un libro intitolato “La caduta del capitalismo e del comunismo”, nel quale ha predetto la caduta del comunismo sovietico entro la fine del secolo, e la fine del capitalismo monopolistico intorno al 2010.


Nessuno ha preso il libro sul serio fino a quando non è crollato il muro di Berlino, nel 1989, e l’Unione Sovietica si è disintegrata subito dopo. E’ stata così sorprendente e veloce la caduta dell’impero russo che l’Italia ha assegnato al Dr. Batra una medaglia del Senato italiano per la sue accurate previsioni. Ha aggiornato il suo libro nel 2006, con un’altra opera intitolata “The New Golden Age: The Coming Revolution in political corruption and economic caos.

Le previsioni descritte in questo libro sono mozzafiato, simili a quelle inserite nei suoi precedenti lavori. Anche in questo caso, prevedeva una serie di rivoluzioni a partire dal 2009 fino al 2019 e come per i suoi precedenti lavori, anche questo è un misto di storia e di economia.

Prof. Ravi Batra, Southern Methodist University, Dallas, Texas (USA)

Batra ha predetto una grande recessione a partire dal 2008, scaturita da un forte aumento della concentrazione di ricchezza e l’aumento del prezzo del petrolio, che ricorderete è arrivato a 147 dollari al barile. Ha anche previsto il crollo del prezzo del petrolio dopo il 2011. Per quanto riguarda la politica, ha previsto una rivoluzione nel 2009 e poi di nuovo nel 2016.

Dal momento che molte delle sue previsioni sono state accurate, ho raggiunto con il Dr. Batra poco prima di Natale e l’ho intervistato sulle sue previsioni, concentrandomi sul ruolo della tecnologia nel campo dell’economia e della storia. Egli è stato così gentile da passare qualche ora a dialogare con me e poi ha inviato risposte scritte alle mie domande, spiegando come e perché è riuscito a vedere ciò che nessun altro ha potuto intravvedere. Ecco un resoconto di quell’intervista.

Mulay: Grazie Dr. Batra per aver accettato di spiegare la natura del suo lavoro. La mia prima domanda riguarda il ruolo della tecnologia all’interno della sua analisi economica e storica. Ho sentito dire da molti economisti che una buona dose di disoccupazione americana deriva dall’uso di nuove tecnologie che rendono il lavoro ridondante. Cosa ne pensa?

Batra: Vorrei iniziare ringraziandola per l’offerta di mandare in onda le mie opinioni. Gli economisti moderni hanno una visione miope della tecnologia, perché non sono riusciti a guardare all’andamento della storia. Le nuove invenzioni non sono una novità; sono state realizzate fin dalla nascita della Repubblica americana. Prima c’erano le carrozze trainate dai cavalli, poi sono arrivate le ferrovie, poi le automobili, e ora aerei, computer, telefoni cellulari, robotica e così via. La lista delle nuove invenzioni è infinita. Tuttavia, per gran parte della storia degli Stati Uniti c’è stata piena occupazione. Quindi la nuova tecnologia non è causa della disoccupazione, almeno da un studio della storia.

Mulay: Ma dovrebbe concordare che l’uso del computer, ecc. ha nettamente aumentato la produttività del lavoro che in effetti ha portato ad una certa disoccupazione.

Batra: “Lasciate che vi dica perché la tecnologia non è qui la colpevole, ma è la politica del governo ad essere in difetto. Vedete, ci sono due tipi di tecnologie: sostitutrici di lavoro e creatrici di lavoro. I computer infatti hanno sostituito il lavoro, ma la produzione di questi computer ha creato nuovi posti di lavoro e più redditizi. In passato, abbiamo avuto il commercio con l’estero, ma non  l’outsourcing, l’esternalizzazione della produzione che gli economisti di oggi credono che operi allo stesso modo del commercio estero. Questo, tuttavia, è sbagliato e ha distrutto gli effetti positivi della nuova tecnologia.

Da un lato, le nuove invenzioni hanno reso il lavoro ridondante ma, dall’altra, generano nuovi prodotti. In passato, quando a causa delle innovazioni il lavoro è diventato ridondante, i lavoratori eccedenti hanno trovato posti di lavoro ben pagati nelle industrie che hanno fabbricato i nuovi prodotti. Oggi le nuove invenzioni si realizzano ancora nei laboratori delle università come il MIT, ma i nuovi prodotti sono prodotti all’estero a causa dell’esternalizzazione della produzione. Apple ha scoperto un prodotto meraviglioso come lo smartphone, ma la sua produzione avviene in Cina. Perciò al giorno d’oggi, le nuove tecnologie cancellano il lavoro in America e creano posti di lavoro in altri paesi. Così, la colpa non è della tecnologia, ma della politica del governo che permette l’esternalizzazione.

Mulay: Così abbiamo avuto piena occupazione per gran parte della nostra storia, mentre il nostro tenore di vita ha continuato a aumentare, perché i nuovi prodotti sono stati costruiti negli Stati Uniti, e hanno aumentato pure la nostra produttività.

Batra: Sì, ha capito bene.

