POPOLAZIONE: CRESCITA E CONTROLLO di P.R. Sarkar

 popolazione: crescita e controllo 

di P.R. Sarkar


Il contesto socio-economico della società di oggi è profondamente irrequieto e turbolento. La crescita della popolazione, in questo ambiente anomalo, è stata vista come una minaccia all’esistenza della società umana, ma in realtà questo tipo di propaganda non è altro che una maligna cospirazione progettata da interessi di parte. Nessun problema è maggiore della capacità umana di risolverlo. Come tutti i problemi che si presentano all’umanità, il problema della crescita della popolazione deve essere affrontato e risolto in modo corretto.


Nel corso naturale dell’evoluzione, nascita e morte mantengono un certo parallelismo con la continuità del flusso senza fine della creazione. Ogni giorno, con la nascita di bimbi/e, i genitori e altri membri della famiglia sperimentano, naturalmente, grande felicità. Ma è materia di grande dolore il fatto che vi siano alcune persone del governo, o di altre sfere della vita pubblica, che considerano l’aumento del tasso di natalità come una maledizione sociale. Questo atteggiamento negativo è sicuramente una macchia oscura per la razza umana che ha raggiunto un certo grado di sviluppo intellettuale e di conoscenza scientifica.

 Crescita demografica 
È il problema della popolazione veramente un problema naturale? Il problema della popolazione dovrebbe essere considerato nel contesto di due fattori vitali – la disponibilità di cibo e la disponibilità di spazio. Oggi gli esseri umani hanno i mezzi sufficienti per gestire gli alimenti. La terra abbonda di risorse alimentari per nutrire molte volte di più la popolazione attuale. A causa della mancanza di collaborazione coordinata, di uno sforzo collettivo, di un’ideologia adeguata e di una buona pianificazione, la società è stata frammentata in molti gruppi e sottogruppi belligeranti, creando così nazioni ricche e povere.

Come risultato di questa tendenza fissipara, la società non è attualmente in grado di produrre cibo a sufficienza per soddisfare le esigenze umane. La tragedia è che anche se ci sono abbastanza risorse per la fornitura di cibo nutriente a tutti gli esseri umani sul pianeta, a causa dei difettosi sistemi socio-economici, non è stato ancora messo a punto un metodo efficiente per la distribuzione delle stesse.
Inoltre, non vi sarebbe carenza di spazio per vivere sul pianeta se lo spazio esistente venisse correttamente utilizzato. Poiché la terra è stata frazionata a causa di molte arbitrarie restrizioni sociali, economiche e politiche, e dell’influenza pervasiva di dogmi malevoli, le persone non sono in grado di affrontare i problemi in modo naturale. Se si fosse adottato il sistema della “massima utilizzazione e distribuzione razionale” di tutte le risorse naturali, l’eccessiva pressione dei problemi socio-economici potrebbe essere facilmente attenuata.

Che una madre sia fornita di latte materno sufficiente a nutrire il/la suo/a bambino/a appena nato/a, è una legge di natura. Allo stesso modo la natura è stata generosa nel fornire le risorse necessarie a soddisfare la domanda di cibo, e di altri requisiti essenziali, a tutti gli esseri umani. Vi è la necessità che le persone utilizzino in modo corretto queste risorse naturali. La natura stessa non può essere biasimata per la carenza di cibo o di spazio. Questi problemi sono essenzialmente il risultato di errori commessi dagli esseri umani.
E ‘un fatto che la popolazione mondiale è in rapido aumento, e di conseguenza molte persone siano spaventate. Nei paesi capitalisti ci sono ragioni sufficienti per tale timore. In questi paesi l’aumento della popolazione significa un corrispondente aumento della povertà della gente. Ma non c’è motivo per tanta paura in un sistema economico [di tipo] collettivo. In caso di carenza di alimenti e alloggio le persone collettivamente convertiranno le terre sterili in seminativi, aumenteranno la produzione agricola con metodi scientifici e produrranno cibo attraverso processi chimici che utilizzano le potenzialità della terra, acqua e aria. E se questa terra perde la sua produttività, allora gli esseri umani migreranno verso altri pianeti e satelliti e lì si stabiliranno.
Se le persone che vivono nei paesi capitalisti adotteranno volontariamente il metodi del controllo delle nascite per evitare le difficoltà economiche, forse non dovremmo criticarli. Ma va qui ricordato che l’utilizzo di metodi di controllo delle nascite che deformano i corpi di uomini e donne o distruggono le loro capacità riproduttive per sempre non può essere sostenuto, perché in qualsiasi momento ciò può causare una reazione mentale violenta.

 la soluzione del PROUT 

Nelle attuali condizioni socio-economiche, la teoria economica PROUT sostiene una politica integrata e precisa per affrontare il problema della popolazione. Secondo il PROUT, la crescita della popolazione raggiungerà automaticamente un suo livello naturale, in presenza dei seguenti quattro fattori all’interno della società:

  • In primo luogo libertà economica in modo che le persone possano avere una dieta nutriente. In Scandinavia, ad esempio, la capacità di acquisto della popolazione è alta e le persone godono di un buon tenore di vita; grazie a questo non sono afflitti dal problema della sovrappopolazione.
  • In secondo luogo, tutti dovrebbero avere il diritto di godere di buona salute. Se le persone hanno un corpo e la mente sani il loro sistema ghiandolare resta equilibrato, e possono facilmente trasformare la propria energia fisica in energia psichica e la loro energia psichica in energia spirituale. Grazie a questo sforzo, di canalizzare la mente in una direzione spirituale, le propensioni mentali più vili sono facilmente controllabili.
  • In terzo luogo, la gente dovrebbe essere libera da preoccupazioni mentali inutili e ansie. Quando si soffre in continuazione di angustie mentali, la mente si abbandona naturalmente ai più vili godimenti fisici per sbarazzarsi di quella condizione indesiderata. Quando le agonie mentali spariscono, gli esseri umani potranno godere di pace mentale ed essere in grado di assimilare le idee più sottili.
  • In quarto luogo, dovrà essere elevato il livello intellettuale dell’umanità. Con il progresso intellettuale gli esseri umani svilupperanno a 360 gradi le proprie potenzialità psichiche e potranno facilmente evolvere il loro potenziale psico-spirituale. Attraverso un continuo impegno, gli esseri umani saranno in grado di raggiungere la posizione suprema, fondendo la loro singola esistenza unitaria nell’esistenza Cosmica.

Quindi, il problema della popolazione non è solo un problema economico – ma include anche gli aspetti economici, biologici, psicologici e intellettuali.
Oggi le persone danno più importanza alla politica rispetto agli aspetti bio-psicologici ed economici scatenanti la crescita della popolazione.
La teoria che la popolazione aumenti ad un ritmo geometrico mentre la produzione di cibo aumenta ad un tasso aritmetico è profondamente difettosa. Una tale situazione può verificarsi solo in un sistema economico squilibrato. Tale problema non esisterà in un sistema economico progressista e bilanciato.

 economia collettiva 

E’ profondamente sbagliato propagandare l’idea che una popolazione in rapido aumento influenzerà negativamente la struttura economica collettiva. Oggi i capitalisti stanno cercando di controllare la crescita della popolazione attraverso il controllo delle nascite, perché un aumento della popolazione è dannoso per il capitalismo.

In una struttura economica collettiva non ci sarà necessità di sostenere il controllo delle nascite. Piuttosto, un aumento della popolazione aiuterà nella produzione dei beni essenziali.

Buone varietà di sementi, terra fertile, nutrimento adeguato, luce, aria e acqua sono tutti essenziali per una buona riproduzione sia nel regno vegetale sia animale. In questo senso gli esseri umani non sono diversi dalle altre creature…

La scienza ha raggiunto un tale livello che può inaugurare una nuova era. Può produrre cibo sintetico in forma di compresse per aiutare a risolvere i problemi alimentari del mondo. Una singola compressa cibo può essere sufficiente a fornire sostentamento per un giorno intero, quindi non dobbiamo temere l’ aumento della popolazione. Le generazioni future potranno spendere più tempo ed energie per attività psichiche e spirituali sottili, quindi la loro domanda di cibo fisico diminuirà.

Attraverso la ricerca oceanografica sono state scoperte abbondanti risorse alimentari nel mare e sul fondo del mare. Con l’applicazione della scienza e della tecnologia possiamo sfruttare queste risorse per affrontare la sfida del problema alimentare. La crisi che la società di oggi sta affrontando indica che l’umanità non incoraggia la massima utilizzazione e la distribuzione razionale delle potenzialità del pianeta. La scienza oggi viene utilizzato per sviluppare armi da guerra sempre più distruttive, piuttosto che per scopi benevoli e costruttivi.
La società dovrà adottare un sistema economico collettivo per:

  • massimizzare la produzione e la sicurezza economica al fine di controllare l’accumulo
  • garantire la razionale distribuzione della ricchezza collettiva attraverso un sistema cooperativo affiatato
  • attuare una pianificazione socio-economico decentrata
  • e assicurare il massimo utilizzo di tutti i tipi di potenzialità: mondane, sopramondane e spirituali.

Quindi la società fino ad ora non ha adottato un approccio di questo tipo e per questa ragione non è stata in grado di risolvere il problema alimentare.

Invece, sono state promosse forzatamente alcune pratiche disumane di controllo delle nascite. Non solo, tali pratiche sono pregiudizievoli per mantenere un corpo umano e una mente sani, provocano deformità fisica, disturbi, incomprensioni nella vita familiare, disordine mentale e debolezza.
Coloro ai quali sono stati causati tali disturbi psichici perdono il coraggio di affrontare le avversità della vita e la capacità di combattere per la giustizia sociale.

Imporre la paura della crescita della popolazione non è altro che una furba cospirazione realizzata da interessi particolari per sviare le persone e sfruttare la società. Le persone ottimiste di tutto il mondo dovranno unirsi e alzare la voce contro questa atroce cospirazione, e lavorare insieme per costruire una società giusta e benevola.

La nostra visione del Sistema Politico Italiano

 La nostra visione del Sistema Politico Italiano 


Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo non è in grado di risolvere i problemi umani” e quindi “il Capitalismo deve finire”.


Tarcisio Bonotto – 02/12/2016

Si dice che la politica del ‘NO’ non paga.

‘NO’ al nucleare, ‘NO’ alla privatizzazione dell’acqua, ‘NO’ alla Globalizzazione, ‘NO’ alla legge elettorale, ‘NO’ alla riforma Costituzionale … hanno creato forti movimenti ma prodotto poche soluzioni alternative allo status quo, che dovrebbe essere necessariamente migliorato.

