About Tarcisio Bonotto

Settore informatico Università degli Studi di Verona

Progetto Salute, Alimenti e Territorio della Provincia di Verona

Dott. Daniele Degl’Innocenti.
Università degli Studi di Verona 

Dott. Daniele Degli Innocenti

Dott. Daniele Degli Innocenti

La nostra specie, separatasi dalle scimmie da circa 6 milioni di anni, ha iniziato a cibarsi di carne in modo consistente circa 2,5 milioni di anni fa. L’utilizzo del fuoco diretto per la cottura della carne risale “soltanto” a 200.000 – 150.000 anni fa, mentre l’agricoltura e l’allevamento hanno circa 10.000 anni.

Il risultato è facilmente identificabile con la nostra dentatura, data da incisivi a paletta perfetti per incidere la frutta e la verdura, da canini fatti non per uccidere ma per incidere cibi coriacei, da molari che funzionano da macine come negli erbivori, e da un apparato digerente che, in proporzione alla lunghezza de corpo, è più lungo di quello di un carnivoro ma più corto di quelle di un erbivoro.

Le prime innovazioni di reale rilevanza tecnologica in agricoltura, vengono applicate in modo consistente alla fine del 1800.  Quindi, osservando la cronologia evolutiva e la nostra anatomia, non è pensabile che gli alimenti e le abitudini alimentari degli ultimi 150 anni, abbiamo modificato in misura sostanziale la nostra genetica. Il confronto tra le alimentazioni occidentali e quelle dei nostri avi indica chiaramente le macro diversità.

Tabella Alimentazione comparata: tra Paleolitico e Occidentale attuale.

Tabella Alimentazione comparata: tra Paleolitico e Occidentale attuale.

Tali tecnologie procurano all’umanità un’abbondante disponibilità di cibi che, nei Paesi industrializzati, ha permesso di superare l’incubo della fame. Purtroppo oggi, questo incubo è rimpiazzato dalla paura dell’obesità e delle patologie ad essa correlate, che nel complesso formano il “gruppo delle malattie occidentali” o “western disease cluster” (diabete di tipo 2, tumori, ipertensione e malattie cardio-circolatorie, Alzheimer e Parkinson).

Tabella Obesità-Sovrappeso

Tabella Obesità-Sovrappeso

L’affermazione di Michael Pollan “L’essere umano è perfettamente adattato ai regimi alimentari più diversi, con l’unica eccezione della dieta occidentale”, è crudelmente testimoniata dal fatto che popolazioni umane in salute, trasferite nei Paesi occidentali, sviluppano malattie cronico degenerative, sottolineando l’enorme importanza del cibo sulla salute nel lungo periodo. Purtroppo tutto ciò accade in qualsiasi parte del mondo quando gruppi umani raggiungono un certo livello di “benessere” economico. E’ in questo contesto che vengono acquisite abitudini alimentari “occidentali” e sono introdotti alimenti “convezionali” non più rispondenti alle capacità biologiche del nostro organismo. Così come è successo in Italia dove ci siamo lasciati alle spalle la “dieta mediterranea” e dove,a partire dal 2003, l’aspettativa di vita in buona salute è drasticamente diminuita (dati Eurostat): queste sono le prime generazioni che avranno uno stato di salute inferiore a quello dei propri genitori.

Tabella Aspettativa di Vita: diminuita dal 2003

Tabella Aspettativa di Vita: diminuita dal 2003

Questi dati assumono ancora più importanza in una popolazione che invecchia e deve farlo in buono stato di salute, sia per il singolo individuo sia per la collettività e la sua sostenibilità economica. Ciò è confermato anche dalle tendenze risultanti dai dati di consumo dei farmici nelle varie categorie di età, in cui si nota il differente andamento per i bambini da 0 a 14 anni in cui, ragionevolmente, le malattie cronico degenerative non hanno avuto il tempo di manifestarsi con decisione.

Tabella utilizzo farmaci per fasce di età: 0-14, 15-24, 45-54 anni.

Tabella utilizzo farmaci per fasce di età: 0-14, 15-24, 45-54 anni.

La scaduta qualità nutrizionale delle diete (troppo zucchero, troppo sale, pochissima fibra, ecc.), guidata dal vuoto culturale che si è creato in conseguenza al mancato passaggio generazionale delle tradizioni alimentari, è stata accompagnata da un’agricoltura industriale focalizzata sulle rese e l’aspetto visivo dei prodotti dimenticandosi completamente, negli ultimi 60 anni, della qualità funzionale, sanitaria ed etica degli alimenti.

Il questo contesto il riduzionismo della ricerca ha permesso di effettuare enormi progressi nella conoscenza della nutrizione ma contemporaneamente, ha creato un equivoco dagli effetti tragici: dal punto di vista biologico, nel bene e nel male, gli alimenti non sono la semplice somma dei loro componenti chimici. Inoltre il nostro organismo, con le sue “istruzioni” vecchie di migliaia di anni, non interagisce soltanto con il cibo, ma con tutte le infinite variabili esterne, sia buone sia cattive.

Le predisposizioni dell’individuo e lo stile di vita sono molto importanti ma è soprattutto l’alimentazione a svolgere un ruolo fondamentale per lo stato di salute diventando, nel lungo periodo, un vero e proprio investimento per la prevenzione delle malattie cronico degenerative e la qualità della vita di tutti. Il nostro organismo è “progettato” per ricevere con il cibo, non solo i nutrienti ma anche tutti quei fattori funzionali o nutraceutici che ci hanno accompagnato durante la nostra evoluzione. Si tratta di antiossidanti, protettivi del microcircolo, anticolesterolici, anticancerogeni, acidi grassi polinsaturi omega 3, ecc.. che negli alimenti ottenuti in modo sostenibile, sono presenti nelle combinazioni più adatte. Con un sistema produttivo molto spinto e una distribuzione caratterizzata da lunghe catene alimentari e lunghe conservazioni, in pratica, al cittadino arrivano alimenti con un inadeguato apporto di tali molecole.

Le indagini sulla composizione degli alimenti documentano ampiamente quanto e come sia cambiata la loro composizione chimica negli ultimi decenni e l’epidemiologia, insieme ad una letteratura scientifica sempre più ampia, come sia decaduta la loro protettiva qualità funzionale. Allo stesso tempo, la globalizzazione spinge la filiera ad approvvigionarsi in quelle parti del mondo dove il processo di industrializzazione dell’agricoltura è più spinto. Purtroppo questi alimenti, tra cui in modo particolare quelli d’importazione, portano con sé sostanze che l’uomo non ha mai incontrato nella sua storia evolutiva oppure altre note, ma in quantità superiori rispetto al passato. Alla fine l’organismo o non è in grado di renderle innocue o di smaltirle completamente e, lentamente, le accumula. Si tratta di piombo, mercurio, pesticidi, PCB, ecc.. Tutte sostanze dotate di attività sfavorevoli che, nelle donne gestanti, raggiungono anche il bambino nel grembo materno,  ben più vulnerabile alla loro azione. Quindi si può comprendere come lo stato di salute di un individuo si costruisca non soltanto durante tutta la vita, ma addirittura ancor prima di nascere. Non solo, ma gli effetti sul funzionamento dell’organismo possono essere trasmessi anche alla generazione successiva. E’ la presenza di queste sostanze che determina la qualità sanitaria di un alimento.