Mulay: Ma l’esternalizzazione della produzione da sola non può generare tutta la disoccupazione che abbiamo ancora. Il nostro dipartimento del lavoro ci dice che se contiamo i lavoratori disoccupati e part-time a lungo termine che vogliono lavorare a tempo pieno, allora il tasso di disoccupazione va oltre il 9%. Inoltre oggi in America, vi è un’enorme povertà.

Batra: Anche in questo caso la mia risposta è la stessa. Gli economisti moderni semplicemente non conoscono l’economia. Infatti con l’aumento di 18 trilioni di dollari di debito federale dal 1981, potremmo pensare che sia la disoccupazione, sia la povertà fossero già scomparse completamente. Il 1972 è un anno importante nella storia americana, quando il salario reale ha raggiunto il picco massimo e da allora è stato via, via ridotto. Questo è anche l’anno in cui gli economisti hanno cominciato ad adottare il finanziamento in deficit per curare qualsiasi problema economico. Quando il prezzo del petrolio è salito alle stelle nel 1973, il governo ha aumentato il deficit di bilancio per combattere la disoccupazione in aumento, mentre la Federal Reserve (Fed) ha doverosamente stampato più soldi per finanziare un deficit in rapido aumento. Questo è il ‘finanziamento del disavanzo’. Nel 1979 l’inflazione è stata così pesante che è salita la disoccupazione; poi la Fed ha ridotto il flusso di denaro per portare l’inflazione sotto controllo. Questo passo  ha reso la disoccupazione ancora peggiore e nel 1981 abbiamo avuto una mega recessione, simile a quella del 2007. Il mio punto è che gli economisti non credono più nel libero mercato; così continuiamo a saltellare da una crisi all’altra e in questo processo la povertà continua d aumentare.

Mulay: Penso che lei sia sulla strada giusta. I recenti deficit di bilancio sono stati i più alti dal 2008 e la Fed ha continuato a stampare denaro. Ho sentito parlare di ‘Elicottero Ben’, poichè Ben Bernanke è stato il presidente della Fed quando ci ha colpito la grande recessione, e si dice che Bernanke abbia stampato moneta a volontà per combattere la disoccupazione.

Batra: Ho sentito parlare anche di questo, ma penso sia uno scherzo. Il settore privato è il principale creatore lavoro, e se questo settore continua a non funzionare correttamente, i soldi del governo diventano solo un cerotto e problemi aumentano.

Mulay: Allora qual’è la vera causa della povertà e della disoccupazione?

Batra: La vera causa è l’aumento del divario tra il salario reale e la produttività. Se la produttività aumenta più velocemente dei salari, sia la disoccupazione sia la povertà salgono; è solamente una questione di domanda e offerta. La produttività è la principale fonte di produzione o di offerta e i salari reali sono la principale fonte di domanda. Se la produttività aumenta più velocemente del salario reale, l’offerta aumenta più rapidamente della domanda, si verifica la sovrapproduzione, che a sua volta si traduce in licenziamenti e povertà. Abbiamo bisogno di vietare l’esportazione di nuova tecnologia, che aumentano la produttività, ma la loro esportazione attraverso l’esternalizzazione non crea posti di lavoro in America. Quindi questo è un doppio smacco. Mentre la produttività aumenta il salario reale può effettivamente scendere, come è avvenuto dal 1973.

Mulay: Cosa pensa di Mr. Trump, il presidente eletto e delle sue politiche. Sembra che sia contro l’esternalizzazione del lavoro che ha appena descritto.

Batra: Mr. Trump sta certamente facendo la cosa giusta in questa materia. Tuttavia, ha anche intenzione di aumentare bruscamente il deficit di bilancio, che farà male alla nazione allo stesso modo in cui ciò è stato deleterio fin dal 1973. A proposito nel libro “The New Golden Age” [La nuova età dell’Oro], a pagina 174, avevo previsto l’arrivo di una personalità come il signor Trump, per sconfiggere il dominio del denaro in politica, almeno nella politica presidenziale.

Mulay: Che cosa? Ho letto quel libro e so che ha predetto delle rivoluzioni in America per il 2009 e il 2016. Questo libro è stato scritto nel 2006; come si possono fare profezie, da far tremare la terra, dieci anni prima?

Batra: Obama è diventato presidente nel 2009 e Mr. Trump è stato eletto nel 2016. Avevo scelto questi anni come anni di rivoluzioni sociali. Dal momento che prevedevo l’inizio di una grande recessione nel 2007, è stato facile prevedere le sue conseguenze politiche, perché in ogni elezione una cattiva economia significa una perdita per l’inquilino della Casa Bianca. Obama non ha perso, ma hanno perso i suoi protetti.

Mulay: Ma i presidenti cambiano ogni quattro o otto anni, mentre le rivoluzioni si verificano una volta in un secolo. Come ha fatto a capire che i cambiamenti presidenziali in arrivo sarebbero stati delle rivoluzioni?

Batra: Beh, questa non è la prima volta in cui avevo previsto delle rivoluzioni. L’ho fatto nel mio lavoro del 1978, con la caduta dell’Unione Sovietica e nel 1980 con la sostituzione dello Scià di Persia con l’ayatollah. E ‘possibile prevedere rivoluzioni esaminando i cicli storici che ho descritto nei miei libri.