La Globalizzazione ce la siamo vissuta tutta, l’acqua è per decreto un bene commerciale, il fotovoltaico, come piccola alternativa al nucleare è andato alla ribalta solo qualche anno fa…

Certo, dire ‘NO’ ad una certa visione politico-sociale ed economica può essere un primo passo importante, per arginare la deriva e lo sfruttamento della classe liberista. Dopo il ‘NO’ e l’eventuale protesta, la domanda che viene spontanea è: “quale alternativa possibile abbiamo se non vogliamo questa minestra?”

Poiché l’attuale liberismo non ha portato benessere all’intera società umana, ma è andato a vantaggio di pochi e contro i valori umani cardinali dell’esistenza, possiamo ben dire che “il Capitalismo deve finire”.
 globalizzazione economica 

Per la globalizzazione economica avevamo proposto dopo il G8 di Genova e di Praga:

  • La formazione di Comunità Economiche tra paesi omogenei, in sviluppo e potenzialità economiche (come ASEAN, non come il NAFTA)
  • La formazione di zone-socio-economiche autosufficienti nelle quali la popolazione si riconosca per legami comuni
  • L’autosufficienza di ogni paese, di contro alla liberalizzazione selvaggia e il libero movimento di merci, persone, capitali e finanza tra paesi non omogenei.

In effetti è impossibile competere con la Cina dove il livello di retribuzione è circa 20 volte inferiore a quello italiano. Per questa ragione le Comunità Economiche vanno create tra paesi omogenei.

La Globalizzazione ci ha trovati impreparati, non strutturati a sufficienza e ciò ha peggiorato la nostra situazione economico-produttiva: quasi 4 milioni di disoccupati e 870.000 aziende chiuse.

Ma passiamo alla nostra proposta di Riforma Costituzionale e Legge Elettorale.

 proposta di modifica della Costituzione 

La nostra proposta per la modifica della Costituzione, un disegno a livello internazionale, si snoda in 13 punti chiave e una Magna Carta essenziale.

Tra i tredici punti leggibili nel nostro sito al link: Sistema Politico, troviamo interessanti i seguenti:

  1. Il Parlamento nel ruolo di assemblea costituente. Il Parlamento svolgerà il ruolo di assemblea costituente solo con una maggioranza di 7/8 dei suoi membri, in quanto la modifica della costituzione, a intervalli regolari riduce lo status della costituzione.
  2. Tutte le lingue vive di un paese devono avere pari dignità di fronte allo Stato o al governo.
  3. Parità di diritti. Tutti i cittadini devono avere pari diritti di fronte alla legge. Devono essere prese in considerazione in modo uguale per tutti i cittadini, le necessità materiali, in modo che tutti i cittadini possano ottenere equilibrio e bilanciamento nella vita collettiva.
  4. Comitato di Revisione. Per controllare il progresso economico e lo sviluppo delle diverse parti del paese, dovrebbe essere costituito, dal presidente, un comitato di revisione di alto livello. Se c’è una qualche diversità tra il governo e il Comitato, il presidente deve agire secondo i consigli del parlamento. E se non vi è alcuna differenza tra il parlamento e il Comitato, il presidente dovrebbe chiedere consiglio dalla corte suprema del paese e agire secondo il loro parere ufficiale, secondo le disposizioni della Costituzione.
  5. Causa contro il primo ministro o il presidente. Un caso giudiziario può essere depositato presso la Corte Suprema contro qualsiasi persona del paese inclusi il primo ministro e il presidente, perché ogni cittadino del paese è uguale davanti alla Costituzione.
  6. Diritto di autodeterminazione e di plebiscito. Il diritto di autodeterminazione di una parte del paese può essere riconosciuta solo sulla base di un referendum tenutosi in quella zona con il permesso del parlamento in assetto di assemblea costituente. Se il referendum si potrà tenere, dovrà essere tenuto sotto lo stretto controllo e la supervisione del governo centrale e del capo della Commissario Elettorale del paese.
  7. Deve essere garantita l’istruzione primaria per tutti e l’istruzione dovrebbe essere libera da ogni interferenza politica.
  8. La Legge e la Costituzione dovrebbero coincidere. La legge e la Costituzione dovrebbero essere le stesse per tutto il paese, come ogni individuo è uguale di fronte alla legge e davanti alla costituzione. Secondo la Costituzione, ogni parte del paese potrà godere dello stesso potere. Ad esempio, non dovrebbero essere consentiti diritti speciali o facilitazioni per il Kashmir. Oggi un Kashmiri può andare in Bengala ad acquistare dei terreni, una casa, ecc., ma un bengalese non può godere di tali privilegi in Kashmir. Questo tipo di discriminazione deve finire.

Possiamo aggiungere per l’Italia che non devono esistere Regioni a statuto speciale.

La formazione di un Governo Mondiale richiederà una Costituzione Mondiale. In tale costituzione dovrebbe essere inclusa una Carta dei Principi (o Bill of Rights) che comprenda almeno le seguenti quattro aree.

  1. Prima: dovrebbe essere garantita completa sicurezza a tutte le piante e gli animali del pianeta.
  2. Seconda: ogni paese deve garantire il potere d’acquisto a tutti i suoi cittadini.
  3. Terza: la Costituzione deve garantire quattro diritti fondamentali –
    1. Libertà di pratica spirituale
    2. Rispetto delle tradizioni culturali
    3. Istruzione
    4. Espressione delle lingue indigene.
  4. Quarta: se la pratica di uno qualsiasi di questi diritti confligge con i valori umani cardinali, allora tale pratica deve essere immediatamente fermata. Cioè, i valori umani cardinali devono avere la precedenza su tutti gli altri diritti.

Tutte le costituzioni del mondo soffrono di numerosi difetti. I punti di cui sopra possono essere adottati, dagli estensori delle diverse Costituzioni, per superare tali difetti.

 

 legge elettorale 

 Il Suffragio Universale, il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto il 18° anno di età, sebbene una conquista sociale di non poco conto, nasconde tuttavia dei problemi che possono inficiare e indebolire la Democrazia. Infatti se i/le votanti non hanno sviluppato una coscienza socio-economico-politica adeguata rischiano di dare il voto a persone incompetenti, e mosse da interessi individuali o di gruppo, che minano alla radice i principi stessi del vivere democratico. 

 

 il collegio elettorale 

Il collegio elettorale viene formato da tutti i cittadini che hanno sviluppato una COSCIENZA SOCIO-ECONOMICO-POLITICA adeguata per decidere la validità delle proposte di qualsiasi candidato. La Democrazia viene indebolita se a votare sono persone senza alcuna conoscenza dell’impianto sociale, economico, politico e culturale del paese.

Da questo punto di vista si propone che ogni elettore/trice debba essere sottoposto/a ad un esame adeguato per testare la propria conoscenza dei fattori civici di base, economici, e poter diventare un/a coscienzioso/a votante.

Il Suffragio Universale è stata una grande conquista della nostra società, ma per ciò che è emerso in questi ultimi anni (compravendita dei voti, spirito di appartenenza e interessi privati…), il sistema amministrativo si è sfaldato e la corruzione è diventata di casa, potrebbe essere modificato.

“Il diritto di voto deve essere conferito a persone istruite che hanno coscienza politica e consapevolezza dei problemi della gente. L’età non dovrebbe essere il criterio di diritto di voto. Se il diritto di voto è dato a persone analfabete, vi è la possibilità che siano eletti dei rappresentanti antisociali e incompetenti”. (P.R. Sarkar)

Per questo motivo dovremmo ripristinare l’Educazione Civica nelle scuole, e istituire come per il patentino del motorino o la patente automobilistica, un esame per chi desidera partecipare al collegio elettorale della propria area.

 

 sistema selecto-elettorale 

Si intende un sistema in cui vengono eletti dai collegi elettorali tutti i rappresentanti dal livello Comunale al livello Parlamentare, in un’unica elezione.

 facciamo un esempio per l’Italia 

Una premessa: tenendo conto che è necessario accorpare i comuni più piccoli fino a formare un’associazione di circa 5.000 persone, unità minima per la pianificazione economica, tuttavia per semplicità tralasciamo questa nota.

I collegi elettorali eleggono tutti i rappresentanti istituzionali dal livello comunale al livello parlamentare: in tutto ad es. 123.480 rappresentanti.

selecto-elettorale

  • 480 eletti selezioneranno il primo livello di Amministrazione: i Sindaci
  • L’insieme dei sindaci e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Provincie.
  • L’insieme dei rappresentanti delle Provincie e i rimanenti selezioneranno i rappresentanti delle Regioni.
  • I Rappresentanti delle Regioni e i Rimanenti selezioneranno i rappresentanti della Camera e del Senato.

Il Primo Ministro viene eletto dal Parlamento e il Presidente del paese dalla popolazione.

Nel sistema politico proutista sono presenti le Province, se necessario o i distretti (area geografica con circa 100.000 abitanti), sempre se necessario.

 parlamento 

 le funzioni di Camera e Senato sono distinte 

La Camera ha funzioni Analitiche delle problematiche delle aree interessate dai Collegi Elettorali, mentre il Senato ha una funzione Sintetica: vale a dire valutando in ragione di priorità, necessità, urgenza, fattibilità e obiettivi di sviluppo socio-economico, deciderà quali leggi vadano approvate, come unico organo deputato alla loro emanazione.

 

 rapporto stato-regioni-comuni 

 le tre strutture statali 

(da ‘Il Governo Mondiale’ – Edizioni IRP-Istitutodi Ricerca Prout)

Il Governo Mondiale avrà tre rami – Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, con una divisione chiara di potere tra di essi. All’inizio il Governo Mondiale dovrebbe funzionare come un organismo legislativo, mentre l’amministrazione effettiva degli affari giornalieri sarà lasciata all’amministrazione dei governi nazionali e regionali.

L’Organismo Legislativo a livello mondiale e nazionale (federale)  dovrebbe essere di tipo bicamerale, con un Camera Alta e un Camera Bassa. Membri della Camera Bassa saranno eletti in proporzione alla popolazione e quelli della Camera Alta saranno un numero fisso di rappresentanti per ogni Paese. Di conseguenza, un Paese come Cina potrà avere più rappresentanti nella Camera Bassa, ma nella Camera Alta ciascun Paese avrà uguale rappresentanza.

A livello nazionale il PROUT propone una federazione di stati con una forma di repubblica presidenziale.

 divisione e distribuzione dei poteri 

Tutti i poteri di ciascun livello di governo saranno suddivisi e distribuiti dalla costituzione mondiale o da una delibera organica del Consiglio Mondiale. Il Governo Mondiale rimarrà responsabile della legislazione, delle relazioni internazionali, della salvaguardia dei diritti umani, della giustizia sociale ed economica, della valuta mondiale e del funzionamento della Banca Mondiale. Il Governo Mondiale dovrebbe avere a sua disposizione una milizia mondiale permanente senza alcun obbligo verso una qualsiasi nazione.

