Agricoltura: Autosufficienza Produttiva e Unico Sindacato Agricolo

Agricoltura: Autosufficienza produttiva e un unico sindacato agricolo

dibattito in TV: di Tarcisio Bonotto


Il ‘peccato originale’ della crisi dell’agricoltura italiana è la “libera circolazione delle merci” imposta dalla globalizzazione economica e sancita dalla UE. Con la sola qualità dei prodotti non riusciremo a far ripartire l’economia italiana. E’ necessaria la AUTOSUFFICIENZA produttiva. Se ogni paese diventasse autosufficiente avremmo come risultato la massima occupazione. Se lo dicono gli economisti, perché non provarci?


Il conduttore di Notizie Oggi, canala Italia 53, Vito Monaco

L’invito era di Canale Italia 53, TV di Rubano in provincia di Padova, specializzata in dibattiti sui temi di attualità e televendite. E più attuale al momento sembra essere proprio l’agricoltura, perché da essa dipende la nostra alimentazione ed esistenza fisica…

Presenti come relatori due agricoltori, un nutrizionista, un agronomo, un sindacalista presidente del CopAgri, l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan e come pubblico una trentina di agricoltori e cultori della materia.

Il dibattito si è incentrato sui problemi che affronta oggi l’Agricoltura, da anni ormai sempre gli stessi, bassi prezzi delle materie prime alla produzione, prezzi dei prodotti alla distribuzione esorbitanti, aziende che chiudono per la concorrenza iniqua di paesi con più bassi livelli di retribuzione. Per fare un esempio importiamo dalla Cina dove la differenza salariale con l’Italia si attesta a 1 a 36.

Si è proseguito con l’elenco dei paesi da cui importiamo merci: Tunisia, l’olio a basso prezzo, ma non troppo controllato per la qualità, agrumi dal Marocco e oggi anche riso dalla Cambogia e dal Vietnam, dice la UE per aiutare quei paesi.

Vanni Stoppato, Agricoltore

Il nocciolo del problema per Vanni Stoppato, agricoltore di Nogara, è l’obbligo in Italia di produrre soia non OGM, mentre i sindacati agricoli nulla dicono sulla soia OGM importata, con la quale si alimentano gli animali. Non solo molta di quella soia transgenica è presente anche nei nostri alimenti.

Giorgio Bissoli, contoterzista agricolo, e presidente dell’Ass. Azione Rurale, ha sottolineato il fatto che nelle borse merci locali i prezzi sono ‘costruiti’ dai sindacati agricoli e non sono sempre favorevoli agli agricoltori.

Giorgio Bissoli, Agricoltore

In pratica è emersa una situazione dell’organizzazione agro-industriale a dir poco selvaggia, ci sono delle regole, anche non scritte, ma vengono regolarmente stravolte. Un esempio: gli agricoltori piantano i pomodori, materia prima per diverse aziende italiane, ma queste impongono il prezzo solo dopo qualche settimana dalla piantumazione, gli agricoltori non possono tornare indietro e devono accettare il prezzo al ribasso. Quest’anno il prezzo del pomodoro è sceso del 25% rispetto all’anno scorso.

L’Assessore all’Agricoltura Pan, ha ribadito la necessità di attuare la politica della qualità dei prodotti per essere competitivi sul mercato, anche internazionale. Ha affermato che stanno recuperando la produzione della barbabietola. Al che si è scatenata la protesta di Vanni Stoppato affermando “avete venduto le quote delle barbabietole da zucchero a Germania e Francia e adesso volete recuperarle, perché non avete fermato la vendita?”“Non sono stato io a venderle”, risponde l’assessore.

Giuseppe Pan, Assessore Agricoltura Regione Veneto

In effetti sarebbe stato opportuno, da parte della Regione Veneto, per lo meno protestare per la decisione dei sindacati agricoli di vendere le quote ed eliminare definitivamente la produzione della barbabietola da Emilia Romagna e Veneto, obbligare alla chiusura 3 zuccherifici, visto che una buona parte della produzione proveniva dal Veneto, causando perdite secche per investimenti sui macchinari e mancati guadagni.

Il sindacalista della CopAgri, Franco Verracina, ha elencato alcuni dati sulla chiusura di attività agricole, diminuzione della produzione, aumento della disoccupazione, ma ha puntato pure sulla qualità e sui controlli per salvaguardare il made in Italy.

Alcune delle soluzioni più quotate per la salvaguardia dell’agricoltura e dell’occupazione, da quanto è emerso, sarebbero la qualità, i controlli e la capacità di scelta del consumatore. Mi sono venuti parecchi dubbi su queste possibili soluzioni perché se ne parla da molti anni ma non si è vista ancora una inversione di tendenza. In questa crisi le persone pensano a sfamarsi e meno alla qualità…

Non vedendo spiragli per delle appropriate soluzioni, sono intervenuto affermando che dovremmo smetterla di pensare alla qualità dei prodotti e alle capacità di scelta del consumatore quando il ‘peccato originale’, la causa della crisi produttiva è un’altra. La Globalizzazione Economica con i suoi 3 trattati (GATT, TRIM, TRIP) stesi su 27.000 pagine introdotta in Europa dal 2001, con l’entrata dell’euro, ha aperto le frontiere ad ogni merce senza restrizioni alcuna, per il principio della ‘libera circolazione delle merci’. Ma con le merci provenienti da paesi con differenze salariali da 1-10 a 1-36 rispetto all’Italia, è impossibile competere e le nostre produzioni e aziende devono chiudere. Dal 2001 ad oggi sono sparite 270.000 imprese agricole, 114.000 solo nel 2013.

Tarcisio Bonotto, IRP

A questo punto dobbiamo delineare una via di uscita possibile e come Istituto di Ricerca PROUT la vediamo nella AUTOSUFFICIENZA produttiva italiana. Vale a dire “produrre localmente tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che possiamo produrre per garantire a tutti le necessità basilari“.

Ciò significa che “non importiamo merci e prodotti che possiamo produrre in loco” pena aumento della disoccupazione. Se produciamo pomodori per il 100% del fabbisogno italiano, non importeremo pomodori, etc.

Ma aggiungiamo che abbiamo il diritto di nascita di “boicottare o buttare fuori dal mercato le merci e prodotti che non sono prodotti in Italia”, per la nostra sopravvivenza e per favorire l’occupazione locale. Non vediamo altre strade.

Il dibattito è proseguito con la proposta di Vanni Stoppato: “Chiudiamo gli occhi per un momento e pensiamo di avere in Italia un solo sindacato agricolo, i cui dirigenti siano eletti dagli agricoltori”, invece del dividi et impera delle 3 e più Sindacati Agricoli oggi presenti che sembra non lottino più a favore degli agricoltori. Infatti il loro budget proviene per il 10% dal tesseramento degli agricoltori e per il 90% da contributi istituzionali. Troppo comodo lavorare in questo modo.

In effetti l’attenzione dovrebbe essere spostata dalla divisione e lotta di natura politica dei Sindacati ai soli problemi economici delle categorie rappresentate.

Voi sapete che se le proposte sono razionali e incontrano il sentimento collettivo, la loro realizzazione è solo questione di tempo. Il Mazzini della Giovane Italia ha piantato i semi per l’Unità Italia, ma non ha visto la sua opera realizzata.

Può darsi che non la vedremo nemmeno noi un’agricoltura autosufficiente e una sola Federazione Agricola italiana, ma per lo meno proviamo a “piantarne i semi!”

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

di Apek Mulay, CEO, Mulay’s Consultancy Services
12/28/2016


Dr. Ravi Batra, professore di economia presso la Southern Methodist University di Dallas, è stato elogiato da molti organi di informazione per le sue inquietanti previsioni degli scenari socio-economici. Ha iniziato a far previsioni nel 1978, con un libro intitolato “La caduta del capitalismo e del comunismo”, nel quale ha predetto la caduta del comunismo sovietico entro la fine del secolo, e la fine del capitalismo monopolistico intorno al 2010.


Nessuno ha preso il libro sul serio fino a quando non è crollato il muro di Berlino, nel 1989, e l’Unione Sovietica si è disintegrata subito dopo. E’ stata così sorprendente e veloce la caduta dell’impero russo che l’Italia ha assegnato al Dr. Batra una medaglia del Senato italiano per la sue accurate previsioni. Ha aggiornato il suo libro nel 2006, con un’altra opera intitolata “The New Golden Age: The Coming Revolution in political corruption and economic caos.

Le previsioni descritte in questo libro sono mozzafiato, simili a quelle inserite nei suoi precedenti lavori. Anche in questo caso, prevedeva una serie di rivoluzioni a partire dal 2009 fino al 2019 e come per i suoi precedenti lavori, anche questo è un misto di storia e di economia.

Prof. Ravi Batra, Southern Methodist University, Dallas, Texas (USA)

Batra ha predetto una grande recessione a partire dal 2008, scaturita da un forte aumento della concentrazione di ricchezza e l’aumento del prezzo del petrolio, che ricorderete è arrivato a 147 dollari al barile. Ha anche previsto il crollo del prezzo del petrolio dopo il 2011. Per quanto riguarda la politica, ha previsto una rivoluzione nel 2009 e poi di nuovo nel 2016.