Mulay: Così ha anche previsto l’arrivo degli ayatollah in Iran. In ogni caso, ciò che il signor Trump ha fatto ci ha stupiti e sembra davvero una rivoluzione. Anche Obama ha fatto la stessa cosa?

Batra: Sì, certo. In primo luogo, entrambi avevano un messaggio anti-establishment che si è concentrato sulla classe media in decadenza. Poi Obama ha fatto quello che nessuno ha realizzato in 5000 anni di storia documentata. A mia conoscenza, è il primo uomo di colore a capo di una nazione che probabilmente era, e forse è, la più ricca e militarmente la più potente. Niente come questo è  mai successo in qualsiasi altro luogo sulla terra.

Mulay: Che cosa prevede ora?

Batra: Penso che la presidenza di Mr. Trump sia come quella del signor Reagan – due anni cattivi seguiti da diffusa prosperità. Il 2017 potrebbe aprirsi come un brutto sogno derivante da una cattiva gestione dell’economia sin dal 1981. Mentre il signor Trump ha una buona politica in materia di commercio internazionale, le sue altre idee ci ricordano il sistema di finanziamento in deficit, che per me può creare sia problemi interni che per il mondo intero.

Mulay: Qual è allora la cosa giusta da fare?

Batra: La nazione, anzi il mondo, ha bisogno delle riforme di libero mercato che ho descritto in dettaglio nel mio nuovo libro End Unemployment Now: How to Eliminate Joblessness, Debt and Poverty Despite Congress”. [Stop disoccupazione ora: come eliminare la disoccupazione, il debito e la povertà nonostante il Congresso- McMillan]

Mulay: Avete inviato questo libro al presidente Trump?

Batra: L’ho spedito alla responsabile della sua campagna elettorale.

Mulay: Qual è stata la sua risposta?

Batra: Per ora nulla.

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Traduzione: Tarcisio Bonotto
Dal sito: http://www.ebnonline.com/author.asp?section_id=3315&doc_id=282269&

PROUT e l’Ambiente

 

 prout e l’ambiente 

di Ravi Batra

Vediamo ora cosa abbia da aggiungere, al dibattito ambientalista ancora in corso, la teoria socio-economica Prout, un dibattito destinato a crescere in futuro. Il nostro ambiente, in tutto il mondo, è così profondamente contaminato, che ogni teoria relativa al benessere sociale, dovrà affrontare questa crisi.

Il Prout condivide molte idee emerse nel dibattito ambientalista, ma si differenzia per le varie soluzioni. Il concetto di progresso  di Sarkar identifica con certezza la cause basilari del degrado ambientale. Quattro anni fa Commoner identificava nell’avanzamento tecnologico la maggior causa di inquinamento. Sarkar sostiene la necessità di un equilibrato utilizzo delle risorse materiali e non materiali. La sua idea di progresso porta con sé le segueti implicazioni per un cambiamento scientifico e tecnologico.

  1. Nella visione di Sarkar, ogni scoperta scientifica o avanzamento tecnologico, che sembra rendere la vita più facile, deve per forza provocare dannose emissioni e rendere la vita più difficoltosa, nella stessa misura. I cambiamenti tecnologici sono stati classificati dagli economisti in tre categorie: a intensità di capitale, intensità di manodopera e una via di mezzo tra le due. Normalmente è la tecnologia, a intensità di capitale, che sembra rendere la vita più facile, poiché il lavoro tedioso, manuale e ripetitivo può essere ora meccanizzato. Ma la macchine usano energia e la produzione di energia inquina l’ambiente. Perciò l’uso delle macchine, porta ad un aumento dell’inquinamento. Nel caso in cui il rapporto macchina-lavoro rimanesse stabile o scendesse, i cambiamenti nella tecnologia non aumenterebbero i danni all’ambiente. Questo tipo di avanzamento tecnologico generalmente non è associato a scoperte scientifiche. E’ in genere il risultato di un miglioramento gestionale, o un aumento della divisione del lavoro, ma non dipende da nuove invenzioni o nuove strumentazioni. Possiamo perciò concludere che solo i cambiamenti tecnologici ad alta intensità di capitale danneggiano l’ambiente. Le tecnologie ad alta intensità di manodopera o neutrali non lo danneggiano.

Per qualunque tipo di industrializzazione si sia realizzata negli ultimi 200 anni, i cambiamenti tecnologici sono sempre stati ad alta intensità di capitale, e non ci si dovrebbe perciò meravigliare se gli effetti accumulatisi, dall’utilizzo delle passate invenzioni, abbiano causato un inquinamento senza precedenti.

  1. La definizione del concetto di progresso di Sarkar, è precisa e chiara. Essa implica che qualsiasi scoperta scientifica, incluse anche quelle per il controllo dell’inquinamento, creerà deleteri effetti collaterali, ciò che Mishan chiama disamenità. Le tecnologie per il controllo dell’inquinamento generano emissioni nocive esse stesse. Qui sta la gravità dei problemi ambientali. Non dovrebbero essere presi alla leggera, specialmente nei paesi dove hanno già iniziato a danneggiare la salute e l’efficienza produttiva. Negli Stati Uniti, su pressione governativa, sono stati installati in molte aziende dei filtri anti-inquinamento. Queste attrezzature, nulla da dire, eliminano il 99,8% del particolato che verrebbe rilasciato nell’aria. Ma oggi gli scienziati ci dicono che questi stessi filtri generano inquinamento. Rilasciano particelle minutissime, invisibili, elettricamente cariche che possono influenzate la piovosità.