Possono rimanere sotto la responsabilità dei governi nazionali: difesa nazionale, affari esteri, valuta, ferrovie, poste e telegrafi, questioni di carattere internazionale come la rettifica dei confini, l’irrigazione e le grandi installazioni di generazione elettrica.

I governi regionali (o federali) rimarranno responsabili di agricoltura, industria, istruzione, infrastrutture, inclusa l’energia, strade, installazioni mediche, leggi e ordine pubblico ecc.

L’autogoverno locale sarà responsabile del welfare sociale, dell’approvvigionamento dell’acqua, dell’igiene, abitazioni, protezione ambientale, la protezione della flora e della fauna ecc.

L’allocazione del reddito e la politica della tassazione può essere decisa di conseguenza.

I diversi livelli di governo dovrebbero avere giurisdizioni chiare, demarcazioni di responsabilità e poteri, e un sistema adeguato di coordinamento.

E’ da notare che la divisione di poteri e funzioni in qualsiasi federazione non può essere qui elencata precisamente e potrebbe essere distribuita tra diversi livelli di governo. Per motivi di sicurezza nelle contingenze future, tutte le costituzioni della federazione dovrebbero assegnare poteri non elencati o residui al governo nazionale o al governo statale. Negli stati che hanno forti tendenze centrifughe come gli Stati Uniti, i poteri residui dovrebbero essere assegnati ai governi statali, mentre negli stati come il Canada e l’India, in cui le forze centripete sono più forti, tali poteri dovrebbero essere assegnati al governo centrale.

Su questioni funzionali, oltre alle funzioni nazionali e statali specifiche è generalmente prevista nella costituzione una lista di poteri che Governo Mondiale possono essere assegnati sia ai governi nazionali che statali, per esercitare la propria autorità legislativa su questioni specifiche, purché non violino le leggi federali.

 supremazia della Costituzione 

La costituzione è la fonte del potere e delle direttive funzionali per tutti i livelli di governo. Tutte le leggi approvate dai governi nazionali o statali non devono violare la costituzione mondiale. La costituzione dovrebbe essere chiara e rigida. Dovrebbero essere apportati emendamenti solo per affrontare le mutate circostanze, tenendo in considerazione il benessere generale e la razionalità delle relazioni fra gruppi e nazioni.

 

 

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

Difetti sociali del Gandismo e Marxismo – Una Filosofia difettosa

di P.R.Sarkar

sarkar2La società è un’entità collettiva e non appartiene ad un unico individuo. L’obiettivo della società è di promuovere continuamente il benessere collettivo. Quando gli individui si rendono conto della necessità imperativa di sacrificarsi per l’interesse collettivo, allora e solo allora è possibile realizzare una società forte e sana.

Ora la domanda è: quale dovrebbe essere il rapporto tra gli individui e la società? Ogni individuo possiede due potenzialità preziose e straordinarie: una psichica, l’altra spirituale. Il corpo collettivo [sociale] non può dettare legge in merito a queste due potenzialità – la sua competenza è limitata alla sola ricchezza fisica. Nella sfera fisica se gli individui non vìolano gli interessi del corpo collettivo, sia la società sia l’individuo eviteranno difficoltà e godranno di uno stato di benessere. Per questo motivo il diritto individuale di andare contro gli interessi della collettività è stato messo sotto controllo [dalla legislazione]. Ma nelle sfere psichica e spirituale, ogni individuo ha completa libertà di avanzare e progredire.

marxDa questo punto di vista il marxismo è irrazionale, innaturale e non scientifico. Anche se la ricchezza mondana dell’universo fosse distribuita correttamente, le persone non saranno soddisfatte. Un voce risuonerà dal profondo del loro cuore, “voglio di più, voglio di più”. Questo perché i desideri della mente umana sono infiniti. Questi desideri illimitati possono essere soddisfatti solamente nella sfera dell’infinito. Non è possibile soddisfare le infinite aspirazioni nella sfera fisica, perché anche se la quantità di ricchezza fisica è molto vasta, non è infinita. Ecco perché le persone sagge canalizzano i propri infiniti desideri insoddisfatti verso le sfere psichica e spirituale.

Nel ‘Gandhismo’ troviamo due difetti: quello psicologico e quello materiale. Anche se il gandhismo non è capitalismo puro, esso senza dubbio protegge il capitalismo. I capitalisti trovano completa protezione in questo sistema. Il Gandhismo sostiene che i capitalisti sono i fiduciari del popolo, ma come è possibile? Possono coloro che prosperano sul sangue umano essere i protettori della gente? Come possono le masse sfruttate credere che i loro sfruttatori saranno i propri salvatori? Possiamo quindi vedere come il gandhismo contraddica direttamente la psicologia umana.

gandhiIn secondo luogo, il gandhismo cerca sempre di evitare il confronto e ogni tipo di lotta, tra cui la lotta di classe. Secondo il marxismo, ci sono due classi principali: gli sfruttatori e gli sfruttati. Il Gandhismo non riconosce questo tipo di divisione. Il fatto è che delle quattro classi della società – i Lavoratori [Sudra], i Guerrieri [Kśattriyas], gli Intellettuali [Vipra] e gli Affaristi [Vaeshyas] – la classe dominante o dominatrice sfrutta le altre classi al meglio delle sue capacità. Anche se il periodo di sfruttamento può essere breve o lungo, a seconda della forza intrinseca o la vitalità della classe dirigente, l’ordine di avanzamento [e di cambio di classe dominante] mondano segue questo schema. Secondo il gandhismo, è possibile trasformare gli sfruttatori attraverso la persuasione. Teoricamente questo punto di vista può essere accettabile, ma non è né naturale né pratico. Se una capra cerca di convincere una tigre, la tigre non si mangierà la capra? La lotta è naturale e indispensabile. Il Tantra [1] supporta anche l’idea che il progresso si ottiene attraverso la lotta. La negazione della lotta è un difetto che serve gli interessi capitalistici [cioè materiali].

Secondo PROUT (Teoria della utilizzazione PROgressiva), se la persuasione fallisce è indispensabile applicare la forza. In ultima analisi possiamo dire che la regola d’oro è: “proteggere i virtuosi e punire i malvagi”. La società umana può svilupparsi solo se si segue questo principio.

Solo a coloro che aspirano a realizzare la perfezione Suprema e sono esenti da egoismo può essere affidata la tutela della società. Solo coloro che sono stabiliti nei principi cardinali della moralità umana e che hanno accettato l’Entità Suprema come obiettivo della propria vita, sono in grado di salvaguardare gli interessi del genere umano. Solo queste persone sono Sadvipra [buoni intellettuali] e solo loro possono rappresentare l’umanità – da soli possono servire altruisticamente tutta la creazione. I Sadvipra saranno identificati grazie alla loro condotta, l’impegno al servizio, il loro senso del dovere e la forza di carattere. Solo loro potranno saldamente annunciare, “Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa razza! Tutti hanno uguali diritti! Tutti sono membri della stessa famiglia umana”.

Solo questi Sadvipra possono ammonire gli sfruttatori, con voce possente:” No allo sfruttamento di una persona sull’altra! No allo sfruttamento nel nome della religione!”.

Tali ‘sadvipra’ diventeranno i guardiani della società. I ‘sadvipra’ non potranno mai fermare la lotta di classe in corso, che si manifesta in base alle leggi del ciclo sociale (Legge del Ciclo Sociale di P.R. Sarkar). Essi garantiranno solo che i governanti non sfruttino la società; in tal modo potranno controllare chi governa.

Colui che ha proposto il ‘gandhismo’ era un uomo di umile temperamento che non amava i conflitti, ma questo atteggiamento è innaturale e poco pratico. Un principio può essere accettato solo se è pratico. La praticità non proviene in effetti dal mero idealismo.

P.R Sarkar

Settembre 1960, Ranchi, India – Prout in Sintesi 1

[1] Tantra: Insieme di teoria e pratiche per la liberazione umana

Humans may speak a universal language, say scientists 

 humans may speak a universal language,
say scientists 

Sarah Knapton,
TELEGRAPH science editor
12 SEPTEMBER 2016 • 8:00PM


Humans across the globe may be actually speaking the same language after scientists found that the sounds used to make the words of common objects and ideas are strikingly similar.


The discovery challenges the fundamental principles of linguistics, which state that languages grow up independently of each other, with no intrinsic meaning in the noises which form words.

But research which looked into several thousand languages showed that for basic concepts, such as body parts, family relationships or aspects of the natural world, there are common sounds – as if concepts that are important to the human experience somehow trigger universal verbalisations.

“These sound symbolic patterns show up again and again across the world, independent of the geographical dispersal of humans and independent of language lineage,” said Dr Morten Christiansen, professor of psychology and director of Cornell’s Cognitive Neuroscience Lab in the US where the study was carried out.

“There does seem to be something about the human condition that leads to these patterns. We don’t know what it is, but we know it’s there.”

The study found, that in most languages, the word for ‘nose’ is likely to include the sounds ‘neh’ or the ‘oo’ sound, as in ‘ooze.’ Similarly, the word for ‘leaf’ is likely to include the sounds ‘l,’ ‘p’ or ‘b’ while ‘sand’ will probably use the sound ‘s’. The words for ‘red’ and ‘round’ are likely to include the ‘r’ sound.

“It doesn’t mean all words have these sounds, but the relationship is much stronger than we’d expect by chance,” added Dr Christiansen. Other words found to contain similar sounds across thousands of languages include ‘bite’, ‘dog’, ‘fish’, ‘skin’, ‘star’ and ‘water’. The associations were particularly strong for words that described body parts, like ‘knee’, ‘bone’ and ‘breasts.’

The team also found certain words are likely to avoid certain sounds. This was especially true for pronouns. For example, words for ‘I’ are unlikely to include sounds involving u, p, b, t, s, r and l. ‘You’ is unlikely to include sounds involving u, o, p, t, d, q, s, r and l.

The team, which included of physicists, linguists and computer scientists from the US, Argentina, Germany, the Netherlands and Switzerland analysed 40-100 basic vocabulary words in around 3,700 languages – approximately 62 per cent of the world’s current languages.

The researchers don’t know why humans tend to use the same sounds across languages to describe basic objects and ideas. But Dr Christian said the concepts were important in all languages, and children are likely to learn these words early in life.

“Perhaps these signals help nudge kids into acquiring language,” he added: “Maybe it has something to do with the human mind or brain, our ways of interacting, or signals we use when we learn or process language. That’s a key question for future research.”