Dal momento che molte delle sue previsioni sono state accurate, ho raggiunto con il Dr. Batra poco prima di Natale e l’ho intervistato sulle sue previsioni, concentrandomi sul ruolo della tecnologia nel campo dell’economia e della storia. Egli è stato così gentile da passare qualche ora a dialogare con me e poi ha inviato risposte scritte alle mie domande, spiegando come e perché è riuscito a vedere ciò che nessun altro ha potuto intravvedere. Ecco un resoconto di quell’intervista.

Mulay: Grazie Dr. Batra per aver accettato di spiegare la natura del suo lavoro. La mia prima domanda riguarda il ruolo della tecnologia all’interno della sua analisi economica e storica. Ho sentito dire da molti economisti che una buona dose di disoccupazione americana deriva dall’uso di nuove tecnologie che rendono il lavoro ridondante. Cosa ne pensa?

Batra: Vorrei iniziare ringraziandola per l’offerta di mandare in onda le mie opinioni. Gli economisti moderni hanno una visione miope della tecnologia, perché non sono riusciti a guardare all’andamento della storia. Le nuove invenzioni non sono una novità; sono state realizzate fin dalla nascita della Repubblica americana. Prima c’erano le carrozze trainate dai cavalli, poi sono arrivate le ferrovie, poi le automobili, e ora aerei, computer, telefoni cellulari, robotica e così via. La lista delle nuove invenzioni è infinita. Tuttavia, per gran parte della storia degli Stati Uniti c’è stata piena occupazione. Quindi la nuova tecnologia non è causa della disoccupazione, almeno da un studio della storia.

Mulay: Ma dovrebbe concordare che l’uso del computer, ecc. ha nettamente aumentato la produttività del lavoro che in effetti ha portato ad una certa disoccupazione.

Batra: “Lasciate che vi dica perché la tecnologia non è qui la colpevole, ma è la politica del governo ad essere in difetto. Vedete, ci sono due tipi di tecnologie: sostitutrici di lavoro e creatrici di lavoro. I computer infatti hanno sostituito il lavoro, ma la produzione di questi computer ha creato nuovi posti di lavoro e più redditizi. In passato, abbiamo avuto il commercio con l’estero, ma non  l’outsourcing, l’esternalizzazione della produzione che gli economisti di oggi credono che operi allo stesso modo del commercio estero. Questo, tuttavia, è sbagliato e ha distrutto gli effetti positivi della nuova tecnologia.

Da un lato, le nuove invenzioni hanno reso il lavoro ridondante ma, dall’altra, generano nuovi prodotti. In passato, quando a causa delle innovazioni il lavoro è diventato ridondante, i lavoratori eccedenti hanno trovato posti di lavoro ben pagati nelle industrie che hanno fabbricato i nuovi prodotti. Oggi le nuove invenzioni si realizzano ancora nei laboratori delle università come il MIT, ma i nuovi prodotti sono prodotti all’estero a causa dell’esternalizzazione della produzione. Apple ha scoperto un prodotto meraviglioso come lo smartphone, ma la sua produzione avviene in Cina. Perciò al giorno d’oggi, le nuove tecnologie cancellano il lavoro in America e creano posti di lavoro in altri paesi. Così, la colpa non è della tecnologia, ma della politica del governo che permette l’esternalizzazione.

Mulay: Così abbiamo avuto piena occupazione per gran parte della nostra storia, mentre il nostro tenore di vita ha continuato a aumentare, perché i nuovi prodotti sono stati costruiti negli Stati Uniti, e hanno aumentato pure la nostra produttività.

Batra: Sì, ha capito bene.

Mulay: Ma l’esternalizzazione della produzione da sola non può generare tutta la disoccupazione che abbiamo ancora. Il nostro dipartimento del lavoro ci dice che se contiamo i lavoratori disoccupati e part-time a lungo termine che vogliono lavorare a tempo pieno, allora il tasso di disoccupazione va oltre il 9%. Inoltre oggi in America, vi è un’enorme povertà.

Batra: Anche in questo caso la mia risposta è la stessa. Gli economisti moderni semplicemente non conoscono l’economia. Infatti con l’aumento di 18 trilioni di dollari di debito federale dal 1981, potremmo pensare che sia la disoccupazione, sia la povertà fossero già scomparse completamente. Il 1972 è un anno importante nella storia americana, quando il salario reale ha raggiunto il picco massimo e da allora è stato via, via ridotto. Questo è anche l’anno in cui gli economisti hanno cominciato ad adottare il finanziamento in deficit per curare qualsiasi problema economico. Quando il prezzo del petrolio è salito alle stelle nel 1973, il governo ha aumentato il deficit di bilancio per combattere la disoccupazione in aumento, mentre la Federal Reserve (Fed) ha doverosamente stampato più soldi per finanziare un deficit in rapido aumento. Questo è il ‘finanziamento del disavanzo’. Nel 1979 l’inflazione è stata così pesante che è salita la disoccupazione; poi la Fed ha ridotto il flusso di denaro per portare l’inflazione sotto controllo. Questo passo  ha reso la disoccupazione ancora peggiore e nel 1981 abbiamo avuto una mega recessione, simile a quella del 2007. Il mio punto è che gli economisti non credono più nel libero mercato; così continuiamo a saltellare da una crisi all’altra e in questo processo la povertà continua d aumentare.

Mulay: Penso che lei sia sulla strada giusta. I recenti deficit di bilancio sono stati i più alti dal 2008 e la Fed ha continuato a stampare denaro. Ho sentito parlare di ‘Elicottero Ben’, poichè Ben Bernanke è stato il presidente della Fed quando ci ha colpito la grande recessione, e si dice che Bernanke abbia stampato moneta a volontà per combattere la disoccupazione.

Batra: Ho sentito parlare anche di questo, ma penso sia uno scherzo. Il settore privato è il principale creatore lavoro, e se questo settore continua a non funzionare correttamente, i soldi del governo diventano solo un cerotto e problemi aumentano.

Mulay: Allora qual’è la vera causa della povertà e della disoccupazione?

Batra: La vera causa è l’aumento del divario tra il salario reale e la produttività. Se la produttività aumenta più velocemente dei salari, sia la disoccupazione sia la povertà salgono; è solamente una questione di domanda e offerta. La produttività è la principale fonte di produzione o di offerta e i salari reali sono la principale fonte di domanda. Se la produttività aumenta più velocemente del salario reale, l’offerta aumenta più rapidamente della domanda, si verifica la sovrapproduzione, che a sua volta si traduce in licenziamenti e povertà. Abbiamo bisogno di vietare l’esportazione di nuova tecnologia, che aumentano la produttività, ma la loro esportazione attraverso l’esternalizzazione non crea posti di lavoro in America. Quindi questo è un doppio smacco. Mentre la produttività aumenta il salario reale può effettivamente scendere, come è avvenuto dal 1973.

Mulay: Cosa pensa di Mr. Trump, il presidente eletto e delle sue politiche. Sembra che sia contro l’esternalizzazione del lavoro che ha appena descritto.

Batra: Mr. Trump sta certamente facendo la cosa giusta in questa materia. Tuttavia, ha anche intenzione di aumentare bruscamente il deficit di bilancio, che farà male alla nazione allo stesso modo in cui ciò è stato deleterio fin dal 1973. A proposito nel libro “The New Golden Age” [La nuova età dell’Oro], a pagina 174, avevo previsto l’arrivo di una personalità come il signor Trump, per sconfiggere il dominio del denaro in politica, almeno nella politica presidenziale.

Mulay: Che cosa? Ho letto quel libro e so che ha predetto delle rivoluzioni in America per il 2009 e il 2016. Questo libro è stato scritto nel 2006; come si possono fare profezie, da far tremare la terra, dieci anni prima?

Batra: Obama è diventato presidente nel 2009 e Mr. Trump è stato eletto nel 2016. Avevo scelto questi anni come anni di rivoluzioni sociali. Dal momento che prevedevo l’inizio di una grande recessione nel 2007, è stato facile prevedere le sue conseguenze politiche, perché in ogni elezione una cattiva economia significa una perdita per l’inquilino della Casa Bianca. Obama non ha perso, ma hanno perso i suoi protetti.

Mulay: Ma i presidenti cambiano ogni quattro o otto anni, mentre le rivoluzioni si verificano una volta in un secolo. Come ha fatto a capire che i cambiamenti presidenziali in arrivo sarebbero stati delle rivoluzioni?

Batra: Beh, questa non è la prima volta in cui avevo previsto delle rivoluzioni. L’ho fatto nel mio lavoro del 1978, con la caduta dell’Unione Sovietica e nel 1980 con la sostituzione dello Scià di Persia con l’ayatollah. E ‘possibile prevedere rivoluzioni esaminando i cicli storici che ho descritto nei miei libri.

Mulay: Così ha anche previsto l’arrivo degli ayatollah in Iran. In ogni caso, ciò che il signor Trump ha fatto ci ha stupiti e sembra davvero una rivoluzione. Anche Obama ha fatto la stessa cosa?

Batra: Sì, certo. In primo luogo, entrambi avevano un messaggio anti-establishment che si è concentrato sulla classe media in decadenza. Poi Obama ha fatto quello che nessuno ha realizzato in 5000 anni di storia documentata. A mia conoscenza, è il primo uomo di colore a capo di una nazione che probabilmente era, e forse è, la più ricca e militarmente la più potente. Niente come questo è  mai successo in qualsiasi altro luogo sulla terra.

Mulay: Che cosa prevede ora?