Chi afferma che il degrado ambientale, nei paesi industrializzati, può essere risolto dalla tassazione penalizzante che influenzerà il meccanismo del mercato, sbaglia di grosso. Ci vorrà un monumentale investimento nazionale, se non internazionale, per correggere effetti dannosi accumulatesi in decine di anni di incontrollato uso, in tutto il mondo, di tecnologie ad alta intensità di capitale.

  1. Poiché ogni tecnologia ad alta intensità di capitale, provoca emissioni dannose, non può essere lasciata nelle mani dei produttori privati, perché essi si preoccupano solo del benefici effetti dei propri profitti, scartando gli insalubri effetti collaterali sul resto della società. La ricerca scientifica perciò dovrà essere gestita dal settore pubblico. I privati possono essere implicati nella ricerca, ma nessuna invenzione potrà essere tradotta in tecnologia industriale senza l’approvazione del governo che dovrà determinare quali potranno essere, a lunga scadenza, i possibili effetti collaterali.
  2. Il quarto principio del Prout sostiene la necessità di un equilibrio nell’utilizzo delle risorse dell’universo in modo tale da minimizzare l’inquinamento.

Il degrado ambientale può essere definito squilibrio nell’uti-lizzo delle risorse materiali per l’uso, di ciò che Commoner definisce, tecnologia non ecologica. Non c’è dubbio che un tale squilibrio oggi esista nel mondo. Perciò il Prout incita ad uno sforzo internazionale per la pulizia dell’ambiente. Come potrà essere realizzata? La pulizia ambientale non è un compito semplice. Qui il Prout è d’accordo con Commoner sulla necessità di nuove tecnologie. E’ vero che le nuove invenzioni generano emissioni dannose, e allora le nuove tecnologie dovranno essere progettate per eliminare sia l’inquinamento precedente sia quello nuovo. Tali tecnologie sono nelle nostre possibilità. Diamante taglia diamante. Che tecnologia tagli tecnologia.

  1. Coloro che invocano limiti allo sviluppo e alla crescita della popolazione hanno pure torto. Nell’ottica Prout, la crescita della popolazione è solo un problema marginale che nasce principalmente dalla disparità della distribuzione dei redditi tra i diversi paesi. La popolazione non è non è mai stata un problema di largo impatto. Il problema, è invece, un inadeguato utilizzo delle risorse. Maltus non potè prevedere gli sviluppi tecnologici che si sono verificati dal tempo della sua profezia della fine del mondo. Oggi gli stessi sostenitori della fine del mondo non sono in grado di vedere oltre i limiti di questo pianeta. Il loro concetto di risorse è limitato al nostro pianeta e lo storico viaggio sulla luna di alcuni americani possono dimostrarne la miopia.

Secondo il Prout i limiti ultimi delle risorse materiali sono tracciati dall’universo, non solo dalla nostra piccola Terra. Possibilmente se la terra non sarà più un pianeta ospitale per i suoi abitanti, gli esseri umani potranno migrare su altri pianeti e creare nuove civiltà. L’america era sconosciuta a gran parte del mondo fino al 1492. Ma questo non significò che sarebbe stata rimasta sconosciuta per sempre. Oggi sembra non ci sia vita su altri pianeti o siano inaccessibili, ma questa è la sfida che gli esseri umani, hanno sempre incontrato, anche in passato, nel loro incedere. L’intelletto umano ha creato le crisi ambientali, l’intelletto umano le eliminerà. Non avrà nessuna importanza se la popolazione crescerà ad un tasso elevato o meno.

In realtà è impossibile controllare la popolazione su scala mondiale. Una nazione o più nazioni possono controllare la propria popolazione, ma non tutti i paesi. Questo avviene grazie alla legge dell’evoluzione dove la materia deve trovare espressione nella vita. La popolazione continuerà a crescere. Sarà decimata momentaneamente dalle guerre, carestie e altre catastrofi e anche dalla pianificazione familiare. Ma non può rimanere sotto controllo per sempre. Tutti gli sforzi perciò di controllare la popolazione saranno destinati a fallire e questo è più evidente oggi di ieri. La crescita della popolazione è in qualche modo una benedizione. Senza una grossa popolazione le nuove tecnologie non avrebbero mai potuto essere operative. Nessuno può incolpare la scienza, per quanti errori essa abbia fatto, per l’aumentata capacità di approvvigionamento nel campo alimentare, nel passato insicura e dipendente dalle condizioni naturali. Allo stesso tempo con problemi di approvvigionamento di una vasta popolazione, non si sarebbero allargati gli orizzonti mentali come lo sono oggi. Nel passato la minore popolazione era organizzata in villaggi. Con il suo aumento si sono create le città stato, le province e infine le nazioni. Perciò l’aumento della popolazione ha espanso i contatti umani dalla città alle nazioni. La mente umana e le istituzioni, qualunque siano le loro contraddizioni, sono diventate lentamente più lungimiranti e ampie. La crescita della popolazione, in altre parole, non è necessariamente sempre deleteria. In India la gente tende a scaricare tutti i loro problemi sull’eccessiva crescita della popolazione. Ciò serve solamente a nascondere il vero problema della povertà del paese. Il Giappone ha una popolazione maggiore e minori risorse per chilometro quadrato dell’india. Ciononostante il Giappone negli ultimi quarant’anni ha creato un miracolo economico. L’Europa, anch’essa densamente popolata, è comunque più ricca dell’India. La popolazione è raramente causa della povertà. La corruzione e le deficitarie politiche economiche creano più fame e sfollati, del numero di abitanti che insistono sul territorio. In ogni caso la povertà stessa è la causa di un alto tasso di crescita della popolazione, che diminuirà se il paese prospera attraverso delle politiche economiche adeguate.

