POPOLAZIONE: CRESCITA E CONTROLLO di P.R. Sarkar

 popolazione: crescita e controllo 

di P.R. Sarkar


Il contesto socio-economico della società di oggi è profondamente irrequieto e turbolento. La crescita della popolazione, in questo ambiente anomalo, è stata vista come una minaccia all’esistenza della società umana, ma in realtà questo tipo di propaganda non è altro che una maligna cospirazione progettata da interessi di parte. Nessun problema è maggiore della capacità umana di risolverlo. Come tutti i problemi che si presentano all’umanità, il problema della crescita della popolazione deve essere affrontato e risolto in modo corretto.


Nel corso naturale dell’evoluzione, nascita e morte mantengono un certo parallelismo con la continuità del flusso senza fine della creazione. Ogni giorno, con la nascita di bimbi/e, i genitori e altri membri della famiglia sperimentano, naturalmente, grande felicità. Ma è materia di grande dolore il fatto che vi siano alcune persone del governo, o di altre sfere della vita pubblica, che considerano l’aumento del tasso di natalità come una maledizione sociale. Questo atteggiamento negativo è sicuramente una macchia oscura per la razza umana che ha raggiunto un certo grado di sviluppo intellettuale e di conoscenza scientifica.

 Crescita demografica 
È il problema della popolazione veramente un problema naturale? Il problema della popolazione dovrebbe essere considerato nel contesto di due fattori vitali – la disponibilità di cibo e la disponibilità di spazio. Oggi gli esseri umani hanno i mezzi sufficienti per gestire gli alimenti. La terra abbonda di risorse alimentari per nutrire molte volte di più la popolazione attuale. A causa della mancanza di collaborazione coordinata, di uno sforzo collettivo, di un’ideologia adeguata e di una buona pianificazione, la società è stata frammentata in molti gruppi e sottogruppi belligeranti, creando così nazioni ricche e povere.

Come risultato di questa tendenza fissipara, la società non è attualmente in grado di produrre cibo a sufficienza per soddisfare le esigenze umane. La tragedia è che anche se ci sono abbastanza risorse per la fornitura di cibo nutriente a tutti gli esseri umani sul pianeta, a causa dei difettosi sistemi socio-economici, non è stato ancora messo a punto un metodo efficiente per la distribuzione delle stesse.
Inoltre, non vi sarebbe carenza di spazio per vivere sul pianeta se lo spazio esistente venisse correttamente utilizzato. Poiché la terra è stata frazionata a causa di molte arbitrarie restrizioni sociali, economiche e politiche, e dell’influenza pervasiva di dogmi malevoli, le persone non sono in grado di affrontare i problemi in modo naturale. Se si fosse adottato il sistema della “massima utilizzazione e distribuzione razionale” di tutte le risorse naturali, l’eccessiva pressione dei problemi socio-economici potrebbe essere facilmente attenuata.

Che una madre sia fornita di latte materno sufficiente a nutrire il/la suo/a bambino/a appena nato/a, è una legge di natura. Allo stesso modo la natura è stata generosa nel fornire le risorse necessarie a soddisfare la domanda di cibo, e di altri requisiti essenziali, a tutti gli esseri umani. Vi è la necessità che le persone utilizzino in modo corretto queste risorse naturali. La natura stessa non può essere biasimata per la carenza di cibo o di spazio. Questi problemi sono essenzialmente il risultato di errori commessi dagli esseri umani.
E ‘un fatto che la popolazione mondiale è in rapido aumento, e di conseguenza molte persone siano spaventate. Nei paesi capitalisti ci sono ragioni sufficienti per tale timore. In questi paesi l’aumento della popolazione significa un corrispondente aumento della povertà della gente. Ma non c’è motivo per tanta paura in un sistema economico [di tipo] collettivo. In caso di carenza di alimenti e alloggio le persone collettivamente convertiranno le terre sterili in seminativi, aumenteranno la produzione agricola con metodi scientifici e produrranno cibo attraverso processi chimici che utilizzano le potenzialità della terra, acqua e aria. E se questa terra perde la sua produttività, allora gli esseri umani migreranno verso altri pianeti e satelliti e lì si stabiliranno.
Se le persone che vivono nei paesi capitalisti adotteranno volontariamente il metodi del controllo delle nascite per evitare le difficoltà economiche, forse non dovremmo criticarli. Ma va qui ricordato che l’utilizzo di metodi di controllo delle nascite che deformano i corpi di uomini e donne o distruggono le loro capacità riproduttive per sempre non può essere sostenuto, perché in qualsiasi momento ciò può causare una reazione mentale violenta.

 la soluzione del PROUT 

Nelle attuali condizioni socio-economiche, la teoria economica PROUT sostiene una politica integrata e precisa per affrontare il problema della popolazione. Secondo il PROUT, la crescita della popolazione raggiungerà automaticamente un suo livello naturale, in presenza dei seguenti quattro fattori all’interno della società:

  • In primo luogo libertà economica in modo che le persone possano avere una dieta nutriente. In Scandinavia, ad esempio, la capacità di acquisto della popolazione è alta e le persone godono di un buon tenore di vita; grazie a questo non sono afflitti dal problema della sovrappopolazione.
  • In secondo luogo, tutti dovrebbero avere il diritto di godere di buona salute. Se le persone hanno un corpo e la mente sani il loro sistema ghiandolare resta equilibrato, e possono facilmente trasformare la propria energia fisica in energia psichica e la loro energia psichica in energia spirituale. Grazie a questo sforzo, di canalizzare la mente in una direzione spirituale, le propensioni mentali più vili sono facilmente controllabili.
  • In terzo luogo, la gente dovrebbe essere libera da preoccupazioni mentali inutili e ansie. Quando si soffre in continuazione di angustie mentali, la mente si abbandona naturalmente ai più vili godimenti fisici per sbarazzarsi di quella condizione indesiderata. Quando le agonie mentali spariscono, gli esseri umani potranno godere di pace mentale ed essere in grado di assimilare le idee più sottili.
  • In quarto luogo, dovrà essere elevato il livello intellettuale dell’umanità. Con il progresso intellettuale gli esseri umani svilupperanno a 360 gradi le proprie potenzialità psichiche e potranno facilmente evolvere il loro potenziale psico-spirituale. Attraverso un continuo impegno, gli esseri umani saranno in grado di raggiungere la posizione suprema, fondendo la loro singola esistenza unitaria nell’esistenza Cosmica.

Quindi, il problema della popolazione non è solo un problema economico – ma include anche gli aspetti economici, biologici, psicologici e intellettuali.
Oggi le persone danno più importanza alla politica rispetto agli aspetti bio-psicologici ed economici scatenanti la crescita della popolazione.
La teoria che la popolazione aumenti ad un ritmo geometrico mentre la produzione di cibo aumenta ad un tasso aritmetico è profondamente difettosa. Una tale situazione può verificarsi solo in un sistema economico squilibrato. Tale problema non esisterà in un sistema economico progressista e bilanciato.

 economia collettiva 

E’ profondamente sbagliato propagandare l’idea che una popolazione in rapido aumento influenzerà negativamente la struttura economica collettiva. Oggi i capitalisti stanno cercando di controllare la crescita della popolazione attraverso il controllo delle nascite, perché un aumento della popolazione è dannoso per il capitalismo.

In una struttura economica collettiva non ci sarà necessità di sostenere il controllo delle nascite. Piuttosto, un aumento della popolazione aiuterà nella produzione dei beni essenziali.

Buone varietà di sementi, terra fertile, nutrimento adeguato, luce, aria e acqua sono tutti essenziali per una buona riproduzione sia nel regno vegetale sia animale. In questo senso gli esseri umani non sono diversi dalle altre creature…

La scienza ha raggiunto un tale livello che può inaugurare una nuova era. Può produrre cibo sintetico in forma di compresse per aiutare a risolvere i problemi alimentari del mondo. Una singola compressa cibo può essere sufficiente a fornire sostentamento per un giorno intero, quindi non dobbiamo temere l’ aumento della popolazione. Le generazioni future potranno spendere più tempo ed energie per attività psichiche e spirituali sottili, quindi la loro domanda di cibo fisico diminuirà.

Attraverso la ricerca oceanografica sono state scoperte abbondanti risorse alimentari nel mare e sul fondo del mare. Con l’applicazione della scienza e della tecnologia possiamo sfruttare queste risorse per affrontare la sfida del problema alimentare. La crisi che la società di oggi sta affrontando indica che l’umanità non incoraggia la massima utilizzazione e la distribuzione razionale delle potenzialità del pianeta. La scienza oggi viene utilizzato per sviluppare armi da guerra sempre più distruttive, piuttosto che per scopi benevoli e costruttivi.
La società dovrà adottare un sistema economico collettivo per:

  • massimizzare la produzione e la sicurezza economica al fine di controllare l’accumulo
  • garantire la razionale distribuzione della ricchezza collettiva attraverso un sistema cooperativo affiatato
  • attuare una pianificazione socio-economico decentrata
  • e assicurare il massimo utilizzo di tutti i tipi di potenzialità: mondane, sopramondane e spirituali.

Quindi la società fino ad ora non ha adottato un approccio di questo tipo e per questa ragione non è stata in grado di risolvere il problema alimentare.