Batra: Penso che la presidenza di Mr. Trump sia come quella del signor Reagan – due anni cattivi seguiti da diffusa prosperità. Il 2017 potrebbe aprirsi come un brutto sogno derivante da una cattiva gestione dell’economia sin dal 1981. Mentre il signor Trump ha una buona politica in materia di commercio internazionale, le sue altre idee ci ricordano il sistema di finanziamento in deficit, che per me può creare sia problemi interni che per il mondo intero.

Mulay: Qual è allora la cosa giusta da fare?

Batra: La nazione, anzi il mondo, ha bisogno delle riforme di libero mercato che ho descritto in dettaglio nel mio nuovo libro End Unemployment Now: How to Eliminate Joblessness, Debt and Poverty Despite Congress”. [Stop disoccupazione ora: come eliminare la disoccupazione, il debito e la povertà nonostante il Congresso- McMillan]

Mulay: Avete inviato questo libro al presidente Trump?

Batra: L’ho spedito alla responsabile della sua campagna elettorale.

Mulay: Qual è stata la sua risposta?

Batra: Per ora nulla.

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Traduzione: Tarcisio Bonotto
Dal sito: http://www.ebnonline.com/author.asp?section_id=3315&doc_id=282269&

PROUT e l’Ambiente

 

 prout e l’ambiente 

di Ravi Batra

Vediamo ora cosa abbia da aggiungere, al dibattito ambientalista ancora in corso, la teoria socio-economica Prout, un dibattito destinato a crescere in futuro. Il nostro ambiente, in tutto il mondo, è così profondamente contaminato, che ogni teoria relativa al benessere sociale, dovrà affrontare questa crisi.

Il Prout condivide molte idee emerse nel dibattito ambientalista, ma si differenzia per le varie soluzioni. Il concetto di progresso  di Sarkar identifica con certezza la cause basilari del degrado ambientale. Quattro anni fa Commoner identificava nell’avanzamento tecnologico la maggior causa di inquinamento. Sarkar sostiene la necessità di un equilibrato utilizzo delle risorse materiali e non materiali. La sua idea di progresso porta con sé le segueti implicazioni per un cambiamento scientifico e tecnologico.

  1. Nella visione di Sarkar, ogni scoperta scientifica o avanzamento tecnologico, che sembra rendere la vita più facile, deve per forza provocare dannose emissioni e rendere la vita più difficoltosa, nella stessa misura. I cambiamenti tecnologici sono stati classificati dagli economisti in tre categorie: a intensità di capitale, intensità di manodopera e una via di mezzo tra le due. Normalmente è la tecnologia, a intensità di capitale, che sembra rendere la vita più facile, poiché il lavoro tedioso, manuale e ripetitivo può essere ora meccanizzato. Ma la macchine usano energia e la produzione di energia inquina l’ambiente. Perciò l’uso delle macchine, porta ad un aumento dell’inquinamento. Nel caso in cui il rapporto macchina-lavoro rimanesse stabile o scendesse, i cambiamenti nella tecnologia non aumenterebbero i danni all’ambiente. Questo tipo di avanzamento tecnologico generalmente non è associato a scoperte scientifiche. E’ in genere il risultato di un miglioramento gestionale, o un aumento della divisione del lavoro, ma non dipende da nuove invenzioni o nuove strumentazioni. Possiamo perciò concludere che solo i cambiamenti tecnologici ad alta intensità di capitale danneggiano l’ambiente. Le tecnologie ad alta intensità di manodopera o neutrali non lo danneggiano.

Per qualunque tipo di industrializzazione si sia realizzata negli ultimi 200 anni, i cambiamenti tecnologici sono sempre stati ad alta intensità di capitale, e non ci si dovrebbe perciò meravigliare se gli effetti accumulatisi, dall’utilizzo delle passate invenzioni, abbiano causato un inquinamento senza precedenti.

  1. La definizione del concetto di progresso di Sarkar, è precisa e chiara. Essa implica che qualsiasi scoperta scientifica, incluse anche quelle per il controllo dell’inquinamento, creerà deleteri effetti collaterali, ciò che Mishan chiama disamenità. Le tecnologie per il controllo dell’inquinamento generano emissioni nocive esse stesse. Qui sta la gravità dei problemi ambientali. Non dovrebbero essere presi alla leggera, specialmente nei paesi dove hanno già iniziato a danneggiare la salute e l’efficienza produttiva. Negli Stati Uniti, su pressione governativa, sono stati installati in molte aziende dei filtri anti-inquinamento. Queste attrezzature, nulla da dire, eliminano il 99,8% del particolato che verrebbe rilasciato nell’aria. Ma oggi gli scienziati ci dicono che questi stessi filtri generano inquinamento. Rilasciano particelle minutissime, invisibili, elettricamente cariche che possono influenzate la piovosità.

Chi afferma che il degrado ambientale, nei paesi industrializzati, può essere risolto dalla tassazione penalizzante che influenzerà il meccanismo del mercato, sbaglia di grosso. Ci vorrà un monumentale investimento nazionale, se non internazionale, per correggere effetti dannosi accumulatesi in decine di anni di incontrollato uso, in tutto il mondo, di tecnologie ad alta intensità di capitale.

  1. Poiché ogni tecnologia ad alta intensità di capitale, provoca emissioni dannose, non può essere lasciata nelle mani dei produttori privati, perché essi si preoccupano solo del benefici effetti dei propri profitti, scartando gli insalubri effetti collaterali sul resto della società. La ricerca scientifica perciò dovrà essere gestita dal settore pubblico. I privati possono essere implicati nella ricerca, ma nessuna invenzione potrà essere tradotta in tecnologia industriale senza l’approvazione del governo che dovrà determinare quali potranno essere, a lunga scadenza, i possibili effetti collaterali.
  2. Il quarto principio del Prout sostiene la necessità di un equilibrio nell’utilizzo delle risorse dell’universo in modo tale da minimizzare l’inquinamento.

Il degrado ambientale può essere definito squilibrio nell’uti-lizzo delle risorse materiali per l’uso, di ciò che Commoner definisce, tecnologia non ecologica. Non c’è dubbio che un tale squilibrio oggi esista nel mondo. Perciò il Prout incita ad uno sforzo internazionale per la pulizia dell’ambiente. Come potrà essere realizzata? La pulizia ambientale non è un compito semplice. Qui il Prout è d’accordo con Commoner sulla necessità di nuove tecnologie. E’ vero che le nuove invenzioni generano emissioni dannose, e allora le nuove tecnologie dovranno essere progettate per eliminare sia l’inquinamento precedente sia quello nuovo. Tali tecnologie sono nelle nostre possibilità. Diamante taglia diamante. Che tecnologia tagli tecnologia.

  1. Coloro che invocano limiti allo sviluppo e alla crescita della popolazione hanno pure torto. Nell’ottica Prout, la crescita della popolazione è solo un problema marginale che nasce principalmente dalla disparità della distribuzione dei redditi tra i diversi paesi. La popolazione non è non è mai stata un problema di largo impatto. Il problema, è invece, un inadeguato utilizzo delle risorse. Maltus non potè prevedere gli sviluppi tecnologici che si sono verificati dal tempo della sua profezia della fine del mondo. Oggi gli stessi sostenitori della fine del mondo non sono in grado di vedere oltre i limiti di questo pianeta. Il loro concetto di risorse è limitato al nostro pianeta e lo storico viaggio sulla luna di alcuni americani possono dimostrarne la miopia.

Secondo il Prout i limiti ultimi delle risorse materiali sono tracciati dall’universo, non solo dalla nostra piccola Terra. Possibilmente se la terra non sarà più un pianeta ospitale per i suoi abitanti, gli esseri umani potranno migrare su altri pianeti e creare nuove civiltà. L’america era sconosciuta a gran parte del mondo fino al 1492. Ma questo non significò che sarebbe stata rimasta sconosciuta per sempre. Oggi sembra non ci sia vita su altri pianeti o siano inaccessibili, ma questa è la sfida che gli esseri umani, hanno sempre incontrato, anche in passato, nel loro incedere. L’intelletto umano ha creato le crisi ambientali, l’intelletto umano le eliminerà. Non avrà nessuna importanza se la popolazione crescerà ad un tasso elevato o meno.

In realtà è impossibile controllare la popolazione su scala mondiale. Una nazione o più nazioni possono controllare la propria popolazione, ma non tutti i paesi. Questo avviene grazie alla legge dell’evoluzione dove la materia deve trovare espressione nella vita. La popolazione continuerà a crescere. Sarà decimata momentaneamente dalle guerre, carestie e altre catastrofi e anche dalla pianificazione familiare. Ma non può rimanere sotto controllo per sempre. Tutti gli sforzi perciò di controllare la popolazione saranno destinati a fallire e questo è più evidente oggi di ieri. La crescita della popolazione è in qualche modo una benedizione. Senza una grossa popolazione le nuove tecnologie non avrebbero mai potuto essere operative. Nessuno può incolpare la scienza, per quanti errori essa abbia fatto, per l’aumentata capacità di approvvigionamento nel campo alimentare, nel passato insicura e dipendente dalle condizioni naturali. Allo stesso tempo con problemi di approvvigionamento di una vasta popolazione, non si sarebbero allargati gli orizzonti mentali come lo sono oggi. Nel passato la minore popolazione era organizzata in villaggi. Con il suo aumento si sono create le città stato, le province e infine le nazioni. Perciò l’aumento della popolazione ha espanso i contatti umani dalla città alle nazioni. La mente umana e le istituzioni, qualunque siano le loro contraddizioni, sono diventate lentamente più lungimiranti e ampie. La crescita della popolazione, in altre parole, non è necessariamente sempre deleteria. In India la gente tende a scaricare tutti i loro problemi sull’eccessiva crescita della popolazione. Ciò serve solamente a nascondere il vero problema della povertà del paese. Il Giappone ha una popolazione maggiore e minori risorse per chilometro quadrato dell’india. Ciononostante il Giappone negli ultimi quarant’anni ha creato un miracolo economico. L’Europa, anch’essa densamente popolata, è comunque più ricca dell’India. La popolazione è raramente causa della povertà. La corruzione e le deficitarie politiche economiche creano più fame e sfollati, del numero di abitanti che insistono sul territorio. In ogni caso la povertà stessa è la causa di un alto tasso di crescita della popolazione, che diminuirà se il paese prospera attraverso delle politiche economiche adeguate.