Per concludere la nostra discussione, il Prout incoraggia le scoperte scientifiche, ma devono essere tali da poter controllare i propri effetti dannosi. Innanzitutto, dovrà essere riconosciuto, che ogni avanzamento scientifico porta con sé degli effetti collaterali dannosi. I numeri dell’attuale popolazione mondiale sono solo un inconveniente marginale. Il problema maggiore nasce dall’uso inefficiente delle risorse mondiali. Si potrebbe obiettare sulla bontà della crescita economica continua di alcune economie sviluppate, non perché ci siano limiti alla crescita ma perché ciò ha generato materialismo, egoismo e criminalità. Riguardo ai paesi in via di sviluppo, è necessario un alto tasso di crescita per risolvere il problema della sopravvivenza della popolazione. Questo è il tema di discussione della proposta economica della teoria Prout.

 Scaricate l’opuscolo PROUT e l’Ambiente che comprende: 

La nostra visione del Sistema Politico Italiano

 La nostra visione del Sistema Politico Italiano 


Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo non è in grado di risolvere i problemi umani” e quindi “il Capitalismo deve finire”.


Tarcisio Bonotto – 02/12/2016

Si dice che la politica del ‘NO’ non paga.

‘NO’ al nucleare, ‘NO’ alla privatizzazione dell’acqua, ‘NO’ alla Globalizzazione, ‘NO’ alla legge elettorale, ‘NO’ alla riforma Costituzionale … hanno creato forti movimenti ma prodotto poche soluzioni alternative allo status quo, che dovrebbe essere necessariamente migliorato.

La Globalizzazione ce la siamo vissuta tutta, l’acqua è per decreto un bene commerciale, il fotovoltaico, come piccola alternativa al nucleare è andato alla ribalta solo qualche anno fa…

Certo, dire ‘NO’ ad una certa visione politico-sociale ed economica può essere un primo passo importante, per arginare la deriva e lo sfruttamento della classe liberista. Dopo il ‘NO’ e l’eventuale protesta, la domanda che viene spontanea è: “quale alternativa possibile abbiamo se non vogliamo questa minestra?”

Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, ma è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo deve finire”.
 globalizzazione economica 

Per la globalizzazione economica avevamo proposto dopo il G8 di Genova e di Praga:

  • La formazione di Comunità Economiche tra paesi omogenei, in sviluppo e potenzialità economiche (come ASEAN, non come il NAFTA)
  • La formazione di zone-socio-economiche autosufficienti nelle quali la popolazione si riconosca per legami comuni
  • L’autosufficienza di ogni paese, di contro alla liberalizzazione selvaggia e il libero movimento di merci, persone, capitali e finanza tra paesi non omogenei.

In effetti è impossibile competere con la Cina dove il livello di retribuzione è circa 20 volte inferiore a quello italiano. Per questa ragione le Comunità Economiche vanno create tra paesi omogenei.

La Globalizzazione ci ha trovati impreparati, non strutturati a sufficienza e ciò ha peggiorato la nostra situazione economico-produttiva: quasi 4 milioni di disoccupati e 870.000 aziende chiuse.

Ma passiamo alla nostra proposta di Riforma Costituzionale e Legge Elettorale.

 proposta di modifica della Costituzione 

La nostra proposta per la modifica della Costituzione, un disegno a livello internazionale, si snoda in 13 punti chiave e una Magna Carta essenziale.

Tra i tredici punti leggibili nel nostro sito al link: Sistema Politico, troviamo interessanti i seguenti:

  1. Il Parlamento nel ruolo di assemblea costituente. Il Parlamento svolgerà il ruolo di assemblea costituente solo con una maggioranza di 7/8 dei suoi membri, in quanto la modifica della costituzione, a intervalli regolari riduce lo status della costituzione.
  2. Tutte le lingue vive di un paese devono avere pari dignità di fronte allo Stato o al governo.
  3. Parità di diritti. Tutti i cittadini devono avere pari diritti di fronte alla legge. Devono essere prese in considerazione in modo uguale per tutti i cittadini, le necessità materiali, in modo che tutti i cittadini possano ottenere equilibrio e bilanciamento nella vita collettiva.
  4. Comitato di Revisione. Per controllare il progresso economico e lo sviluppo delle diverse parti del paese, dovrebbe essere costituito, dal presidente, un comitato di revisione di alto livello. Se c’è una qualche diversità tra il governo e il Comitato, il presidente deve agire secondo i consigli del parlamento. E se non vi è alcuna differenza tra il parlamento e il Comitato, il presidente dovrebbe chiedere consiglio dalla corte suprema del paese e agire secondo il loro parere ufficiale, secondo le disposizioni della Costituzione.
  5. Causa contro il primo ministro o il presidente. Un caso giudiziario può essere depositato presso la Corte Suprema contro qualsiasi persona del paese inclusi il primo ministro e il presidente, perché ogni cittadino del paese è uguale davanti alla Costituzione.
  6. Diritto di autodeterminazione e di plebiscito. Il diritto di autodeterminazione di una parte del paese può essere riconosciuta solo sulla base di un referendum tenutosi in quella zona con il permesso del parlamento in assetto di assemblea costituente. Se il referendum si potrà tenere, dovrà essere tenuto sotto lo stretto controllo e la supervisione del governo centrale e del capo della Commissario Elettorale del paese.
  7. Deve essere garantita l’istruzione primaria per tutti e l’istruzione dovrebbe essere libera da ogni interferenza politica.
  8. La Legge e la Costituzione dovrebbero coincidere. La legge e la Costituzione dovrebbero essere le stesse per tutto il paese, come ogni individuo è uguale di fronte alla legge e davanti alla costituzione. Secondo la Costituzione, ogni parte del paese potrà godere dello stesso potere. Ad esempio, non dovrebbero essere consentiti diritti speciali o facilitazioni per il Kashmir. Oggi un Kashmiri può andare in Bengala ad acquistare dei terreni, una casa, ecc., ma un bengalese non può godere di tali privilegi in Kashmir. Questo tipo di discriminazione deve finire.

Possiamo aggiungere per l’Italia che non devono esistere Regioni a statuto speciale.

La formazione di un Governo Mondiale richiederà una Costituzione Mondiale. In tale costituzione dovrebbe essere inclusa una Carta dei Principi (o Bill of Rights) che comprenda almeno le seguenti quattro aree.

  1. Prima: dovrebbe essere garantita completa sicurezza a tutte le piante e gli animali del pianeta.
  2. Seconda: ogni paese deve garantire il potere d’acquisto a tutti i suoi cittadini.
  3. Terza: la Costituzione deve garantire quattro diritti fondamentali –
    1. Libertà di pratica spirituale
    2. Rispetto delle tradizioni culturali
    3. Istruzione
    4. Espressione delle lingue indigene.
  4. Quarta: se la pratica di uno qualsiasi di questi diritti confligge con i valori umani cardinali, allora tale pratica deve essere immediatamente fermata. Cioè, i valori umani cardinali devono avere la precedenza su tutti gli altri diritti.

Tutte le costituzioni del mondo soffrono di numerosi difetti. I punti di cui sopra possono essere adottati, dagli estensori delle diverse Costituzioni, per superare tali difetti.

 

 legge elettorale 

 Il Suffragio Universale, il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto il 18° anno di età, sebbene una conquista sociale di non poco conto, nasconde tuttavia dei problemi che possono inficiare e indebolire la Democrazia. Infatti se i/le votanti non hanno sviluppato una coscienza socio-economico-politica adeguata rischiano di dare il voto a persone incompetenti, e mosse da interessi individuali o di gruppo, che minano alla radice i principi stessi del vivere democratico. 

 

 il collegio elettorale 

Il collegio elettorale viene formato da tutti i cittadini che hanno sviluppato una COSCIENZA SOCIO-ECONOMICO-POLITICA adeguata per decidere la validità delle proposte di qualsiasi candidato. La Democrazia viene indebolita se a votare sono persone senza alcuna conoscenza dell’impianto sociale, economico, politico e culturale del paese.

Da questo punto di vista si propone che ogni elettore/trice debba essere sottoposto/a ad un esame adeguato per testare la propria conoscenza dei fattori civici di base, economici, e poter diventare un/a coscienzioso/a votante.

Il Suffragio Universale è stata una grande conquista della nostra società, ma per ciò che è emerso in questi ultimi anni (compravendita dei voti, spirito di appartenenza e interessi privati…), il sistema amministrativo si è sfaldato e la corruzione è diventata di casa, potrebbe essere modificato.

“Il diritto di voto deve essere conferito a persone istruite che hanno coscienza politica e consapevolezza dei problemi della gente. L’età non dovrebbe essere il criterio di diritto di voto. Se il diritto di voto è dato a persone analfabete, vi è la possibilità che siano eletti dei rappresentanti antisociali e incompetenti”. (P.R. Sarkar)

Per questo motivo dovremmo ripristinare l’Educazione Civica nelle scuole, e istituire come per il patentino del motorino o la patente automobilistica, un esame per chi desidera partecipare al collegio elettorale della propria area.

 

 sistema selecto-elettorale 

Si intende un sistema in cui vengono eletti dai collegi elettorali tutti i rappresentanti dal livello Comunale al livello Parlamentare, in un’unica elezione.

 facciamo un esempio per l’Italia 

Una premessa: tenendo conto che è necessario accorpare i comuni più piccoli fino a formare un’associazione di circa 5.000 persone, unità minima per la pianificazione economica, tuttavia per semplicità tralasciamo questa nota.