La conclusione di Michael Pollan: “Osservando le popolazioni di tutto il mondo, il comune denominatore di una buona salute, è un’alimentazione tradizionale a base di cibi freschi ricavati da animali e piante cresciuti su terreni anch’essi ricchi di nutrienti” può fare da linea guida che si traduce nella necessità di alimentarsi con frutta e verdura di stagione, maturata in pianta senza forzature produttive, in modo sostenibile, in carni di animali cresciuti al pascolo e una filiera necessariamente rapida, se non corta.

Importanza del cibo nella prevenzione delle malattie cronico degenerative

Quanto descritto serve a dare un peso all’importanza del cibo nella prevenzione delle malattie cronico degenerative ma suggerisce anche il ruolo che può svolgere nell’aiutare i medici e le strutture sanitarie nel loro compito. Uno studio del 2008 indica che una migliore alimentazione ospedaliera comporterebbe una riduzione delle giornate di degenza con un risparmio tra i 780.000 e i 3.700.000 euro per un ospedale di circa 1.000 posti letto (Lucchin, 2008).

Importanza dei prodotti locali e della sostenibilità ambientare 

Riscoprire l’importanza dei prodotti locali e della sostenibilità ambientare della loro produzione e, se si vuole, anche la riscoperta di varietà locali non è più soltanto un atto culturale, ma trova nuove e più concrete motivazioni nella prevenzione delle malattie cronico degenerative, nella sintonia delle produzioni con le condizioni ambientali del territorio, con la resistenza delle piante e degli animali alle malattie e, per questo, una ridotta necessità di presidi chimici, come pesticidi e antibiotici.

Possibiità di sviluppo del commercio locale

Inoltre l’attuale sistema distributivo agroalimentare, per circa il 70% effettuato dalla Grande Distribuzione Organizzata, lascia aperto uno spazio anche di ordine economico, permettendo alle produzioni locali di giungere sulla tavola dei cittadini a prezzi accettabili, se non concorrenziali, anche in virtù delle loro maggiori rese nella preparazione delle pietanze.

A questo può conseguire un dignitoso sostentamento di chi opera localmente in agricoltura con conseguenze rese ancora più vitali nella crisi attuale di sistema in quanto si possono recuperare posti di lavoro, un’economia locale che produce beni reali, non si esasperano le iniquità sociali, si mantiene il territorio e si accresce il suo valore complessivo. Infine, date le caratteristiche del territorio italiano, si possono realizzare in chiave moderna, aziende “di scopo” in cui introdurre attività socialmente utili, mantenendo viva l’attenzione degli individui su valori collettivamente importanti. In sintesi si recupererebbe anche la qualità etica degli alimenti.

La Sezione di Anatomia ed Istologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Verona effettua da alcuni anni una ricerca scientifica rivolta al recupero, alla salvaguardia ed alla valorizzazione di prodotti della tradizione e/o di un particolare territorio, indagando, con le metodologie proprie del settore farmaceutico, sulle loro qualità funzionali e sanitarie, a difesa della salute dei cittadino, delle produzioni locali e delle colture tradizionali, alla loro promozione e diffusione. L’utilizzo di tecnologie innovative integrate, ha lo scopo di valutare oggettivamente l’impatto dei prodotti della tradizione e/o di un particolare territorio sulla salute dell’uomo coprendo l’area che collega due competenze: quella agronomica e quella medica. Mediante la definizione di specifiche innovative con cui controllare in modo misurabile l’origine e le qualità di un prodotto, si tutela sia il consumatore, sempre più deluso dalle certificazioni e insicuro e timoroso sui cibi che acquista, sia il produttore locale, che vedrà valorizzate in modo nuovo le proprie produzioni, senza nulla togliere ai rapporti diretti tra produttore e consumatore. Infine, con tali metodologie, si affiancano i responsabili pubblici e privati nell’attività di controllo e nel mantenere alta la qualità etica di un intero sistema territoriale.

Fondazione Via dei Locavori: sito web

Fondazione Via dei Locavori: sito web

Poiché la Sezione di Anatomia ed Istologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Verona ha compiti istituzionali, nel 2008 è stata costituita la Fondazione Via dei Locavori Onlus che ne affianca l’attività, allo scopo di creare un sistema integrato di qualità e salute, facendo informazione scientifica e culturale,  formazione, attività didattiche lungo tutta la filiera fino ai cittadini, per incrementare la capacità dei consumatori di fare scelte consapevoli dal punto di vista agro alimentare, bio sanitario, ambientale e sociale. La Fondazione Via dei Locavori Onlus coadiuva persone fisiche e giuridiche allo scopo di condividere i metodi scientifici e i risultati delle attività di ricerca messe in atto.

 

Dott. Daniele Degl’Innocenti
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Curriculum Vitae Breve

Dal 01/01/2008 a oggi:
Datore di lavoro: Università degli Studi di Verona, Facoltà di Medicina e Chirurgia (Strada Le Grazie 8, Verona);

Incarichi: borsa e assegno di ricerca;
Attività: attività di ricerca finalizzata allo studio del rapporto tra alimenti e salute e ad attività divulgativa ed educativa;impiego di strumenti di indagine ad alta efficienza quali NMR (risonanza magnetica nucleare) per l’acquisizione ed elaborazione di spettri ed analisi chemio metriche, microscopia elettronica a scansione, microscopia elettronica a trasmissione, microscopia ottica, biologia molecolare.

Scarica la presentazione:

 PRODOTTI INDUSTRIALI VS ARTIGIANALI Dott. DEGL’INNOCENTI 

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Articoli correlati su Obesità e Sovrappeso:

http://www.sovrappesoeobesita.it/index.php

http://www.eufic.org/article/it/malattie-legate-alimentazione/obesita/expid/basics-obesita-sovrappeso/

dal sito: www.ricercaitalia.org

CORSO ANTISTRESS – Policlinico B.go Roma – VR

 per la salute e lo sviluppo personale 


Sin dal 2010, IRP ha organizzato presso il  Policlinico G. B. Rossi di Borgo Roma, Verona, in collaborazione con il Circolo Ricreativo della Sanità Veronese, un Corso Antistress.
A livello europeo lo STRESS è la seconda malattia che colpisce operatori/trici del settore sanitario. 


locandina-corso-antistress2

Lo stress è definito come ‘stato psico-fisico
generato dalla mancata capacità personale
di far fronte ai problemi, di qualsiasi natura,
che ci troviamo affrontare’.

I semplici esercizi yoga, il rilassamento guidato, si sono dimostrati utili per alleviare lo stress, il dolore, e rafforzare le capacità
personali di affrontare le situazioni
dell’ambiente di lavoro e di vita quotidiana.

Lo ‘stress’ per la Comunità Europea
è la
seconda malattia presente nei luoghi
deputati all’assistenza e servizio sanitario.
Addirittura, da uno studio di Manager Italia,
ne è affetta l’83% della popolazione lavoratrice.

L’indirizzo è perciò di favorire l’equilibrio tra
corpo fisico-mente, attraverso uno stile di vita adeguato, pratiche fisico-psichiche e
intuizionali
efficaci, sviluppo delle capacità
e potenzialità individuali.

La meditazione / concentrazione aiuta l’espansione mentale per massimizzare l’utilizzo delle risorse individuali.

 

L’esistenza umana, secondo Sarkar, è di natura tripolare, una perfetta sincronia tra Corpo Fisico, Mente e Spirito. E’ necessario rendere sane e sviluppate ciascuna di queste componenti in modo armonico.

Corpo fisico.
Sono richiesti per mantenere un’adeguata salute: Alimentazione appropriata, Sport, Esercizi Yoga, Lavoro.

Esercizi Yoga,
agiscono sul sistema ghiandolare, endocrino e si sa quanto gli ormoni siano responsabili delle nostre attività fisiche, bellezza corporea, emozioni, sviluppo mentale etc.