Per concludere la nostra discussione, il Prout incoraggia le scoperte scientifiche, ma devono essere tali da poter controllare i propri effetti dannosi. Innanzitutto, dovrà essere riconosciuto, che ogni avanzamento scientifico porta con sé degli effetti collaterali dannosi. I numeri dell’attuale popolazione mondiale sono solo un inconveniente marginale. Il problema maggiore nasce dall’uso inefficiente delle risorse mondiali. Si potrebbe obiettare sulla bontà della crescita economica continua di alcune economie sviluppate, non perché ci siano limiti alla crescita ma perché ciò ha generato materialismo, egoismo e criminalità. Riguardo ai paesi in via di sviluppo, è necessario un alto tasso di crescita per risolvere il problema della sopravvivenza della popolazione. Questo è il tema di discussione della proposta economica della teoria Prout.

 Scaricate l’opuscolo PROUT e l’Ambiente che comprende: 

La nostra visione del Sistema Politico Italiano

 La nostra visione del Sistema Politico Italiano 


Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo non è in grado di risolvere i problemi umani” e quindi “il Capitalismo deve finire”.


Tarcisio Bonotto – 02/12/2016

Si dice che la politica del ‘NO’ non paga.

‘NO’ al nucleare, ‘NO’ alla privatizzazione dell’acqua, ‘NO’ alla Globalizzazione, ‘NO’ alla legge elettorale, ‘NO’ alla riforma Costituzionale … hanno creato forti movimenti ma prodotto poche soluzioni alternative allo status quo, che dovrebbe essere necessariamente migliorato.

La Globalizzazione ce la siamo vissuta tutta, l’acqua è per decreto un bene commerciale, il fotovoltaico, come piccola alternativa al nucleare è andato alla ribalta solo qualche anno fa…

Certo, dire ‘NO’ ad una certa visione politico-sociale ed economica può essere un primo passo importante, per arginare la deriva e lo sfruttamento della classe liberista. Dopo il ‘NO’ e l’eventuale protesta, la domanda che viene spontanea è: “quale alternativa possibile abbiamo se non vogliamo questa minestra?”

Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, ma è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo deve finire”.
 globalizzazione economica 

Per la globalizzazione economica avevamo proposto dopo il G8 di Genova e di Praga:

  • La formazione di Comunità Economiche tra paesi omogenei, in sviluppo e potenzialità economiche (come ASEAN, non come il NAFTA)
  • La formazione di zone-socio-economiche autosufficienti nelle quali la popolazione si riconosca per legami comuni
  • L’autosufficienza di ogni paese, di contro alla liberalizzazione selvaggia e il libero movimento di merci, persone, capitali e finanza tra paesi non omogenei.

In effetti è impossibile competere con la Cina dove il livello di retribuzione è circa 20 volte inferiore a quello italiano. Per questa ragione le Comunità Economiche vanno create tra paesi omogenei.

La Globalizzazione ci ha trovati impreparati, non strutturati a sufficienza e ciò ha peggiorato la nostra situazione economico-produttiva: quasi 4 milioni di disoccupati e 870.000 aziende chiuse.

Ma passiamo alla nostra proposta di Riforma Costituzionale e Legge Elettorale.

 proposta di modifica della Costituzione 

La nostra proposta per la modifica della Costituzione, un disegno a livello internazionale, si snoda in 13 punti chiave e una Magna Carta essenziale.

Tra i tredici punti leggibili nel nostro sito al link: Sistema Politico, troviamo interessanti i seguenti:

  1. Il Parlamento nel ruolo di assemblea costituente. Il Parlamento svolgerà il ruolo di assemblea costituente solo con una maggioranza di 7/8 dei suoi membri, in quanto la modifica della costituzione, a intervalli regolari riduce lo status della costituzione.
  2. Tutte le lingue vive di un paese devono avere pari dignità di fronte allo Stato o al governo.
  3. Parità di diritti. Tutti i cittadini devono avere pari diritti di fronte alla legge. Devono essere prese in considerazione in modo uguale per tutti i cittadini, le necessità materiali, in modo che tutti i cittadini possano ottenere equilibrio e bilanciamento nella vita collettiva.
  4. Comitato di Revisione. Per controllare il progresso economico e lo sviluppo delle diverse parti del paese, dovrebbe essere costituito, dal presidente, un comitato di revisione di alto livello. Se c’è una qualche diversità tra il governo e il Comitato, il presidente deve agire secondo i consigli del parlamento. E se non vi è alcuna differenza tra il parlamento e il Comitato, il presidente dovrebbe chiedere consiglio dalla corte suprema del paese e agire secondo il loro parere ufficiale, secondo le disposizioni della Costituzione.
  5. Causa contro il primo ministro o il presidente. Un caso giudiziario può essere depositato presso la Corte Suprema contro qualsiasi persona del paese inclusi il primo ministro e il presidente, perché ogni cittadino del paese è uguale davanti alla Costituzione.
  6. Diritto di autodeterminazione e di plebiscito. Il diritto di autodeterminazione di una parte del paese può essere riconosciuta solo sulla base di un referendum tenutosi in quella zona con il permesso del parlamento in assetto di assemblea costituente. Se il referendum si potrà tenere, dovrà essere tenuto sotto lo stretto controllo e la supervisione del governo centrale e del capo della Commissario Elettorale del paese.
  7. Deve essere garantita l’istruzione primaria per tutti e l’istruzione dovrebbe essere libera da ogni interferenza politica.
  8. La Legge e la Costituzione dovrebbero coincidere. La legge e la Costituzione dovrebbero essere le stesse per tutto il paese, come ogni individuo è uguale di fronte alla legge e davanti alla costituzione. Secondo la Costituzione, ogni parte del paese potrà godere dello stesso potere. Ad esempio, non dovrebbero essere consentiti diritti speciali o facilitazioni per il Kashmir. Oggi un Kashmiri può andare in Bengala ad acquistare dei terreni, una casa, ecc., ma un bengalese non può godere di tali privilegi in Kashmir. Questo tipo di discriminazione deve finire.

Possiamo aggiungere per l’Italia che non devono esistere Regioni a statuto speciale.

La formazione di un Governo Mondiale richiederà una Costituzione Mondiale. In tale costituzione dovrebbe essere inclusa una Carta dei Principi (o Bill of Rights) che comprenda almeno le seguenti quattro aree.

  1. Prima: dovrebbe essere garantita completa sicurezza a tutte le piante e gli animali del pianeta.
  2. Seconda: ogni paese deve garantire il potere d’acquisto a tutti i suoi cittadini.
  3. Terza: la Costituzione deve garantire quattro diritti fondamentali –
    1. Libertà di pratica spirituale
    2. Rispetto delle tradizioni culturali
    3. Istruzione
    4. Espressione delle lingue indigene.
  4. Quarta: se la pratica di uno qualsiasi di questi diritti confligge con i valori umani cardinali, allora tale pratica deve essere immediatamente fermata. Cioè, i valori umani cardinali devono avere la precedenza su tutti gli altri diritti.

Tutte le costituzioni del mondo soffrono di numerosi difetti. I punti di cui sopra possono essere adottati, dagli estensori delle diverse Costituzioni, per superare tali difetti.

 

 legge elettorale 

 Il Suffragio Universale, il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto il 18° anno di età, sebbene una conquista sociale di non poco conto, nasconde tuttavia dei problemi che possono inficiare e indebolire la Democrazia. Infatti se i/le votanti non hanno sviluppato una coscienza socio-economico-politica adeguata rischiano di dare il voto a persone incompetenti, e mosse da interessi individuali o di gruppo, che minano alla radice i principi stessi del vivere democratico. 

 

 il collegio elettorale 

Il collegio elettorale viene formato da tutti i cittadini che hanno sviluppato una COSCIENZA SOCIO-ECONOMICO-POLITICA adeguata per decidere la validità delle proposte di qualsiasi candidato. La Democrazia viene indebolita se a votare sono persone senza alcuna conoscenza dell’impianto sociale, economico, politico e culturale del paese.

Da questo punto di vista si propone che ogni elettore/trice debba essere sottoposto/a ad un esame adeguato per testare la propria conoscenza dei fattori civici di base, economici, e poter diventare un/a coscienzioso/a votante.

Il Suffragio Universale è stata una grande conquista della nostra società, ma per ciò che è emerso in questi ultimi anni (compravendita dei voti, spirito di appartenenza e interessi privati…), il sistema amministrativo si è sfaldato e la corruzione è diventata di casa, potrebbe essere modificato.