Invece, sono state promosse forzatamente alcune pratiche disumane di controllo delle nascite. Non solo, tali pratiche sono pregiudizievoli per mantenere un corpo umano e una mente sani, provocano deformità fisica, disturbi, incomprensioni nella vita familiare, disordine mentale e debolezza.
Coloro ai quali sono stati causati tali disturbi psichici perdono il coraggio di affrontare le avversità della vita e la capacità di combattere per la giustizia sociale.

Imporre la paura della crescita della popolazione non è altro che una furba cospirazione realizzata da interessi particolari per sviare le persone e sfruttare la società. Le persone ottimiste di tutto il mondo dovranno unirsi e alzare la voce contro questa atroce cospirazione, e lavorare insieme per costruire una società giusta e benevola.

Agricoltura: Autosufficienza Produttiva e Unico Sindacato Agricolo

Agricoltura: Autosufficienza produttiva e un unico sindacato agricolo

dibattito in TV: di Tarcisio Bonotto


Il ‘peccato originale’ della crisi dell’agricoltura italiana è la “libera circolazione delle merci” imposta dalla globalizzazione economica e sancita dalla UE. Con la sola qualità dei prodotti non riusciremo a far ripartire l’economia italiana. E’ necessaria la AUTOSUFFICIENZA produttiva. Se ogni paese diventasse autosufficiente avremmo come risultato la massima occupazione. Se lo dicono gli economisti, perché non provarci?


Il conduttore di Notizie Oggi, canala Italia 53, Vito Monaco

L’invito era di Canale Italia 53, TV di Rubano in provincia di Padova, specializzata in dibattiti sui temi di attualità e televendite. E più attuale al momento sembra essere proprio l’agricoltura, perché da essa dipende la nostra alimentazione ed esistenza fisica…

Presenti come relatori due agricoltori, un nutrizionista, un agronomo, un sindacalista presidente del CopAgri, l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan e come pubblico una trentina di agricoltori e cultori della materia.

Il dibattito si è incentrato sui problemi che affronta oggi l’Agricoltura, da anni ormai sempre gli stessi, bassi prezzi delle materie prime alla produzione, prezzi dei prodotti alla distribuzione esorbitanti, aziende che chiudono per la concorrenza iniqua di paesi con più bassi livelli di retribuzione. Per fare un esempio importiamo dalla Cina dove la differenza salariale con l’Italia si attesta a 1 a 36.

Si è proseguito con l’elenco dei paesi da cui importiamo merci: Tunisia, l’olio a basso prezzo, ma non troppo controllato per la qualità, agrumi dal Marocco e oggi anche riso dalla Cambogia e dal Vietnam, dice la UE per aiutare quei paesi.

Vanni Stoppato, Agricoltore

Il nocciolo del problema per Vanni Stoppato, agricoltore di Nogara, è l’obbligo in Italia di produrre soia non OGM, mentre i sindacati agricoli nulla dicono sulla soia OGM importata, con la quale si alimentano gli animali. Non solo molta di quella soia transgenica è presente anche nei nostri alimenti.

Giorgio Bissoli, contoterzista agricolo, e presidente dell’Ass. Azione Rurale, ha sottolineato il fatto che nelle borse merci locali i prezzi sono ‘costruiti’ dai sindacati agricoli e non sono sempre favorevoli agli agricoltori.

Giorgio Bissoli, Agricoltore

In pratica è emersa una situazione dell’organizzazione agro-industriale a dir poco selvaggia, ci sono delle regole, anche non scritte, ma vengono regolarmente stravolte. Un esempio: gli agricoltori piantano i pomodori, materia prima per diverse aziende italiane, ma queste impongono il prezzo solo dopo qualche settimana dalla piantumazione, gli agricoltori non possono tornare indietro e devono accettare il prezzo al ribasso. Quest’anno il prezzo del pomodoro è sceso del 25% rispetto all’anno scorso.

L’Assessore all’Agricoltura Pan, ha ribadito la necessità di attuare la politica della qualità dei prodotti per essere competitivi sul mercato, anche internazionale. Ha affermato che stanno recuperando la produzione della barbabietola. Al che si è scatenata la protesta di Vanni Stoppato affermando “avete venduto le quote delle barbabietole da zucchero a Germania e Francia e adesso volete recuperarle, perché non avete fermato la vendita?”“Non sono stato io a venderle”, risponde l’assessore.

Giuseppe Pan, Assessore Agricoltura Regione Veneto

In effetti sarebbe stato opportuno, da parte della Regione Veneto, per lo meno protestare per la decisione dei sindacati agricoli di vendere le quote ed eliminare definitivamente la produzione della barbabietola da Emilia Romagna e Veneto, obbligare alla chiusura 3 zuccherifici, visto che una buona parte della produzione proveniva dal Veneto, causando perdite secche per investimenti sui macchinari e mancati guadagni.

Il sindacalista della CopAgri, Franco Verracina, ha elencato alcuni dati sulla chiusura di attività agricole, diminuzione della produzione, aumento della disoccupazione, ma ha puntato pure sulla qualità e sui controlli per salvaguardare il made in Italy.

Alcune delle soluzioni più quotate per la salvaguardia dell’agricoltura e dell’occupazione, da quanto è emerso, sarebbero la qualità, i controlli e la capacità di scelta del consumatore. Mi sono venuti parecchi dubbi su queste possibili soluzioni perché se ne parla da molti anni ma non si è vista ancora una inversione di tendenza. In questa crisi le persone pensano a sfamarsi e meno alla qualità…

Non vedendo spiragli per delle appropriate soluzioni, sono intervenuto affermando che dovremmo smetterla di pensare alla qualità dei prodotti e alle capacità di scelta del consumatore quando il ‘peccato originale’, la causa della crisi produttiva è un’altra. La Globalizzazione Economica con i suoi 3 trattati (GATT, TRIM, TRIP) stesi su 27.000 pagine introdotta in Europa dal 2001, con l’entrata dell’euro, ha aperto le frontiere ad ogni merce senza restrizioni alcuna, per il principio della ‘libera circolazione delle merci’. Ma con le merci provenienti da paesi con differenze salariali da 1-10 a 1-36 rispetto all’Italia, è impossibile competere e le nostre produzioni e aziende devono chiudere. Dal 2001 ad oggi sono sparite 270.000 imprese agricole, 114.000 solo nel 2013.

Tarcisio Bonotto, IRP

A questo punto dobbiamo delineare una via di uscita possibile e come Istituto di Ricerca PROUT la vediamo nella AUTOSUFFICIENZA produttiva italiana. Vale a dire “produrre localmente tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che possiamo produrre per garantire a tutti le necessità basilari“.

Ciò significa che “non importiamo merci e prodotti che possiamo produrre in loco” pena aumento della disoccupazione. Se produciamo pomodori per il 100% del fabbisogno italiano, non importeremo pomodori, etc.

Ma aggiungiamo che abbiamo il diritto di nascita di “boicottare o buttare fuori dal mercato le merci e prodotti che non sono prodotti in Italia”, per la nostra sopravvivenza e per favorire l’occupazione locale. Non vediamo altre strade.

Il dibattito è proseguito con la proposta di Vanni Stoppato: “Chiudiamo gli occhi per un momento e pensiamo di avere in Italia un solo sindacato agricolo, i cui dirigenti siano eletti dagli agricoltori”, invece del dividi et impera delle 3 e più Sindacati Agricoli oggi presenti che sembra non lottino più a favore degli agricoltori. Infatti il loro budget proviene per il 10% dal tesseramento degli agricoltori e per il 90% da contributi istituzionali. Troppo comodo lavorare in questo modo.

In effetti l’attenzione dovrebbe essere spostata dalla divisione e lotta di natura politica dei Sindacati ai soli problemi economici delle categorie rappresentate.

Voi sapete che se le proposte sono razionali e incontrano il sentimento collettivo, la loro realizzazione è solo questione di tempo. Il Mazzini della Giovane Italia ha piantato i semi per l’Unità Italia, ma non ha visto la sua opera realizzata.

Può darsi che non la vedremo nemmeno noi un’agricoltura autosufficiente e una sola Federazione Agricola italiana, ma per lo meno proviamo a “piantarne i semi!”

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

Previsioni e Rivoluzioni: Conversazione con Ravi Batra su Tecnologia ed Economia

di Apek Mulay, CEO, Mulay’s Consultancy Services
12/28/2016


Dr. Ravi Batra, professore di economia presso la Southern Methodist University di Dallas, è stato elogiato da molti organi di informazione per le sue inquietanti previsioni degli scenari socio-economici. Ha iniziato a far previsioni nel 1978, con un libro intitolato “La caduta del capitalismo e del comunismo”, nel quale ha predetto la caduta del comunismo sovietico entro la fine del secolo, e la fine del capitalismo monopolistico intorno al 2010.


Nessuno ha preso il libro sul serio fino a quando non è crollato il muro di Berlino, nel 1989, e l’Unione Sovietica si è disintegrata subito dopo. E’ stata così sorprendente e veloce la caduta dell’impero russo che l’Italia ha assegnato al Dr. Batra una medaglia del Senato italiano per la sue accurate previsioni. Ha aggiornato il suo libro nel 2006, con un’altra opera intitolata “The New Golden Age: The Coming Revolution in political corruption and economic caos.

Le previsioni descritte in questo libro sono mozzafiato, simili a quelle inserite nei suoi precedenti lavori. Anche in questo caso, prevedeva una serie di rivoluzioni a partire dal 2009 fino al 2019 e come per i suoi precedenti lavori, anche questo è un misto di storia e di economia.