Il ciclo di corsi è aperto al personale Universitario e Ospedaliero. Dal 2014 le sedute sono aperte anche al pubblico.

Dall’esperienza accumulata in 35 anni di attività, gli operatori hanno
registrato molti benefici a carico
dei partecipanti.

La storia più antica delle pratiche
YOGA , invece, registra una serie
consolidata di benefici esperienziali
che potrebbero essere studiati dalla
Evidence-Based Medicine.

I benefici riscontrati dalle pratiche
antistress adottate sono relative a:

* Campo Fisico
* Campo Mentale
* Campo Intuizionale

risultati_corso_antistress

Effetti delle politiche WTO sulla risicoltura italiana

di Tarcisio Bonotto


riso1

L’Istituto di Ricerca Prout Italia ha realizzato una ricerca analizzando come difendersi dalle politiche del WTO riducendo drasticamente la tendenza all’esportazione e ridimensionando la produzione di riso in funzione del consumo locale, elementi che potrebbero essere necessari nei prossimi anni quando le politiche liberiste del WTO imporranno ampi tagli alla produzione di riso in Europa

Italia, paese forte esportatore di riso. Non si direbbe, ma dalle statistiche riportate nel rapporto annuale dell’Ente Nazionale Risi, si ricava che l’Italia, oltre che consumatore, è un forte esportatore di riso. Il consumo interno arrotondato è stato nel 1999 di 279.000 tonnellate contro le 362.000 vendute in Europa, a paesi produttori di riso e non produttori, ed altre 163.000 tonnellate in vari paesi del mondo, per un totale di circa 815 mila tonnellate di riso lavorato.

In pratica i due terzi del riso sono esportati ed 1 terzo consumati in Italia. In particolare l’esportazione è di circa il 64% del totale.

Questo quadro sintetico dimostra una tendenza all’esportazione dell’Italia, comune a molti paesi del terzo mondo, creatasi per mantenere la bilancia dei pagamenti o per ottenere valuta pregiata. I paesi in via di sviluppo in genere esportano il 60% della loro produzione. A causa delle fluttuazioni inaspettate dei prezzi dei prodotti della borsa internazionale e a causa della concorrenza, molti di questi paesi hanno dismesso la produzione agricola interna che li rendeva autosufficienti, per indebitarsi con la produzione da esportazione (cash crops). Come risultato sono sottoposti ad un progressivo indebitamento, e si sono privati della possibilità di soddisfare i bisogni interni. Una situazione altamente instabile. L’Italia soffre, nel settore risicolo, degli stessi mali e incertezze dei paesi esportatori: incertezza sulle esportazioni (prezzi e quantità) e sull’occupazione del settore.

riso2E’ solo da circa un anno, comunque, che si è instaurato il tarlo di una motivata preoccupazione nel settore risicolo, per il decreto WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e delle politiche GATT, sottoscritte anche dall’Italia, che impongono all’Europa di importare riso da paesi terzi.

Secondo gli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and trade – Accodi generali sulle tariffe e il commercio) l’Europa è chiamata ad importare circa 600.000 tonnellate di riso (1/3 della sua produzione totale di 1.800.000 tonnellate) a dazio zero, a prezzi stracciati e ciò comporta una diminuzione, entro un anno, della produzione europea e in parte quella italiana, di un’eguale quantità. L’Italia con le sue 5500 aziende produttrici di riso ed una stima di circa 50.000 addetti, se così fosse, dovrà ridimensionare drasticamente la propria produzione.

Ma vi è un altro fattore associato ancora più preoccupante: il riso italiano DOC, viene già prodotto in alcuni dei paesi di abituale esportazione: in Giappone si produce il riso Arborio ed in California il Carnarolo.

Questo fatto anche se sporadico per ora, dimostra chiaramente, secondo i principi della psico-economia, che la tendenza generale è di produrre in loco ciò che magari fino ad ora è stato importato. E’ una tendenza ineluttabile e potremmo essere sicuri che questa tendenza non retrocederà.

IGP e Marchi di Qualità la soluzione? Al convegno in Fiera a Verona del 5/03/2002, su “WTO e risicoltura italiana”, si è data molta enfasi all’introduzione delle IGP e dei marchi di qualità per essere competitivi sul mercato europeo e mondiale.

Certamente l’istituzione dei marchi di qualità, delle IGP ecc. sono un buon biglietto da visita per i produttori, ma non potranno invertire sostanzialmente la tendenza al taglio della produzione e quindi mantenere lo stesso tasso di esportazione. Non può essere questa la soluzione finale al problema dei tagli alla produzione e della concorrenza nel settore, anche se potranno momentaneamente mantenere alta la qualità e stimolare le vendite.

Dovremmo monitorare, per i prossimi anni, le progressive tendenze di recettività del mercato comunitario e mondiale per poter correre ai ripari ed evitare grossi traumi all’occupazione italiana.

Ruolo dell’agricoltura nell’economia nazionale. I prodotti agricoli hanno in genere un basso valore aggiunto. Per dei sicuri profitti è meglio esportare beni strumentali ad alta tecnologia e ad alto valore aggiunto. La libera esportazione dei prodotti agricoli, quindi, non è il migliore strumento per la produzione di reddito per i lavoratori italiani. Lo potrà essere in un certo momento storico ma la progressiva tendenza a produrre in loco tutto ciò che è possibile, la rende estremamente vulnerabile.

Possiamo qui sottolineare che il compito dell’agricoltura è di soddisfare innanzitutto le necessità alimentari locali e di creare l’indotto, delle aziende di trasformazione e del settore macchine agricole e associate, i cui prodotti possono essere facilmente esportati.

Opposizione alle politiche WTO e salvaguardia delle produzioni locali.

WTO1Non dovremmo permettere che le politiche del WTO distruggano l’equilibrio e il tessuto produttivo rurale/agricolo locale, sviluppatosi in decine o centinaia di anni, con delle ingiunzioni studiate ad hoc attraverso il meccanismo del liberismo economico estremo.

Nello stesso giorno in cui si teneva il convegno in Fiera, in una atmosfera di scontata accettazione della bontà delle politiche del WTO, giunse la notizia che il presidente Bush annunciò il rialzo dei dazi di importazione dell’acciaio Europeo da 8% al 30%, per 3 anni, fino all’entrata in vigore definitiva dei trattati WTO. Questo per salvaguardare le industrie USA, produttrici di acciaio, che avevano protestato.

Questo fatto, se da una parte dimostra l’ipocrisia dell’amministrazione USA, nell’imporre solo agli altri paesi la necessità di liberalizzare l’economia, dall’altra dimostra come è necessario salvaguardare il tessuto economico locale da fattori di disturbo esterni, per mantenere un certo equilibrio economico. (Da sottolineare che il momento di maggiore sviluppo dell’economia americana è stato durante il periodo del protezionismo). Salvaguardare le produzioni locali: come Bush anche l’Europa potrebbe salvaguardare le proprie produzioni, per lo meno per tre anni fino al 2005, data di entrata in vigore degli accordi. Il WTO è un organismo nato da corporazioni americane, europee e asiatiche, ma prevalentemente USA, in collaborazione con il governo americano, che suggerisce e impone la liberalizzazione dei mercati a tutti i paesi firmatari. Lo impone in maniera sottile attraverso i suoi trattati TRIM, TRIPS, GATS, GATT ecc., si dice per favorire le grosse aziende multinazionali internazionali e il mercato USA.

Il mercato libero di cui parlano WTO, FMI e Banca Mondiale, non è in realtà libero, è controllato dai grossi detentori del potere economico. Per cui dovremmo optare per un mercato controllato, ma in un’economia più democratica.