“Il diritto di voto deve essere conferito a persone istruite che hanno coscienza politica e consapevolezza dei problemi della gente. L’età non dovrebbe essere il criterio di diritto di voto. Se il diritto di voto è dato a persone analfabete, vi è la possibilità che siano eletti dei rappresentanti antisociali e incompetenti”. (P.R. Sarkar)

Per questo motivo dovremmo ripristinare l’Educazione Civica nelle scuole, e istituire come per il patentino del motorino o la patente automobilistica, un esame per chi desidera partecipare al collegio elettorale della propria area.

 

 sistema selecto-elettorale 

Si intende un sistema in cui vengono eletti dai collegi elettorali tutti i rappresentanti dal livello Comunale al livello Parlamentare, in un’unica elezione.

 facciamo un esempio per l’Italia 

Una premessa: tenendo conto che è necessario accorpare i comuni più piccoli fino a formare un’associazione di circa 5.000 persone, unità minima per la pianificazione economica, tuttavia per semplicità tralasciamo questa nota.

I collegi elettorali eleggono tutti i rappresentanti istituzionali dal livello comunale al livello parlamentare: in tutto ad es. 123.480 rappresentanti.

selecto-elettorale

  • 480 eletti selezioneranno il primo livello di Amministrazione: i Sindaci
  • L’insieme dei sindaci e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Provincie.
  • L’insieme dei rappresentanti delle Provincie e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Regioni.
  • I Rappresentanti delle Regioni e i Rimanenti selezioneranno i rappresentanti della Camera e del Senato.

Il Primo Ministro viene eletto dal Parlamento e il Presidente del paese dalla popolazione.

Nel sistema politico proutista sono presenti le Province, se necessario o i distretti (area geografica con circa 100.000 abitanti), sempre se necessario.

 parlamento 

 le funzioni di Camera e Senato sono distinte 

La Camera ha funzioni Analitiche delle problematiche delle aree interessate dai Collegi Elettorali, mentre il Senato ha una funzione Sintetica: vale a dire valutando in ragione di priorità, necessità, urgenza, fattibilità e obiettivi di sviluppo socio-economico, deciderà quali leggi vadano approvate, come unico organo deputato alla loro emanazione.

 

 rapporto stato-regioni-comuni 

 le tre strutture statali 

(da ‘Il Governo Mondiale’ – Edizioni IRP-Istitutodi Ricerca Prout)

Il Governo Mondiale avrà tre rami – Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, con una divisione chiara di potere tra di essi. All’inizio il Governo Mondiale dovrebbe funzionare come un organismo legislativo, mentre l’amministrazione effettiva degli affari giornalieri sarà lasciata all’amministrazione dei governi nazionali e regionali.

L’Organismo Legislativo a livello mondiale e nazionale (federale)  dovrebbe essere di tipo bicamerale, con un Camera Alta e un Camera Bassa. Membri della Camera Bassa saranno eletti in proporzione alla popolazione e quelli della Camera Alta saranno un numero fisso di rappresentanti per ogni Paese. Di conseguenza, un Paese come Cina potrà avere più rappresentanti nella Camera Bassa, ma nella Camera Alta ciascun Paese avrà uguale rappresentanza.

A livello nazionale il PROUT propone una federazione di stati con una forma di repubblica presidenziale.

 divisione e distribuzione dei poteri 

Tutti i poteri di ciascun livello di governo saranno suddivisi e distribuiti dalla costituzione mondiale o da una delibera organica del Consiglio Mondiale. Il Governo Mondiale rimarrà responsabile della legislazione, delle relazioni internazionali, della salvaguardia dei diritti umani, della giustizia sociale ed economica, della valuta mondiale e del funzionamento della Banca Mondiale. Il Governo Mondiale dovrebbe avere a sua disposizione una milizia mondiale permanente senza alcun obbligo verso una qualsiasi nazione.

Possono rimanere sotto la responsabilità dei governi nazionali: difesa nazionale, affari esteri, valuta, ferrovie, poste e telegrafi, questioni di carattere internazionale come la rettifica dei confini, l’irrigazione e le grandi installazioni di generazione elettrica.

I governi regionali (o federali) rimarranno responsabili di agricoltura, industria, istruzione, infrastrutture, inclusa l’energia, strade, installazioni mediche, leggi e ordine pubblico ecc.

L’autogoverno locale sarà responsabile del welfare sociale, dell’approvvigionamento dell’acqua, dell’igiene, abitazioni, protezione ambientale, la protezione della flora e della fauna ecc.

L’allocazione del reddito e la politica della tassazione può essere decisa di conseguenza.

I diversi livelli di governo dovrebbero avere giurisdizioni chiare, demarcazioni di responsabilità e poteri, e un sistema adeguato di coordinamento.

E’ da notare che la divisione di poteri e funzioni in qualsiasi federazione non può essere qui elencata precisamente e potrebbe essere distribuita tra diversi livelli di governo. Per motivi di sicurezza nelle contingenze future, tutte le costituzioni della federazione dovrebbero assegnare poteri non elencati o residui al governo nazionale o al governo statale. Negli stati che hanno forti tendenze centrifughe come gli Stati Uniti, i poteri residui dovrebbero essere assegnati ai governi statali, mentre negli stati come il Canada e l’India, in cui le forze centripete sono più forti, tali poteri dovrebbero essere assegnati al governo centrale.

Su questioni funzionali, oltre alle funzioni nazionali e statali specifiche è generalmente prevista nella costituzione una lista di poteri che Governo Mondiale possono essere assegnati sia ai governi nazionali che statali, per esercitare la propria autorità legislativa su questioni specifiche, purché non violino le leggi federali.

 supremazia della Costituzione 

La costituzione è la fonte del potere e delle direttive funzionali per tutti i livelli di governo. Tutte le leggi approvate dai governi nazionali o statali non devono violare la costituzione mondiale. La costituzione dovrebbe essere chiara e rigida. Dovrebbero essere apportati emendamenti solo per affrontare le mutate circostanze, tenendo in considerazione il benessere generale e la razionalità delle relazioni fra gruppi e nazioni.

 

 

Post-terremoto: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”

 post-terremoto: “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese” 

friuli_ricos_pDopo il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, di 6,5 gradi della scala Richter, mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, dichiarò il 12 maggio: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”.

Oggi, dopo il terremoto di Amatrice e di Norcia, impressiona l’insistenza con cui i mezzi di comunicazione sottolineano la perdita del patrimonio culturale e artistico, delle case distrutte, trascurando i problemi primari dei produttori agricoli e artigiano-industriali.

Certo per l’Italia le opere d’arte, le chiese, i musei sono un vanto, una risorsa turistico-culturale di estremo valore per la civiltà, ma c’è da sottolineare come sia l’economia produttiva, in ultima analisi, che può dare vita e sostenere sia le comunità, sia la scuola, i servizi e le opere d’arte etc.

Nella zona del cratere del terremoto attorno a Norcia-Amatrice ci sono 40.000 occupati in attività produttive. Se questi non lavorano sono 40.000 cassa-integrati da pagare, ma senza un futuro per quelle aree. Non è quindi il primo dovere di uno stato di ripristinare il lavoro in modo che parte della popolazione possa essere autosufficiente?

Sembra che viviamo nella speranza che l’arte, la sola gastronomia, il turismo possano sostenere un paese intero, mentre il debito pubblico sta aumentando a vista d’occhio, il disavanzo commerciale è in rosso, le aziende continuano a chiudere, l’agricoltura è a pezzi e dall’altra il nostro paese è diventato terra di conquista di francesi, tedeschi, che acquistano aziende decotte ma potenzialmente preziose. Non di solo turismo ed edilizia vive un paese: è necessaria la manifattura. L’apertura indiscriminata dei mercati l’ha distrutta, ma perché non ci siamo opposti e abbiamo deciso di salvaguardare la produzione italiana? Nulla, i nostri politici hanno accettato anche questa deriva come ineluttabile.

Abbiamo buttato alle ortiche la speranza di riprendere una vita dignitosa, e non lottiamo per il diritto di ripristinare l’equilibrio economico. Come mai ripetiamo spesso: “E’ perché lo vuole l’Europa!”, “E’ colpa della Globalizzazione!”, “E’ colpa del commercio internazionale e dei poteri forti”. Ma abbiamo mai provato a far sentire la nostra voce, delle proposte, un progetto per la ripartenza? O per lo meno protestare?

Abbiamo subito supini tutto ciò che ci veniva a mala pena suggerito e bisbigliato dalla UE: abbiamo inserito il limite del 3%, rapporto tra Debito e PIL in Costituzione! Abbiamo privatizzato l’acqua perché l’Europa si diceva ce lo impone, ma l’aveva solo suggerito! Abbiamo accettato le “quote latte”, a seguito di un errore matematico clamoroso del Ministero delle Politiche Agricole, e non le abbiamo volute pagare dopo che abbiamo firmato!. Non abbiamo lottato e piantato i pugni in Europa per cambiare questo stato di cose e diventare autosufficienti nella produzione latto-casearia, per mantenere i posti di lavoro? No, abbiamo perso 270.000 aziende agricole dal 2001!