Prof. Ravi Batra, Southern Methodist University, Dallas, Texas (USA)

Batra ha predetto una grande recessione a partire dal 2008, scaturita da un forte aumento della concentrazione di ricchezza e l’aumento del prezzo del petrolio, che ricorderete è arrivato a 147 dollari al barile. Ha anche previsto il crollo del prezzo del petrolio dopo il 2011. Per quanto riguarda la politica, ha previsto una rivoluzione nel 2009 e poi di nuovo nel 2016.

Dal momento che molte delle sue previsioni sono state accurate, ho raggiunto con il Dr. Batra poco prima di Natale e l’ho intervistato sulle sue previsioni, concentrandomi sul ruolo della tecnologia nel campo dell’economia e della storia. Egli è stato così gentile da passare qualche ora a dialogare con me e poi ha inviato risposte scritte alle mie domande, spiegando come e perché è riuscito a vedere ciò che nessun altro ha potuto intravvedere. Ecco un resoconto di quell’intervista.

Mulay: Grazie Dr. Batra per aver accettato di spiegare la natura del suo lavoro. La mia prima domanda riguarda il ruolo della tecnologia all’interno della sua analisi economica e storica. Ho sentito dire da molti economisti che una buona dose di disoccupazione americana deriva dall’uso di nuove tecnologie che rendono il lavoro ridondante. Cosa ne pensa?

Batra: Vorrei iniziare ringraziandola per l’offerta di mandare in onda le mie opinioni. Gli economisti moderni hanno una visione miope della tecnologia, perché non sono riusciti a guardare all’andamento della storia. Le nuove invenzioni non sono una novità; sono state realizzate fin dalla nascita della Repubblica americana. Prima c’erano le carrozze trainate dai cavalli, poi sono arrivate le ferrovie, poi le automobili, e ora aerei, computer, telefoni cellulari, robotica e così via. La lista delle nuove invenzioni è infinita. Tuttavia, per gran parte della storia degli Stati Uniti c’è stata piena occupazione. Quindi la nuova tecnologia non è causa della disoccupazione, almeno da un studio della storia.

Mulay: Ma dovrebbe concordare che l’uso del computer, ecc. ha nettamente aumentato la produttività del lavoro che in effetti ha portato ad una certa disoccupazione.

Batra: “Lasciate che vi dica perché la tecnologia non è qui la colpevole, ma è la politica del governo ad essere in difetto. Vedete, ci sono due tipi di tecnologie: sostitutrici di lavoro e creatrici di lavoro. I computer infatti hanno sostituito il lavoro, ma la produzione di questi computer ha creato nuovi posti di lavoro e più redditizi. In passato, abbiamo avuto il commercio con l’estero, ma non  l’outsourcing, l’esternalizzazione della produzione che gli economisti di oggi credono che operi allo stesso modo del commercio estero. Questo, tuttavia, è sbagliato e ha distrutto gli effetti positivi della nuova tecnologia.

Da un lato, le nuove invenzioni hanno reso il lavoro ridondante ma, dall’altra, generano nuovi prodotti. In passato, quando a causa delle innovazioni il lavoro è diventato ridondante, i lavoratori eccedenti hanno trovato posti di lavoro ben pagati nelle industrie che hanno fabbricato i nuovi prodotti. Oggi le nuove invenzioni si realizzano ancora nei laboratori delle università come il MIT, ma i nuovi prodotti sono prodotti all’estero a causa dell’esternalizzazione della produzione. Apple ha scoperto un prodotto meraviglioso come lo smartphone, ma la sua produzione avviene in Cina. Perciò al giorno d’oggi, le nuove tecnologie cancellano il lavoro in America e creano posti di lavoro in altri paesi. Così, la colpa non è della tecnologia, ma della politica del governo che permette l’esternalizzazione.

Mulay: Così abbiamo avuto piena occupazione per gran parte della nostra storia, mentre il nostro tenore di vita ha continuato a aumentare, perché i nuovi prodotti sono stati costruiti negli Stati Uniti, e hanno aumentato pure la nostra produttività.

Batra: Sì, ha capito bene.

Mulay: Ma l’esternalizzazione della produzione da sola non può generare tutta la disoccupazione che abbiamo ancora. Il nostro dipartimento del lavoro ci dice che se contiamo i lavoratori disoccupati e part-time a lungo termine che vogliono lavorare a tempo pieno, allora il tasso di disoccupazione va oltre il 9%. Inoltre oggi in America, vi è un’enorme povertà.

Batra: Anche in questo caso la mia risposta è la stessa. Gli economisti moderni semplicemente non conoscono l’economia. Infatti con l’aumento di 18 trilioni di dollari di debito federale dal 1981, potremmo pensare che sia la disoccupazione, sia la povertà fossero già scomparse completamente. Il 1972 è un anno importante nella storia americana, quando il salario reale ha raggiunto il picco massimo e da allora è stato via, via ridotto. Questo è anche l’anno in cui gli economisti hanno cominciato ad adottare il finanziamento in deficit per curare qualsiasi problema economico. Quando il prezzo del petrolio è salito alle stelle nel 1973, il governo ha aumentato il deficit di bilancio per combattere la disoccupazione in aumento, mentre la Federal Reserve (Fed) ha doverosamente stampato più soldi per finanziare un deficit in rapido aumento. Questo è il ‘finanziamento del disavanzo’. Nel 1979 l’inflazione è stata così pesante che è salita la disoccupazione; poi la Fed ha ridotto il flusso di denaro per portare l’inflazione sotto controllo. Questo passo  ha reso la disoccupazione ancora peggiore e nel 1981 abbiamo avuto una mega recessione, simile a quella del 2007. Il mio punto è che gli economisti non credono più nel libero mercato; così continuiamo a saltellare da una crisi all’altra e in questo processo la povertà continua d aumentare.

Mulay: Penso che lei sia sulla strada giusta. I recenti deficit di bilancio sono stati i più alti dal 2008 e la Fed ha continuato a stampare denaro. Ho sentito parlare di ‘Elicottero Ben’, poichè Ben Bernanke è stato il presidente della Fed quando ci ha colpito la grande recessione, e si dice che Bernanke abbia stampato moneta a volontà per combattere la disoccupazione.

Batra: Ho sentito parlare anche di questo, ma penso sia uno scherzo. Il settore privato è il principale creatore lavoro, e se questo settore continua a non funzionare correttamente, i soldi del governo diventano solo un cerotto e problemi aumentano.

Mulay: Allora qual’è la vera causa della povertà e della disoccupazione?

Batra: La vera causa è l’aumento del divario tra il salario reale e la produttività. Se la produttività aumenta più velocemente dei salari, sia la disoccupazione sia la povertà salgono; è solamente una questione di domanda e offerta. La produttività è la principale fonte di produzione o di offerta e i salari reali sono la principale fonte di domanda. Se la produttività aumenta più velocemente del salario reale, l’offerta aumenta più rapidamente della domanda, si verifica la sovrapproduzione, che a sua volta si traduce in licenziamenti e povertà. Abbiamo bisogno di vietare l’esportazione di nuova tecnologia, che aumentano la produttività, ma la loro esportazione attraverso l’esternalizzazione non crea posti di lavoro in America. Quindi questo è un doppio smacco. Mentre la produttività aumenta il salario reale può effettivamente scendere, come è avvenuto dal 1973.

Mulay: Cosa pensa di Mr. Trump, il presidente eletto e delle sue politiche. Sembra che sia contro l’esternalizzazione del lavoro che ha appena descritto.

Batra: Mr. Trump sta certamente facendo la cosa giusta in questa materia. Tuttavia, ha anche intenzione di aumentare bruscamente il deficit di bilancio, che farà male alla nazione allo stesso modo in cui ciò è stato deleterio fin dal 1973. A proposito nel libro “The New Golden Age” [La nuova età dell’Oro], a pagina 174, avevo previsto l’arrivo di una personalità come il signor Trump, per sconfiggere il dominio del denaro in politica, almeno nella politica presidenziale.

Mulay: Che cosa? Ho letto quel libro e so che ha predetto delle rivoluzioni in America per il 2009 e il 2016. Questo libro è stato scritto nel 2006; come si possono fare profezie, da far tremare la terra, dieci anni prima?

Batra: Obama è diventato presidente nel 2009 e Mr. Trump è stato eletto nel 2016. Avevo scelto questi anni come anni di rivoluzioni sociali. Dal momento che prevedevo l’inizio di una grande recessione nel 2007, è stato facile prevedere le sue conseguenze politiche, perché in ogni elezione una cattiva economia significa una perdita per l’inquilino della Casa Bianca. Obama non ha perso, ma hanno perso i suoi protetti.

Mulay: Ma i presidenti cambiano ogni quattro o otto anni, mentre le rivoluzioni si verificano una volta in un secolo. Come ha fatto a capire che i cambiamenti presidenziali in arrivo sarebbero stati delle rivoluzioni?

Batra: Beh, questa non è la prima volta in cui avevo previsto delle rivoluzioni. L’ho fatto nel mio lavoro del 1978, con la caduta dell’Unione Sovietica e nel 1980 con la sostituzione dello Scià di Persia con l’ayatollah. E ‘possibile prevedere rivoluzioni esaminando i cicli storici che ho descritto nei miei libri.