Figura 1: Spiky objects tend to have 'kiki' sounds - Credit: Christmasstockimages

Figura 1: Spiky objects tend to have ‘kiki’ sounds – Credit: Christmasstockimages

One of the most basic concepts in linguistics is that the relationship between a sound of a word and its meaning is arbitrary. However recent studies have suggested that some words may share common sounds, for example, researchers have shown that words for small spiky objects in a variety of languages are likely to contain high-pitched sounds, while rounder shapes contain ‘ooo’ sounds, which is known as the ‘bouba/kiki’ effect.
Dr Lynne Cahill, a lecturer in English Language and Linguistics at the University of Sussex said it was possible that some words were similar across languages because they are the first noises children make. So the ‘ma, ma, ma’ and ‘da, da, da’ sounds made be babies became mama and daddy.

But she said it was too early to say there was a universal root for other words.

“You could argue that the words chosen here are very old and therefore most likely to have a common ancestor language in the past, from which they all derived,” she said.

“I think this is an interesting study which has looked at so many languages but I don’t think it quite justifies their claim that it debunks the idea that language is arbitrary and I think they looked at too few words to make any firm conclusions.”

The research was published in the Proceedings of the National Academy of Sciences journal.

 

 Nose, Nase, Nez: Shared Sounds and Meaning Link World Languages 

By Nathaniel Scharping | September 13, 2016 4:59 pm
(Credit: Petr Vaclavek/Shutterstock)

(Credit: Petr Vaclavek/Shutterstock)

In English we say “nose”, the French say “nez” and Germans pronounce it “nase.” The words that different cultures use to describe the same objects or concepts might be more similar than we realize.

That’s the conclusion of a statistical analysis of thousands of languages, which concluded that some of the most basic words in our vocabularies share important characteristics, no matter the language being spoken.

The findings contradict a basic assumption in linguistics: that the origin of our words is largely arbitrary. There are exceptions to this rule of course, but by and large, it is commonly held that the meaning of a word has no bearing on the sounds which form it.

By proving otherwise, the researchers raise intriguing questions about the ontological roots of language, and suggest that some shared features of our brains had a hand in shaping the development of language.

 words upon words 

In their paper, published Tuesday in the Proceedings of the National Academy of Sciences, researchers from Germany and Switzerland examined two-thirds of the more than 6,000 languages we know about today. They compiled 6,452 lists of the most basic words that languages share, words like pronouns, motion verbs, and nouns for natural phenomena and body parts. They then broke the words down into symbols representing specific sounds, which they were able to feed into an algorithm to tease out the commonalities between them.

The researchers were looking for sounds that showed up in words describing the same things. If there were truly no connection between vocalizations and meaning, the sounds should be evenly distributed. That wasn’t the case though — they found 74 words that showed a correlation between the sounds they used and what they meant. This held even if the languages came from completely different lineages, meaning that they never borrowed from each other.

These correlations were both positive and negative, meaning that some words shared sounds, while others all seemed to shy away from certain sounds. Some words turned out to have both. Take “tongue” for example: Across all the languages, the sounds for “e” and “l” show up more often, while “u” and “k” appear less frequently than would be expected.

Both “red” and “round” show an affinity for “r”, while “name” rarely possesses “o” and “p”.

An image from the study showing words that have either positive or negative associations with specific sounds.(Credit: Damián E. Blasi et. al)

 does it make sense? 

On the surface, it makes sense that some of our words sound the same. After all, we’re all human, and wherever our languages came from, they spring from brains that work largely alike.

On the other hand, these findings may seem to be partly counterintuitive — after all, there are plenty of words that sound the same but mean very different things across languages. In addition, some of the researchers conclusions don’t seem to jive with our own language — take for example, their finding that the word for “you” doesn’t often possess “o” or “u” sounds.

It’s important to remember, however, that the researchers found correlations on a very broad scale. On the scale of thousands of languages, English is just a drop in the bucket. The researchers don’t lay out hard and fast rules for languages — instead, they find that a good number of sounds show up in a way that shouldn’t happen randomly.

 but why? 

They don’t know exactly why this happens. The roots of language far exceed any written documents, and archaeological finds don’t often provide good insights into speech patterns. One theory is that all of our languages today come from ancient proto-languages — after all, most languages should share an etymological root if you go back far enough. Like the broad similarities between species that diverged millions of years ago, this could explain some of the parallels.

Another theory is that we formed words based on similarities between how they sound and the action or thing they describe. Previous studies have found that high-pitched sounds are often used to describe small things and low-pitched sounds describe large objects. It is also thought that sounds with particular “shapes” describe some objects better. Smoothly rolling “r” sounds might show up often in words for “round,” because the sounds mimics the shape.

The researchers say that this is the first time anyone has taken a big data approach to the issue by compiling information on a wide number of languages. They hope that future work will be move beyond establishing a correlation, and actually shed light on why we might prefer certain sounds for particular words.

The answer will likely involve much more than linguistics — this is a question that relies on the fundamentals of how our brains process information about the world.

WTO e Vantaggio Comparato

di Tarcisio Bonotto


Il principio del Vantaggio Comparato dell’economista David Ricardo, di 200 anni fa, è alla base delle politiche economiche del WTO. Il WTO inneggia a tale principio per la massima liberalizzazione del commercio internazionale, (TTIP e TPP compresi) attraverso il quale sono collassate molte economie di paesi in via di sviluppo e ricche. In effetti i vantaggi sembrano essere solo a favore delle multinazionali e banche internazionali. Il TTIP-CETA-TPP sembrano infatti l’estensione della trama del WTO imbastita per l’economia mondiale.


Ho cercato di addentrarmi nei meandri dei ‘principi e dei valori’ che hanno spinto il WTO a redigere 27.000 pagine di trattati e regolamenti sul commercio internazionale, dando inizio alla cosiddetta globalizzazione economica.

Per la semplice ragione di poter comprendere i motivi per i quali sia aumentata la forbice tra ricchi e poveri a livello mondiale, perché sia aumentata la disoccupazione locale e perché le promesse di un abbassamento dei prezzi, di moltissimi prodotti e un innalzamento del tenore di vita per tutti, paesi poveri compresi, non siano state mantenute.

Sono molti i paesi ad aver firmato le regole WTO nei suoi tre trattati principali TRIM, TRIP, GATT, nella maggior parte dei casi senza averle lette in toto, o averne compreso appieno l’impatto sociale ed economico per i singoli paesi. Accettate come ‘atto dovuto’ affermava l’On. Fassino, firmatario per l’Italia. Accettate senza dibattito, solo perché redatte da autorità USA e da un numero spropositato di multinazionali, o firmate da importanti paesi industrializzati, o perché ormai era già stato avviato il processo di globalizzazione e non si poteva rimanerne fuori?

Perché il libero commercio suggerito dal WTO? Uno dei ‘principi’ basilari del WTO, che trovate nelle pagine web del sito www.wto.org, è descritto come ‘vantaggio assoluto e vantaggio comparato’ per i paesi che decidono di scambiarsi le rispettive merci. In generale, secondo il WTO, il libero mercato dovrebbe portare automaticamente ad un arricchimento di tutti i paesi. Ma vediamone i contorni.

In particolare, il WTO propone la teoria di David Ricardo sul Vantaggio assoluto e comparato.

“Supponiamo che il paese A produce automobili meglio del paese B e che il paese B produca pane meglio del paese A. E’ ovvio (gli accademici direbbero ‘elementare’) che entrambi ne beneficerebbero se il paese A, specializzato in automobili e il paese B, specializzato in pane, si scambiassero i rispettivi prodotti. Questo è il caso del vantaggio assoluto.

Ma se un paese non è in grado di produrre bene nulla? Il commercio cancellerà tutti i produttori locali? La risposta secondo Ricardo è no e la ragione è nel principio del vantaggio comparato.

E dice che sia il paese A che B, possono ancora beneficiare entrambi anche se il paese A è migliore di B nel produrre tutto. Se il paese A è migliore nel produrre automobili e leggermente migliore nel produrre pane del paese B, il paese A deve continuare ad investire nella sua specialità, automobili, ed esportare nel paese B, il paese B deve investire nella sua specialità, pane, ed esportare nel paese A anche se non è così efficiente come A. Entrambi beneficeranno da questo scambio commerciale. Un paese non deve essere per forza il migliore nelle diverse produzioni per guadagnare dal commercio. Questo è definito come vantaggio comparato. (Allegato B)

Questa teoria è dell’economista classico David Ricardo. Una delle più comprese dagli economisti. Una delle meno comprese dalla gente comune perché questo concetto è scambiato con il ‘vantaggio assoluto’.

Si dice che qualche paese (paesi poveri – ndt.), ad esempio, non possa avere alcun vantaggio comparato in alcun settore. Questo è virtualmente impossibile”. (Affermano al WTO).

Considerazioni

Non è sempre vero che il vantaggio assoluto sia effettivo per entrambi i paesi. Nel caso in cui ciascun paese non produca i relativi prodotti, tutto torna. Un esempio il Mango o il Licci non si riesce a produrli in Italia e li importiamo. Esportiamo Alta Moda italiana, perché altri paesi non riescono, per ora, a crearla.

La tendenza naturale, comunque, è di produrre in loco tutto ciò di cui si abbisogna e che si può produrre. Esempio: Il riso Carnaroli di Verona, oggi non si esporta più in Giappone perché lì viene coltivato localmente. Così pure il Vialone Nano, coltivato in California.

Oltre a ciò i prodotti attualmente scambiati sono di nicchia e non risolvono in toto i problemi economici di un paese.

Molta della veridicità della proposizione di Ricardo, dipende dal livello di sviluppo del singolo paese. Dove è necessaria una produzione ad alta intensità di manodopera è di beneficio per l’economia locale produrre anche ciò che si produce in modo meno efficiente di altri paesi, per garantire una capacità di acquisto adeguata, l’utilizzazione massima delle risorse locali e il lavoro. Un esempio: il Burkina Faso. Si fabbricano aratri di legno per le coltivazioni locali. Sarebbe più efficente l’uso di un trattore, ma in quale contesto si troverebbe tale trattore? Rifornimento, riparazioni, educazione all’uso sono tali da richiederne la presenza? La produzione locale di attrezzi agricoli crea un indotto virtuoso, un utilizzo comprensibile, una maggiore fiducia nella bontà ed equilibrio del sistema.

Per il vantaggio comparato, l’affermazione è ancora più dissonante.

Supponiamo che nel paese B, produttore di pane, vi sia un minimo livello di produzione agricola. Se questo paese è meno efficiente nella produzione di automobili o trattori o attrezzature, dovrebbe smettere tali produzioni? Diremo di no, per il semplice motivo che il paese rimarrebbe agricolo e non potrebbe mai industrializzarsi. Il valore aggiunto di un’automobile del paese A è molto più alto rispetto al valore aggiunto del pane scambiato dal paese B? Ma sta di fatto che i prodotti agricoli dei paesi poveri non possono essere scambiati con i paesi ricchi e che i prezzi sono fissati dai paesi ricchi (proposta NAMA).