Siamo fatalisti o non abbiamo il coraggio di lottare per i diritti individuali e collettivi? Non passa giorno in cui non ci siano notizie di indagati per corruzione negli appalti. Indagati si, ma mai che restituiscano i soldi rubati e sperperati! Siamo condannati a questo fato? Non ci gira per la testa che sia ora di dire basta ed essere i primi a suonare le campane per un nuovo inizio con ideali, valori e principi improntati al benessere collettivo, nella convinzione che il benessere individuale sta nel benessere collettivo e viceversa?

Vista l’esperienza del passato nella ricostruzione gestita dallo stato, spesso non andata a buon fine, la proposta è di assegnare alle famiglie i fondi per la ricostruzione della propria azienda e/o abitazione, lasciando il patrimonio pubblico e artistico allo stato. Dove in Italia l’accordo per la ricostruzione (azienda o abitazione) era tra la famiglia e l’impresa edile, la realizzazione è stata efficace, meno sprechi e tempi certi.

Allo stato va la coordinazione e gestione dei  luoghi e misure per la ripartenza dei paesi e cittadine, e la salvaguardia del patrimonio artistico, culturale.

Quindi consci di quanto l’economia giochi un ruolo importante nell’approvvigionamento delle necessità basilari per tutti, senza attendere ulteriori promesse dei politici di turno, affermiamo convinti che il programma di ricostruzione debba tenere conto della scaletta suggerita da mons. Alfredo Battisti, “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. E l’esempio migliore della ricostruzione è il modello Friuli dove il potere dato ai sindaci è stato il motore e volano della rinascita locale.

Come diceva il grande artista italiano Ettore Petrolini: “Roma rinascerà, più bella e più superba che pria!”. Così possiamo “ricostruire l’Italia più grande e più bella che pria”. la teoria economica Prout può indicarne la strada.

Certo in questa battaglia dobbiamo dirci ‘devo essere il primo’, non c’è altra soluzione.

Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale

tarci_for_web Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale 

di Tarcisio Bonotto – 22 ottobre 2016

Volendo testare il terreno sugli orientamenti di voto per il referendum ho intervistato molte persone di diversa estrazione sociale ed età, chiedendo quali fossero il loro voto e i motivi del ‘SI’ o del ‘NO’.

E’ un po’ misto il mondo dei possibili votanti orientati non tanto per sola età o livello di preparazione scolastica, quanto per il loro vissuto e per una conoscenza  minimale o nulla della materia. Molte non hanno avuto possibilità di approfondire meglio e vengono inbeccate da altre su alcune motivazioni chiave che sottolineiamo:

L’idea di votare SI, perché con la riforma:

  1. le leggi vengono fatte più speditamente
  2. non ci sono alternative
  3. il governo di poche persone permette di arrivare più speditamente alle soluzioni

Nella convinzione, sembra, che le cosiddette ‘Riforme Strutturali’, qualsiasi esse siano, sono necessarissime e possano di per sé riavviare la ripresa anche economica.

Dalla parte del ‘NO’ vi sono molti giovani, persone dai 50 in su con esperienza di militanza politica, vi sono cittadini che hanno la sola avversione politica al Governo per l’asservimento di questo ai poteri economici forti, mancata equità sociale nelle riforme e nelle leggi o decreti prodotti.

Tra le motivazioni del ‘NO’ vi sono ragionati alcuni motivi:

  1. per cambiare la costituzione bastano i 3/5 dei rappresentanti della Camera
  2. con questa legge elettorale che dà un premio di maggioranza del 55%, al partito che raggiunge il 25-28%, bastano solo 42 voti in più, facili da trovare, per cambiare la Costituzione
  3. vi è una concentrazione pericolosa senza contrappesi del potere esecutivo

Ma quello che mi ha colpito di più, dalla parte del ‘SI’ è stata la domanda: “Quale alternativa ci sarebbe a queste riforme?”. Intendendo che senza queste riforme tutto rimarrebbe come prima. Non si cambierebbe… che cosa poi, in meglio o in peggio?

E’ vero non ci sono alternative anche se l’IRP (Istituto di Ricerca Prout) ha inviato ai partiti una proposta sia su una possibile struttura bicamerale modificata sia su una nuova legge elettorale. (Sistema Politico PROUT)

Qualcuno della maggioranza scrive che senza queste riforme si consegna il paese ai populismi, ai 5 Stelle… Sarà mica per questa ragione che nuovamente hanno congegnato una legge elettorale tendenziosa? Un altro porcellum?

Premesso che sono d’accordo sulla necessità di riformare il sistema socio-economico, per allinearlo ai valori, alle mutate condizioni sociali e globali, tuttavia è necessario farlo avendo come stella polare chiari principi e valori.

Gustavo Zagrebelsky, ex Presidente della Corte Costituzionale, ha fatto notare nell’intervista faccia, faccia con il Presidente Renzi, che anche altri paesi hanno la doppia Camera, e votano in fretta le leggi perché i partiti sono uniti e compatti, mentre in Italia non è così. Quindi non è la struttura bicamerale la causa prima delle lungaggini ma i componenti dei partiti.

Schizofrenia dell’intervento

C’è un fatto interessante e riguarda la schizofrenia dell’intervento nei confronti della attuale crisi che abbraccia ogni settore, per la quale si sono presentate le riforme principali: Costituzione e legge elettorale: “vi è una profonda crisi socio economica alla quale si dovrebbe rispondere con misure economiche in primis e sociali di conseguenza. Ma a questa crisi si risponde modificando l’assetto costituzionale e la concentrazione dei poteri. Strano.”

L’élite si è rassegnata alle conseguenze di trattati internazionali che hanno massacrato la nostra economia, definendoli ineluttabili, accettano regole, che si afferma non possiamo cambiare, etc… Ma non ci siamo accorti che questi regolamenti arrivano dai poteri forti ai quali non passa per la testa il benessere del popolo?

Non tentiamo di cambiare le regole economiche imposte responsabili della miseria in atto, ma cambiamo la nostra Costituzione, la Legge Elettorale per meglio adeguarsi alle conseguenze da questi generate. Ancora più strano.

Certo è vero che in un momento di crisi socio-economica ci sia bisogno dell’uomo forte, del decisore forte con pieni poteri e questo la storia ce lo ricorda. Ma è anche vero che ‘one man power’, ‘un solo uomo al potere’, oggi non porta a nessun vantaggio e tanto meno progresso, perché vi è un grosso limite sia decisionale che di conoscenza delle problematiche sulle quali si va a decidere. E ciò conduce inesorabilmente al baratro.

In effetti sarebbero 3 i fattori chiave per il realizzare il benessere socio-economico:

  • Un ideale costruttivo o teoria socio-economica e filosofia di vita innovativi
  • Forte leadeship
  • Strategia adeguata

Attualmente abbiamo qualcosa di alcuni di questi fattori, ma non tutti al 100%.

 

Ritorno del Protezionismo

 ritorno del protezionismo: la germania ha deciso di limitare l’acquisto di aziende tedesche da parte di stranieri 

ottobre 17, 2016 by Fabio Lugano

Come riportato da Reuters, che potete leggere QUI, la Germania starebbe studiando delle forme legislative atte a difendere la proprietà delle proprie aziende di punta, soprattutto nel settore delle tecnologie avanzate, da parte delle acquisizioni di gruppi stranieri, soprattutto extra europei.

La notizia giunge dopo che, durante questa settimana, l’azienda cinese di attrezzature per la casa Midea ha comprato la tedesca KuKa, e che l’azienda, sempre cinese, di microcircuiti Sanan ha acquistato la Osram.

aziende_tedesche

La volontà è di proteggere le aziende da acquisti finalizzati all’esportazioni di alta tecnologia o alla creazione di gruppi di dubbio controllo, soprattutto in un momento in cui il basso rendimento marginale dei capitali interni cinesi spinge le aziende dell’estremo oriente ad acquistare in occidente, dove I prezzi delle società  sono più  contenuti.  Inoltre si teme che questo processo possa coinvolgere fondi di provenienza illecita. Del resto, come mostra la successiva immagine, la penetrazione cinese in Europa è fortissima.

Mentre quindi la Germania pone dei limiti alla proprietà estera delle proprie aziende strategiche, l’Italia invece da un lato sembra impaziente di regalare le proprie aziende strategiche nel settore energia e difesa, dall’altro saluta come un successo ogni caso di shopping foresto nel nostro paese….

http://scenarieconomici.it/ritorno-del-protezionismo-la-germania-ha-deciso-di-limitare-lacquisto-di-stranieri-di-aziende-tedesche/?ref=digest

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

di P.R.Sarkar

sarkar2La società è un’entità collettiva e non appartiene ad un unico individuo. L’obiettivo della società è di promuovere continuamente il benessere collettivo. Quando gli individui si rendono conto della necessità imperativa di sacrificarsi per l’interesse collettivo, allora e solo allora è possibile realizzare una società forte e sana.