Mulay: Così ha anche previsto l’arrivo degli ayatollah in Iran. In ogni caso, ciò che il signor Trump ha fatto ci ha stupiti e sembra davvero una rivoluzione. Anche Obama ha fatto la stessa cosa?

Batra: Sì, certo. In primo luogo, entrambi avevano un messaggio anti-establishment che si è concentrato sulla classe media in decadenza. Poi Obama ha fatto quello che nessuno ha realizzato in 5000 anni di storia documentata. A mia conoscenza, è il primo uomo di colore a capo di una nazione che probabilmente era, e forse è, la più ricca e militarmente la più potente. Niente come questo è  mai successo in qualsiasi altro luogo sulla terra.

Mulay: Che cosa prevede ora?

Batra: Penso che la presidenza di Mr. Trump sia come quella del signor Reagan – due anni cattivi seguiti da diffusa prosperità. Il 2017 potrebbe aprirsi come un brutto sogno derivante da una cattiva gestione dell’economia sin dal 1981. Mentre il signor Trump ha una buona politica in materia di commercio internazionale, le sue altre idee ci ricordano il sistema di finanziamento in deficit, che per me può creare sia problemi interni che per il mondo intero.

Mulay: Qual è allora la cosa giusta da fare?

Batra: La nazione, anzi il mondo, ha bisogno delle riforme di libero mercato che ho descritto in dettaglio nel mio nuovo libro End Unemployment Now: How to Eliminate Joblessness, Debt and Poverty Despite Congress”. [Stop disoccupazione ora: come eliminare la disoccupazione, il debito e la povertà nonostante il Congresso- McMillan]

Mulay: Avete inviato questo libro al presidente Trump?

Batra: L’ho spedito alla responsabile della sua campagna elettorale.

Mulay: Qual è stata la sua risposta?

Batra: Per ora nulla.

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Traduzione: Tarcisio Bonotto
Dal sito: http://www.ebnonline.com/author.asp?section_id=3315&doc_id=282269&

Predictions & Revolutions: A Conversation with Ravi Batra

 Predictions & Revolutions: a Conversation about Electronics & Economics with Ravi Batra 

Apek Mulay, CEO, Mulay’s Consultancy Services
12/28/2016


Dr. Ravi Batra, a professor of economics at Southern Methodist University in Dallas, has made a great career from his uncanny forecasts. He started making predictions in 1978 when he wrote a book called The Downfall of Capitalism and Communism, which predicted the fall of Soviet Communism by the end of the century, and the demise of monopoly capitalism around 2010.


No one took the book seriously until the Berlin Wall fell in 1989 and the Soviet Union collapsed soon thereafter. So stunning and swift was the fall of the Russian empire that Italy awarded Dr. Batra a medal of the Italian Senate for his accurate prediction. He updated his book in 2006 in another work titled The New Golden Age: The Coming Revolution in Political Corruption and Economic Chaos.

Forecasts he made in this book were as breathtaking at those in his earlier work. Again, he foresaw a variety of revolutions beginning in 2009 and going all the way to 2019. As with his earlier work, this one also is a mixture of history and economics.

Prof. Ravi Batra, Southern Methodist University, Dallas, Texas (USA)

He predicted a big recession starting in 2008 from a major rise in wealth concentration and the price of oil, which you may recall peaked at $147 per barrel. He also foresaw a collapse in the oil price after 2011.  Regarding politics, he predicted a revolution in 2009 and then again in 2016.

Since many of his forecasts have been accurate, I caught up with Dr. Batra just before Christmas and interviewed him about his predictions, focusing on the role of technology in the economy and history. He was gracious enough to spend a few hours with me and later offered written answers to my questions, explaining why and how he saw what no one else did. Here is an account of that interview.

Mulay: Thank you Dr. Batra for agreeing to explain the nature of your work. My first question is about the role of technology in your economic and historical analysis. I have heard from many economists that a good deal of American unemployment arises from the use of new technology that makes labor redundant. What do you think?

Batra: Let me start by thanking you for offering to air my views. Modern economists have a myopic view of technology, because they have failed to look at history. New inventions are nothing new; they have been occurring from the very birth of the American Republic. First came horse-driven carriages, then came railroads, then automobiles, and now airplanes, computers, cellphones, robotics and so on. The list of new inventions is endless. Yet for much of US history there has been full employment. So new technology is not the cause of unemployment, at least from a study of history.

Mulay: But you have to agree the use of computers etc. has sharply increased labor productivity and indeed led to some unemployment.

Batra: “Let me tell you why technology is not the culprit here. It is the government policy which is at fault. You see, there are two types of technologies: labor replacing and job creating. Computers indeed are labor replacing, but building those computers creates new and more lucrative jobs. In the past, we had foreign trade but no outsourcing, which today’s economists believe works like foreign trade. This, however, is wrong and has destroyed the positive effects of new technology.

On the one hand, new inventions make labor redundant, but they generate new products on the other. In the past, when labor became redundant from innovations, the displaced workers found high-paying jobs in industries that built new products. But now new inventions still occur in the labs of universities like MIT, but new products are produced abroad because of outsourcing. Like, Apple discovered a wonderful product as the smartphone, but its production occurs in China. So nowadays, new technologies only displace labor in America while creating jobs in other countries. Thus, the fault lies not with technology but with government policy that permits outsourcing.

Mulay: So we had full employment for much of our history, while our living standard kept rising because new products were built in the U.S., and they raised our productivity as well.

Batra: Yes, you got it.

Mulay: But outsourcing alone cannot generate so much unemployment that we still have? Our own labor department tells us that if we count the long-term unemployed and part-time workers who want to work full time then the unemployment rate is still more than 9%. Furthermore, there is tremendous poverty in America today.

Batra: Here again my answer is the same. Modern economists just don’t know economics, or else after adding $18 trillion to federal debt since 1981, you would think both unemployment and poverty would have vanished completely. 1972 is an important year in American history, because that is when the real wage peaked and has been gradually declining ever since. That is also the year when economists began to adopt deficit financing to cure any economic problem. When oil price skyrocketed in 1973, the government raised the budget deficit to fight the rising unemployment, while the Federal Reserve (the Fed) dutifully printed more money to finance the rocketing deficit. This is what deficit financing is. By 1979 inflation was so bad that joblessness soared; then the Fed cut down on money supply to bring inflation under control. This made unemployment even worse and by 1981 we had a mega recession, almost as bad as the recession of 2007. My point is that economists don’t believe in free markets anymore; so we keep hopping from one crisis to another. In the process poverty keeps rising.

Mulay: I think you are onto something. Recent budget deficits have been higher than ever since 2008 and the Fed has continued to print money. I have heard about Helicopter Ben, as Ben Bernanke was the Fed chairman when the Great Recession hit us, and he is said to have had a helicopter printing press for money to fight unemployment. 

Batra: I have also heard about this, though it may be a joke. The private sector is the main job creator, and if this sector continues to malfunction, the government money works only as a band aid and problems fester.

Mulay: Then what is the real cause of poverty and unemployment?

Batra: The true cause is a rise in the gap between the real wage and productivity. If productivity rises faster than wages, then both unemployment and poverty go up; this is purely a matter of supply and demand. Productivity is the main source of production or supply and real wages are the main source of demand. If productivity rises faster than the real wage, supply increases faster than demand, and overproduction occurs, which in turn results in layoffs and poverty. We need to ban the export of new technology, which raises productivity, but its export through outsourcing does not create jobs in America. So this is double whammy. While productivity rises the real wage may actually fall, as has been happening since 1973.

Mulay: What do you think of Mr. Trump, the president-elect and his policies. He seems to be against the kind of outsourcing you have just described.

Batra: Mr. Trump is certainly doing the right thing in this matter. However, he also intends to raise the budget deficit sharply, and that will hurt the nation in the same way it has been hurting us ever since 1973. By the way in The New Golden Age, on page 174, I had predicted the rise of a personality like Mr. Trump to defeat the rule of money in politics, at least presidential politics.

Mulay: What? I have read that book and I know you predicted revolutions in America for 2009 and 2016. That book was written in 2006; how could you make earth-shaking prophecies ten years ago?

Batra: Mr. Obama became president in 2009 and Mr. Trump was elected in 2016. I  had selected these years as years of revolutions. Since I foresaw the start of a huge recession in 2007, it was easy to forecast its political consequences, because in every election a bad economy means a loss for the incumbent in the White House. Mr. Obama did not lose but his protégé did.

Mulay: But presidents change every four or eight years, whereas revolutions occur once in a century. How did you know that the incoming presidential changes would be revolutions?

Batra: Well, this is not the first time I predicted revolutions. I foresaw the fall of the Soviet Union in my 1978 work and the Ayatollahs replacing the Shah of Iran in my 1980 work. It is possible to forecast revolutions by examining the patterns of history that I have described in my books.

Mulay: So you also predicted the rise of Ayatollahs in Iran. Anyway, what Mr. Trump has done astonished everyone and is indeed a revolution. Did Mr. Obama achieve the same thing?

Batra: Yes, of course. First, both had an anti-establishment message that focused on the vanishing middle class. Then Mr. Obama did what no one has done in 5,000 years of recorded history. To my knowledge, he is the first black man to head a nation that arguably was, and perhaps is, the richest and militarily the most powerful. Nothing like this ever happened at any other place on earth.

Mulay: What do you foresee now?