Alcuni miti da sfatare. Da una parte si afferma che l’importazione di riso dai paesi poveri aiuterà il loro sviluppo.

In questa concezione vi è un mito da sfatare: chi beneficia delle esportazioni dai paesi cosiddetti poveri? In genere non è la popolazione ma pochi esportatori o commercianti, o forse le stesse multinazionali che hanno acquistato le risaie. La popolazione è spesso sfruttata e questo avviene in tutti i paesi in via di sviluppo. Non è certamente aprendo i nostri mercati per favorire alcuni esportatori, che potremmo aiutare lo sviluppo dei paesi poveri. Si crea un doppio circolo vizioso: da una parte si arricchiscono di più i commercianti e dall’altra in Europa si mettono solo in pericolo migliaia di posti di lavoro.

NAFTA1Comunità economiche tra paesi a viluppo omogeneo.
In questo contesto è, inoltre, da sottolineare che la liberalizzazione dei mercati realizzata tra paesi con livelli di sviluppo non omogenei, come nel caso dei alcuni paesi aderenti al NAFTA (North Atlantic Free Trade Agreement), USA e Messico, provoca immensi danni per i paesi più deboli.

Per questa ragione dovrebbero essere realizzate delle comunità economiche i cui paesi abbiano potenzialità e sviluppo economici similari, come ad esempio tra i paesi della ex Unione Sovietica, tra i paesi del Sud-Est asiatico, la ASEAN, SAARC etc. All’interno di queste comunità economiche il libero mercato non porterà danni per alcun paese.

WTO: Quote di produzione per il riso?. Le politiche del WTO, FMI, e WB stanno distruggendo il tessuto produttivo locale cresciuto in decine se non centinaia di anni di lavoro e tradizioni.

Le politiche economiche della specializzazione produttiva nazionale, ispirate all’idea dell’economista Ricardo, hanno portato a delle situazioni paradossali. La Germania e la Francia hanno delle forti eccedenze di latte e derivati per la loro configurazione geografica ed altri fattori. All’Italia, produttrice meno forte di latte e derivati, vengono assegnate delle quote di produzione locale del latte e il resto deve essere importato dalla Germania e Francia. Allo stesso modo sono state assegnate delle quote di produzione per grano duro che importiamo dalla Francia, per gli agrumi della Spagna, l’olio di oliva della Grecia ed è possibile che ci troveremo prima o poi anche le quote di produzione di riso a causa dell’importazione da paesi terzi.

Conseguenze possibbili: molte terre specializzate nella produzione di agrumi, olive etc, per la loro ubicazione, per il clima, rimarranno incolte o dovranno essere convertite ad altre colture, sempre se possibile. Si crea una forte instabilità economica e di conseguenza sociale.

Domanda: i lavoratori di questi settori ‘quotati’ che non producono più secondo il fabbisogno, sono stati assorbiti in altre attività produttive? Sembra proprio di no. Hanno dovuto trovarsi altre occupazioni.

Domanda: in caso di calamità naturali, guerre etc, se la Germania e Francia non fossero più in grado di fornirci questi prodotti, quanto tempo ci vorrebbe per produrli nuovamente in loco? Per il latte per lo meno 3 anni.

Altri fattori: Siamo sensibili al problema dell’inquinamento. Vale la pena sottolineare che le politiche della specializzazione hanno aumentato a dismisura lo scambio di merci, il traffico e l’inquinamento ambientale per la necessità di trasportare arance dalla Spagna, olio dalla Grecia ecc.

Proposte di soluzione a medio termine: Autosufficienza nelle produzioni agricole, limitazione della tendenza all’esportazione, aumento della domanda interna. Quello che proponiamo e ciò sembra essere più sicuro per l’occupazione, più efficace per la garanzia delle necessità basilari per tutti, è una produzione locale autosufficiente in sintonia con le esigenze locali, siano esse umane, occupazionali e ambientali. Il surplus eventuale della produzione di riso certamente va collocato in un mercato europeo e mondiale che lo richiede. In un periodo in cui si è incrinato il fronte dell’esportazione sarebbe meglio riequilibrare l’impegno produttivo verso le esportazioni. Non possiamo neppure accettare i tagli della produzione interna, previsti dalla politica attuale del WTO a causa delle importazioni obbligate di riso.

Quindi se già vi sono sentori di crisi per la risicultura italiana potrebbe essere necessario correre ai ripari prima che la bolla scoppi e pensare di orientare progressivamente la produzione italiana del comparto riso verso un incremento della domanda interna:

  • Creare le condizioni perché aumenti la domanda interna, il riso ha ancora molte possibilità. Ridimensionare progressivamente la tendenza all’esportazione riconvertendo le produzioni del riso verso altre produzioni
  • Risulta essere molto insicura l’esposizione alle incertezze (prezzi/domanda) del mercato estero, e puntarvi tutte le speranze della risicultura italiana potrebbe non portare ai risultati programmati.

Giovedì, 21 Agosto 2003

Tarcisio Bonotto
Istituto di Ricerca Prout Italia
www.prout.it & www.proutworld.org

Referenze:
Rapporto Annuale sul Riso in Italia 2000-2001 – Ente Risi – Milano
Krtashivananda, Prout-il Neo-Socialismo del 21° secolo – Edizioni Proutist Universal

PROUT e Povertà Mondiale

PROUT e Povertà Mondiale
Titolo originale “Prout and world poverty”
By Ravi Batra, economista.
09/09/2007


 Il Prof. Ravi Batra, noto economista presso la ‘Southern Methodist University’, Dallas, Texas (USA) e autore di molti bestseller, classificati dal New York Times, nel suo video messaggio di saluto alla Convention del Proutist Universal, ha sottolineato quali siano le cause della povertà mondiale, del divario salariale e del caos economico che incomberà sulle nostre teste nei prossimi 3-4 anni. Ha sottolineato come la corruzione politica sia la causa principale della povertà locale e mondiale, che documenta con dati alla mano. Prospetta una soluzione per eliminare la povertà in tutto il mondo.


RBatraBuon pomeriggio.
Miei cari amici dell’India e di ogni altro paese, sono sicuro che vi state godendo l’ospitalità e le idee che emergono da questa Convention. Avrei voluto essere presente fisicamente ma sfortunatamente l’anno accademico è già iniziato. Ho pensato di inviarvi questo messaggio, registrato. E una registrazione video casalinga, mio figlio mi aiuta e spero che sia chiara a sufficienza per comprendere quello che desidero esporvi.
Parlerò di “PROUT e la povertà mondiale”. Prout è una teoria il cui autore, mio maestro, è stato Prabhat Rainjana Sarkar. Ho molto rispetto per il mio maestro, ma questo non è il motivo per cui mi piace il messaggio del Prout; mi piace perché è logico, perché espande la mente e lo spirito e perché può risolvere i problemi mondiali.

Parliamo di povertà mondiale, quali sono le sue ragioni, le sue cause principali?. Sappiamo che c’è molta povertà in India, anche in Cina, in molti paesi dell’Africa, ma poche persone hanno realizzato che vi è molta povertà anche negli Stati Uniti. Secondo le statistiche ufficiali, circa 40 milioni di americani vivono al di sotto della linea di povertà. Questo significa che una parte di questi sono anche affamati. Cinque milioni di persone negli Stati Uniti saltano un pasto al giorno. Altri 5 milioni sono senza casa, non hanno un tetto sulla testa. La povertà in America è molto reale. Può essere diverso essere poveri negli Stati Uniti ed essere
poveri in India, comunque è sempre povertà, ed è presente negli USA come in molti altri paesi nel mondo, Australia e Canada compresi. La domanda è: perché? Qual’è la causa della povertà non solo nel Terzo Mondo, non solo nei paesi in via di sviluppo, e industrializzati, ma anche nelle economie avanzate?