I collegi elettorali eleggono tutti i rappresentanti istituzionali dal livello comunale al livello parlamentare: in tutto ad es. 123.480 rappresentanti.

selecto-elettorale

  • 480 eletti selezioneranno il primo livello di Amministrazione: i Sindaci
  • L’insieme dei sindaci e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Provincie.
  • L’insieme dei rappresentanti delle Provincie e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Regioni.
  • I Rappresentanti delle Regioni e i Rimanenti selezioneranno i rappresentanti della Camera e del Senato.

Il Primo Ministro viene eletto dal Parlamento e il Presidente del paese dalla popolazione.

Nel sistema politico proutista sono presenti le Province, se necessario o i distretti (area geografica con circa 100.000 abitanti), sempre se necessario.

 parlamento 

 le funzioni di Camera e Senato sono distinte 

La Camera ha funzioni Analitiche delle problematiche delle aree interessate dai Collegi Elettorali, mentre il Senato ha una funzione Sintetica: vale a dire valutando in ragione di priorità, necessità, urgenza, fattibilità e obiettivi di sviluppo socio-economico, deciderà quali leggi vadano approvate, come unico organo deputato alla loro emanazione.

 

 rapporto stato-regioni-comuni 

 le tre strutture statali 

(da ‘Il Governo Mondiale’ – Edizioni IRP-Istitutodi Ricerca Prout)

Il Governo Mondiale avrà tre rami – Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, con una divisione chiara di potere tra di essi. All’inizio il Governo Mondiale dovrebbe funzionare come un organismo legislativo, mentre l’amministrazione effettiva degli affari giornalieri sarà lasciata all’amministrazione dei governi nazionali e regionali.

L’Organismo Legislativo a livello mondiale e nazionale (federale)  dovrebbe essere di tipo bicamerale, con un Camera Alta e un Camera Bassa. Membri della Camera Bassa saranno eletti in proporzione alla popolazione e quelli della Camera Alta saranno un numero fisso di rappresentanti per ogni Paese. Di conseguenza, un Paese come Cina potrà avere più rappresentanti nella Camera Bassa, ma nella Camera Alta ciascun Paese avrà uguale rappresentanza.

A livello nazionale il PROUT propone una federazione di stati con una forma di repubblica presidenziale.

 divisione e distribuzione dei poteri 

Tutti i poteri di ciascun livello di governo saranno suddivisi e distribuiti dalla costituzione mondiale o da una delibera organica del Consiglio Mondiale. Il Governo Mondiale rimarrà responsabile della legislazione, delle relazioni internazionali, della salvaguardia dei diritti umani, della giustizia sociale ed economica, della valuta mondiale e del funzionamento della Banca Mondiale. Il Governo Mondiale dovrebbe avere a sua disposizione una milizia mondiale permanente senza alcun obbligo verso una qualsiasi nazione.

Possono rimanere sotto la responsabilità dei governi nazionali: difesa nazionale, affari esteri, valuta, ferrovie, poste e telegrafi, questioni di carattere internazionale come la rettifica dei confini, l’irrigazione e le grandi installazioni di generazione elettrica.

I governi regionali (o federali) rimarranno responsabili di agricoltura, industria, istruzione, infrastrutture, inclusa l’energia, strade, installazioni mediche, leggi e ordine pubblico ecc.

L’autogoverno locale sarà responsabile del welfare sociale, dell’approvvigionamento dell’acqua, dell’igiene, abitazioni, protezione ambientale, la protezione della flora e della fauna ecc.

L’allocazione del reddito e la politica della tassazione può essere decisa di conseguenza.

I diversi livelli di governo dovrebbero avere giurisdizioni chiare, demarcazioni di responsabilità e poteri, e un sistema adeguato di coordinamento.

E’ da notare che la divisione di poteri e funzioni in qualsiasi federazione non può essere qui elencata precisamente e potrebbe essere distribuita tra diversi livelli di governo. Per motivi di sicurezza nelle contingenze future, tutte le costituzioni della federazione dovrebbero assegnare poteri non elencati o residui al governo nazionale o al governo statale. Negli stati che hanno forti tendenze centrifughe come gli Stati Uniti, i poteri residui dovrebbero essere assegnati ai governi statali, mentre negli stati come il Canada e l’India, in cui le forze centripete sono più forti, tali poteri dovrebbero essere assegnati al governo centrale.

Su questioni funzionali, oltre alle funzioni nazionali e statali specifiche è generalmente prevista nella costituzione una lista di poteri che Governo Mondiale possono essere assegnati sia ai governi nazionali che statali, per esercitare la propria autorità legislativa su questioni specifiche, purché non violino le leggi federali.

 supremazia della Costituzione 

La costituzione è la fonte del potere e delle direttive funzionali per tutti i livelli di governo. Tutte le leggi approvate dai governi nazionali o statali non devono violare la costituzione mondiale. La costituzione dovrebbe essere chiara e rigida. Dovrebbero essere apportati emendamenti solo per affrontare le mutate circostanze, tenendo in considerazione il benessere generale e la razionalità delle relazioni fra gruppi e nazioni.