Certamente l’Italia è tra i migliori paesi nella produzione di moda, mentre la Germania è specializzata nella produzione di prodotti tecnologici. L’import/export, limitatamente a questi prodotti specialistici, è avvenuto anche prima dell’avvento dei trattati di libero scambio del WTO. La stessa cosa vale per le Ferrari italiane, che esportiamo. Questo esempio di vantaggio assoluto, ci dice: ciò che non è possibile o non si è in grado di produrre in loco può essere importato e fin qui nulla di male.

Quello che fanno discendere invece, dal concetto di ‘vantaggio comparato’, al WTO, è che si può importare di tutto, quindi commercio libero senza restrizioni, per ottenere comunque dei vantaggi per tutti i paesi. Una forzatura che ha in sé il germe della dipendenza economica per moltissimi paesi, compreso il nostro, ma soprattutto per quelli in via di sviluppo.

Oggi lo scambio di prodotti viene sospinto più dall’enorme differenza nei costi di produzione, molto bassi nei paesi in via di sviluppo, che da questione di efficienza produttiva ai medesimi costi.

Ricardo non faceva menzione dei prezzi dei prodotti commerciati, comunque si potrebbe stimare che parlasse di vantaggi tra due paesi a prezzi di scambio simili. Ma il liberismo economico ci dice che tutto può essere importato, non ci si limita ai prodotti specialistici, e quello che conta sono i minori costi di produzione, come ‘vantaggio comparativo’. Ma tale vantaggio diventa solo ‘virtuale’ per l’acquirente finale e molto importante per le multinazionali che vendono.

Questo aspetto fiabesco, raccontato ad hoc dai poteri economici internazionali, ricorda un detto dell’India: “i capitalisti vogliono mungere la mucca senza darle nulla da mangiare…”

I pomodori prodotti in Italia sono migliori di quelli prodotti in Cina, perché la produzione è controllata da leggi molto severe rispetto a quelle cinesi, perché non esportiamo inostri pomodori in Cina mentre sono quelli cinesi che invadono il mercato italiano? Quale vantaggio comparato abbiamo da questo scambio? I produttori di pomodoro italiani non producono più, aumenta la disoccupazione del settore, le industrie non lavorano più i pomodori. Lo svantaggio evidente è lo smantellamento di un settore dell’agro-economia che in Italia produceva reddito e occupazione. Quali vantaggi comparati? Chi importa pomodoro dalla Cina, si arricchisce enormemente. I prezzi di vendita al pubblico non sono molto diversi dai prezzi dei prodotti locali. Si sono rimossi centinaia di posti di lavoro e si è aumentato l’arricchimento di poche persone.

In questo mercato aperto vi è qualche cosa che ci sfugge. Quale vantaggio comparato possiamo avere dall’importazione di frutta e verdura dalla Cina? Fino ad ora si sono viste solo preoccupazioni: la CIA (Confederazione Italiana Agricoltura) afferma: Un milione di aziende agricole a rischio, per le importazioni dall’estero”. Settore tessile: 80.000 posti di lavoro a rischio. Settore metalmeccanico: 30.000 posti di lavoro in bilico…

Se questo è il risultato del vantaggio comparato, o il WTO non ha preso in considerazione tutti i parametri necessari perché vi siano vantaggi comparati per tutti, o eleggono Ricardo a loro baluardo, portavoce di un concetto vecchio, forse applicabile nel suo tempo, per proprie finalità: il libero mercato favorisce l’apertura di nuovi mercati per i poteri economici e finanziari forti. Nulla a che fare, sembra, con una politica di sviluppo equilibrato sia dei paesi poveri che industrializzati, e soprattutto di garanzia delle necessità basilari per tutti.
Il concetto del ‘libero scambio’ senza restrizioni avanzato dal WTO non dovrebbe discendere dal concetto del vantaggio comparativo di Ricardo, non si riesce in effetti, con questo, a giustificarlo.

Inoltre: questa semplice teoria del vantaggio comparativo, delineata più sopra, richiede diverse importanti assunzioni, per diventare vantaggiosa per i paesi in questione:

  • Che non ci sia alcun costo di trasportoInvece c’è e incide sia sull’ambiente che sui prezzi
  • I Costi sono continui e non ci sono economie di scala
    Ci sono non solo economie di scala ma soprattutto costi di produzione molto diversi
  • Ci sono solamente due economie che producono due beni Non siamo in questa situazione teorica
  • La teoria presume che i prodotti negoziati siano omogenei (cioè identici)Non è questo in caso
  • Si presume che i fattori di produzione siano perfettamente mobili
    Terra, (fertilità, piovosità etc) – lavoratori (capacità, qualità etc) non sono perfettamente mobili
  • Non ci sono tariffe o le altre barriere doganaliSono state tolte dal WTO, perciò coincide
  • C’è conoscenza perfetta, cosicchè tutti gli acquirenti e venditori sanno dove trovare i beni più convenienti a livello internazionaleNon sempre è vero, anzi non è normale ricercare sempre a livello mondiale il prezzo più conveniente, ci sono problemi di approvvigionamento, conflitti sociali, tempi di fornitura etc che ne impediscono il corretto espletamento (da http://iang.org/free_banking/david.html “La teoria del vantaggio comparativo”)

 

Detto questo possiamo prevedere che il rilancio del capitalismo mondiale attraverso i trattati di globalizzazione, non sia altro che questo: vantaggi solo per i poteri economici forti, multinazionali e grosse aziende nazionali, distruzione della struttura economico-finanziario-produttiva dei singoli paesi, aumento della disoccupazione locale.

Quindi globalizzazione dei vantaggi? No. Krtashivananda definisce questo evento globale una cospirazione delle multinazionali. Una cospirazione dei gestori della dissacrante alleanza WTO-FMI-BM.

Una cospirazione contro l’umanità, contro la gente che muore di fame nei paesi in via di sviluppo attanagliata dal debito e dalle calamità naturali. Con questo non affermiamo che la globalizzazione non sia un evento necessario, ma in una globalizzazione per tutti, le sue regole e le sue metodologie, dovrebbero essere totalmente in contraddizione con quelle attuali del WTO. Per semplificare, ora, le definiamo in due punti: Aree Socio-Economiche Autosufficienti, e applicazione della Democrazia Economica.

Se guardiamo all’allegato C – David Ricardo e Vantaggio Comparativo – potremmo ricavare dall’analisi delle assunzioni o requisiti per la veridicità della teoria, che le condizioni espresse non esistono sul campo. Si può dedurre che la teoria del vantaggio comparativo fatta propria dal WTO, non porta vantaggi a nessun paese se non a quello che ha la possibilità di esportare di più. Fatto riconosciuto che i fatturati di molte multinazionali superano di gran lunga i budget nazionale di molti paesi e poiché le multinazionali dettano le regole del commercio internazionale, non si può parlare di benefici evidenti per i singoli paesi interessati.

Cambieremmo così volentieri, i principi del commercio internazionale, del libero scambio, con alcuni fondamenti tratti dalla teoria economica PROUT, tra i quali elenchiamo:

  • Ristrutturazione dei paesi in aree socio-economiche che abbiano omogeneità interna.
    Spieghiamo: Gli inglesi hanno creato l’IRAQ, che comprende 3 etnie: Shiiti, Sunniti e Curdi. Questo causa all’nterno del paese profondi conflitti. La proposta è di includere gli shiiti in un proprio territorio, con l’Iran ad esempio, creare dei paesi in cui vi sia omogeneità etnica… L’Alto Adige è stato annesso all’italia, prima apparteneva all’Austria. La creazione di zone socio-economiche omogenee è il primo passo per la creazione di unità sociale e amministrabilità politica.
  • Creazione di Comunità Economiche omogenee: formate da paesi con simili livello di sviluppo, di potenzialità economiche, come la UE (a 15) ASEAN, etc.
  • Ogni area socio-economica deve tendere alla autosufficienza economica
  • Libero scambio tra zone-socio-economiche omogenee che si sono associate a formare una ZSE più vasta.

Verona – 2006

Riforma dello Statuto delle Cooperative Italiane

 Riforma dello Statuto delle Cooperative LAVORO_OLIO

 

Un progetto per ripristinare il corretto funzionamento del sistema cooperativo italiano e portare nuovo dinamismo alla vera cooperazione tra liberi cittadini, facenti parte di un’unica comunità.

 


 preambolo: cooperazione e cooperative 


Il concetto di cooperazione tra esseri umani iniziò molto presto nella storia: da quando,  per difendersi contro i pericoli della natura, per cacciare e procurarsi il cibo le persone di quel lontano periodo dovettero associarsi ed usare tecniche di azione di gruppo, coordinate e dirette verso un preciso scopo.

La cooperazione oggi lascia molto a desiderare. Viviamo in periodo storico oscuro, più simile ad una giungla che ad un a società di esseri evoluti.

Molti valori sono stati persi a causa del materialismo dirompente, della superficialità, dell’egoismo. Gli esseri umani vedono in un loro simile più un pericolo o un competitore che non un compagno di cammino verso maggior consapevolezza e conoscenza.

C’é  la necessità di recuperare  i valori sui quali dovrebbe basarsi una società civile, responsabile, matura ed equa, che garantisca a tutti indistintamente l’esistenza a livello fisico e lo sviluppo a livello mentale e spirituale, fornendo un ambiente socio-economico-culturale in cui le potenzialità di tutti i membri della società possano esprimersi al meglio.

Scuola, famiglia, ambiente di lavoro dovrebbero suggerire ed ispirare alla cooperazione, alla solidarietà sociale, alla coesione tra individui.

Per quanto riguarda il settore dell’economia e del lavoro queste esigenze formative possono venire coperte da un sistema cooperativistico in molti settori dell’economia: non solo quello agricolo o industriale, ma anche quello della distribuzione, dei servizi, del credito, della ricerca, scuola, università.

Purtroppo a tutt’oggi il sistema della cooperazione si basa su leggi (legge Basevi) del 1947, con poche modifiche successive, rivelandosi in pratica assolutamente inefficace.

Molti sono i problemi, ad iniziare dallo schema di statuto, dalla gestione spesso subordinata, dalle falle nella legislazione che permettono ogni tipo di frode e mistificazione.

Per questo, avendo come obiettivo della regolamentazione cooperativistica la formazione sociale, l’educazione alla partecipazione, alla responsabilità ed alla mutualità, abbiamo cercato di tracciare alcune linee guida per cambiare le leggi oppure, in caso ciò sia troppo complesso od ostacolato, per creare una nuova tipologia di impresa, cui abbiamo dato il nome di Società Cooperativa a Responsabilità Collettiva, – SCARC.