Batra: I think Mr. Trump’s presidency would be like that of Mr. Reagan—two bad years followed by wide-spread prosperity. 2017 could open up as a bad dream resulting from a mismanaged economy since 1981. While Mr. Trump has a good policy on international commerce, his other ideas remind you of deficit financing, which to me is likely to create really bad problems for the world.

Mulay: What then is the right thing to do?

Batra: The nation, indeed the world, needs free-market reforms that I have described in detail in my new book, End Unemployment Now: How to Eliminate Joblessness, Debt and Poverty Despite Congress.

Mulay: Have you sent this book to Mr. Trump.

Batra: I have sent it to his campaign manager.

Mulay: What is her response?

Batra: No reply yet.

http://www.ebnonline.com/author.asp?section_id=3315&doc_id=282269&

La nostra visione del Sistema Politico Italiano

 La nostra visione del Sistema Politico Italiano 


Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo non è in grado di risolvere i problemi umani” e quindi “il Capitalismo deve finire”.


Tarcisio Bonotto – 02/12/2016

Si dice che la politica del ‘NO’ non paga.

‘NO’ al nucleare, ‘NO’ alla privatizzazione dell’acqua, ‘NO’ alla Globalizzazione, ‘NO’ alla legge elettorale, ‘NO’ alla riforma Costituzionale … hanno creato forti movimenti ma prodotto poche soluzioni alternative allo status quo, che dovrebbe essere necessariamente migliorato.

La Globalizzazione ce la siamo vissuta tutta, l’acqua è per decreto un bene commerciale, il fotovoltaico, come piccola alternativa al nucleare è andato alla ribalta solo qualche anno fa…

Certo, dire ‘NO’ ad una certa visione politico-sociale ed economica può essere un primo passo importante, per arginare la deriva e lo sfruttamento della classe liberista. Dopo il ‘NO’ e l’eventuale protesta, la domanda che viene spontanea è: “quale alternativa possibile abbiamo se non vogliamo questa minestra?”

Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, ma è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo deve finire”.
 globalizzazione economica 

Per la globalizzazione economica avevamo proposto dopo il G8 di Genova e di Praga:

  • La formazione di Comunità Economiche tra paesi omogenei, in sviluppo e potenzialità economiche (come ASEAN, non come il NAFTA)
  • La formazione di zone-socio-economiche autosufficienti nelle quali la popolazione si riconosca per legami comuni
  • L’autosufficienza di ogni paese, di contro alla liberalizzazione selvaggia e il libero movimento di merci, persone, capitali e finanza tra paesi non omogenei.

In effetti è impossibile competere con la Cina dove il livello di retribuzione è circa 20 volte inferiore a quello italiano. Per questa ragione le Comunità Economiche vanno create tra paesi omogenei.

La Globalizzazione ci ha trovati impreparati, non strutturati a sufficienza e ciò ha peggiorato la nostra situazione economico-produttiva: quasi 4 milioni di disoccupati e 870.000 aziende chiuse.

Ma passiamo alla nostra proposta di Riforma Costituzionale e Legge Elettorale.

 proposta di modifica della Costituzione 

La nostra proposta per la modifica della Costituzione, un disegno a livello internazionale, si snoda in 13 punti chiave e una Magna Carta essenziale.

Tra i tredici punti leggibili nel nostro sito al link: Sistema Politico, troviamo interessanti i seguenti:

  1. Il Parlamento nel ruolo di assemblea costituente. Il Parlamento svolgerà il ruolo di assemblea costituente solo con una maggioranza di 7/8 dei suoi membri, in quanto la modifica della costituzione, a intervalli regolari riduce lo status della costituzione.
  2. Tutte le lingue vive di un paese devono avere pari dignità di fronte allo Stato o al governo.
  3. Parità di diritti. Tutti i cittadini devono avere pari diritti di fronte alla legge. Devono essere prese in considerazione in modo uguale per tutti i cittadini, le necessità materiali, in modo che tutti i cittadini possano ottenere equilibrio e bilanciamento nella vita collettiva.
  4. Comitato di Revisione. Per controllare il progresso economico e lo sviluppo delle diverse parti del paese, dovrebbe essere costituito, dal presidente, un comitato di revisione di alto livello. Se c’è una qualche diversità tra il governo e il Comitato, il presidente deve agire secondo i consigli del parlamento. E se non vi è alcuna differenza tra il parlamento e il Comitato, il presidente dovrebbe chiedere consiglio dalla corte suprema del paese e agire secondo il loro parere ufficiale, secondo le disposizioni della Costituzione.
  5. Causa contro il primo ministro o il presidente. Un caso giudiziario può essere depositato presso la Corte Suprema contro qualsiasi persona del paese inclusi il primo ministro e il presidente, perché ogni cittadino del paese è uguale davanti alla Costituzione.
  6. Diritto di autodeterminazione e di plebiscito. Il diritto di autodeterminazione di una parte del paese può essere riconosciuta solo sulla base di un referendum tenutosi in quella zona con il permesso del parlamento in assetto di assemblea costituente. Se il referendum si potrà tenere, dovrà essere tenuto sotto lo stretto controllo e la supervisione del governo centrale e del capo della Commissario Elettorale del paese.
  7. Deve essere garantita l’istruzione primaria per tutti e l’istruzione dovrebbe essere libera da ogni interferenza politica.
  8. La Legge e la Costituzione dovrebbero coincidere. La legge e la Costituzione dovrebbero essere le stesse per tutto il paese, come ogni individuo è uguale di fronte alla legge e davanti alla costituzione. Secondo la Costituzione, ogni parte del paese potrà godere dello stesso potere. Ad esempio, non dovrebbero essere consentiti diritti speciali o facilitazioni per il Kashmir. Oggi un Kashmiri può andare in Bengala ad acquistare dei terreni, una casa, ecc., ma un bengalese non può godere di tali privilegi in Kashmir. Questo tipo di discriminazione deve finire.

Possiamo aggiungere per l’Italia che non devono esistere Regioni a statuto speciale.

La formazione di un Governo Mondiale richiederà una Costituzione Mondiale. In tale costituzione dovrebbe essere inclusa una Carta dei Principi (o Bill of Rights) che comprenda almeno le seguenti quattro aree.

  1. Prima: dovrebbe essere garantita completa sicurezza a tutte le piante e gli animali del pianeta.
  2. Seconda: ogni paese deve garantire il potere d’acquisto a tutti i suoi cittadini.
  3. Terza: la Costituzione deve garantire quattro diritti fondamentali –
    1. Libertà di pratica spirituale
    2. Rispetto delle tradizioni culturali
    3. Istruzione
    4. Espressione delle lingue indigene.
  4. Quarta: se la pratica di uno qualsiasi di questi diritti confligge con i valori umani cardinali, allora tale pratica deve essere immediatamente fermata. Cioè, i valori umani cardinali devono avere la precedenza su tutti gli altri diritti.

Tutte le costituzioni del mondo soffrono di numerosi difetti. I punti di cui sopra possono essere adottati, dagli estensori delle diverse Costituzioni, per superare tali difetti.

 

 legge elettorale 

 Il Suffragio Universale, il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto il 18° anno di età, sebbene una conquista sociale di non poco conto, nasconde tuttavia dei problemi che possono inficiare e indebolire la Democrazia. Infatti se i/le votanti non hanno sviluppato una coscienza socio-economico-politica adeguata rischiano di dare il voto a persone incompetenti, e mosse da interessi individuali o di gruppo, che minano alla radice i principi stessi del vivere democratico. 

 

 il collegio elettorale 

Il collegio elettorale viene formato da tutti i cittadini che hanno sviluppato una COSCIENZA SOCIO-ECONOMICO-POLITICA adeguata per decidere la validità delle proposte di qualsiasi candidato. La Democrazia viene indebolita se a votare sono persone senza alcuna conoscenza dell’impianto sociale, economico, politico e culturale del paese.

Da questo punto di vista si propone che ogni elettore/trice debba essere sottoposto/a ad un esame adeguato per testare la propria conoscenza dei fattori civici di base, economici, e poter diventare un/a coscienzioso/a votante.

Il Suffragio Universale è stata una grande conquista della nostra società, ma per ciò che è emerso in questi ultimi anni (compravendita dei voti, spirito di appartenenza e interessi privati…), il sistema amministrativo si è sfaldato e la corruzione è diventata di casa, potrebbe essere modificato.

“Il diritto di voto deve essere conferito a persone istruite che hanno coscienza politica e consapevolezza dei problemi della gente. L’età non dovrebbe essere il criterio di diritto di voto. Se il diritto di voto è dato a persone analfabete, vi è la possibilità che siano eletti dei rappresentanti antisociali e incompetenti”. (P.R. Sarkar)

Per questo motivo dovremmo ripristinare l’Educazione Civica nelle scuole, e istituire come per il patentino del motorino o la patente automobilistica, un esame per chi desidera partecipare al collegio elettorale della propria area.

 

 sistema selecto-elettorale 

Si intende un sistema in cui vengono eletti dai collegi elettorali tutti i rappresentanti dal livello Comunale al livello Parlamentare, in un’unica elezione.

 facciamo un esempio per l’Italia 

Una premessa: tenendo conto che è necessario accorpare i comuni più piccoli fino a formare un’associazione di circa 5.000 persone, unità minima per la pianificazione economica, tuttavia per semplicità tralasciamo questa nota.