La cosa interessante è che dopo un po’ di ricerche, analisi delle fonti di informazione e contemplazione personale, sono giunto alla conclusione che la principale causa della povertà è la corruzione politica, governativa. Il governo è l’unico responsabile per i propri cittadini, e nessun altro. Gli economisti parlano di continuo di carenza di capitali, di industrie, di nuova tecnologia, di risparmi, di educazione, parlano di altri fattori come responsabili della povertà. Queste sono in effetti le ragioni della povertà, ma devo dire che tutti questi fattori sono presenti negli Stati Uniti: gli USA hanno un’economia avanzata, industrializzazione avanzata, nuove tecnologie, internet, la rivoluzione informatica, massicci capitali, un’educazione avanzata; gli USA sono leader in molti di questi settori, tuttavia c’è così tanta povertà in America.
Se vogliamo guardare ad unico tratto comune che possa spiegare le privazioni, la carenza di beni per la gente comune in tutto il mondo, questo tratto comune è la corruzione governativa.
Voglio farvi un semplice esempio di come la corruzione causi povertà. Molte persone sanno che la corruzione genera povertà nei paesi in via di sviluppo, è un fatto ben noto, ma desidero spiegarvi come tale corruzione è responsabile anche della povertà nei paesi sviluppati.
Prendiamo per esempio il prezzo del petrolio, esso è aumentato drasticamente negli ultimi 2-4 anni, dal 2002 il prezzo del petrolio è salito vertiginosamente. La versione ufficiale, negli Stati Uniti, è che il prezzo del petrolio è aumentato perché è aumentata la domanda da parte di India e Cina e in parte dagli Stati Uniti stessi. Questa è la versione ufficiale.
Un’altra spiegazione che danno è che l’OPEC detiene il monopolio, l’Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio, mantiene alto il prezzo del petrolio. Vi dirò in definitiva che non è la scarsità di petrolio ma è il potere monopolistico dei produttori di petrolio, negli USA e nel mondo, la causa principale dell’aumento del prezzo del petrolio.
Perché questo potere monopolistico è la causa principale dell’aumento del prezzo del petrolio?

Ci sono state negli USA circa 2500 fusioni aziendali tra le compagnie petrolifere. Exxon e Mobil erano due diverse aziende, ognuna delle quali aveva profitti per circa 5 miliardi di dollari, all’inizio degli anni ’90.
Decisero che tali profitti non erano sufficienti e si fusero assieme. Ci sono leggi negli USA che impediscono questo tipo di fusioni, una legge che dice: Non è permesso ad aziende che hanno elevati fatturati di fondersi con altre aziende e se il governo non applica tale legge è corruzione amministrativa ufficiale.
Il governo accetta contributi, i candidati accettano contributi elettorali dalle compagnie petrolifere, e in ritorno passano delle leggi in loro favore o ignorano leggi che prevengano la fusione e questa non è altro che corruzione.
La domanda è come fanno queste fusioni ad aumentare il prezzo del petrolio? E’ vero che la domanda di petrolio sta aumentando, c’è una aumentata domanda da parte della Cina, India e Stati Uniti, ma è anche vero che l’offerta è aumentata. La teoria economica dice che se la domanda aumenta e aumenta anche l’offerta per soddisfare tale domanda, assolutamente non c’è aumento del prezzo. E’ vero la domanda di petrolio di Canada, Russia, Arabia Saudita è aumentata. Se guardate alla situazione della domanda e offerta globale, troverete che l’offerta aumenta di pari passo con la domanda.

Durante gli anni ’80 e ’90 non c’è stato aumento del prezzo del petrolio, il prezzo medio era di 25 dollari al barile, la domanda è salita anche in quel periodo, ma poiché anche l’offerta saliva, non vi è stato un grosso aumento, vi è stata una fluttuazione del prezzo del petrolio attorno ai 25 dollari.
Dal 2002-2003 l’offerta è aumentata per far fronte alla domanda, ma il prezzo è allo stesso tempo aumentato. Che succede, non c’è scarsità di petrolio nel mondo, se ci fosse stata scarsità materiale allora si potrebbe capire l’aumento del prezzo del petrolio. Negli anni ’70 c’è stata scarsità di petrolio a causa del monopolio dell’OPEC, in quel periodo si doveva fare la coda ai distributori di benzina per il pieno, ma trovate oggi nel mondo le file ai distributori per il rifornimento? Negli USA non lo ho mai viste, quindi non vi è scarsità di petrolio, perché allora il prezzo è così elevato? Quando due o più aziende petrolifere si fondono assieme, chiudono molti distributori di benzina e gas, non avete oggi tanti distributori come nel passato, la competizione diminuisce drasticamente tra i distributori al minuto e quando la competizione diminuisce il prezzo delle benzine aumenta. Sarete sorpresi, ho disegnato un grafico che riguarda il prezzo del petrolio e gli stock, l’inventario dei depositi di petrolio accumulati dagli USA. dal 1990 al 2006, potete vedere chiaramente che lo stock del petrolio greggio è rimasto stabile negli USA. Se ci fosse stata una domanda maggiore dell’offerta allora gli stoccaggi sarebbero diminuiti, è ovvio che se la domanda è molto maggiore dell’offerta lo stoccaggio diminuisce. Ma la quantità di petrolio a magazzino dal 1990 al 2006 è rimasta quasi invariata.

Ma guardate all’altra parte del grafico relativa al prezzo del petrolio dal 1990 al 2006. Dal 2002 al 2006 il prezzo del petrolio è drasticamente aumentato, non è aumentato molto dal 1990 al 2002, infatti ha avuto delle fluttuazioni, anche se gli stock, il magazzino, è rimasto più o meno lo stesso.
Quest’anno lo stock di petrolio grezzo è aumentato del 10%, tuttavia oggi il costo di un barile è di 75 dollari contro i 25 dollari del 1990. Questo ci dimostra che la causa dell’aumento del prezzo del petrolio non è la scarsità ma qualche cosa d’altro, credo sia il potere monopolistico esercitato dalle compagnie petrolifere.

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Qualcuno pensa che il prezzo del petrolio sia aumentato perchè i costi di produzione sono aumentati, certamente è difficile scoprire nuovi giacimenti e costa molto la ricerca di nuovi pozzi, per questo forse i prezzi sono aumentati. Se fosse stato questo il motivo, i prezzi del petrolio sarebbero diminuiti. E’ una semplice regola dell’economia: se i costi di produzione aumentano, i profitti delle compagnie petrolifere diminuiscono. Ma sappiamo che cosa è successo ai profitti petroliferi. Exxon e Mobil assieme avevano profitti per 10 miliardi di dollari all’anno, oggi sono 40 miliardi all’anno. Se i costi di produzione sono aumentati i profitti sarebbero diminuiti. Questa perciò non è la vera causa.

Qualcun altro afferma che vi sono tensioni nel sud est asiatico, nel mondo arabo e questa è la causa dell’aumento del prezzo del petrolio. Ma chiedo: vi è stata qualche occasione negli ultimi 30-40 anni in cui non vi sia stata tensione nel Medio Oriente? C’è sempre stata tensione nel Medio Oriente, per quello che mi ricordo, perchè il prezzo del petrolio è aumentato ora e non allora?