Per orientarci abbiamo esaminato un esempio funzionante di sistema economico basato sulla cooperazione: le Cooperative Mondragon. Le leggi andranno poi integrate con un programma per recuperare le aziende in difficoltà, trasformandole in cooperative di lavoratori, come si sta già facendo in alcuni casi.

Di seguito sono tracciate le linee guida generali su cui impostare delle proposte di legge e delle azioni pratiche.

 


 Proposta 


Proposta legislativa di Nuova Definizione di tipologia di società cooperativa denominata

SOCIETA A RESPONSABILITA COLLETTIVA (SARC)


  premessa  

Il Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577 (più noto come “Legge Basevi”, dal nome di Alberto Basevi, figura storica del movimento cooperativo che si adoperò per il riconoscimento giuridico e costituzionale della cooperazione) è la legge che definisce (art. 26) la tipologia di società cooperativa rispondente al riconoscimento della “funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata“, contenuto nell’art. 45 della Costituzione. Da sottolineare la sostanziale coincidenza fra l’ispirazione della “Basevi” e quella dell’art. 45, elaborati nello stesso arco di tempo.

La “Legge Basevi”, non affronta il problema di una definizione nuova e univoca della società cooperativa sul terreno civilistico. I “requisiti mutualistici” definiti dall’art. 26, infatti, sono prescritti solo “agli effetti tributari”.

1947 – DLG 1577/47 Legge Basevi (DLG 1577/47) Decreto legislativo (DLGS) – Cooperative Sociali

(Requisiti mutualistici)

Art. 26. Agli effetti tributari si presume la sussistenza dei requisiti mutualistici quando negli statuti delle cooperative siano contenute le seguenti clausole:

  • divieto di distribuzione dei dividendi superiori alla ragione dell’interesse legale ragguagliato al capitale effettivamente versato;
  • divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale;
  • devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale – dedotto soltanto il capitale versato e i dividendi eventualmente maturati – a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico. In caso di controversia decide il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, d’intesa con quelli per le finanze e per il tesoro, udita la Commissione centrale per le cooperative.

(http://www.uil.it/cooperazione/Legge%20Basevi.pdf)

 

 Con questa proposta desideriamo definire sul terreno civilistico una nuova tipologia di società cooperativa 

Questa società cooperativa a responsabilità collettiva SCARC, ha finalità imprenditoriali fondate sulla attività collettiva dei soci lavoratori/trici, sulla co-operazione coordinata e non subordinata, lo sviluppo delle capacità individuali e la coesione sociale, l’efficienza produttiva e come obiettivo ultimo la necessità di raggiungere il 100% di occupazione per la popolazione locale.

Si intende per popolazione locale: “coloro che hanno fuso gli interessi socio-economici individuali con gli interessi socio-economici dell’area socio-economica in cui vivono”.

Persone perciò che vivono nella zona-socio-economica in questione ma che portano i capitali al di fuori di essa, oppure investono tali capitali al di fuori della medesima non sono considerati parte della popolazione locale e per questa ragione non hanno diritto di interferire nell’economia locale.

In questo tipo di cooperativa è possibile la distribuzione degli utili ai soci, l’allocazione di parte degli utili della cooperativa a fini sociali, e nella ricerca.

Si vuole con questa proposta oltrepassare le limitazioni di un sistema cooperativo improntato al mero concetto della mutualità tra i soci (più per fiscali che strutturali), al divieto di dividere parte degli utili. Infatti la proposta cooperativa Basevi sembra nascere più dalla preoccupazione, sorta subito dopo la II Guerra Mondiale, che i cittadini volessero arricchirsi a tutti i costi… che da un reale sentimento di cooperazione collettiva per lo sviluppo economico.

Un vero sistema cooperativo potrebbe sostituire le attuali azienda private che operano soprattutto nel campo dell’approvvigionamento delle Minime Necessità, e diventare la spina dorsale dell’economia. In questo quadro vi sono circa 40 studi che attestano come le vere cooperative siano più efficienti delle relative aziende private sia in termini di remunerazione, sia di stabilità del posto di lavoro, di efficienza produttiva e di reinvestimento degli utili.

 

 la SCARC adotta questi principi e valori aziendali 

  • Ammissione Aperta a Tutti/e

La cooperativa SARC è aperta a tutti gli uomini e le donne che accettano i seguenti principi di base senza alcun tipo di discriminazione:

  • Organizzazione Democratica

L’uguaglianza di base dei soci lavoratori in termini di diritti di essere, possedere e sapere, implica l’accettazione di una società democraticamente organizzata sulla base della sovranità dell’Assemblea Generale, elezione degli organi di governo e collaborazione con gli organi direttivi. Una persona, un voto.

  • Sovranità del Lavoro

Il lavoro è il fattore principale di trasformazione della natura, società e degli esseri umani stessi. Di conseguenza, l’assunzione sistematica di lavoratori dipendenti è stata abbandonata, a favore dei soci, la piena sovranità è riferita al lavoro, la ricchezza creata è distribuita in termini di lavoro fornito e c’è la volontà di estendere le opzioni di lavoro disponibili a tutti i membri della società.

  • Natura strumentale e subordinata del capitale

Il Capitale è considerato uno strumento subordinato al lavoro, necessario per lo sviluppo del business. Pertanto, si è compreso che è degno di equa e adeguata remunerazione, che è limitato e non direttamente legato ai risultati economici conseguiti e alla sua disponibilità, subordinato alla continuità e allo sviluppo della cooperativa.

  • Gestione Partecipativa

Lo sviluppo costante dell’auto-gestione e, di conseguenza, di partecipazione dei soci nel settore della gestione aziendale, a sua volta, richiede lo sviluppo di meccanismi adeguati per la partecipazione, l’informazione trasparente, la consultazione e la negoziazione, l’applicazione di piani di formazione e di promozione interna.

  • Retribuzione di Solidarietà

Una retribuzione equa e sufficiente per il lavoro svolto, mirante a garantire le necessità vitali quali: alimenti, vestiario, abitazione, cure mediche ed educazione, come principio di base della gestione cooperativa, e questo sulla base della vocazione permanente di promozione sociale collettiva, secondo le reali possibilità della cooperativa, sul piano interno ed esterno.

  • Inter-cooperazione

Per l’applicazione specifica della solidarietà e come requisito per l’efficienza aziendale, dovrebbe essere evidenziato il Principio di Inter-cooperazione: tra le singole cooperative, tra i sottogruppi, le organizzazioni cooperative italiane i movimenti cooperativi Europei e del resto del mondo.

  • Trasformazione Sociale

Per garantire una trasformazione sociale equa interna e con gli altri popoli, c’è la volontà di coinvolgimento in un processo di espansione, che aiuti la ricostruzione sociale ed economica, la costruzione di una società più giusta e più libera.

  • Universalità

Sviluppo della solidarietà con tutti coloro che lavorano per la democrazia economica, nel settore dell’economia sociale, adottando gli obiettivi di pace, giustizia e di sviluppo, insiti nel Movimento Internationale Cooperativo.

  • Educazione

Per promuovere la costituzione dei principi di cui sopra, è indispensabile allocare risorse umane e finanziarie sufficienti e per le co-operative, la formazione professionale e della gioventù.

 

 valori aziendali 

  • La Co-Operativa

L’azienda è nostra, si sperimentano problemi e successi, fattori che influenzano direttamente la nostra esistenza.

  • Partecipazione

L’impegno nella gestione è l’essenza del modello della cooperazione socio-economica e coinvolge tutti nella gestione, nel capitale e nel profitto.

  • Responsabilità sociale

Implica sviluppo personale in armonia con l’azienda, il miglioramento della nostra comunità, dove si applica la solidarietà, e rispetto per l’ambiente.

  • Innovazione

Un’idea di innovazione a 360 gradi che copre la gestione, modelli, processi e prodotti. Ciò fornisce valore per la clientela e rafforza la competitività delle nostre imprese.

 

 carta dei diritti democratici dei lavoratori 

Riconosciamo che i lavoratori hanno diritti inalienabili, grazie al loro lavoro, tra i quali:

  1. diritto di possedere e controllare democraticamente il capitale.
  2. diritto di spendere il 10% del capitale per la salute, istruzione e il benessere del lavoratore e della famiglia.
  3. diritto, di reinvestire nella ricerca e sviluppo di nuove imprese il 20% del profitto.
  4. diritto, di distribuire come dividendi ai lavoratori il 70% del profitto.
  5. diritto a salari equi. Parità di orario e servizi, parità di retribuzione.
  6. diritto di limitare il tempo di impiego in amministrazione.
  7. diritto a condizioni di lavoro sane e sicure.
  8. diritto di pratiche commerciali sicure per l’ambiente.

N.B. Alcune delle proposte sono state estrapolate dallo statuto delle Cooperative Mondragon dei Paesi Baschi. Nate nel 1954 sono tutt’ora stabili e un esempio encomiabile di fare cooperazione. Anche se alcuni aspetti delle relazioni cooperative andrebbero migliorati, tuttavia rimangono un esempio di ‘vera’ cooperazione socio-economica solidale.

 

 Approfondimenti sul tema Cooperazione 


 Legge Basevi (D.Lgs.C.P.S. n. 1577/47) Provvedimenti per la cooperazione 

 Cooperative Proutiste 

 Cooperazione coordinata 

“Operare” significa realizzare qualcosa con qualsiasi mezzo o supporto”. Supponiamo che si operi su una macchina utensile. Se questo tipo di operazione viene eseguita con un impegno collettivo, allora è chiamata “cooperazione”. Si parla di cooperazione, se qualcosa è fatto con parità di dirittipari prestigio umano e parità nella legittimazione ad agire. In ogni campo della vita collettiva ci dovrebbe essere cooperazione tra i membri della società”di P.R. Sarkar


 

Costituzione Italiana: qualche ritocco per un’esistenza dignitosa

di Tarcisio Bonotto, Franco Bressanin

Art.36-costituzioPrendo l’occasione del bell’articolo di Luigi Pecchioli su www.scenarieconomici.it, ‘La Costituzione Economica’ per integrarne alcuni aspetti e prospettare un possibile scenario di sviluppo.

Anche se la Costituzione Italiana è una tra le più copiate al mondo, certamente dopo molti anni dalla sua nascita, può necessitare di qualche ritocco per adattarsi ai tempi.

In particolare l’articolo 36, che attesta:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, dovrebbe spiegare due assunti:

  • la proporzione della retribuzione rispetto alla qualità del lavoro, quindi il metodo per determinare un diverso livello retributivo per le varie professioni e lavori, e
  • quali elementi possano assicurare una vita dignitosa e libera.