I collegi elettorali eleggono tutti i rappresentanti istituzionali dal livello comunale al livello parlamentare: in tutto ad es. 123.480 rappresentanti.

selecto-elettorale

  • 480 eletti selezioneranno il primo livello di Amministrazione: i Sindaci
  • L’insieme dei sindaci e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Provincie.
  • L’insieme dei rappresentanti delle Provincie e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Regioni.
  • I Rappresentanti delle Regioni e i Rimanenti selezioneranno i rappresentanti della Camera e del Senato.

Il Primo Ministro viene eletto dal Parlamento e il Presidente del paese dalla popolazione.

Nel sistema politico proutista sono presenti le Province, se necessario o i distretti (area geografica con circa 100.000 abitanti), sempre se necessario.

 parlamento 

 le funzioni di Camera e Senato sono distinte 

La Camera ha funzioni Analitiche delle problematiche delle aree interessate dai Collegi Elettorali, mentre il Senato ha una funzione Sintetica: vale a dire valutando in ragione di priorità, necessità, urgenza, fattibilità e obiettivi di sviluppo socio-economico, deciderà quali leggi vadano approvate, come unico organo deputato alla loro emanazione.

 

 rapporto stato-regioni-comuni 

 le tre strutture statali 

(da ‘Il Governo Mondiale’ – Edizioni IRP-Istitutodi Ricerca Prout)

Il Governo Mondiale avrà tre rami – Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, con una divisione chiara di potere tra di essi. All’inizio il Governo Mondiale dovrebbe funzionare come un organismo legislativo, mentre l’amministrazione effettiva degli affari giornalieri sarà lasciata all’amministrazione dei governi nazionali e regionali.

L’Organismo Legislativo a livello mondiale e nazionale (federale)  dovrebbe essere di tipo bicamerale, con un Camera Alta e un Camera Bassa. Membri della Camera Bassa saranno eletti in proporzione alla popolazione e quelli della Camera Alta saranno un numero fisso di rappresentanti per ogni Paese. Di conseguenza, un Paese come Cina potrà avere più rappresentanti nella Camera Bassa, ma nella Camera Alta ciascun Paese avrà uguale rappresentanza.

A livello nazionale il PROUT propone una federazione di stati con una forma di repubblica presidenziale.

 divisione e distribuzione dei poteri 

Tutti i poteri di ciascun livello di governo saranno suddivisi e distribuiti dalla costituzione mondiale o da una delibera organica del Consiglio Mondiale. Il Governo Mondiale rimarrà responsabile della legislazione, delle relazioni internazionali, della salvaguardia dei diritti umani, della giustizia sociale ed economica, della valuta mondiale e del funzionamento della Banca Mondiale. Il Governo Mondiale dovrebbe avere a sua disposizione una milizia mondiale permanente senza alcun obbligo verso una qualsiasi nazione.

Possono rimanere sotto la responsabilità dei governi nazionali: difesa nazionale, affari esteri, valuta, ferrovie, poste e telegrafi, questioni di carattere internazionale come la rettifica dei confini, l’irrigazione e le grandi installazioni di generazione elettrica.

I governi regionali (o federali) rimarranno responsabili di agricoltura, industria, istruzione, infrastrutture, inclusa l’energia, strade, installazioni mediche, leggi e ordine pubblico ecc.

L’autogoverno locale sarà responsabile del welfare sociale, dell’approvvigionamento dell’acqua, dell’igiene, abitazioni, protezione ambientale, la protezione della flora e della fauna ecc.

L’allocazione del reddito e la politica della tassazione può essere decisa di conseguenza.

I diversi livelli di governo dovrebbero avere giurisdizioni chiare, demarcazioni di responsabilità e poteri, e un sistema adeguato di coordinamento.

E’ da notare che la divisione di poteri e funzioni in qualsiasi federazione non può essere qui elencata precisamente e potrebbe essere distribuita tra diversi livelli di governo. Per motivi di sicurezza nelle contingenze future, tutte le costituzioni della federazione dovrebbero assegnare poteri non elencati o residui al governo nazionale o al governo statale. Negli stati che hanno forti tendenze centrifughe come gli Stati Uniti, i poteri residui dovrebbero essere assegnati ai governi statali, mentre negli stati come il Canada e l’India, in cui le forze centripete sono più forti, tali poteri dovrebbero essere assegnati al governo centrale.

Su questioni funzionali, oltre alle funzioni nazionali e statali specifiche è generalmente prevista nella costituzione una lista di poteri che Governo Mondiale possono essere assegnati sia ai governi nazionali che statali, per esercitare la propria autorità legislativa su questioni specifiche, purché non violino le leggi federali.

 supremazia della Costituzione 

La costituzione è la fonte del potere e delle direttive funzionali per tutti i livelli di governo. Tutte le leggi approvate dai governi nazionali o statali non devono violare la costituzione mondiale. La costituzione dovrebbe essere chiara e rigida. Dovrebbero essere apportati emendamenti solo per affrontare le mutate circostanze, tenendo in considerazione il benessere generale e la razionalità delle relazioni fra gruppi e nazioni.

 

 

Post-terremoto: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”

 post-terremoto: “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese” 

friuli_ricos_pDopo il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, di 6,5 gradi della scala Richter, mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, dichiarò il 12 maggio: “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”.

Oggi, dopo il terremoto di Amatrice e di Norcia, impressiona l’insistenza con cui i mezzi di comunicazione sottolineano la perdita del patrimonio culturale e artistico, delle case distrutte, trascurando i problemi primari dei produttori agricoli e artigiano-industriali.

Certo per l’Italia le opere d’arte, le chiese, i musei sono un vanto, una risorsa turistico-culturale di estremo valore per la civiltà, ma c’è da sottolineare come sia l’economia produttiva, in ultima analisi, che può dare vita e sostenere sia le comunità, sia la scuola, i servizi e le opere d’arte etc.

Nella zona del cratere del terremoto attorno a Norcia-Amatrice ci sono 40.000 occupati in attività produttive. Se questi non lavorano sono 40.000 cassa-integrati da pagare, ma senza un futuro per quelle aree. Non è quindi il primo dovere di uno stato di ripristinare il lavoro in modo che parte della popolazione possa essere autosufficiente?

Sembra che viviamo nella speranza che l’arte, la sola gastronomia, il turismo possano sostenere un paese intero, mentre il debito pubblico sta aumentando a vista d’occhio, il disavanzo commerciale è in rosso, le aziende continuano a chiudere, l’agricoltura è a pezzi e dall’altra il nostro paese è diventato terra di conquista di francesi, tedeschi, che acquistano aziende decotte ma potenzialmente preziose. Non di solo turismo ed edilizia vive un paese: è necessaria la manifattura. L’apertura indiscriminata dei mercati l’ha distrutta, ma perché non ci siamo opposti e abbiamo deciso di salvaguardare la produzione italiana? Nulla, i nostri politici hanno accettato anche questa deriva come ineluttabile.

Abbiamo buttato alle ortiche la speranza di riprendere una vita dignitosa, e non lottiamo per il diritto di ripristinare l’equilibrio economico. Come mai ripetiamo spesso: “E’ perché lo vuole l’Europa!”, “E’ colpa della Globalizzazione!”, “E’ colpa del commercio internazionale e dei poteri forti”. Ma abbiamo mai provato a far sentire la nostra voce, delle proposte, un progetto per la ripartenza? O per lo meno protestare?

Abbiamo subito supini tutto ciò che ci veniva a mala pena suggerito e bisbigliato dalla UE: abbiamo inserito il limite del 3%, rapporto tra Debito e PIL in Costituzione! Abbiamo privatizzato l’acqua perché l’Europa si diceva ce lo impone, ma l’aveva solo suggerito! Abbiamo accettato le “quote latte”, a seguito di un errore matematico clamoroso del Ministero delle Politiche Agricole, e non le abbiamo volute pagare dopo che abbiamo firmato!. Non abbiamo lottato e piantato i pugni in Europa per cambiare questo stato di cose e diventare autosufficienti nella produzione latto-casearia, per mantenere i posti di lavoro? No, abbiamo perso 270.000 aziende agricole dal 2001!

Siamo fatalisti o non abbiamo il coraggio di lottare per i diritti individuali e collettivi? Non passa giorno in cui non ci siano notizie di indagati per corruzione negli appalti. Indagati si, ma mai che restituiscano i soldi rubati e sperperati! Siamo condannati a questo fato? Non ci gira per la testa che sia ora di dire basta ed essere i primi a suonare le campane per un nuovo inizio con ideali, valori e principi improntati al benessere collettivo, nella convinzione che il benessere individuale sta nel benessere collettivo e viceversa?

Vista l’esperienza del passato nella ricostruzione gestita dallo stato, spesso non andata a buon fine, la proposta è di assegnare alle famiglie i fondi per la ricostruzione della propria azienda e/o abitazione, lasciando il patrimonio pubblico e artistico allo stato. Dove in Italia l’accordo per la ricostruzione (azienda o abitazione) era tra la famiglia e l’impresa edile, la realizzazione è stata efficace, meno sprechi e tempi certi.

Allo stato va la coordinazione e gestione dei  luoghi e misure per la ripartenza dei paesi e cittadine, e la salvaguardia del patrimonio artistico, culturale.