C’è una sola ragione per questo: il prezzo del petrolio aumenta perchè le compagnie petrolifere hanno dato contributi elettorali alle campagne elettorali al governo USA e il governo in cambio non applica le leggi antimonopolio, non applica la legge contro le fusioni aziendali e per questo la competizione, nell’industria petrolifera, è quasi scomparsa, il prezzo del petrolio aumenta e molto velocemente.

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L’etica in economia, paga?

Estratto da “Greenspan’s Fraud, Ravi Batra, Palgrave, Macmillan, 2005.


La politica eonomica onesta, non paga, affermavano alcuni banchieri e imprenditori. Alla luce degli effetti disastrosi di una politica economica sbilanciata e atta a favorire poche persone nel mondo (globalizzazione), viene da chiederci se una politica economica etica è in grado di ristabilire gli equilibri e garantire a tutti le necessità fondamentali per una vita dignitosa. Prendiamo a prestito alcuni paragrafi, dell’economista Ravi Batra, che rispondono ineludibilmente a questa spinosa DOMANDA. I grafici e le serie storiche prendono in considerazione l’economia USA, ma sono un esempio di approccio anche per la nostra economia italiana.


Una politica economica etica

greenspans_fraudIl verdetto della storia dice che l’etica funziona e che l’inganno studiato per favorire gli interessi di pochi non funziona. Le politiche etiche danno diretti benefici ai poveri, alla classe media mentre le politiche ingannevoli favoriscono direttamente i ricchi in nome di benefici diretti verso i poveri e la classe media. Le azioni etiche generano un’innalzamento (trickle-up) della prosperità, mentre le azioni ingannevoli l’abbassano. Innalzamento o trickle-up significa che, da queste politiche, ne beneficiano innanzitutto i poveri, poi la classe media e poi i ricchi. Abbassamento o trickle-down, al contrario, significa che i ricchi ne beneficiano al massimo grado, possibilmente seguiti dalla classe media e dagli indigenti.

Le prescrizioni etiche mantengono un basso peso delle tasse per i poveri e per la classe media, mentre le politiche non etiche trasferiscono il peso delle tasse dai ricchi ai poveri e alla classe media. Idee etiche mantengo elevata la domanda aggregata attraverso elevati livelli salariali, che nascono dalla libera impresa, mentre le pratiche ingannevoli tendono a rinvigorire la domanda attraverso la generazione di debito. Delle misure etiche ne beneficiano la stragrande maggioranza dei cittadini, mentre misure non etiche beneficiano pochi e tormentano i molti.

Prendiamo ad esempio, negli Stati Uniti, il periodo tra il 1950 e il 1960, quando un elevato livello di sviluppo coesisteva con una tassazione individuale da confisca, a livello del 90% per i redditi più elevati, ma mai, al di sotto del 70%. Quegli erano i migliori giorni della politica economica etica. Le imposte sul valore aggiunto raggiungevano il 2%, mentre le tasse della Sicurezza Sociale, per il singolo lavoratore, toccavano raramente il 3% sui primi 5000$ di reddito.

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Tabella 7.1 pag. 174 – Tasse impresa, Tasso di sviluppo, Tassa sul reddito massimo

Il sistema di tassazione era estremamente progressivo (progressivo significa maggiori tasse per i redditi elevati e minori per i redditi bassi), negli anni ’50 e ’60. In aggiunta il salario orario minimo era di 1,24 dollari che, ai prezzi del 2004, significano circa 8 dollari. Una politica economica altamente ‘etica’. Era stata pensata per dare un reddito adeguato per la sopravvivenza dei lavoratori non specializzati e minimizzare il peso per coloro che avevano meno possibilità di pagare le tasse. Ha prodotto vasti benefici per la società. Il tasso di crescita era del 4% annuo negli anni ’50, e del 4,4% negli anni ’60, anche senza il tesoretto della rivoluzione informatica. I salari reali aumentavano per tutti al tasso annuo del 2,5%; il debito dei consumatori, delle aziende e del governo era estremamente basso. La disoccupazione scese, nel 1969, al 3,5%.

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 Gli effetti di politiche economiche non etiche

Vediamo ora quali sono state le conseguenze delle politiche economiche non etiche, come la ‘Greenomica’ (la politica economica di Greenspan, presidente della FED per 20 anni di seguito). Dal 1981 al 1983 il sistema di tassazione diventò estremamente regressivo (regressivo significa maggiori tasse per i redditi bassi e minori per i redditi elevati), ed è rimasto così fino ad oggi. Oggi la tassazione individuale è del 6,2% su redditi base di 87.900$, associata ad una tassa per servizi sanitari dell’1,45%. In totale le tasse cosiddette per la Sicurezza Sociale sono molto più elevate rispetto agli anni ’50 e ’60. Si può notare come queste enormi tasse pesino sulle spalle dei poveri e del gruppo con reddito-medio. La tassa sul reddito massimo (top-bracket) è oggi del 35%, mentre i capital gains e i dividenti raramente vengono tassati. Il sistema di tassazione regressivo, sarà ancora più regressivo in futuro, poiché diminuiscono a livello federale le entrate fiscali e si alzeranno quelle imposte dai singoli stati per compensare la perdita degli aiuti federali (in Italia passaggio di contributi tra Stato e Regioni).
tavola_wageChe cosa ha da mostrare la Greenomica per il 2004? Un deficit della bilancia commerciale di circa 600 miliardi di dollari? Un budget federale oltre i 400 miliardi di dollari? Un debito federale oltre i 6 trilioni di dollari, comparato a soli 366 miliardi di dollari del 1969? Un livello di debito che è circa il doppio del PIL?Un debito netto in ecesso di 3 miliardi di dollari rispetto ad un avanzo del 1969? Un tasso di disoccupazione del 5,5%. Un reddito netto dell’80% degli americani, circa ¾ del livello di reddito degli anni ’60? E, inoltre un reddito dei Manager che è di diverse centinaia di volte superiore al reddito base da produzione di un lavoratore, comaparato alle circa 40 volte degli anni ’60. Dovrebbe essere abbastanza chiaro che i CEO oggi sono proprietari del governo e della politica economica. (Grafico 10.2 pag. 222)

Il livello di caduta del salario minimo orario è incredibile. Nel 1968 il salario orario minimo era di 1,60$. Poiché il costo della vita è aumentato di circa 5 volte, l’equivalente salario orario minimo di oggi dovrebbe essere di 8 dollari, mentre quello attuale di 5,5$ ora.

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Tabella 8.1 pag. 188 – Relazione tra salario minimo e disoccupazione

Ciò significa una diminuzione del salario minimo orario del 36%. Inoltre le tasse per la Social Security nel 1968 erano del 4,4% mentre oggi sono del 6,2%. Quindi il salario annuale netto, a parte le tasse, è diminuito di circa il 40%.

Questo è il lascito della Politica Economica di Greenspan (Greenomica), un effettivo calo del salario minimo di due terzi rispetto agli anni ’60. Ci sono 30 milioni di americani il cui reddito è legato al salario minimo; il resto, circa 80 milioni hanno un reddito indirettamente legato al salario minimo. Il salario reale di questi lavoratori/trici è stato decurtato al di là di ogni immaginazione. Non preoccupa il fatto che i consumatori hanno debiti fino al collo, risparmiano un minuscolo 2% del reddito, e a causa di un indebitamento record, non riescono a generare una domanda sufficiente per dare lavoro a tutti coloro che lo cercano.