Oggi c’è infatti la necessità di specificare tali concetti stabilendo “che cosa debba essere garantito dalla retribuzione” e di conseguenza “quale dovrebbe essere il livello retributivo”, meglio ancora “quale dovrebbe essere il livello di potere di acquisto”, per permettere che ciò avvenga. Non possiamo lasciare alla trattativa privata o sindacale e governativa, con parametri aleatori, la decisione del livello salariale o al puro calcolo matematico senza avere precisi obiettivi sociali e umanistici.

Nel periodo in cui la retribuzione dei lavoratori era regolata dalla Scala Mobile[1], che legava il salario all’indice dei prezzi al consumo, il livello di vita medio, in un periodo di boom economico, era migliorato.

Se dovessimo determinare ciò che serve per una vita libera dalla povertà e dall’indigenza, e perciò dignitosa, scopriamo che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, Art. 25 e 26, e la teoria economica PROUT, elencano in maniera puntuale, le cosiddette Minime Necessità (i bisogni primari): alimenti, vestiario, abitazione, cure mediche e istruzione. Queste dovrebbero essere garantite, dal Governo in carica.

La teoria PROUT, del 1967, in effetti avvalla la proposta della Dichiarazione del 1948, ma oltre a elencare le Necessità Basilari, come diritti fondamentali per la sopravvivenza e il proprio sviluppo, propone un metodo per la loro attuazione: un Sistema Economico Collettivo (non statale), non privatistico, né statale ma a gestione collettiva. In effetti la dichiarazione è rimasta tale in un’ambiente capitalistico che non potrà mai realizzarla perché fondato sul profitto e sul concetto di arricchimento personale attraverso lo sfruttamento degli altri.

Sarkar, autore del Prout, afferma che tali minime necessità dovrebbero essere inserite nella Costituzione e potranno così obbligare il Governo a garantirle ai propri cittadini attraverso un lavoro o per coloro che non possono lavorare, attraverso una rendita o altri strumenti, pena la sua decadenza. Per avere garantiti tali diritti, dovrebbe essere disponibile un lavoro, ciò che la Costituzione attuale afferma essere il fondamento della Repubblica.

Per avere la massima occupazione l’economia dovrà essere necessariamente AUTOSUFFICIENTE, per lo meno nella produzione e distribuzione delle Minime Necessità. Un’autosufficienza aperta al commercio internazionale, ma non distrutta dalle regole internazionali.

Autosufficienza significa che si dovrà produrre in loco tutto ciò di cui si necessita e si può produrre, al massimo grado. Antitetica alla Globalizzazione. Oggi importiamo di tutto e le nostre produzioni vengono distrutte. Non è vero che i prodotti importati costano meno, è un mito che è necessario sfatare. Nei prodotti importati infatti non mai incluso il prezzo della disoccupazione locale che quesi creano, dei conflitti sociali che generano, dei morti per indigenza.

Un’economia Autosufficiente dovrà svilupparsi in maniera equilibrata nei suoi vari settori, agricoltura, agro e agrico industrie, industrie non agricole, commercio e servizi. Oggi i servizi occupano il 62% della popolazione, industria il 29% e l’agricoltura solo il 3,8%, troppo poco per avere i conti in regola. Secondo il PROUT dall’agricoltura dovrebbe dipendere circa il 30-40% della popolazione, agro e agrico-industria il 20-30%, industria non agricola 20%, commercio 10% e servizi 10%

Un secondo aspetto importate è il rapporto salari/produttività. Per eliminare la disoccupazione, la povertà e le bolle speculative l’economista Ravi Batra, afferma:

  • i salari devono seguire di pari passo la produttività aziendale
  • salari elevati mantengono i posti di lavoro e possono perciò garantire le necessità basilari. (http://irprout.it/?p=2450).

Il sistema di lavoro, per essere maggiormente efficiente, dovrebbe essere improntato alla COOPERAZIONE COORDINATA, non SUBORDINATA come nel presente sistema economico, per attivare tutte le energie della popolazione lavoratrice e non tarparle in un rapporto tra imprenditori, lavoratori, sindacati e governo di natura conflittuale e antitetico.

Dove questa cooperazione coordinata e condivisa è presente vi è più elevata produttività, solidarietà, coesione sociale, e migliore distribuzione della ricchezza.

In conclusione, dovremmo poter inserire nell’Art. 36 della Costituzione italiana, una specifica:

  • “E’ necessario garantire a tutti le minime necessità per l’esistenza in particolare: alimenti, vestiario, abitazione, cure mediche, istruzione, come diritto di nascita. Inclusi, in una società avanzata, trasporti e comunicazioni.
  • Il potere di acquisto è il metro di misura del benessere della popolazione e deve essere tale da garantire le minime necessità.
  • I livelli salariali devono andare di pari passo con la produttività, per mantenere occupazione, eliminare la povertà e assicurare la garanzia delle necessità basilari. Il Gap-Salariale dovrebbe essere tale da mantenere l’equilibrio tra Domanda-Offerta.”

 “La nostra conclusione principale è che l’aumento del differenziale salario-produttività, a causa delle politiche del governo, è la causa primaria, se non l’unica, delle recessioni, della disoccupazione, degli enormi profitti e, di conseguenza, dell’eccessiva concentrazione della ricchezza”. Ravi Batra

Vedi Riforme Costituzionali: http://irprout.it/?page_id=333

Gap-Salariale – Una Rivoluzione in Macroeconomia: http://irprout.it/?p=2450

[1] La scala mobile è uno strumento economico di politica dei salari volto ad indicizzare automaticamente i salari in funzione degli aumenti dei prezzi, al fine di contrastare la diminuzione del potere d’acquisto dovuto all’aumento del costo della vita, secondo quanto valutato con un apposito indice dei prezzi al consumo (wikipedia)

Un errore dell’Europa? Avere con l’Islam un approccio solo Intellettuale

 islam e occidente 


“L’integralismo islamico? E’ un fenomeno interessante, da studiare. – ha affermato l’acarya – La religione islamica non ha nulla a che fare con la spiritualità, viaggia nella direzione del controllo politico (sociale e religioso), non vuole intrusioni nei suoi confini.» «Ora, gli islamici si sentono invasi. E non sono solo i poco istruiti, i fanatici ma anche gli intellettuali a sentire una sorta di perdita di autonomia, di spazi vitali. I Paesi occidentali stanno mettendo a rischio la loro politica (in Afghanistan ed in Iraq) e la loro cultura. Un errore dell’Europa è stato d’avere con l’Islam un approccio unicamente intellettuale mentre la controparte agisce su una base emotiva”.


di Claudio Beccalossi

krtashivananda

Riprendiamo un articolo di Ac. Krtashivananda, anche se un po’ datato, ma estremamente attuale per la situazione che stiamo vivendo.

Il giudizio viene dall’ acarya (monaco) indiano Kritashivananda che dirige a Mannheim, in Germania, l’ufficio europeo del Prout (Progressive utilization theory, Teoria dell’utilizzazione progressiva) – Venuto per la prima volta a Verona nel 1977, vi fa ritorno per tenere conferenze e seminari su yoga e tantra. A Verona dal West Bengala, in India, via Mannheim, città della Germania dove risiede abitualmente da 25 anni ed in cui dirige l’ufficio europeo del Prout (acronimo di Progressive utilization theory, cioè Teoria dell’utlizzazione progressiva). Kritashivananda, acarya (monaco, in sanscrito) da circa quarant’anni ed avadhuta (sorta di “grado” nella particolare “gerarchia” religioso-spirituale) è tornato nella città scaligera per tenere un seminario su “Yoga: la scienza del vivere bene” in un ritrovo alternativo in stradone S. Fermo. L’acarya Kritashivananda, autore di varie pubblicazioni, è stato iniziato alle pratiche yoga e tantra dall’ideatore del Prout (www.prout.org), l’indiano Prabhat Rainjana Sarkar.

La “trasferta” in riva all’Adige non è una novità per il dada (termine confidenziale con cui i seguaci chiamano gli acarya): la sua prima permanenza risale addirittura al 1977. Allora come nei giorni scorsi indossava la caratteristica veste monacale ed il turbante indiano, rigorosamente arancione. “Il colore arancione – spiegò nel corso d’una sua visita a Verona nel 1988 – racchiude due significati: la rinuncia a qualsiasi identità per adottarne una universale ed il dinamismo al servizio e nella disponibilità verso il prossimo. L’arancione, inoltre, provoca un particolare effetto positivo sulla mente.”

Profondo conoscitore delle realtà sociali ed economiche internazionali avendole “viste da vicino”, Kritashivananda, stimolato dalle domande dei presenti al seminario, ha voluto soffermarsi sull’attuale, teso rapporto tra Islam ed Occidente. «L’integralismo islamico? E’ un fenomeno interessante, da studiare. – ha affermato l’acarya – La religione islamica non ha nulla a che fare con la spiritualità, viaggia nella direzione del controllo politico (sociale e religioso), non vuole intrusioni nei suoi confini.» «Ora, gli islamici si sentono invasi. E non sono solo i poco istruiti, i fanatici ma anche gli intellettuali a sentire una sorta di perdita di autonomia, di spazi vitali. I Paesi occidentali stanno mettendo a rischio la loro politica (in Afghanistan ed in Iraq) e la loro cultura. Un errore dell’Europa è stato d’avere con l’Islam un approccio unicamente intellettuale mentre la controparte agisce su una base emotiva. Un’azione di una parte di tipo intellettuale (quella occidentale) contro un’altra di genere emotivo, istintivo (l’islamica).» «L’Occidente deve adeguarsi adottando un comportamento simile. – ha suggerito Kritashivananda – Lo stesso metodo di ricerca dei colpevoli degli attentati dell’11 settembre 2001 non ha contemplato l’immedesimazione nella mentalità, nell’ideologia, nel retroterra dei terroristi. Loro, i terroristi, credono caparbiamente che il mondo intero diventerà islamico e che dopo morti andranno in un paradiso nonostante l’enormità del male fatto.»

Claudio Beccalossi
Domenica, 16 Aprile 2006

http://www.venetidelmondo.com/marcopolo/viewarticle.php?ID=466

PROUT: Socialismo Umanistico e Democrazia Economica

 PROUT: Socialismo Umanistico e Democrazia Economica 


Le economie oligarchiche, con la caduta del comunismo e nell’euforia della globalizzazione economica, hanno esteso il loro controllo in tutti i settori, sui mezzi di produzione ed il mercato.

In questo loro folle desiderio di monopolizzare il potere economico, controllano e influenzano anche le istituzioni sociali, religiose, educative, culturali, i mass media, ecc. La strategia è di instillare, nella psicologia delle masse, la cultura edonistica e consumistica per perpetrare la loro loro strategia di sfruttamento psico-economico. In tali circostanze le idee proprie del socialismo sono state relegate nello sfondo della vita collettiva.


di Ac. Krtashivananda Avt.