Quindi consci di quanto l’economia giochi un ruolo importante nell’approvvigionamento delle necessità basilari per tutti, senza attendere ulteriori promesse dei politici di turno, affermiamo convinti che il programma di ricostruzione debba tenere conto della scaletta suggerita da mons. Alfredo Battisti, “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. E l’esempio migliore della ricostruzione è il modello Friuli dove il potere dato ai sindaci è stato il motore e volano della rinascita locale.

Come diceva il grande artista italiano Ettore Petrolini: “Roma rinascerà, più bella e più superba che pria!”. Così possiamo “ricostruire l’Italia più grande e più bella che pria”. la teoria economica Prout può indicarne la strada.

Certo in questa battaglia dobbiamo dirci ‘devo essere il primo’, non c’è altra soluzione.

Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale

tarci_for_web Nelle sabbie mobili del Referendum Costituzionale 

di Tarcisio Bonotto – 22 ottobre 2016

Volendo testare il terreno sugli orientamenti di voto per il referendum ho intervistato molte persone di diversa estrazione sociale ed età, chiedendo quali fossero il loro voto e i motivi del ‘SI’ o del ‘NO’.

E’ un po’ misto il mondo dei possibili votanti orientati non tanto per sola età o livello di preparazione scolastica, quanto per il loro vissuto e per una conoscenza  minimale o nulla della materia. Molte non hanno avuto possibilità di approfondire meglio e vengono inbeccate da altre su alcune motivazioni chiave che sottolineiamo:

L’idea di votare SI, perché con la riforma:

  1. le leggi vengono fatte più speditamente
  2. non ci sono alternative
  3. il governo di poche persone permette di arrivare più speditamente alle soluzioni

Nella convinzione, sembra, che le cosiddette ‘Riforme Strutturali’, qualsiasi esse siano, sono necessarissime e possano di per sé riavviare la ripresa anche economica.

Dalla parte del ‘NO’ vi sono molti giovani, persone dai 50 in su con esperienza di militanza politica, vi sono cittadini che hanno la sola avversione politica al Governo per l’asservimento di questo ai poteri economici forti, mancata equità sociale nelle riforme e nelle leggi o decreti prodotti.

Tra le motivazioni del ‘NO’ vi sono ragionati alcuni motivi:

  1. per cambiare la costituzione bastano i 3/5 dei rappresentanti della Camera
  2. con questa legge elettorale che dà un premio di maggioranza del 55%, al partito che raggiunge il 25-28%, bastano solo 42 voti in più, facili da trovare, per cambiare la Costituzione
  3. vi è una concentrazione pericolosa senza contrappesi del potere esecutivo

Ma quello che mi ha colpito di più, dalla parte del ‘SI’ è stata la domanda: “Quale alternativa ci sarebbe a queste riforme?”. Intendendo che senza queste riforme tutto rimarrebbe come prima. Non si cambierebbe… che cosa poi, in meglio o in peggio?

E’ vero non ci sono alternative anche se l’IRP (Istituto di Ricerca Prout) ha inviato ai partiti una proposta sia su una possibile struttura bicamerale modificata sia su una nuova legge elettorale. (Sistema Politico PROUT)

Qualcuno della maggioranza scrive che senza queste riforme si consegna il paese ai populismi, ai 5 Stelle… Sarà mica per questa ragione che nuovamente hanno congegnato una legge elettorale tendenziosa? Un altro porcellum?

Premesso che sono d’accordo sulla necessità di riformare il sistema socio-economico, per allinearlo ai valori, alle mutate condizioni sociali e globali, tuttavia è necessario farlo avendo come stella polare chiari principi e valori.

Gustavo Zagrebelsky, ex Presidente della Corte Costituzionale, ha fatto notare nell’intervista faccia, faccia con il Presidente Renzi, che anche altri paesi hanno la doppia Camera, e votano in fretta le leggi perché i partiti sono uniti e compatti, mentre in Italia non è così. Quindi non è la struttura bicamerale la causa prima delle lungaggini ma i componenti dei partiti.

Schizofrenia dell’intervento

C’è un fatto interessante e riguarda la schizofrenia dell’intervento nei confronti della attuale crisi che abbraccia ogni settore, per la quale si sono presentate le riforme principali: Costituzione e legge elettorale: “vi è una profonda crisi socio economica alla quale si dovrebbe rispondere con misure economiche in primis e sociali di conseguenza. Ma a questa crisi si risponde modificando l’assetto costituzionale e la concentrazione dei poteri. Strano.”

L’élite si è rassegnata alle conseguenze di trattati internazionali che hanno massacrato la nostra economia, definendoli ineluttabili, accettano regole, che si afferma non possiamo cambiare, etc… Ma non ci siamo accorti che questi regolamenti arrivano dai poteri forti ai quali non passa per la testa il benessere del popolo?

Non tentiamo di cambiare le regole economiche imposte responsabili della miseria in atto, ma cambiamo la nostra Costituzione, la Legge Elettorale per meglio adeguarsi alle conseguenze da questi generate. Ancora più strano.

Certo è vero che in un momento di crisi socio-economica ci sia bisogno dell’uomo forte, del decisore forte con pieni poteri e questo la storia ce lo ricorda. Ma è anche vero che ‘one man power’, ‘un solo uomo al potere’, oggi non porta a nessun vantaggio e tanto meno progresso, perché vi è un grosso limite sia decisionale che di conoscenza delle problematiche sulle quali si va a decidere. E ciò conduce inesorabilmente al baratro.

In effetti sarebbero 3 i fattori chiave per il realizzare il benessere socio-economico:

  • Un ideale costruttivo o teoria socio-economica e filosofia di vita innovativi
  • Forte leadeship
  • Strategia adeguata

Attualmente abbiamo qualcosa di alcuni di questi fattori, ma non tutti al 100%.

 

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

di P.R.Sarkar

sarkar2La società è un’entità collettiva e non appartiene ad un unico individuo. L’obiettivo della società è di promuovere continuamente il benessere collettivo. Quando gli individui si rendono conto della necessità imperativa di sacrificarsi per l’interesse collettivo, allora e solo allora è possibile realizzare una società forte e sana.

Ora la domanda è: quale dovrebbe essere il rapporto tra gli individui e la società? Ogni individuo possiede due potenzialità preziose e straordinarie: una psichica, l’altra spirituale. Il corpo collettivo [sociale] non può dettare legge in merito a queste due potenzialità – la sua competenza è limitata alla sola ricchezza fisica. Nella sfera fisica se gli individui non vìolano gli interessi del corpo collettivo, sia la società sia l’individuo eviteranno difficoltà e godranno di uno stato di benessere. Per questo motivo il diritto individuale di andare contro gli interessi della collettività è stato messo sotto controllo [dalla legislazione]. Ma nelle sfere psichica e spirituale, ogni individuo ha completa libertà di avanzare e progredire.

marxDa questo punto di vista il marxismo è irrazionale, innaturale e non scientifico. Anche se la ricchezza mondana dell’universo fosse distribuita correttamente, le persone non saranno soddisfatte. Un voce risuonerà dal profondo del loro cuore, “voglio di più, voglio di più”. Questo perché i desideri della mente umana sono infiniti. Questi desideri illimitati possono essere soddisfatti solamente nella sfera dell’infinito. Non è possibile soddisfare le infinite aspirazioni nella sfera fisica, perché anche se la quantità di ricchezza fisica è molto vasta, non è infinita. Ecco perché le persone sagge canalizzano i propri infiniti desideri insoddisfatti verso le sfere psichica e spirituale.

Nel ‘Gandhismo’ troviamo due difetti: quello psicologico e quello materiale. Anche se il gandhismo non è capitalismo puro, esso senza dubbio protegge il capitalismo. I capitalisti trovano completa protezione in questo sistema. Il Gandhismo sostiene che i capitalisti sono i fiduciari del popolo, ma come è possibile? Possono coloro che prosperano sul sangue umano essere i protettori della gente? Come possono le masse sfruttate credere che i loro sfruttatori saranno i propri salvatori? Possiamo quindi vedere come il gandhismo contraddica direttamente la psicologia umana.

gandhiIn secondo luogo, il gandhismo cerca sempre di evitare il confronto e ogni tipo di lotta, tra cui la lotta di classe. Secondo il marxismo, ci sono due classi principali: gli sfruttatori e gli sfruttati. Il Gandhismo non riconosce questo tipo di divisione. Il fatto è che delle quattro classi della società – i Lavoratori [Sudra], i Guerrieri [Kśattriyas], gli Intellettuali [Vipra] e gli Affaristi [Vaeshyas] – la classe dominante o dominatrice sfrutta le altre classi al meglio delle sue capacità. Anche se il periodo di sfruttamento può essere breve o lungo, a seconda della forza intrinseca o la vitalità della classe dirigente, l’ordine di avanzamento [e di cambio di classe dominante] mondano segue questo schema. Secondo il gandhismo, è possibile trasformare gli sfruttatori attraverso la persuasione. Teoricamente questo punto di vista può essere accettabile, ma non è né naturale né pratico. Se una capra cerca di convincere una tigre, la tigre non si mangierà la capra? La lotta è naturale e indispensabile. Il Tantra [1] supporta anche l’idea che il progresso si ottiene attraverso la lotta. La negazione della lotta è un difetto che serve gli interessi capitalistici [cioè materiali].

Secondo PROUT (Teoria della utilizzazione PROgressiva), se la persuasione fallisce è indispensabile applicare la forza. In ultima analisi possiamo dire che la regola d’oro è: “proteggere i virtuosi e punire i malvagi”. La società umana può svilupparsi solo se si segue questo principio.