Estratto da “Greenspan’s Fraud, Ravi Batra, Palgrave, Macmillan, 2005, p. 243-244

Traduzione: Tarcisio Bonotto

Il Movimento Ows e la Rottamazione del caro Capitalismo

Giovedi’ 11 ottobre 2011
Dr. Ravi Batra

ravi-batraNel 1978, tra la derisione di molti , scrissi un libro: “ La caduta del Capitalismo e del Comunismo”; prevedeva che il Comunismo sovietico sarebbe sparito verso la fine del secolo, mentre il Capitalismo monopolistico avrebbe creato la peggior concentrazione di ricchezza mai verificatasi nella storia, tanto da far scoppiare una rivolta sociale che ne avrebbe segnato la scomparsa attorno al 2010. Le mie previsioni derivano dalla legge dei cicli sociali, che è stata proposta dal mio ultimo maestro e guida, P.R.Sarkar.  Detto fatto:  il Comunismo è sparito davanti ai nostri occhi durante gli anni ’90, e ora, appena un anno dopo il 2010, la classe media americana, capeggiata da un movimento sempre pù’ conosciuto  come “ Occupiamo Wall Street”(OWS)  inizia a rivoltarsi contro l’ingordigia di Wall Street e del capitalismo monopolistico. Questa rivolta avrà successo?

Certamente, dato che ci sono tutte le condizioni base per il successo.

La prima domanda che ci si pone è : – perché la crescente disparità di ricchezza crea povertà?  La mia risposta è che essa causa sovrapproduzione e quindi disoccupazione e miseria. Tutto si basa sulla legge della domanda e dell’offerta. Lo squilibrio aumenta quando le politiche economiche ufficiali non permettono la crescita dei salari parallelamente alla crescita della produttività, per cui  i profitti crescono e la maggior produttività va ad accrescere solo gli stipendi ed i premi per i dirigenti. L’ho già scritto in un mio precedente articolo.

Successivamente il denaro giace immobile nei forzieri delle banche  e sul conto dei grossi dirigenti  restringendo invece la domanda dei consumatori. Questo conduce  poi a sovrapproduzione e licenziamenti. La combinazione tossica di crescenti licenziamenti e mancanza di creazione di nuovi posti di lavoro aumenta la povertà, che ora, secondo le stime ufficiali, è la peggiore degli ultimi 50 anni.

OccupyWSLa domanda successiva è :  come ha fatto il governo a limitare la crescita dei salari e rendere i ricchi più’ ricchi ed i poveri più poveri?  E’ facile vedere come tutte le misure economiche ufficiali dal 1981 ad oggi, elencate qui di seguito, hanno devastato la classe media:

  1. Taglio delle tasse fatta da Reagan nel 1981 andato a beneficio dei ricchi, ma che resero necessario un innalzamento di altre tasse, pagate soprattutto dai poveri e dalla classe media.
  2. Leggi antitrust mai fatte rispettare, che hanno incentivato la fusione tra grandi compagnie, ma hanno ucciso posti di lavoro ben remunerati in molte altre industrie.
  3. Permettere negli anni 90 alle grandi compagnie petrolifere di fondersi: queste stesse compagnie oggi impediscono il calo dei prezzi del greggio, proprio nel mezzo della più grande crisi dal 1930.
  4. Permettere alle grandi case farmaceutiche e alle assicurazioni sulla salute di fondersi cosi che gli Stati Unit, spendono oggi ben il 15 % del PIL per un servizio sanitario di gran lunga inferiore agli standard europei e giapponesi.
  5. Spostamento incontrollato della produzione all’estero, con la distruzione di buoni posti di lavoro nell’industria e nei servizi.
  6. Ignorare la crescita del deficit commerciale che ha distrutto la nostra industria di base.
  7. Abrogazione sotto il Presidente Clinton della legge “ Glass-Steagall Act”, che ha permesso un aumento  incontrollato di prestiti da parte delle banche, Questo è poi sfociato nella bolla immobiliare, scoppiata nel 2007 e che ha innescato la crisi attuale.
  8. L’ulteriore taglio delle tasse fatto da Bush a beneficio dei soliti ricchi con un conseguente quasi raddoppio del debito pubblico.
  9. Infine, la decimazione della paga oraria minima, fatta da Reagan e dagli altri repubblicani. ( nel 1981  con la paga oraria minima si potevano comprare beni per 8 $, contro i 6$ alla fine del mandato di Reagan, e i 5,5$ del 2006 sotto Bush)

Guardando questa lista di nove punti,  possiamo dire che tra le misure prese dal governo ci siano mai  state misure a sfavore dei grandi dirigenti?  Detto in un altro modo, c’è mai stato un provvedimento che abbia aiutato la classe media? Non me ne viene in mente nessuna. Anzi, possiamo dire che qualunque misura il Governo abbia preso negli ultimi tre decenni, benché apparentemente sembrassero voler aiutare la gente, alla fine l’ha danneggiata.

Le fusioni, l’outsourcing, la liberalizzazione dei commerci hanno sì aumentato la produttività, ma hanno anche fatto abbassare i salari. Tutte le altre azioni comprese nell’elenco hanno invece contribuito in maniera diretta ad arricchire chi era già ricco. I nove punti citati sopra sono realmente la lista dello sfruttamento in atto.

Guardiamo ora la storia del Presidente Obama dal Gennaio 2009, quando fu eletto. Il primo provvedimento è stato di organizzare il salvataggio delle banche:  l’idea era che gli 800 miliardi di dollari di aiuti alle banche ed alle industrie in crisi avrebbero creato 4 milioni di posti di lavoro. Questa misura ha avuto successo nel suo scopo dichiarato?

Secondo l’Ufficio Budget del Congresso, si sono creati solo un milione e mezzo di posti di lavoro. Ma anche se accettiamo le stime di 4 milioni di posti di lavoro fatte dall’Amministrazione, la misura fu estremamente dispendiosa ed andò ad arricchire enormemente i già ricchi. Dividendo 800 miliardi per 4 milioni di posti di lavoro, si ottiene 200.000.  In altre parole, il Governo ha speso 200.000$ per creare un posto di lavoro!  Dato che lo stipendio medio si aggira sui 50.000$ annui, dove sono andati gli altri 150.000$?  Questo suggerisce che le Società ricevettero 150.000$ per ogni nuovo posto di lavoro creato. Il che significa che ¾  del sussidio andarono alle imprese, e solo ¼ è andato  a beneficio dei disoccupati. E questo è il caso migliore tra le misure prese da Obama.          E’ chiaro che questi sussidi di Bush e di Obama furono estremamente dispendiosi e arricchirono enormemente i già ricchi.

Il fatto è che i deficit del governo non funzionano e hanno sempre beneficiato i ricchi.  Non sorprende quindi che la maggior crescita nel divario tra salari e ricchezza si sia avuta proprio a partire dal 1981, quando cioè è iniziata la cultura dei mega-deficit. Un benessere economico stabile si ha solo quando i salari crescono in proporzione alla produttività, come è già successo tante volte in passato nella storia Americana, specialmente tra il 1940 e 1980.  Ogniqualvolta i salari restano indietro rispetto alla produttività, aumentano i debiti ed i profitti, ma solo per essere poi seguiti da sovrapproduzione e aumento della povertà e miseria per la classe media.  Questo è successo negli anni 1920 e 1930 e di nuovo ora a partire dal 1981.

Se il Presidente Obama vuole veramente creare milioni di posti di lavoro, dovrebbe abbandonare tutte le misure economiche adottate fin dalla presidenza di Reagan. Naturalmente i Repubblicani faranno opposizione durissima nei suoi confronti; grideranno che il Presidente sta andando contro coloro che creano posti di lavoro mentre in realtà  sono piuttosto dei distruttori di posti di lavoro. I grandi dirigenti hanno decimato i posti di lavoro con mega-fusioni, outsourcing, speculazione e trasferendo  grandi industrie in Messico e Cina.