L’Internazionale Socialista, in una conferenza tenuta a Francoforte, in Germania nel 1951, aveva adottato una risoluzione con questi punti fondamentali:

ISocial

  • I socialisti si sforzeranno di costruire una nuova società in libertà e con mezzi democratici
  • Senza libertà non ci può essere socialismo. Il socialismo può essere implementato solo attraverso la democrazia. La democrazia si può realizzare completamente solo attraverso il socialismo.
  • La Pianificazione Socialista non presuppone la proprietà pubblica di tutti i mezzi di produzione. È compatibile con l’esistenza di proprietà privata in settori importanti, per esempio nell’agricoltura, nell’artigianato, nel commercio al dettaglio e nelle piccole e medie industrie. Lo Stato deve impedire ai proprietari privati di approfittarsi dei loro poteri. Dovrebbe assisterli nell’aumentare la produzione e il benessere all’interno della cornice di una economia pianificata.
  • Mentre il principio guida del capitalismo è il profitto privato, il principio guida del socialismo è soddisfare le necessità umane.
  • Socialismo significa molto di più di un sistema economico e sociale. Il progresso economico e sociale ha un valore morale fintantoché serve a liberare e sviluppare la personalità umana.
  • Il socialismo lotta per liberare gli esseri umani dalle paure e dalle ansietà che sono intimamente connesse con tutte le forme di insicurezza politica ed economica. Questa liberazione aprirà la via allo sviluppo spirituale degli esseri umani consci delle proprie responsabilità e dell’evoluzione culturale della loro intera personalità. Il socialismo è un potente fattore nel promuovere questo sviluppo culturale.

Dagli anni 90, tutti i paesi europei, che avevano implementato lo stato sociale e  adottato i principi di cui sopra , sopraffatti dal potere e dal flusso della globalizzazione, lentamente hanno diluito i propri ideali socialisti.

Stiamo anche osservando che, con il recente collasso delle istituzioni economiche e la recessione mondiale, il capitalismo è entrato nella sua zona d’ombra. I sintomi del fallimento del capitalismo spingono le persone sane ad appoggiare le idee di un nuovo umanesimo o umanesimo radicale che sono emerse come protesta contro la “disumanizzazione del carattere sociale”[1] e la nascita della “arida religione industriale cibernetica”[2].

Benché i vari umanisti radicali differiscano ampiamente nell’approccio e nell’analisi, in generale essi condividono le seguenti idee e attitudini:

  • la produzione deve soddisfare le reali necessità della popolazione, non la domanda del sistema economico;*
  • si deve stabilire una nuova relazione, di cooperazione e non di sfruttamento, tra le persone e la natura;
  • il mutuo antagonismo deve essere sostituito dalla solidarietà;
  • l’obiettivo di tutte le azioni sociali deve essere il benessere degli esseri umani e la prevenzione del malessere;*
  • non si deve ricercare il “massimo consumo” ma un “sano consumo”, che migliora il benessere;
  • l’individuo deve essere parte attiva e non passiva nella vita sociale.*

Nota: Le parole contrassegnate con * sono state riprese da libro di Eric Fromm “To Have or To Be”.

logo_IRP_albero300CorLe idee degli umanisti radicali relative all‘economia decentralizzata, alla democrazia dei lavoratori e all‘essenza umanistica del sistema socio-economico, hanno una forte rassomiglianza con quelle del PROUT. Inoltre è ovvio che senza il risveglio della coscienza sociale e umanistica, non può emergere una società che crede in una equa distribuzione, nel benessere e nella visione di una comunità mondiale.

La ricerca della libertà è la genesi dell’evoluzione sociale. L’essere umano non è nato libero. In questo mondo relativo esso è costantemente in balia delle costrizioni delle limitazioni fisiche, dell’ignoranza psichica e dell’imperfezione spirituale. Lo sforzo sincero per liberarsi da questi limiti è la forza motivante che sottende ogni evoluzione sociale. Libertà significa “eliminazione progressiva di tutti gli ostacoli nel cammino del progresso sociale, intellettuale o spirituale”, alla fine la rottura di tutti i limiti, il superamento di tutti gli impedimenti e stabilire sé stessi nel regno di una più alta coscienza.

La bontà di qualunque progresso sociale viene misurata dalla possibilità di provvedere, ad ogni membro della società, l’opportunità di raggiungere la propria libertà e non solo dalla capacità di costruire strade, edifici o materiali bellici. Lo sviluppo economico o la stabilità politica non sono il vero “indice di progresso umano” ma solo i mezzi oggettivi per arrivare ad una “totale libertà soggettiva”.

Un sistema socio-economico giusto e razionale emergerà solo all’interno di una congeniale psicologia sociale e tradizione culturale. Devono essere simultanei, a questo scopo, l’impegno a 360° per una trasformazione radicale del sistema socio-economico e una rivoluzione culturale, per risvegliare la coscienza delle masse.

“Oggi l’animo dell’essere umano non poggia più su fondazioni sicure. Tutto attorno ad esso è contraddittorio e incerto. Ma la lenta morte del vecchio ordine non deve riempirci di disperazione. È legge di natura che la vita arrivi dopo la morte. Ogni civilta’ è un’espressione di una qualche realizzazione interiore, una prova di creatività, che verrà superata da un nuovo successivo risveglio delle coscienze.”[3]

“E’ un crimine credere nella definitiva sconfitta dell’umanità. L’apparire del puro Sè avverrà al sorgere del sole in una nuova alba. Gli invincibili esseri umani avanzeranno sul sentiero di un cammino vittorioso, supereranno tutte le ostruzioni e recupereranno la loro perduta dignità.”[4]

Oggi l’umanità è sconcertata. Le masse disorientate non sanno in quale direzione la società si stia muovendo. Le classi dirigenti, dello Stato e dei privati, sono solo interessate alla salvaguardia degli interessi dei privilegiati. Una pazza e violenta corsa agli armamenti ha creato una situazione di insicurezza. In questa situazione gli/le amanti della pace, di questo mondo, devono unirsi e ispirare le persone a rivoltarsi contro l’ingiustizia, le diseguaglianza, la povertà, l’oppressione e il dominio di classe. Solo dopo aver eliminato le istituzioni repressive e autoritarie, statali e private, si potrà osservare l’emergere di una società libera, nella forma di un socialismo umanistico e democrazia economica.


[1] Fromm, Erich – “To be or to Have

[2] ibidem

[3] Roy, M.N. – The New Humanism, Renaissance, Publisher, Calcutta 1952

[4] Cackravarti, Shivnath – Introduction to Politics, Modern Book Agency, Kolcata, 1977

Crisi di autorità e democrazia


In ogni gruppo c’e’ un fondatore, un leader, ma se questo leader impone la sua visione e la sua idea, facilmente si scontra poi con alcuni membri del gruppo che vorrebbero una diversa forma di partecipazione nelle decisioni. Molte volte si tratta di cooperazione subordinata: il fondatore, il capo, possiede i diritti sul simbolo, sul nome o sul programma e, questa e’ la psicologia umana, ritiene “suo” quanto ha fondato, con il conseguente diritto di decidere.


by Franco Bressanin
17/12/2014

fbressanin2Una breve analisi su quanto succede spesso in movimenti, partiti, organizzazioni: perché alcune persone che vi hanno aderito dopo un po’ abbandonano il gruppo, magari approdando ad altri lidi?

In ogni gruppo c’e’ un fondatore, un leader, ma se questo leader impone la sua visione e la sua idea, facilmente si scontra poi con alcuni membri del gruppo che vorrebbero una diversa forma di partecipazione nelle decisioni.

Molte volte si tratta di cooperazione subordinata: il fondatore, il capo, possiede i diritti sul simbolo, sul nome o sul programma e, questa e’ la psicologia umana, ritiene “suo” quanto ha fondato, con il conseguente diritto di decidere.

Pero’ si sta dimostrando che questo tipo di cooperazione subordinata non funziona. Spesso poi ciò accade in gruppi che a parole si fondano sull’idea  di democrazia – difettosa – secondo la quale  tutti hanno il diritto di votare, se soddisfano a certi requisiti. E questa idea di democrazia, legata a voto e decisioni la troviamo anche nella nostra Repubblica, e non funziona.

Dare il diritto al voto a chiunque, ponendo come unico requisito la “maggiore eta’” – 16 o 18 o 20 anni, non fa differenza, oppure a chi si iscrive al gruppo, magari online, comporta avere elettori spesso totalmente impreparati, che costituiscono un pericolo in quanto facilmente manipolati da media o da ideali fasulli.

Nei gruppi o movimenti di cui sopra, troviamo persone che appoggiano il fondatore nel suo diritto a decidere per tutti e che allo stesso tempo credono in quella idea difettosa di democrazia, contraddicendosi.

Cooperazione coordinata

Un modo di operare che rimedi a queste carenze e’, come dice P.R. Sarkar, la cooperazione coordinata. Un sistema di lavorare in cui tutti sono partecipi, tutti hanno voce in capitolo, tutti si sentano responsabili del buon andamento del lavoro collettivo. Solo in questo tipo di relazione coordinata, e non subordinata,  sta il successo di un gruppo o movimento.

Progetto ed obiettivo a lungo termine

Un altro requisito indispensabile è la presenza di un chiaro progetto ed obiettivo a lungo termine da raggiungere. La psicologia delle persone, soprattutto dei giovani, è tale che si sentono più ispirati da un obiettivo grande anche se  lontano, piuttosto che da un piccolo obiettivo pensato come “facilmente raggiungibile”. Quando questo piccolo obiettivo non viene raggiunto, si instaura un processo di frustrazione e di rinuncia.

La strategia

La strategia per raggiungere l’obiettivo: anche questa e’ un elemento necessario per il successo del progetto: muoversi e “navigare a vista” quando si vuole cambiare l’ambiente socio-economico significa sprecare una grande quantità di energie, tornando spesso sui propri passi dopo aver compiuto errori.

La strategia deve quindi consistere nel programmare dei passi attuativi successivi, identificandone dettagliatamente tempi, metodi e difficoltà.

La formazione

Ultimo punto: la formazione: essa non consiste solo di puro trasferimento di informazioni, ma deve comprendere un sistema educativo, un addestramento alla coesione e alla solidarietà sociale, alla partecipazione, moralità, spirito di sacrificio, ecc.

Leadership: verrà estratta dal pool di persone preparate, con principi di selezione ed elezione da parte dei membri preparati della società e sarà la guida della società stessa. In questo modo, scegliendo le persone con le più alte caratteristiche sociali e morali, lo standard umano e morale della società si eleverà, eliminando alla radice corruzione e mediocrità.