Ora la domanda è: quale dovrebbe essere il rapporto tra gli individui e la società? Ogni individuo possiede due potenzialità preziose e straordinarie: una psichica, l’altra spirituale. Il corpo collettivo [sociale] non può dettare legge in merito a queste due potenzialità – la sua competenza è limitata alla sola ricchezza fisica. Nella sfera fisica se gli individui non vìolano gli interessi del corpo collettivo, sia la società sia l’individuo eviteranno difficoltà e godranno di uno stato di benessere. Per questo motivo il diritto individuale di andare contro gli interessi della collettività è stato messo sotto controllo [dalla legislazione]. Ma nelle sfere psichica e spirituale, ogni individuo ha completa libertà di avanzare e progredire.

marxDa questo punto di vista il marxismo è irrazionale, innaturale e non scientifico. Anche se la ricchezza mondana dell’universo fosse distribuita correttamente, le persone non saranno soddisfatte. Un voce risuonerà dal profondo del loro cuore, “voglio di più, voglio di più”. Questo perché i desideri della mente umana sono infiniti. Questi desideri illimitati possono essere soddisfatti solamente nella sfera dell’infinito. Non è possibile soddisfare le infinite aspirazioni nella sfera fisica, perché anche se la quantità di ricchezza fisica è molto vasta, non è infinita. Ecco perché le persone sagge canalizzano i propri infiniti desideri insoddisfatti verso le sfere psichica e spirituale.

Nel ‘Gandhismo’ troviamo due difetti: quello psicologico e quello materiale. Anche se il gandhismo non è capitalismo puro, esso senza dubbio protegge il capitalismo. I capitalisti trovano completa protezione in questo sistema. Il Gandhismo sostiene che i capitalisti sono i fiduciari del popolo, ma come è possibile? Possono coloro che prosperano sul sangue umano essere i protettori della gente? Come possono le masse sfruttate credere che i loro sfruttatori saranno i propri salvatori? Possiamo quindi vedere come il gandhismo contraddica direttamente la psicologia umana.

gandhiIn secondo luogo, il gandhismo cerca sempre di evitare il confronto e ogni tipo di lotta, tra cui la lotta di classe. Secondo il marxismo, ci sono due classi principali: gli sfruttatori e gli sfruttati. Il Gandhismo non riconosce questo tipo di divisione. Il fatto è che delle quattro classi della società – i Lavoratori [Sudra], i Guerrieri [Kśattriyas], gli Intellettuali [Vipra] e gli Affaristi [Vaeshyas] – la classe dominante o dominatrice sfrutta le altre classi al meglio delle sue capacità. Anche se il periodo di sfruttamento può essere breve o lungo, a seconda della forza intrinseca o la vitalità della classe dirigente, l’ordine di avanzamento [e di cambio di classe dominante] mondano segue questo schema. Secondo il gandhismo, è possibile trasformare gli sfruttatori attraverso la persuasione. Teoricamente questo punto di vista può essere accettabile, ma non è né naturale né pratico. Se una capra cerca di convincere una tigre, la tigre non si mangierà la capra? La lotta è naturale e indispensabile. Il Tantra [1] supporta anche l’idea che il progresso si ottiene attraverso la lotta. La negazione della lotta è un difetto che serve gli interessi capitalistici [cioè materiali].

Secondo PROUT (Teoria della utilizzazione PROgressiva), se la persuasione fallisce è indispensabile applicare la forza. In ultima analisi possiamo dire che la regola d’oro è: “proteggere i virtuosi e punire i malvagi”. La società umana può svilupparsi solo se si segue questo principio.

Solo a coloro che aspirano a realizzare la perfezione Suprema e sono esenti da egoismo può essere affidata la tutela della società. Solo coloro che sono stabiliti nei principi cardinali della moralità umana e che hanno accettato l’Entità Suprema come obiettivo della propria vita, sono in grado di salvaguardare gli interessi del genere umano. Solo queste persone sono Sadvipra [buoni intellettuali] e solo loro possono rappresentare l’umanità – da soli possono servire altruisticamente tutta la creazione. I Sadvipra saranno identificati grazie alla loro condotta, l’impegno al servizio, il loro senso del dovere e la forza di carattere. Solo loro potranno saldamente annunciare, “Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa razza! Tutti hanno uguali diritti! Tutti sono membri della stessa famiglia umana”.

Solo questi Sadvipra possono ammonire gli sfruttatori, con voce possente:” No allo sfruttamento di una persona sull’altra! No allo sfruttamento nel nome della religione!”.

Tali ‘sadvipra’ diventeranno i guardiani della società. I ‘sadvipra’ non potranno mai fermare la lotta di classe in corso, che si manifesta in base alle leggi del ciclo sociale (Legge del Ciclo Sociale di P.R. Sarkar). Essi garantiranno solo che i governanti non sfruttino la società; in tal modo potranno controllare chi governa.

Colui che ha proposto il ‘gandhismo’ era un uomo di umile temperamento che non amava i conflitti, ma questo atteggiamento è innaturale e poco pratico. Un principio può essere accettato solo se è pratico. La praticità non proviene in effetti dal mero idealismo.

P.R Sarkar

Settembre 1960, Ranchi, India – Prout in Sintesi 1

[1] Tantra: Insieme di teoria e pratiche per la liberazione umana

WTO e Vantaggio Comparato

di Tarcisio Bonotto


Il principio del Vantaggio Comparato dell’economista David Ricardo, di 200 anni fa, è alla base delle politiche economiche del WTO. Il WTO inneggia a tale principio per la massima liberalizzazione del commercio internazionale, (TTIP e TPP compresi) attraverso il quale sono collassate molte economie di paesi in via di sviluppo e ricche. In effetti i vantaggi sembrano essere solo a favore delle multinazionali e banche internazionali. Il TTIP-CETA-TPP sembrano infatti l’estensione della trama del WTO imbastita per l’economia mondiale.


Ho cercato di addentrarmi nei meandri dei ‘principi e dei valori’ che hanno spinto il WTO a redigere 27.000 pagine di trattati e regolamenti sul commercio internazionale, dando inizio alla cosiddetta globalizzazione economica.

Per la semplice ragione di poter comprendere i motivi per i quali sia aumentata la forbice tra ricchi e poveri a livello mondiale, perché sia aumentata la disoccupazione locale e perché le promesse di un abbassamento dei prezzi, di moltissimi prodotti e un innalzamento del tenore di vita per tutti, paesi poveri compresi, non siano state mantenute.

Sono molti i paesi ad aver firmato le regole WTO nei suoi tre trattati principali TRIM, TRIP, GATT, nella maggior parte dei casi senza averle lette in toto, o averne compreso appieno l’impatto sociale ed economico per i singoli paesi. Accettate come ‘atto dovuto’ affermava l’On. Fassino, firmatario per l’Italia. Accettate senza dibattito, solo perché redatte da autorità USA e da un numero spropositato di multinazionali, o firmate da importanti paesi industrializzati, o perché ormai era già stato avviato il processo di globalizzazione e non si poteva rimanerne fuori?

Perché il libero commercio suggerito dal WTO? Uno dei ‘principi’ basilari del WTO, che trovate nelle pagine web del sito www.wto.org, è descritto come ‘vantaggio assoluto e vantaggio comparato’ per i paesi che decidono di scambiarsi le rispettive merci. In generale, secondo il WTO, il libero mercato dovrebbe portare automaticamente ad un arricchimento di tutti i paesi. Ma vediamone i contorni.

In particolare, il WTO propone la teoria di David Ricardo sul Vantaggio assoluto e comparato.

“Supponiamo che il paese A produce automobili meglio del paese B e che il paese B produca pane meglio del paese A. E’ ovvio (gli accademici direbbero ‘elementare’) che entrambi ne beneficerebbero se il paese A, specializzato in automobili e il paese B, specializzato in pane, si scambiassero i rispettivi prodotti. Questo è il caso del vantaggio assoluto.

Ma se un paese non è in grado di produrre bene nulla? Il commercio cancellerà tutti i produttori locali? La risposta secondo Ricardo è no e la ragione è nel principio del vantaggio comparato.

E dice che sia il paese A che B, possono ancora beneficiare entrambi anche se il paese A è migliore di B nel produrre tutto. Se il paese A è migliore nel produrre automobili e leggermente migliore nel produrre pane del paese B, il paese A deve continuare ad investire nella sua specialità, automobili, ed esportare nel paese B, il paese B deve investire nella sua specialità, pane, ed esportare nel paese A anche se non è così efficiente come A. Entrambi beneficeranno da questo scambio commerciale. Un paese non deve essere per forza il migliore nelle diverse produzioni per guadagnare dal commercio. Questo è definito come vantaggio comparato. (Allegato B)

Questa teoria è dell’economista classico David Ricardo. Una delle più comprese dagli economisti. Una delle meno comprese dalla gente comune perché questo concetto è scambiato con il ‘vantaggio assoluto’.

Si dice che qualche paese (paesi poveri – ndt.), ad esempio, non possa avere alcun vantaggio comparato in alcun settore. Questo è virtualmente impossibile”. (Affermano al WTO).

Considerazioni

Non è sempre vero che il vantaggio assoluto sia effettivo per entrambi i paesi. Nel caso in cui ciascun paese non produca i relativi prodotti, tutto torna. Un esempio il Mango o il Licci non si riesce a produrli in Italia e li importiamo. Esportiamo Alta Moda italiana, perché altri paesi non riescono, per ora, a crearla.

La tendenza naturale, comunque, è di produrre in loco tutto ciò di cui si abbisogna e che si può produrre. Esempio: Il riso Carnaroli di Verona, oggi non si esporta più in Giappone perché lì viene coltivato localmente. Così pure il Vialone Nano, coltivato in California.

Oltre a ciò i prodotti attualmente scambiati sono di nicchia e non risolvono in toto i problemi economici di un paese.