Solo a coloro che aspirano a realizzare la perfezione Suprema e sono esenti da egoismo può essere affidata la tutela della società. Solo coloro che sono stabiliti nei principi cardinali della moralità umana e che hanno accettato l’Entità Suprema come obiettivo della propria vita, sono in grado di salvaguardare gli interessi del genere umano. Solo queste persone sono Sadvipra [buoni intellettuali] e solo loro possono rappresentare l’umanità – da soli possono servire altruisticamente tutta la creazione. I Sadvipra saranno identificati grazie alla loro condotta, l’impegno al servizio, il loro senso del dovere e la forza di carattere. Solo loro potranno saldamente annunciare, “Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa razza! Tutti hanno uguali diritti! Tutti sono membri della stessa famiglia umana”.

Solo questi Sadvipra possono ammonire gli sfruttatori, con voce possente:” No allo sfruttamento di una persona sull’altra! No allo sfruttamento nel nome della religione!”.

Tali ‘sadvipra’ diventeranno i guardiani della società. I ‘sadvipra’ non potranno mai fermare la lotta di classe in corso, che si manifesta in base alle leggi del ciclo sociale (Legge del Ciclo Sociale di P.R. Sarkar). Essi garantiranno solo che i governanti non sfruttino la società; in tal modo potranno controllare chi governa.

Colui che ha proposto il ‘gandhismo’ era un uomo di umile temperamento che non amava i conflitti, ma questo atteggiamento è innaturale e poco pratico. Un principio può essere accettato solo se è pratico. La praticità non proviene in effetti dal mero idealismo.

P.R Sarkar

Settembre 1960, Ranchi, India – Prout in Sintesi 1

[1] Tantra: Insieme di teoria e pratiche per la liberazione umana

Humans may speak a universal language, say scientists 

 humans may speak a universal language,
say scientists 

Sarah Knapton,
TELEGRAPH science editor
12 SEPTEMBER 2016 • 8:00PM


Humans across the globe may be actually speaking the same language after scientists found that the sounds used to make the words of common objects and ideas are strikingly similar.


The discovery challenges the fundamental principles of linguistics, which state that languages grow up independently of each other, with no intrinsic meaning in the noises which form words.

But research which looked into several thousand languages showed that for basic concepts, such as body parts, family relationships or aspects of the natural world, there are common sounds – as if concepts that are important to the human experience somehow trigger universal verbalisations.

“These sound symbolic patterns show up again and again across the world, independent of the geographical dispersal of humans and independent of language lineage,” said Dr Morten Christiansen, professor of psychology and director of Cornell’s Cognitive Neuroscience Lab in the US where the study was carried out.

“There does seem to be something about the human condition that leads to these patterns. We don’t know what it is, but we know it’s there.”

The study found, that in most languages, the word for ‘nose’ is likely to include the sounds ‘neh’ or the ‘oo’ sound, as in ‘ooze.’ Similarly, the word for ‘leaf’ is likely to include the sounds ‘l,’ ‘p’ or ‘b’ while ‘sand’ will probably use the sound ‘s’. The words for ‘red’ and ‘round’ are likely to include the ‘r’ sound.

“It doesn’t mean all words have these sounds, but the relationship is much stronger than we’d expect by chance,” added Dr Christiansen. Other words found to contain similar sounds across thousands of languages include ‘bite’, ‘dog’, ‘fish’, ‘skin’, ‘star’ and ‘water’. The associations were particularly strong for words that described body parts, like ‘knee’, ‘bone’ and ‘breasts.’

The team also found certain words are likely to avoid certain sounds. This was especially true for pronouns. For example, words for ‘I’ are unlikely to include sounds involving u, p, b, t, s, r and l. ‘You’ is unlikely to include sounds involving u, o, p, t, d, q, s, r and l.

The team, which included of physicists, linguists and computer scientists from the US, Argentina, Germany, the Netherlands and Switzerland analysed 40-100 basic vocabulary words in around 3,700 languages – approximately 62 per cent of the world’s current languages.

The researchers don’t know why humans tend to use the same sounds across languages to describe basic objects and ideas. But Dr Christian said the concepts were important in all languages, and children are likely to learn these words early in life.

“Perhaps these signals help nudge kids into acquiring language,” he added: “Maybe it has something to do with the human mind or brain, our ways of interacting, or signals we use when we learn or process language. That’s a key question for future research.”

Figura 1: Spiky objects tend to have 'kiki' sounds - Credit: Christmasstockimages

Figura 1: Spiky objects tend to have ‘kiki’ sounds – Credit: Christmasstockimages

One of the most basic concepts in linguistics is that the relationship between a sound of a word and its meaning is arbitrary. However recent studies have suggested that some words may share common sounds, for example, researchers have shown that words for small spiky objects in a variety of languages are likely to contain high-pitched sounds, while rounder shapes contain ‘ooo’ sounds, which is known as the ‘bouba/kiki’ effect.
Dr Lynne Cahill, a lecturer in English Language and Linguistics at the University of Sussex said it was possible that some words were similar across languages because they are the first noises children make. So the ‘ma, ma, ma’ and ‘da, da, da’ sounds made be babies became mama and daddy.

But she said it was too early to say there was a universal root for other words.

“You could argue that the words chosen here are very old and therefore most likely to have a common ancestor language in the past, from which they all derived,” she said.

“I think this is an interesting study which has looked at so many languages but I don’t think it quite justifies their claim that it debunks the idea that language is arbitrary and I think they looked at too few words to make any firm conclusions.”

The research was published in the Proceedings of the National Academy of Sciences journal.

 

 Nose, Nase, Nez: Shared Sounds and Meaning Link World Languages 

By Nathaniel Scharping | September 13, 2016 4:59 pm
(Credit: Petr Vaclavek/Shutterstock)

(Credit: Petr Vaclavek/Shutterstock)

In English we say “nose”, the French say “nez” and Germans pronounce it “nase.” The words that different cultures use to describe the same objects or concepts might be more similar than we realize.

That’s the conclusion of a statistical analysis of thousands of languages, which concluded that some of the most basic words in our vocabularies share important characteristics, no matter the language being spoken.

The findings contradict a basic assumption in linguistics: that the origin of our words is largely arbitrary. There are exceptions to this rule of course, but by and large, it is commonly held that the meaning of a word has no bearing on the sounds which form it.

By proving otherwise, the researchers raise intriguing questions about the ontological roots of language, and suggest that some shared features of our brains had a hand in shaping the development of language.

 words upon words 

In their paper, published Tuesday in the Proceedings of the National Academy of Sciences, researchers from Germany and Switzerland examined two-thirds of the more than 6,000 languages we know about today. They compiled 6,452 lists of the most basic words that languages share, words like pronouns, motion verbs, and nouns for natural phenomena and body parts. They then broke the words down into symbols representing specific sounds, which they were able to feed into an algorithm to tease out the commonalities between them.

The researchers were looking for sounds that showed up in words describing the same things. If there were truly no connection between vocalizations and meaning, the sounds should be evenly distributed. That wasn’t the case though — they found 74 words that showed a correlation between the sounds they used and what they meant. This held even if the languages came from completely different lineages, meaning that they never borrowed from each other.

These correlations were both positive and negative, meaning that some words shared sounds, while others all seemed to shy away from certain sounds. Some words turned out to have both. Take “tongue” for example: Across all the languages, the sounds for “e” and “l” show up more often, while “u” and “k” appear less frequently than would be expected.

Both “red” and “round” show an affinity for “r”, while “name” rarely possesses “o” and “p”.

An image from the study showing words that have either positive or negative associations with specific sounds.(Credit: Damián E. Blasi et. al)

 does it make sense? 

On the surface, it makes sense that some of our words sound the same. After all, we’re all human, and wherever our languages came from, they spring from brains that work largely alike.

On the other hand, these findings may seem to be partly counterintuitive — after all, there are plenty of words that sound the same but mean very different things across languages. In addition, some of the researchers conclusions don’t seem to jive with our own language — take for example, their finding that the word for “you” doesn’t often possess “o” or “u” sounds.

It’s important to remember, however, that the researchers found correlations on a very broad scale. On the scale of thousands of languages, English is just a drop in the bucket. The researchers don’t lay out hard and fast rules for languages — instead, they find that a good number of sounds show up in a way that shouldn’t happen randomly.

 but why? 

They don’t know exactly why this happens. The roots of language far exceed any written documents, and archaeological finds don’t often provide good insights into speech patterns. One theory is that all of our languages today come from ancient proto-languages — after all, most languages should share an etymological root if you go back far enough. Like the broad similarities between species that diverged millions of years ago, this could explain some of the parallels.

Another theory is that we formed words based on similarities between how they sound and the action or thing they describe. Previous studies have found that high-pitched sounds are often used to describe small things and low-pitched sounds describe large objects. It is also thought that sounds with particular “shapes” describe some objects better. Smoothly rolling “r” sounds might show up often in words for “round,” because the sounds mimics the shape.

The researchers say that this is the first time anyone has taken a big data approach to the issue by compiling information on a wide number of languages. They hope that future work will be move beyond establishing a correlation, and actually shed light on why we might prefer certain sounds for particular words.

The answer will likely involve much more than linguistics — this is a question that relies on the fundamentals of how our brains process information about the world.