La nazione può prosperare solo se l’abilità dei distruttori di posti di lavoro viene frenata da un aumento delle tasse a loro carico o dalla creazione di mercati liberi.

Quando il Governo decide di salvare le mega-banche e le Società di Wall Steet,  è come sparare ai piedi dell’economia. Il nostro Presidente cerca di portare avanti un cambiamento, come diceva lo slogan della sua campagna elettorale. Ma una volta eletto, è andato fuori strada, pensando di ottenere il cambiamento mediante compromessi. Questo non è mai successo in passato. Mai nella storia gli sfruttati hanno prosperato cooperando con gli sfruttatori.

Il compromesso è quello che ha prodotto le misure descritte nei nove punti di cui sopra. I Repubblicani furono abili nell’imporre queste misure non appena qualche Democratico venne a compromesso con loro.  Quando Reagan alzò la tassa sulla benzina e sulle altre tasse nel 1982, fu con la cooperazione dei  Democratici, i quali cooperarono ancora nel 1983 quando i costi della sicurezza sociale e le tasse sui lavoratori autonomi subirono un ripido aumento per poter pagare il grande taglio delle tasse sui profitti delle Società nel 1981. Anche l’abrogazione del” Glass-Stiegel Act” fu frutto del lavoro di legislatori Repubblicani e di Democratici di destra.

L’America non ha bisogno di un’altra dose di aumenti di spesa pubblica, ma di politiche  economiche  razionali che possano generare un capitalismo di libero mercato, invece del capitalismo  monopolistico di oggi.  Nel 1776 la Nazione dichiarò l’indipendenza; per coincidenza, nello stesso anno Adam Smith, il padre della moderna economia, dimostrò come le  piccole imprese generano una prosperità duratura per tutti, e non solo per pochi privilegiati. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno di nuovo. E’ risaputo che le piccole imprese sono quelle che hanno creato la più gran parte dei posti di lavoro nel recente periodo. Questo è il miglior ragionamento per rompere le grandi fusioni di imprese, non solo per creare posti di lavoro, ma anche per abbassare il prezzo del greggio ed il costo della Sanità.

Il Governo dovrebbe anche adottare forti misure per eliminare il deficit commerciale, che attualmente  è attorno ai 500 miliardi di dollari all’anno. Questa misura da sola potrebbe creare 5 milioni di posti di lavoro nell’industria.  Eliminare il deficit commerciale aumenterà il PIL dello stesso importo, e per ottenere un così grande aumento di produzione, serviranno nuovi lavoratori. Supponiamo che per ogni lavoratore una impresa spenda 100.000$ tra salario, indennità e altro, dividendo 500 miliardi per 100.000 si ottengono appunto 5 milioni: il numero di posti di lavoro necessari a produrre quel PIL.

Il deficit commerciale può essere eliminato  fissando per l’export un tasso di cambio basso, come stanno facendo India e Cina. Ma prima il Governo deve  capire l’importanza di pareggiare la nostra bilancia commerciale, e successivamente pianificare provvedimenti per raggiungere l’obiettivo.

 

Oggi l’outsourcing è il maggior responsabile della distruzione di posti di lavoro.

Il Governo dovrebbe imporre tasse elevate su questa pratica. In questo modo, se una società deve esternalizzare alcuni lavori, queste tasse  andranno a  compensare la nazione per l’aumento della disoccupazione nell’economia. Infine, abbiamo bisogno di eliminare il deficit del bilancio federale. Questo può essere fatto mediante l’abrogazione dei tagli fiscali introdotti da Bush per i ricchi e promulgando una piccola tassa sulle transazioni finanziarie, pur continuando a mantenere i programmi fondamentali per i pensionati. Non c’è alcuna ragione per tagliare sulla Sicurezza Sociale e sulla Sanità Pubblica,  perché il presidente Reagan aumentò drasticamente le tasse per garantire benefici per andare in pensione alla generazione nata subito dopo la guerra.  In breve, il Presidente Obama dovrebbe eliminare i  nove punti nell’elenco dello sfruttamento di cui sopra. Egli sarà quindi in grado di realizzare il cambiamento che aveva promesso durante la campagna elettorale nel 2008.

Einstein una volta ha definito la pazzia come il continuare a fare la stessa cosa più e più volte con l’aspettativa di ottenere risultati diversi. Ormai dovremmo sapere che la spesa pubblica eccessiva è una di questi esempi di pazzia. Aumenta di poco i posti di lavoro e arreca benefici soprattutto ai ricchi. In realtà, ho mostrato matematicamente a un pubblico selezionato che, sotto ipotesi ragionevoli, l’aumento del debito pubblico va completamente nelle tasche dei ricchi. Come ultimo elemento di prova, dal settembre 2010 al settembre 2011, il disavanzo è salito di 600,000 milioni dollari, ma i posti di lavoro sono cresciuti solo di 400.000 unità.

Invito il movimento OWS a chiedere che i nove punti dell’elenco sopra menzionati di sfruttamento siano abrogati, in modo che possa rinascere un capitalismo di libero mercato fatto da piccole imprese. Ciò rafforzerà la mano del presidente e gli permetterà di affrontare le menzogne ​​repubblicane e le tattiche che servono solo ad indebolire ulteriormente l’economia per poi obbligare il presidente a cedere il potere. Ammesso che Obama accetti la lista dei nove punti da abrogare, dobbiamo fare in modo che venga rieletto, perché i repubblicani continueranno sempre a fare la stessa cosa più e più volte, e cioè rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Inoltre, dobbiamo anche lavorare per sconfiggere quei repubblicani e quei democratici di destra che sono sempre disponibili al compromesso pur di mantenere lo status quo e, eventualmente, tagliare la Sanità Pubblica.

I nostri sforzi sono obbligati ad avere successo. Io sono economista e storico e in passato ho fatto previsioni in materia di economia e di cambiamento sociale. Mentre solo il 5 per cento delle mie previsioni economiche sono risultate errate, che io sappia non ho mai commesso un errore circa la previsione di una rivoluzione. La mia ultima stima è che il capitalismo monopolistico farà la fine del comunismo sovietico nel 2016.

O coraggiosi contestatori del movimento OWS, il vostro sforzo non solo darà forma alle elezioni del 2012, ma porrà anche fine, una volta per tutte, alla brutalità dei ricchi e dei potenti, che sono i responsabili dello stato pietoso in cui vi trovate. Il cambiamento che siete in procinto di portare a compimento sarà glorificato come quello che Abraham Lincoln ha fatto per i negri americani. Spero che, con il nostro sostegno, Obama sarà foriero di cambiamento.


Ravi Batra

Ravi Batra è professore di economia alla Southern Methodist University, Dallas. Questo articolo si basa su i suoi due libri, “L’età d’oro” e “Greenspan Fraud”. Il suo sito web è.   ravibatra.com

Ecco la nostra alternativa al capitalismo

capitalism-crisisEquità, sostenibilità, solidarietà. Scelte ovvie? Nient’affatto. Basta guardare in che direzione sta andando il mondo. Eppure c’è un sistema, che si propone come alternativo al capitalismo dominante, fondato proprio con l’obiettivo di «garantire a tutti le minime necessità per l’esistenza e favorire lo sviluppo equilibrato di ogni essere umano, dal punto di vista fisico, mentale e spirituale, in armonia con la natura» dicono dall’Istituto italiano di Ricerca Prout.

di Giovanni Fez – 22 Gennaio 2014