Molta della veridicità della proposizione di Ricardo, dipende dal livello di sviluppo del singolo paese. Dove è necessaria una produzione ad alta intensità di manodopera è di beneficio per l’economia locale produrre anche ciò che si produce in modo meno efficiente di altri paesi, per garantire una capacità di acquisto adeguata, l’utilizzazione massima delle risorse locali e il lavoro. Un esempio: il Burkina Faso. Si fabbricano aratri di legno per le coltivazioni locali. Sarebbe più efficente l’uso di un trattore, ma in quale contesto si troverebbe tale trattore? Rifornimento, riparazioni, educazione all’uso sono tali da richiederne la presenza? La produzione locale di attrezzi agricoli crea un indotto virtuoso, un utilizzo comprensibile, una maggiore fiducia nella bontà ed equilibrio del sistema.

Per il vantaggio comparato, l’affermazione è ancora più dissonante.

Supponiamo che nel paese B, produttore di pane, vi sia un minimo livello di produzione agricola. Se questo paese è meno efficiente nella produzione di automobili o trattori o attrezzature, dovrebbe smettere tali produzioni? Diremo di no, per il semplice motivo che il paese rimarrebbe agricolo e non potrebbe mai industrializzarsi. Il valore aggiunto di un’automobile del paese A è molto più alto rispetto al valore aggiunto del pane scambiato dal paese B? Ma sta di fatto che i prodotti agricoli dei paesi poveri non possono essere scambiati con i paesi ricchi e che i prezzi sono fissati dai paesi ricchi (proposta NAMA).

Certamente l’Italia è tra i migliori paesi nella produzione di moda, mentre la Germania è specializzata nella produzione di prodotti tecnologici. L’import/export, limitatamente a questi prodotti specialistici, è avvenuto anche prima dell’avvento dei trattati di libero scambio del WTO. La stessa cosa vale per le Ferrari italiane, che esportiamo. Questo esempio di vantaggio assoluto, ci dice: ciò che non è possibile o non si è in grado di produrre in loco può essere importato e fin qui nulla di male.

Quello che fanno discendere invece, dal concetto di ‘vantaggio comparato’, al WTO, è che si può importare di tutto, quindi commercio libero senza restrizioni, per ottenere comunque dei vantaggi per tutti i paesi. Una forzatura che ha in sé il germe della dipendenza economica per moltissimi paesi, compreso il nostro, ma soprattutto per quelli in via di sviluppo.

Oggi lo scambio di prodotti viene sospinto più dall’enorme differenza nei costi di produzione, molto bassi nei paesi in via di sviluppo, che da questione di efficienza produttiva ai medesimi costi.

Ricardo non faceva menzione dei prezzi dei prodotti commerciati, comunque si potrebbe stimare che parlasse di vantaggi tra due paesi a prezzi di scambio simili. Ma il liberismo economico ci dice che tutto può essere importato, non ci si limita ai prodotti specialistici, e quello che conta sono i minori costi di produzione, come ‘vantaggio comparativo’. Ma tale vantaggio diventa solo ‘virtuale’ per l’acquirente finale e molto importante per le multinazionali che vendono.

Questo aspetto fiabesco, raccontato ad hoc dai poteri economici internazionali, ricorda un detto dell’India: “i capitalisti vogliono mungere la mucca senza darle nulla da mangiare…”

I pomodori prodotti in Italia sono migliori di quelli prodotti in Cina, perché la produzione è controllata da leggi molto severe rispetto a quelle cinesi, perché non esportiamo inostri pomodori in Cina mentre sono quelli cinesi che invadono il mercato italiano? Quale vantaggio comparato abbiamo da questo scambio? I produttori di pomodoro italiani non producono più, aumenta la disoccupazione del settore, le industrie non lavorano più i pomodori. Lo svantaggio evidente è lo smantellamento di un settore dell’agro-economia che in Italia produceva reddito e occupazione. Quali vantaggi comparati? Chi importa pomodoro dalla Cina, si arricchisce enormemente. I prezzi di vendita al pubblico non sono molto diversi dai prezzi dei prodotti locali. Si sono rimossi centinaia di posti di lavoro e si è aumentato l’arricchimento di poche persone.

In questo mercato aperto vi è qualche cosa che ci sfugge. Quale vantaggio comparato possiamo avere dall’importazione di frutta e verdura dalla Cina? Fino ad ora si sono viste solo preoccupazioni: la CIA (Confederazione Italiana Agricoltura) afferma: Un milione di aziende agricole a rischio, per le importazioni dall’estero”. Settore tessile: 80.000 posti di lavoro a rischio. Settore metalmeccanico: 30.000 posti di lavoro in bilico…

Se questo è il risultato del vantaggio comparato, o il WTO non ha preso in considerazione tutti i parametri necessari perché vi siano vantaggi comparati per tutti, o eleggono Ricardo a loro baluardo, portavoce di un concetto vecchio, forse applicabile nel suo tempo, per proprie finalità: il libero mercato favorisce l’apertura di nuovi mercati per i poteri economici e finanziari forti. Nulla a che fare, sembra, con una politica di sviluppo equilibrato sia dei paesi poveri che industrializzati, e soprattutto di garanzia delle necessità basilari per tutti.
Il concetto del ‘libero scambio’ senza restrizioni avanzato dal WTO non dovrebbe discendere dal concetto del vantaggio comparativo di Ricardo, non si riesce in effetti, con questo, a giustificarlo.

Inoltre: questa semplice teoria del vantaggio comparativo, delineata più sopra, richiede diverse importanti assunzioni, per diventare vantaggiosa per i paesi in questione:

  • Che non ci sia alcun costo di trasportoInvece c’è e incide sia sull’ambiente che sui prezzi
  • I Costi sono continui e non ci sono economie di scala
    Ci sono non solo economie di scala ma soprattutto costi di produzione molto diversi
  • Ci sono solamente due economie che producono due beni Non siamo in questa situazione teorica
  • La teoria presume che i prodotti negoziati siano omogenei (cioè identici)Non è questo in caso
  • Si presume che i fattori di produzione siano perfettamente mobili
    Terra, (fertilità, piovosità etc) – lavoratori (capacità, qualità etc) non sono perfettamente mobili
  • Non ci sono tariffe o le altre barriere doganaliSono state tolte dal WTO, perciò coincide
  • C’è conoscenza perfetta, cosicchè tutti gli acquirenti e venditori sanno dove trovare i beni più convenienti a livello internazionaleNon sempre è vero, anzi non è normale ricercare sempre a livello mondiale il prezzo più conveniente, ci sono problemi di approvvigionamento, conflitti sociali, tempi di fornitura etc che ne impediscono il corretto espletamento (da http://iang.org/free_banking/david.html “La teoria del vantaggio comparativo”)

 

Detto questo possiamo prevedere che il rilancio del capitalismo mondiale attraverso i trattati di globalizzazione, non sia altro che questo: vantaggi solo per i poteri economici forti, multinazionali e grosse aziende nazionali, distruzione della struttura economico-finanziario-produttiva dei singoli paesi, aumento della disoccupazione locale.

Quindi globalizzazione dei vantaggi? No. Krtashivananda definisce questo evento globale una cospirazione delle multinazionali. Una cospirazione dei gestori della dissacrante alleanza WTO-FMI-BM.

Una cospirazione contro l’umanità, contro la gente che muore di fame nei paesi in via di sviluppo attanagliata dal debito e dalle calamità naturali. Con questo non affermiamo che la globalizzazione non sia un evento necessario, ma in una globalizzazione per tutti, le sue regole e le sue metodologie, dovrebbero essere totalmente in contraddizione con quelle attuali del WTO. Per semplificare, ora, le definiamo in due punti: Aree Socio-Economiche Autosufficienti, e applicazione della Democrazia Economica.

Se guardiamo all’allegato C – David Ricardo e Vantaggio Comparativo – potremmo ricavare dall’analisi delle assunzioni o requisiti per la veridicità della teoria, che le condizioni espresse non esistono sul campo. Si può dedurre che la teoria del vantaggio comparativo fatta propria dal WTO, non porta vantaggi a nessun paese se non a quello che ha la possibilità di esportare di più. Fatto riconosciuto che i fatturati di molte multinazionali superano di gran lunga i budget nazionale di molti paesi e poiché le multinazionali dettano le regole del commercio internazionale, non si può parlare di benefici evidenti per i singoli paesi interessati.

Cambieremmo così volentieri, i principi del commercio internazionale, del libero scambio, con alcuni fondamenti tratti dalla teoria economica PROUT, tra i quali elenchiamo:

  • Ristrutturazione dei paesi in aree socio-economiche che abbiano omogeneità interna.
    Spieghiamo: Gli inglesi hanno creato l’IRAQ, che comprende 3 etnie: Shiiti, Sunniti e Curdi. Questo causa all’nterno del paese profondi conflitti. La proposta è di includere gli shiiti in un proprio territorio, con l’Iran ad esempio, creare dei paesi in cui vi sia omogeneità etnica… L’Alto Adige è stato annesso all’italia, prima apparteneva all’Austria. La creazione di zone socio-economiche omogenee è il primo passo per la creazione di unità sociale e amministrabilità politica.
  • Creazione di Comunità Economiche omogenee: formate da paesi con simili livello di sviluppo, di potenzialità economiche, come la UE (a 15) ASEAN, etc.
  • Ogni area socio-economica deve tendere alla autosufficienza economica
  • Libero scambio tra zone-socio-economiche omogenee che si sono associate a formare una ZSE più vasta.

Verona – 2006