 

 

Post-terremoto: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”

 post-terremoto: “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese” 

friuli_ricos_pDopo il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, di 6,5 gradi della scala Richter, mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, dichiarò il 12 maggio: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”.

Oggi, dopo il terremoto di Amatrice e di Norcia, impressiona l’insistenza con cui i mezzi di comunicazione sottolineano la perdita del patrimonio culturale e artistico, delle case distrutte, trascurando i problemi primari dei produttori agricoli e artigiano-industriali.

Certo per l’Italia le opere d’arte, le chiese, i musei sono un vanto, una risorsa turistico-culturale di estremo valore per la civiltà, ma c’è da sottolineare come sia l’economia produttiva, in ultima analisi, che può dare vita e sostenere sia le comunità, sia la scuola, i servizi e le opere d’arte etc.

Nella zona del cratere del terremoto attorno a Norcia-Amatrice ci sono 40.000 occupati in attività produttive. Se questi non lavorano sono 40.000 cassa-integrati da pagare, ma senza un futuro per quelle aree. Non è quindi il primo dovere di uno stato di ripristinare il lavoro in modo che parte della popolazione possa essere autosufficiente?

Sembra che viviamo nella speranza che l’arte, la sola gastronomia, il turismo possano sostenere un paese intero, mentre il debito pubblico sta aumentando a vista d’occhio, il disavanzo commerciale è in rosso, le aziende continuano a chiudere, l’agricoltura è a pezzi e dall’altra il nostro paese è diventato terra di conquista di francesi, tedeschi, che acquistano aziende decotte ma potenzialmente preziose. Non di solo turismo ed edilizia vive un paese: è necessaria la manifattura. L’apertura indiscriminata dei mercati l’ha distrutta, ma perché non ci siamo opposti e abbiamo deciso di salvaguardare la produzione italiana? Nulla, i nostri politici hanno accettato anche questa deriva come ineluttabile.

Abbiamo buttato alle ortiche la speranza di riprendere una vita dignitosa, e non lottiamo per il diritto di ripristinare l’equilibrio economico. Come mai ripetiamo spesso: “E’ perché lo vuole l’Europa!”, “E’ colpa della Globalizzazione!”, “E’ colpa del commercio internazionale e dei poteri forti”. Ma abbiamo mai provato a far sentire la nostra voce, delle proposte, un progetto per la ripartenza? O per lo meno protestare?

Abbiamo subito supini tutto ciò che ci veniva a mala pena suggerito e bisbigliato dalla UE: abbiamo inserito il limite del 3%, rapporto tra Debito e PIL in Costituzione! Abbiamo privatizzato l’acqua perché l’Europa si diceva ce lo impone, ma l’aveva solo suggerito! Abbiamo accettato le “quote latte”, a seguito di un errore matematico clamoroso del Ministero delle Politiche Agricole, e non le abbiamo volute pagare dopo che abbiamo firmato!. Non abbiamo lottato e piantato i pugni in Europa per cambiare questo stato di cose e diventare autosufficienti nella produzione latto-casearia, per mantenere i posti di lavoro? No, abbiamo perso 270.000 aziende agricole dal 2001!

Siamo fatalisti o non abbiamo il coraggio di lottare per i diritti individuali e collettivi? Non passa giorno in cui non ci siano notizie di indagati per corruzione negli appalti. Indagati si, ma mai che restituiscano i soldi rubati e sperperati! Siamo condannati a questo fato? Non ci gira per la testa che sia ora di dire basta ed essere i primi a suonare le campane per un nuovo inizio con ideali, valori e principi improntati al benessere collettivo, nella convinzione che il benessere individuale sta nel benessere collettivo e viceversa?

Vista l’esperienza del passato nella ricostruzione gestita dallo stato, spesso non andata a buon fine, la proposta è di assegnare alle famiglie i fondi per la ricostruzione della propria azienda e/o abitazione, lasciando il patrimonio pubblico e artistico allo stato. Dove in Italia l’accordo per la ricostruzione (azienda o abitazione) era tra la famiglia e l’impresa edile, la realizzazione è stata efficace, meno sprechi e tempi certi.

Allo stato va la coordinazione e gestione dei  luoghi e misure per la ripartenza dei paesi e cittadine, e la salvaguardia del patrimonio artistico, culturale.

Quindi consci di quanto l’economia giochi un ruolo importante nell’approvvigionamento delle necessità basilari per tutti, senza attendere ulteriori promesse dei politici di turno, affermiamo convinti che il programma di ricostruzione debba tenere conto della scaletta suggerita da mons. Alfredo Battisti, “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. E l’esempio migliore della ricostruzione è il modello Friuli dove il potere dato ai sindaci è stato il motore e volano della rinascita locale.

Come diceva il grande artista italiano Ettore Petrolini: “Roma rinascerà, più bella e più superba che pria!”. Così possiamo “ricostruire l’Italia più grande e più bella che pria”. la teoria economica Prout può indicarne la strada.

Certo in questa battaglia dobbiamo dirci ‘devo essere il primo’, non c’è altra soluzione.